«Ok Glass!». E accade di tutto, violenza inclusa

Ok Glass!

I filmati in cui qualcuno riprende il mondo in soggettiva indossando Google Glass sono il modo tipico in cui Google pubblicizza i suoi occhiali intelligenti: gente che si butta dal paracadute, genitori che giocano con i bimbi, schiamazzi al luna park, e così via. Uno per tutti, questo:

Un gruppo di creativi londinesi ha pensato di riprendere questo genere di video – Google non è coinvolto, precisano – per festeggiare l’International Women’s Day, l’8 marzo scorso. Speravano forse in un gran clamore, ma non è andata così, perché al massimo hanno ottenuto un viralino: poco più di 1 milione di views dal 4 marzo a oggi. Il video è costruito per essere sorprendente e inquietante, ma in realtà è abbastanza prevedibile, dato il contesto (l’8 marzo, le donne) e l’evidente insignificanza delle scene iniziali, classico preludio di un colpo di scena. Il problema fondamentale, però, è che come sempre si strumentalizza la violenza sulle donne per fini diversi dal volerla realmente combattere e prevenire: in questo caso l’obiettivo è il numero di views e l’attenzione sui creativi che hanno realizzato il video. Vale in questo caso il mantra che ripeto sempre: non si combatte la violenza con immagini che la esprimono. Di solito si aspetta il 25 novembre per queste strumentalizzazioni. Mo’ ci toccano anche in marzo.

32 risposte a “«Ok Glass!». E accade di tutto, violenza inclusa

  1. oddio mi gira un po’ la testa…:-(

  2. Ottimo video per far dire “non comprerò mai questi occhiali”

  3. Non me ne volere, ma la cosa più inquietante sono gli occhiali e l’uso che se ne fa. (Per la violenza sulle donne, concordo con le tue valutazioni mediatiche.)

  4. Google Glass e dispositivi simili avranno un successo pazzesco, la ragione è semplice, c’é in giro tanta voglia di raccontarsi e raccontare le proprie avventure. Se ne farà un uso smodato, hanno già girato film porno, in soggettiva (POV) lo spettatore/ce pensa di essere il protagonista. Per la violenza sono d’accordo con Giovanna e rimango dell’idea dell’inutilità di questo tipo di comunicazione. Ripropongo che l’unico modo di influenzare il violento alla non violenza sia la violenza, ma su di lui. Video su violentatori carcerati, o come in USA ai lavori forzati, violentatori picchiati e buttati fuori dal bar dai loro amici, ai quali si sputa in faccia per strada, belle scene di donne che aprono la porta alla polizia che trascina via il marito in manette, urlante di rabbia, con il poliziotto che lo manganella per resistenza a pubblico ufficiale. La rappresentazione della violenza sul colpevole non l’ho inventata io, far vedere le mostruosità dei danni del fumo ai fumatori, sta funzionando.

  5. Sono pienamente d’accordo con Giacomo Ghidelli e con te!

  6. il video è girato abbastanza bene da far funzionare il colpo di scena nonostante abbia letto il post prima di vedere il video… almeno con me!
    Sul discorso violenza sono d’accordo, come sempre su questi temi.

  7. Pingback: La fine del mondo è vicina /22 – Idiosincrasie /15 | Ilcomizietto

  8. #iblogvannnodimoda

    Un video sicuramente “forte”…non me lo aspettavo così.

