Scienze della comunicazione: una botta di ottimismo “alla faccia di” :)

Ottimismo

Mi scrive Francesca (il nome è fittizio perché dice di “essere timida”, ma se vuoi saperne di più mi ha autorizzata a dare in privato i suoi contatti):

«Cara prof, mi piacerebbe incoraggiare i futuri laureati in Scienze della comunicazione raccontando la mia storia, perché conosco bene il senso di smarrimento e sfiducia che si prova dopo la laurea. Non le scrivo per egocentrismo, ma perché vorrei essere d’aiuto ad altri: so di essere piccola e di avere ancora molta strada da fare, ma nel mio piccolo vorrei fare qualcosa contro il pessimismo che circonda le lauree umanistiche e in particolare Scienze della comunicazione. Fra l’altro la mia esperienza può essere utile proprio a coloro che preferiscono godersi la vita universitaria invece di ossessionarsi per raggiungere a tutti i costi 110 e lode… e so che sono la maggioranza…😉

È passato giusto un anno dalla mia laurea, ottenuta con un voto non certo entusiasmante, ma ben presto ho imparato che nella vita, e soprattutto nel mondo del lavoro, ciò che conta sul serio è saperci fare, avere carisma e essere ottimi venditori di se stessi. La faccio breve. Dopo essermi sbattuta a destra e manca per un misero stage, finalmente ne trovo uno interessante come digital planner nella sede milanese di una nota media agency internazionale. Terminato lo stage, sono fortunata: mi assumono con un contratto a tempo determinato.

Ma non è finita. Poiché mi sono fatta conoscere nell’ambiente, pochi giorni fa un’altra agenzia, pur di avermi, mi offre un terzo livello con un contratto a tempo indeterminato e gli straordinari retribuiti. Ovviamente accetto. Sono stata brava? Fortunata? Non lo so, forse entrambe le cose. So soltanto che benedico il giorno in cui scelsi il suo esame in Semiotica dei nuovi media, perché fu, per me, davvero illuminante.🙂

Prof, vorrei che la mia storia fosse di incoraggiamento per i miei coetanei, ma sono consapevole anche del fatto che il mio caso non è la regola perché, ripeto, al saperci fare bisogna aggiungere un pizzico di fortuna (trovarsi nel posto giusto al momento giusto non è un modo di dire), ma soprattutto tanta umiltà, dedizione e spirito di sacrificio perché qui a Milano si lavora a ritmi velocissimi.

Fra l’altro, nota di colore: ci prendono in giro chiamandoci “scienziati delle merendine”. Ebbene, per me questa definizione è stata un segno del destino, perché oggi pianifico proprio merendine… ahahah…😀 nel senso che pianifico le campagne pubblicitarie (digital e non) di un nota azienda che produce biscotti, merendine eccetera. Insomma, io oggi le merendine me le mangio alla faccia di tutti quelli che mi hanno presa tanto in giro. Grazie prof, continui così!

20 risposte a “Scienze della comunicazione: una botta di ottimismo “alla faccia di” :)

  1. E brava la ragazza attiva che dice: “ce l’ho qui, la brioche!” (Solo i dinosauri come me capiranno la citazione a sproposito)

  2. che storia american(eggiante),sembra uscita dagli 80’s, come storia

    come cantavano Elio e le Storie Tese,parafrasando un vecchio proverbio? “..una rondella non fa primavera”

  3. ah intendiamoci,cmq complimenti alla ragazza eh

  4. Non vorrei sembrare arrogante (soprattutto considerando che questo è credo il mio secondo commento su questo blog), ma a me non sembra che si getti una luce molto positiva sulla laurea in scienze della comunicazione, quando si dice: “ciò che conta sul serio è saperci fare, avere carisma e essere ottimi venditori di se stessi.”.

  5. Complimentissimi alla ragazza, mi piacerebbe però sapere cosa sapeva di comunicazione digitale (settore troppo ampio per capire cosa sta facendo). Lavorare in un centro media (scusatemi) è molto più alla portata di persone che debbono avere caratteristiche di precisione (matematica, formule) ordine, razionalità, non si richiede creatività e “mestiere” in senso lato come ad uno stratega, o per un addetto alle P.R. o un creativo. E’ come dire che il direttore di una libreria debba avere le competenze e il talento di uno scrittore, con il massimo rispetto per i librai e la mia ammirazione. A mio modesto parere credo che posti come questo di “Francesca” siano molto limitati e che non possano essere inseriti nella professione della comunicazione se non per una parte piccola sul piano culturale, anche se grande su quello degli investimenti. Il mondo della comunicazione digitale richiede competenze vere e sudate, anche se molti ritengono che un ragazzo smanettone possa essere un genio. Occorre avere una vasta conoscenza della comunicazione prima e del WEB Planet poi, per poter sfruttare tutte le opportunità che oltretutto cambiano ogni settimana. Ci sono colleghe di “Francesca” che non sanno cosa sia l’e-mail marketing, Google Analytics, come calcolare una web reputation e così via, mi è anche capitato che non sapessero come funzionano i social media, utilizzati solo a scopo personale. In ogni caso per produrre comunicazione digital occorre conoscenza quindi formazioni lunghe, oltre che voglia di imparare. La ragazza mi pare abbia invece saputo annusare bene che quello che conta parecchio sono le relazioni e la voglia di fare senza deprimersi. Brava 7+.

