L’insostenibile leggerezza dei sondaggi in tv

Sondaggio Agora Rai 4 aprile 2014

I sondaggi politico-elettorali sono limitati e fallibili, e lo sono in termini e modi che i professionisti seri ben conoscono e sempre esplicitano. Pur limitati e fallibili, i sondaggi possono dare indicazioni utili ai leader e alle forze politiche, tanto che negli ultimi anni i partiti ne hanno abusato e non a caso si parla di “sondaggismo” e “sondocrazia” per indicare la tendenza a commissionare sondaggi prima, durante e dopo (quasi) qualunque cosa, non solo per le elezioni. Ma un conto sono i sondaggi in sé e l’uso che ne fanno i partiti nelle segrete stanze, un altro è il modo in cui i media li presentano e commentano ogni giorno: la semplificazione e spettacolarizzazione tipiche dei media impediscono di accompagnarli con troppi dettagli su metodologia, limiti, approssimazioni, per cui i numeri finiscono per apparire sempre molto più certi e netti di quanto in realtà non siano. E hai voglia di ripetere che i sondaggi sono provvisori, relativi, fallibili: le tabelle colorate che rimbalzano da una tv all’altra ti imprimono nella mente vincitori e vinti, eccome se te li imprimono. Specie se le percentuali sono simili da un sondaggio all’altro.

Ma anche quando sono diverse, poco cambia: parte il tormentone “i sondaggi sono tutti pilotati” e ognuno finisce per credere alle percentuali che preferisce. In tutti i casi, insomma, i sondaggi mediatizzati sono più uno strumento di comunicazione e persuasione che uno specchio della realtà: un po’ lo sappiamo (vorrebbero svolgere il ruolo di profezie che si autoavverano), un po’ facciamo finta di non saperlo perché è bello pensare che, almeno per via di sondaggio, qualcuno riesca a prevedere il futuro.

Tutto questo però ha stracciato l’immagine delle scienze statistiche, e mi dispiace per i professionisti e i colleghi accademici del settore, molti dei quali non se lo meritano proprio. Come non bastasse, alla divaricazione fra le scienze statistiche e la loro spettacolarizzazione bisogna aggiungere la forte aleatorietà della politica italiana e del suo elettorato negli ultimi anni, per cui le elezioni ormai si decidono anche da noi (come in molti paesi del mondo) nelle ultime due settimane, no peggio, nell’ultima. Un’aleatorietà che nel febbraio 2013 ha portato i sondaggi (almeno quelli mediatizzati) a una delle più clamorose smentite che si ricordi, con il Pd dato per vincente fino al giorno prima delle elezioni e il Movimento 5 Stelle del tutto sottovalutato.

È servita ai media la lezione del 2013? Non mi pare: i sondaggi sono tuttora presentati al pubblico quasi ogni giorno, con ostinazione, perentorietà e, soprattutto, con grande anticipo rispetto a qualunque scadenza elettorale. È servita la lezione ai partiti? Forse, dipende da come fanno (e valutano) i sondaggi nelle segrete stanze. Aggiungo che l’aleatorietà politica dell’anno scorso non sta diminuendo, anzi: anche le prossime elezioni si decideranno nell’ultima settimana (o poco più).

Che senso ha, dunque, ascoltare oggi un sondaggio su elezioni che ci saranno fra più di un mese (le europee) o chissà quando (le politiche)? Lo stesso senso che ha ascoltare oggi previsioni meteo che pretendano di dirci se l’estate 2014 sarà afosa o piovosa: sappiamo tutti che le previsioni meteo sono davvero attendibili solo per le prossime 24 ore, massimo 48, e che fra due mesi tutto sarà cambiato. Lo stesso vale per i sondaggi, facciamocene una ragione. E interroghiamoci piuttosto, di volta in volta, sull’effetto comunicativo e persuasivo che questo o quel sondaggio può avere su di noi.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

11 risposte a “L’insostenibile leggerezza dei sondaggi in tv

  1. L’ha ribloggato su nopenguinsincaliforniae ha commentato:
    I persuasori occulti ormai mica son più tanto occulti, per chi sa vederli !

  2. “..”a una delle più clamorose smentite che si ricordi, con il Pd dato per vincente fino al giorno prima delle elezioni e il Movimento 5 Stelle del tutto sottovalutato.””

    su questo si può esser un pò in disaccordo,nel senso che è noto,che,per l’aria che si respirava un anno fa(pdl subissata di scandali,Grillo controverso come immagine pubblica).la gente prima di dire,anche in privato,che avrebbe votato per m5s e pdl,ci pensava davvero un attimo…..:D o diceva altro😀