  9. Vi racconterò una storia. Un buon padre e una buona madre si vogliono bene, fanno un figlio. e poi due e tre… Lui, il padre, è una buona persona ma ha cattive reazioni, cattivi modi a volte, non sempre. Lei, lo ama, e gli è sempre vicino, lo capisce. Nemmeno Lei è perfetta. In alcune occasioni lui si dimostra violento. Lo fa. Lo fa coi figli. Lo fa anche con sua moglie. Lo fa e basta. Lei sa che non è giusto ma lo ama, lo conosce, lo capisce e aiuta i suoi figli a capirlo. Non può giustificarlo, no, non può. Ma lo ama. e anche i suoi figli lo amano, e, nonostante tutto, cercano di capirlo. Lo amano anche se sanno che quello fa a volte è ingiusto nei modi. Prendono cinghiate a volte,senza motivo apparente. Le prendono semplicemente aspettando che finiscono. Non è mai bello. Questo mai. Aspettano solo che il padre si sia sfogato. Poi… gli rivogliono bene. Gli vorranno sempre bene. Questi 3 bambini si fanno adolescenti… lottano contro i propri genitori… come tutti gli adolescenti… si trovano davanti a situazioni forti. Ma gli vogliono bene. Nessuno dei tre figli li abbandonerebbe mai. Nemmeno adesso. Tutti sono consapevoli delle cose ingiuste e delle cose giuste, e nessuno vorrebbe perderli. Sarà che tutti siamo imperfetti. Bene. Ho letto di tante cose così. ho subito le stesse ingiustizie. Non piacerà sentirlo dire, ma queste sono state, e molte altre. Eppure i miei genitori si amano, nonostante tutto. E Io amo i miei genitori, nonostante tutto. Un assistente sociale impallidirebbe davanti a quanto potrei raccontare. Ed io impallidirei a quanto egli potrebbe pensare. Ma signori, siamo esseri umani. Sappiamo tutti sbagliare. Sappiamo tutti giudicare. Non sono stati genitori perfetti, e nemmeno come figlio lo sono stato. Ma amo i miei genitori. Siamo cresciuti imperfetti assieme e assieme siamo ancora imperfetti ma ciononostante siamo ancora uniti. Siamo una famiglia qualsiasi. Non apparirà cinematografico… strappalacrime… ma è così. Forse non sarà nemmeno tipico degli strateghi della comuncazione, ma questo è. A volte temo non sia maschilismo o femminismo… quante volte avrei voluto dire cosi… ma invece…. invece è semplice insicurezza… di individui normali… che talvolta si spingono più forte… gli stessi individui che sanno dare emozioni vere… più forti di qualsiasi altro. Per questo sono i miei genitori. Per questo io sono loro figlio. Potrà apparire strano, particolare… ma io lo trovo normale. Deve essere per questo che io adesso posso dire che non sento sta gran differenza tra uomo e donna. La complessità dei caratteri, la capacità di comprendere certe situazioni, ti spinge lontano. molto più lontano di quanto puoi pensare. Ti spinge a comprendere le situazioni più difficlli. Potrà apparire strano…. ma…. tutto questo è soltanto amore, quello che solo io i miei fratelli e i miei genitori ancora ci vogliamo. Questo è quello che noi sappiamo vivere: Amore. Nient’altro che amore. Quello che altrove non puoi trovare. E voi che giudicate sapete davvero amare? o preferite che tutto sia solo ipocrisia?

  10. Ciao,
    Niente da aggiungere per quanto riguarda il fatto che non si combatte la violenza spettacolarizzando la violenza medesima. Siamo d’accordo.
    Mi intrometto un secondo nella conversazione tra Pier Danio Forni, Giacomo Ghidelli e Francesca sul possibile successo o flop dei glass. Sto seguendo da vicino un lavoro di ricerca e consulenza sulle molte tecnologie wearable – i glass in particolare. Pier: dici che saranno un successone. Dobbiamo capirci cosa intendiamo per “successo”. Se per successo intendiamo il fatto che Google ha superato Apple nella percezione comune di “azienda che inventa il futuro”, allora ha già vinto. Apple si sta riposizionando come “azienda che fa cose di qualità, come il MacBook” (attenzione, intendo nella percezione del consumatore americano, ci sono i dati per dirlo) e ora Google è vista come più orientata al futuro.
    Se poi invece intendiamo “successo” con “venderanno tanto e faranno tanto profitto” o “cambieranno sensibilmente il modo in cui produciamo e consumiamo media”, sarei un po’ più cauto. La versione attualmente esistente dei glass (che è una pre-beta, distribuita a 1500 dollari a chi faceva domanda argomentando perché) è scomoda, fa venire mal di testa, ti obbliga a storcere gli occhi per guardare il video, le stanghette non si possono piegare…
    E soprattutto, la cosa che sorprende di più gli analisti è la STRAORDINARIA pigrizia e conformità dei primi utenti. Ci si aspettava che fossero usati per girare film indipendenti, performance artistiche, documentari, che venissero hackerati in modi incredibili, per creare cose impreviste e invece…. dati Twitter alla mano, risulta che tra gli usi più frequenti è quello di scattare foto al cibo che stai mangiando, taggarlo e postarlo su Twitter.
    Per cui questo viralino (fatte salve tutte le giuste critiche contenutistiche del post) almeno lo usa come forma espressiva. Bisognerebbe far di più e meglio!

