Il derby “speranza vs. rabbia”. Una contrapposizione rischiosa

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In questi giorni la competizione fra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle è stata spesso rappresentata come un contrasto fra speranza (Pd) e rabbia (M5S), che Renzi ha persino tradotto in linguaggio calcistico come “derby”. Trovo assai rischioso rappresentare la competizione elettorale del 25 maggio in questi termini, per alcune ragioni che cerco di spiegare in breve.

(1) La rabbia è un’emozione che gli psicologi, dalle ricerche di Paul Ekman negli anni ’60 a oggi, classificano fra le sei o sette (alcuni dicono di più) emozioni universali di base. Non solo, è una fra le emozioni più capaci di attivare le persone, nel bene o nel male, nel senso che le fa agire, muoversi, fare cose. Nel bene o nel male, ripeto: la rabbia può spingere le persone ad atti di irrazionalità e violenza, ma può anche essere, se debitamente controllata e incanalata, il motore emotivo di una sana indignazione, che induce le persone a mobilitarsi per una causa comune: contro un tiranno, un sopruso, un’ingiustizia.

(2) La speranza è uno stato emotivo-cognitivo tutt’altro che elementare, che si presta a diverse interpretazioni e diversi vissuti non solo nelle varie culture e lingue, ma anche fra persone diverse che parlano la stessa lingua, e addirittura nella stessa persona in momenti diversi: posso sperare in un futuro migliore, e questa speranza può svolgere per me un ruolo fondamentale, ma posso anche sperare, più banalmente e debolmente, che domani ci sia il sole. Inoltre, se la speranza si combina a uno stato di tensione abbastanza forte e mirato verso qualcosa, può tradursi in azione, altrimenti resta passiva e induce all’inerzia: chi di speranza vive disperato muore, dice il proverbio, mettendo in luce proprio il nesso mancato fra speranza e azione. Certo, se speranza vuol dire fiducia costruttiva (il medico e psicologo Robert Plutchik mette la fiducia fra le emozioni di base), sguardo positivo verso il futuro, ottimismo e buoni propositi, può indurre all’azione; ma se implica solo attesa, per quanto questa sia fiduciosa, può portare solo a stasi, inerzia. Ovviamente Renzi intende il primo significato, ma il secondo resta comunque ben vivo sullo sfondo, perché, come dicevo, la speranza è uno stato più complesso della rabbia, e per giunta variamente interpretabile.

(3) Etichettare qualcuno che è già arrabbiato come “arrabbiato” non aiuta a contenere la sua rabbia, anzi è vero il contrario: implica confermarla, darle un nome, e tendenzialmente quella persona si arrabbierà ancora di più, perché chi è arrabbiato non vuole sentirsi solo dire che lo è (lo sa già, lo sente dentro di sé), ma vuole che si comprendano le ragioni della sua rabbia e che si faccia qualcosa per porvi rimedio. Se pensi, dunque, che qualcuno provi una rabbia che consideri pericolosa (per te, per la società, per il bene comune), tutto devi fare meno che limitarti a dire che è arrabbiato.

(4) Dire di se stessi che si è portatori di speranza, in un momento storico-economico come questo, in cui c’è innanzi tutto bisogno di azioni e risultati concreti, tangibili, immediati, rende probabile l’interpretazione passiva e inerte della speranza, più di quella positiva e attiva. Il che implica mettersi in una posizione di maggiore debolezza rispetto a quella dell’avversario: da un lato c’è uno stato emotivo-cognitivo sfumato, che induce all’inattività, dall’altro uno stato emotivo chiaro, potente (addirittura universale: su questo concordano tutti gli psicologi), che induce all’azione.

Insomma, non avrei costruito in questi termini l’opposizione fra le due formazioni politiche che si giocano il primo posto alle prossime europee. Non fa bene a nessuna delle due. Ma soprattutto non fa bene all’Italia, né ora né mai, che non si divide in arrabbiati (in nessun senso di rabbia) e speranzosi (in nessun senso di speranza).

12 risposte a “Il derby “speranza vs. rabbia”. Una contrapposizione rischiosa

  1. In effetti, a volte è difficile distinguere fra speranza e illusione. Se la speranza si risolve in un generico ottimismo privo di fondamento concreto, può essere deleteria.

  2. D’accordo su tutto, con qualche perplessità sulle due righe finali.

    L’Italia si divide. Si divide, più o meno a metà, fra avvantaggiati dallo status quo (quasi tutti avvantaggiati solo a breve termine) e svantaggiati.
    Il 50% degli svantaggiati si divide fra “arrabbiati ciecamente” e “arrabbiati intelligentemente”.
    Non do % su questa seconda divisione per non rivelare il mio elitismo di arrabbiato intelligente.😉

    Per la verità, personalmente sono fra gli avvantaggiati. Ma i due miei figli più giovani sono fra gli svantaggiati.
    Perciò sono arrabbiato.
    Però penso che una rabbia poco intelligente, per incompetenza, disonestà intellettuale e/o interesse elettorale (leggi Berlusconi, Grillo, e da ultimo forse anche Renzi), faccia l’interesse degli avvantaggiati.