    così i sondaggi sulle intenzioni di voto venivano indirettamente imprecisi

  3. Buon articolo.
    Si potrebbe solo aggiungere che il problema statistico nasce da un campione provvisorio pre elezioni che presenta sempre tassi di dichiarazione di astensione (e indecesione) elevatissimi, sempre oltre il 40%.
    Qualsiasi sondaggio serio imporrebbe agli statistici di dichiarare l’intervallo di confidenza. Ma con il 40% di astensione + indecisione di un campione che si riduce fatalmente negli ultimi giorni di campagna elettorale, aumentando i votanti e diminuendo l’astensione, è semplicemente impossibile avere di vota in volta un attendibilità sul dato di realtà che finisce così per contrabbandare come variazione delle preferenze accordate ai partiti ciò che è invece calcolomatematico dato dalla contrazione di quel 40% umorale che non dichiara una rilevabile preferenza. Detto per soprammercato: è evidente che quando si arriva alla prova finale della conta dei voti a urne chiuse, i sondaggi finiscono per deludere sempre i partiti con una forte base elettorale radicata in quanto è l’unica che viene rilevata sempre e comunque durante i sondaggi permanenti. La quota di indecisi che si sottrae alla verifica sondaggistica quotidiana fa rilucere di luce altrui i partiti degli elettori ideologici fino al momento del voto in cui l’indecisione si trasforma in voto e probabilisticamente non si distribuisce mai ricalcando le preferenze già assegnate. In linea generale funziona così: un partito come il PD, che ha la sua base storica di fedeli, all’urna delude sempre rispetto ai sondaggi mentre un Berlusconi, che ha elettori più reticenti e meno fedeli, sorprende. E gli analfabeti statistici si guardano stupiti e si domandano stoltamente il perché.
    Insomma, il sondaggista dovrebbe alzare bandiera bianca e dichiarare che i suoi sondaggi non hanno scientificamente alcuna attinenza con la realtà e sono una fotografia falsa quando non falsata. Figuriamoci se hanno valore previsionale. Ma così facendo il sondaggista lavorerebbe meno. D’altronde anche nella meteorologia, che complice la diffusione degli smartphone e della compulsione delle banalità è il settore internet con più accessi giornalieri dopo i portali di news, è ormai invalso l’uso di fare previsioni, chiamate tendenze, per tutta la settimana successiva ai 3 giorni scientificamente significativi, spingendosi nel dettaglio ai 10 giorni e perfino ai 30. Chiaramente lo scopo è aumentare la dipendenza da previsioni e il numero di accessi. Il risultato però è che per simulare una autorevolezza scientifica, e non essere platealmente sbugiardate, le previsioni cambiano in corso d’opera: se leggo oggi che lunedì farà bello archivio il dato come tale. Poi però se torno tra due giorni e riconsulto la previsione per lo stesso lunedì essa è cambiata. Lungi dall’essere utile tutto ciò è cognitivamente drammatico e psicologicamente allucinatorio. Ma al postutto: che valore previsionale ha quella dichiarazione che a mano a mano che si avvicina alla data di verifica cambia progressivamente il suo valore di verità e il giorno dopo nega quel che prevedeva fino al giorno prima? Tanto vale allora ridere assieme a Yogi Berra che almeno diceva che “fare previsioni è sempre difficile. Specialmente sul futuro.”
    “Eh, non abbiamo più il futuro di una volta” è la giustificazione dei sondaggisti.

  4. Meglio fare i sondaggi con il polpo Paul, direi.

  5. suvvia,a febbraio 2013 è sta spiegato (non dico da me) perchè l’exploit m5s venne preso sottogamba o non acclarato nei sondaggi credo telefonici-per tornare a errori smili dobbiam tornare al 1996,per il resto i sondaggi ci han sempre preso

  6. Il populismo 3.0. Nuovi attrezzi e vecchi ( ma pur sempre validi) “trucchi” comunicativi per catturare il consenso. Ti ho suggerito io una tesi questa volta Giovanna😉
    Scherzi a parte, ma non troppo, siamo di fronte ad un capitolo nuovo e molto robusto da scrivere sulla persuasione e sulle tecniche. Anche sulla sensibilità dell’opinione pubblica a farsi persuadere in questo passaggio storico. E’ forse il tema più politico che oggi potremmo cercare di capire approfondendone contenuti e forme.

  7. Mi piace il parallelo sondaggi elettorali e previsioni meteo
    Infatti mi diverto sempre davanti alle previsioni della domenica di come sarà la settimana entrante.
    I meteorologi ti suggeriscono anche quando puoi fare il bucato! E immancabilmente piove.
    Ricordo quel tale che diceva: “alcuni dicono che oggi va bene, altri che non va bene.. meglio portarsi l’ombrello”
    Idem per la politica🙂
    Tino

  8. Era Bersani, e con lui quasi tutto il PD, che il venerdì sera precedente le elezioni era convinto di vincere con ampio margine e fare il governo con Monti.
    Non i sondaggi ma la diffusione dei sondaggi svolge una funzione anticipatoria capace di orientare in qualche misura gli indecisi e con molta probabilità vengono diffusi sondaggi ritoccati, tendenziosi, proprio in funzione rafforzativa.
    Lo scarto dato da risposte non veritiere, se le domande sono pensate e poste con criterio, si compensano. Mi preoccupa molto più l’uso mediatico che si fa di numeri corretti alla bisogna sia dai partiti che, ancor più, da giornali e tv dediti alla più becera e tendenziosa delle propagande. Credo ne vedremo delle belle. Nel frattempo il cielo è sereno, ma piove, governo ladro.

  9. Secondo me, fai un casino incredibile. Primo, perché nell’ultimo mese della campagna i sondaggi NON SONO pubblici. Secondo, perché i sondaggi nessuno li prende sul serio come se fossero la Bibbia. Sono delle indicazioni, più o meno veritiere da prendere con le molle come succede ovunque in Occidente. Quando vado su sondaggipoliticoelettorali.it e vado a leggerli in modo combinato e scopro che la media dà il Pd primo partito M5S secondo e Fi terzo, non capisco cosa ci sia di sbagliato. E poi, scusate,strumento di persuasione per chi? Per Agorà? Per Ballarò? Ok a prenderli con le molle,ma buttarli via non è una grande idea.

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