    (A questo punto, La mia raccomandazione per google sarebbe di riposizionare i glass come prodotto per professionisti di alto livello. Comunicarlo come un accessorio per chirurghi, meccanici di formula uno…e attrarre i consumatori medi solo in seconda battuta. Invece è stato percepito come un accessorio da sfigati con troppi soldi)

    Scusa il post lungo, ciao!

  11. *conformismo, non conformità. Oddio stavo pensando in inglese…

  12. “accessorio da sfigati con troppi soldi”: più che “percezione”, direi “definizione perfetta”!!

  13. «Ripropongo che l’unico modo di influenzare il violento alla non violenza sia la violenza, ma su di lui. »

    Ma lol, cos’è, Arancia Meccanica per cosenziani?

  14. In futuro costeranno intorno ai 400 $, poi si vedrà, forse samsung abbasserà ancora di più il prezzo di un dispositivo simile. E’ evidente che l’uso che se ne farà, come telecamera, è facilitato rispetto ad una camera o un smarphone, o ad altri dispositivi da polso ecc.. L’idea che si possa “vedere” e registrare con i GG ciò che si vede con gli occhi non esiste e credo che ci vorranno forse 200 anni perché ci sia un meccanismo con tutte le “correzioni” che il nostro cervello mette in atto per farci vedere come vediamo. La soggettiva (termine tecnico per dire che l’immagine è vista dal soggetto che gira/registra/vede) di cui siamo abituati, quella del cinema o dei video, un tempo si girava con il carrello che faceva avanzare la cinepresa a passo d’uomo o di corsa, o con la camera a spalla che ondulando un po’ poteva dare la sensazione di essere l’occhio di chi guarda, oppure la camera attaccata ad un mezzo mobile come l’auto o un elicottero, da Shining di Stanley Kubrick, le soggettive sono diventate più suggestive con l’invenzione della steadicam perché (come la visione umana) non dondolano non vibrano e la camera può muoversi come un essere umano, ma anche come un leone o un mostro da film horror. Oggi questi effetti si possono anche simulare in digitale. Il modo di girare una soggettiva, viene attentamente pensato per il punto di ripresa e successivamente il girato viene montato, è in questo modo che lo spettatore ha la sensazione di essere lui che “vede” quello che vede sullo schermo. GG anche se è posizionato a qualche centimetro dell’occhio destro non può fare niente di ciò che ho appena descritto se ci s’infila l’occhiale e si comincia a gironzolare qua e là senza nessuna precauzione. Molti post dicono “mi fa vomitare” è vero le riprese così possono far venire la nausea. In questi anni però il linguaggio audiovisivo è cambiato moltissimo, c’era una grammatica che non c’é più, a partire dai primi videoclip in poi i linguaggi si sono mescolati l’un l’altro e la facilità di realizzare ha moltiplicato i “video maker”. Se 30 anni fa aveste detto ad un esperto di cinema o TV che nel giro di pochi anni chiunque avrebbe potuto girare un video e diffonderlo con la possibilità di essere visto da tutto il mondo in tempo quasi reale vi avrebbe guardato come un alieno. GG avrà un grande successo perché è più facile da usare di ogni altro dispositivo di ripresa, s’inforca e giri, punto. Poi i più volenterosi impareranno a far si che il risultato sia più umano possibile, arriveranno anche gli art performer, i poliziotti che girano l’azione dell’arresto, e si gireranno montagne di video: dai compleanni dei bimbi, ai matrimoni, fino alle performance sessuali. In ogni caso chi vorrà fare un racconto con un “senso” apprezzabile dai più, dovrà imparare anche un pochino di tecniche di ripresa e di montaggio.

  15. La violenza sulle donne la si combatte combattendo. Protestando. Coinvolgendo. Attaccando. De visu, quotidianamente, nella vita reale, con i fatti detti e contraddetti, praticati.

    Non spargendo del buonismo hi-tech.

    Gli ammazzamenti, le botte, le violenze sessuali sulle donne, non sono un’aberrazione, una follia, una perversione individuale… ma le conseguenze estreme di uno status culturale che riguarda mezzo mondo. Che qui da noi, significa mezzo mondaccio che sbava per Briatore, Fabrizio Corona, Padre Pio, Grand Theft Auto, Fellini, Radio Maria, Dolce & Gabbana, Antonio Ricci, Balotelliì… e il televenditore-corruttore-puttaniere per il quale continuano a fare l’ola dieci milioni di ultrà.