  3. “Il 50% degli svantaggiati”: intendevo “il 50% svantaggiato”.

  4. Gran pezzo!

  5. Derby non è male:
    – presuppone due unici schieramenti, non lasciando spazio agli altri (e per una volta l’elefante – si legga Silvio – non è nominato);
    – individua un nemico comune, questo puo rafforzare i delusi ma amanti del PD, che già sono poco benevoli verso il fervore grillino e hanno solo bisogno della spinta giusta;
    – riduce, da tipico italiano, la competizione al campetto di casa, nonostante si parli di Europa, ma dopotutto sa che sarà il banco di prova per essere legittimato nel ruolo che ha assunto;
    – sottintende una vicinanza tra il PD e i movimento: il derby si gioca tra squadre vicine, in più si definisce come la parte buona, positiva, che guarda al futuro in stile viacolvento. Ci sono tanti indecisi, se i due schieramenti hanno valori simili, perché non puntare sui buoni?

    (Anche dalle mie parti c’e un detto sul vivere sperando…ma abbastanza peggio)

  6. Non so se sono arrabbiato, e comunque non certo in modo perenne; è una condizione che non è nelle mie corde. Mi ricordo ora che, alcuni anni fa, mi è stato chiesto dal presidente di una importante società: “Ma lei, non si arrabbia mai?” “No, non c’è ragione d’arrabbiarsi, dialoghiamo”. Certo non sono speranzoso a vanvera, dato che sono disilluso e sufficientemente realista. Mi si prospetta questa gara fra la rabbia (ma siamo sicuri? non è che si tratta più di tono che di contenuto?) e la speranza. La speranza dovrebbe trovare qualche fondamento di concretezza che, mi spiace per me, non colgo.
    C’è un pivello che non fa altro che twittare e inizia col dire al suo collega prossimo ad essere scalzato: “stai sereno”. “Stai sereno” è bastevole ad esprimere un significato preciso? (lo chiedo alla docente di semiotica). Sembra voglia intendere: “Non hai ragione di preoccuparti, sono dalla tua parte, non farò nulla contro di te, dormi sonni beati” e, invece, il destinatario avrebbe dovuto capire che “stai sereno” voleva intendere in realtà “vedi di startene tranquillo e non rompere le balle povero zombi che cammina, ma ancora per poco”.
    Tutto il resto della comunicazione a seguire è giocata su un massimo di 140 caratteri, spazi compresi, interpretabili a piacere. Questi cinguettii ciarlatani dovrebbero costituire motivo di speranza?
    C’è, contemporanea, la lettura dei fatti che ci viene proposta. Sono idiota ma non abbastanza per trasformare in speranza le balle colossali sui rapporti partiti-grandi opere: sia quelle eterne, che hanno portato alla salernoreggiocalabrizzazione di gran parte delle opere pubbliche nazionali, regionali, provinciali, comunali, di borgo, di quartiere, di condomino e di scala (tutte gestite da comitati d’affari figliati dai partiti), sia quelle a scadenza programmata e che hanno il vantaggio del rendimento certo nel tempo, come i mondiali di nuoto, le olimpiadi invernali di Torino, l’Expo…
    Ci sarebbe da reagire con rabbia se non ci fosse questo senso di superiorità elitaria, se alla rabbia e alla violenza, quella vera, non avessi rinunciato, senza averla mai praticata, molti molti anni fa. Se, però, i giovani di oggi si incazzassero seriamente, beh, non ci troverei un gran che da recriminare.

  7. Pingback: Il derby “speranza vs. rabbia”. Una contrapposizione rischiosa | NUOVA RESISTENZA

  8. Analisi interessante, ma non completa, hai dimenticato il terzo incomodo! La variabile impazzita del delinquente in libertà!
    Francamente non so in che misura la “nostra” classe politica sia consapevole della relazione tra pensiero e realtà, tra segno e significato, sta di fatto che a volte la comunicazione si ritorce contro chi la produce!

  9. brava, condivido.
    Se poi alla “speranza” del PD e alla “rabbia” del Movimento 5 Stelle uniamo l'”autoreferenzialità” e la “vaghezza” della Lista Tsipras, che dire …?

  10. Pingback: Perché Renzi ha (stra)vinto | Dis.agree

  11. Pingback: Vittoria di Renzi: cinque parole chiave | Milocca - Milena Libera

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