    A me, che più senior di senior non si può, non rimane altro che smerdare ovunque e comunque, qualsiasi umanoide pisellato che ironizza, fischietta o sghigna di fronte a una donna. Lo faccio sul lavoro, nei negozi, nel traffico, nelle code alla posta, nel bar. Lo faccio, quando serve, anche qui, nel web.

    Fare del marketing progressive l’8 marzo, il l° maggio o a Natale, non cambia la vita alle donne. Non lo fa nemmeno la quota rosa nei governi. Non confondiamo gli effetti con le cause. Se oggi, Renzi si vanta delle sue otto ministre, lo può fare solo perché ha velocemente/abilmente intercettato le lotte, le rabbie, le capacità e le competenze delle donne – non perché, di colpo, lui, bravino bravino, fa il primo della classe anche sul fronte della parità.

    Questo mio commento può sembrare maledettamente off topic. E infatti, di proposito, lo è. Quando il marketing delle merci e del business si mette a suonare il piffero della giustizia e dell’equità, mi si apre dentro, lento lento ma in tutta la sua perversa grandeur, l’ombrellone dell’ultima spiaggia di Altan.

  16. Yawn! Ok, se Fellini vi sta proprio sull’anima declassiamolo alla stregua di un Corona. Ma per tornare al video di cui al topic, dopo il ceffone, i GG volano sul pavimento e riprendono quello che “vedono”; la soggettiva diventa la nostra e non più quella della donna. In questo modo il video vuole coinvolgere in prima persona lo spettatore, chiedendogli idealmente di fare qualcosa (nella propria vita reale, chiaro). Tra l’altro le violenze continuano fuori campo, il che rimanda direttamente a soluzioni tipicamente cinematografiche.

    Ora, tentare la delegittimazione delle immagini di violenza sulla base della loro presunta non efficacia comunicativa, specie sui soggetti coinvolti della problematica, è la solita propaganda reazionaria finalizzata alla censura. Non accade né nel bene (salvazione), né nel male (istigazione), che immagini cinematografiche o rappresentazioni artistiche “violente” (ogni genere di video autoriale compreso) possano cambiare la natura di chi è prossimo a commettere atti violenti, o subirli; e tantomeno possono spingere alla violenza individui pacifici. Ma possono – eccome se possono! – produrre cambiamenti nello spettatore in grado di cogliere il messaggio.

    L’arte in genere, il cinema, il video, le performance live (musica, teatro, danza, etc) si rivolgono a quanti di noi siano in grado di elaborare linguaggi complessi. All’interno dei processi di apprendimento dell’età evolutiva queste rappresentazioni possono agire positivamente formando l’individuo e aiutandolo a migliorare sé stesso. Le società protezioniste, storicamente, tendono invece a precludere ai giovani, con il divieto ai 18anni, la visione di opere i cui argomenti siano ritenuti particolarmente violenti o scabrosi. L’elenco dei film vietati, tanto per fare un esempio, risulta ancora oggi paradossale. Nessun video, film, mostra d’arte, performance artistica dovrebbe essere vietata ai minori di 18 anni. Comprendo i vincoli a 12/14 ma non quelli a 18. E il discorso vale all’ennesima potenza per la pornografia, mai come oggi sotto il tiro di legioni di puritani e sessuofobi.

  17. In effetti quanto dice Luzy merita una riflessione. Un video che mostri un uomo che usa violenza su una donna potrebbe essere utile per non indurre adolescenti over 14 all’imitazione dello scellerato? Parliamone.

  18. Non hai capito, caro PDF. Anzi, non hai proprio letto: Non accade né nel bene (salvazione), né nel male (istigazione), che immagini cinematografiche o rappresentazioni artistiche “violente” (ogni genere di video autoriale compreso) possano cambiare la natura di chi è prossimo a commettere atti violenti, o subirli.

  19. Pier Danio Forni

    Se ti riferisci ai video come spettacolo (cinema, TV, pubblicità) sono d’accordo, nel post prendevo spunto alla proibizione dei minori 12 – 14 che mi pare tu comprenda. Trovo, anche da parte mia, limitato il giudizio sull’inutilità del video nel contesto pubblicitario rivolto al target adulto, ma forse in un altro contesto il video potrebbe avere maggiore utilità. Vado oltre e immagino un’attività di educazione civica nelle scuole che a partire dai 7 anni arrivi fino ai 18, con programmi adeguati ad ogni fascia di età con l’obiettivo d’influire sui paradigmi dei futuri adulti; attività assolutamente assente nell’ordinamento scolastico italiano. All’interno di questo immaginato programma didattico potrebbero essere inseriti dei video che mostrano la violenza sulle donne e non solo, come per esempio sfatare luoghi comuni come “le canne non fanno male alla salute” e vederne gli effetti. Immagino modelli di comunicazione che mostrino la realtà senza moralismi, in questo caso il video di cui stiamo discutendo potrebbe essere un’opzione, poi dovrebbero essercene altri che prevedano opzioni differenti, con finali diversi. Forse mostrare la violenza può essere utile.

  20. Non divaghiamo. Il video di cui sopra è un buon video ma la sua funzione non è quella di determinare un impatto terapeutico su quei soggetti facili alla violenza sulle donne. Quel video parla al resto del mondo che necessita di essere sensibilizzato in modo che poi agisca a livello politico e culturale combattendo la violenza reale.

    Se la soluzione è delegittimare la violenza rappresentata – nei fatti preferendone la non messa in scena – siamo di fronte all’ennesima soluzione reazionaria che si farà strada pretendendo l’occultamento (censura) progressivo di tutte le immagini di violenza; così come già si sta pretendendo l’occultamento delle immagini sessuali.

  21. Consiglio, sull’argomento della violenza più o meno spettacolarizzata, almeno un paio di libri: Abrham B. Yehoshua, il potere terribile di una piccola colpa, Einaudi, 1998 e Schermi violenti. Catarsi o contagio? Libro collettaneo a cura di De Polo, Imbasciati e Sigurtà, Borla editore, 2000. Offrono ottimi spunti al ragionamento e indicano strade poco frequentate. Ma sicure. Un ultima nota. Poi ormai sappiamo da gran tempo che la spettacolarizzazione della violenza porta inevitabilmente alla sua edulcorazione, come la spettacolarizzazione del dolore riesce sempre a trasformare (quando va bene) il tragico in paetico, come dice Salvatore Natoli nel suo volume “Stare al mondo”, Feltrinelli 2002.

  22. Pier Danio Forni

    Mi pare che la questione sia centrata su questa affermazione di Giovanna: “Vale in questo caso il mantra che ripeto sempre: non si combatte la violenza con immagini che la esprimono.” Il contesto è una pianificazione di spazi TV e sul WEB dello spot, il fine, l’obiettivo, è certamente meno identificabile. Cosa si cerca di ottenere con la messa in scena della violenza sulle donne tout court? Luzy “Il video di cui sopra è un buon video ma la sua funzione non è quella di determinare un impatto terapeutico su quei soggetti facili alla violenza sulle donne. Quel video parla al resto del mondo che necessita di essere sensibilizzato in modo che poi agisca a livello politico e culturale combattendo la violenza reale.”
    La mia opinione è che non raggiunga affatto l’obiettivo che tu ritieni si siano dati gli organizzatori, ovviamente men che meno quello di disincentivare la violenza. Quindi è un’inutile comunicazione. Come spesso dico riguardo queste presunte attività di comunicazione sociale, sono soldi buttati dalla finestra, attività utili solo alla autocelebrazione delle associazioni coinvolte. Roba da premi nei festival e riconoscimenti della Presidenza della Repubblica. Servono strutture, rifugi sicuri a donne e figli che intendano denunciare il violento, applicazione rigida delle leggi, smetterla di fare condoni, costruire carceri e dare più mezzi alla magistratura. Punto. Altro che spot con GG e/o manifesti con attori e cantanti.

  23. Pier Danio Forni

    Il post di Giacomo conferma l’inutilità dello spot violento in quel contesto, “edulcorazione”. Non ci fa più caso nessuno, nemmeno quando è vero. Avete visto la faccia della povera avvocatessa di Pesaro dopo il tentativo di ricostruzione del volto distrutto dal vetriolo? Molto probabilmente no. Il PM ha chiesto 20 anni per il mandante Varani e 18 per gli esecutori Talaban e Precetaj. E’ il massimo previsto dal rito abbreviato. In Bangladesh è la pena minima. La sentenza è slittata già 3 volte. Nonostante che se ne sia parlato molto e pochi giorni fa si sia visto il volto della povera Lucia, non mi pare che abbia fatto un grande effetto o “sensibilizzato” qualcuno. Lo sceneggiato di maggior successo degli ultimi 10 anni è “The walking dead”, nell’ultima puntata una ragazzina di 12 anni si diverte a nutrire uno zombi con un topo, poi uccide la sorella per dimostrare che si sarebbe risvegliata normale.

  24. Scusate ma “spettacolarizzazione della violenza” è un concetto a base negativa, svalutante, ossia è una definizione critico-ideologica che si dà alle immagini di violenza che vengono rappresentate in maniera pedissequa, dunque prive di un tessuto narrativo all’altezza dell’argomento affrontato. In sostanza, per rimanere ai miei interventi precedenti, un film (e ce ne sono a centinaia) che mette in scena i tipici stereotipi fascisti del giustiziere che ammazza tutti salvando donne o bambini.

    Dunque in riferimento al video di cui sopra, mi sta bene se PDF, o chi per lui, esponga la sua critica, ma non mi sta bene il mantra oscurantista che pone la violenza rappresentata, inevitabilmente come “spettacolarizzazione” della stessa. Perché questa è solo propaganda funzionale a delegittimare la violenza rappresentata, narrata, immaginata.

  25. Pier Danio Forni

    Ma quale mantra, non vediamo sempre i mostri in agguato dietro l’angolo. La constatazione di Giacomo è che la rappresentazione della violenza ha “edulcorato” la percezione della realtà violenta raccontata dai media, o comunque non vissuta personalmente. Nessuno, men che meno io, sta solo immaginando censure o che la causa della violenza sia la sua aumentata rappresentazione. E’ solo un fatto. i nostri genitori restavano esterrefatti alla notizia di alcuni delitti efferati (Cianciulli) e ne parlavano per anni. Noi siamo sovraesposti da fatti veri raccontati dai media e rappresentazioni finte della violenza, il confine tra buono e cattivo si è assottigliato e per molti non è netto, il risultato è appunto l’indifferenza. Il fatto che io ritenga legittima la rappresentazione, non modifica il mio giudizio sull’inutilità dello spot. Inutilità al raggiungimento di obiettivi plausibili di chi lo promuove, è un giudizio sul metodo e le scelte di comunicazione. Il diritto delle associazioni o degli autori del video di rappresentare la violenza è sacrosanto anche quando esercitato inutilmente.

  26. La violenza raccontata dai media non permette costruzioni narrative perché innanzitutto gli “autori” di un servizio televisivo devono attenersi a regole conservative, se non reazionarie, stabilite dallo stesso sistema politico che poi non si occupa sul campo delle problematiche narrate. Dunque è principale interesse del sistema televisivo di un paese mantenere entro i limiti della media indifferenza la percezione di un dato problema.

  27. I “media” non sono solo informazione. La violenza raccontata da un TG è comunque violenza, ma la sovraesposizione alla violenza viene dalle serie TV, dai film, dai film tratti dai fumetti, ecc.. C’è una attrazione molto forte per la rappresentazione della violenza. In media a parità di costi di produzione un film horror è visto da più persone che altri soggetti. Tra i 56 film del grande Alfred Hitchcock il film che ha incassato di più e trasmesso di più ancora oggi è Psyco.

  28. @forni: esatto: si vede la violenza per edulcorarla, per trasformarla in qualcosa di innocuo. Forse anche la violenza che è in noi. Auto-esorcismo a buon mercato.

  29. Se questo topic deve diventare il solito atto d’accusa contro film, fumetti e serie tv “violente” messe nello stesso pentolone di videogames e campagne pubblicitarie, si metta a verbale che io sto dalla parte di Psyco, Walking Dead fino agli splatter più trucidi.
    La violenza, anche efferata esiste e va raccontata e se si ritiene mostrata

  30. Ovvio Paolo (più tardi rispondo a PDF), si inizia delegittimando il video GG per arrivare ad Arancia Meccanica. E’ lo stesso metodo reazionario di sempre.

  31. Reazionario un tubo. Luzy ha la tendenza a vedere le streghe. Anch’io la penso come Paolo, per 2 ragioni: perché sono un fan del genere e soprattutto perché credo nella libertà d’espressione, sempre che non leda i diritti degli altri.

  32. Sì, comodo dire “streghe”…

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