  6. Complimenti, Francesca!
    Hai detto bene: “(…) nella vita, e soprattutto nel mondo del lavoro, ciò che conta sul serio è saperci fare, avere carisma e essere ottimi venditori di se stessi.” Sono queste le cosiddette competenze personali, che – naturalmente – non hanno nulla a che vedere con quelle tecniche, perché fanno parte di noi, della nostra personalità.
    Prima iniziamo a rendercene conto, meglio è. Perché siamo noi a dover fare la differenza, con le nostre competenze, ma soprattutto con le nostre passioni, e non il titolo di studio.

  7. Grande Francesca!
    hai capito al volo che non serve “ossessionarsi per raggiungere un 110 lode” all’esame perché il voto poi te lo da il mercato .
    (L’ho detto spesso nelle aule di via Azzo Gardino quando insegnavo Comunicazione d’impresa, anche per le certezze che avevo dai miei decenni di lavoro in azienda)
    E tu , con il tuo voto di laurea ” non certo entusiasmante”, come scrivi , ti porti a casa un 110 lode dal mercato !
    Gli ingredienti della ricetta che scrivi per un buon risultato professionale anche in una città tentacolare come Milano sono perfetti ..aggiungerei anche la capacità di aggiornarsi continuamente e non pensare che la laurea chiude il ciclo degli studi.
    Buon lavoro !

  8. Complimenti Francesca! Citando il mitico Prof. Ferrari, che ho avuto la fortuna di avere come insegnante anche se non mi regalò di certo un bel 30😉, il voto te lo dà il mercato. In questo mondo lavorativo bisogna sapersi vendere perché sennò nemmeno te lo fanno annusare un contratto, sia esso determinato o indeterminato. Poi, saranno i fatti a dimostrare cosa si sa o non si sa, quanto si è preparati e quanta voglia di imparare si possiede.

  9. ” Mitico” a me?! Trattasi di uno scappellamento della supercazzola, vero, Ascanna? .. Non posso ricordarmi del tuo compito e perché non ti ho dato 30.. di certo ti ho creato le condizioni perché il trenta arrivi dal mercato.
    Albert Einstein fu giudicato dai suoi professori “lento nell’apprendere” e venne espulso dal politecnico di Zurigo…
    FORZA !

  10. Una rondine non fa primavera
    Genaralizzare non è mai d’aiuto in questi casi, sia in positivo che in negativo. Certe volte si parla come se si potessero formulare leggi: come se vedessimo dall’alto cosa succede e potessimo dire che ciò che vediamo è la “realtà dei fatti”..Forse chi dice “una rondine non fa primavera” ha visto tanti e tanti casi negativi per poi sostenere che la nostra amica “studentessa non molto brillante” è “una rondine che non fa primavera”.
    I casi sono tanti, milioni di milioni:) e forse per istinto di sopravvivenza, o per senzo critico, ho imparato ad analizzarli ad uno ad uno.

  11. Dice Giovanna Cosenza: “alla faccia di”. Ora va bene una botta d’ottimismo, che non fa mai male, meglio il bicchiere mezzo pieno, però. Però ci sono i numeri, e posti di lavoro come quello di Francesca ce n’è uno su centomila. E poi non solo bisogna sapersi vendere, accondiscendendo totalmente alla reificazione, considerando sé stessi “merendina” e non testa pensante, ma c’è, dall’altra parte del tavolo chi è capace di comperare. E essere disponibile a confondere un lavoro per un altro, come ci ha spiegato Pier Danio Forni, e gioirne (ma, in tempi come questi tutto tiene), può essere la ragione che ha determinato l’acquisto di una merendina fatta a macchina, di sapore mediocre ma ben esposta in vetrina. Brava per questo, per il presente, ma molti auguri per il futuro.

  12. Saperci fare, avere carisma, essere ottimi venditori di se stessi… con tutto il rispetto per Francesca e per il suo risultato, mi viene da dire: e quello che con fatica abbiamo studiato all’università non conta nulla? chi ha studiato per un 110 e lode con passione e amore per la materia avrà sprecato il suo tempo?
    Sembra che conti solo essere un po’ furbetti. E questo mi mette tristezza.
    Personalmente preferisco tenermi il 110 e lode, la ricchezza che lo studiare mi ha dato e fare un lavoro qualsiasi in un posto qualsiasi,

  13. “Prof, vorrei che la mia storia fosse di incoraggiamento per i miei coetanei, ma sono consapevole anche del fatto che il mio caso non è la regola”

    Aggiungerei io se non è la regola è l’eccezione

  14. Cmq complimenti alla ragazza e alla sua umiltà. Però queste esperienze dimostrano come la laurea in Comunicazione in realtà conti poco in un mercato dove vale più il carisma, e le pubbliche relazioni. La materie che si studiano nei corsi di laurea in Comunicazione poco o nulla hanno a che fare con le relazioni interpersonali, non esistono corsi di accompagnamento, di orientamento o di spendibilità della professione. Poi se su 40-50 materie a questa ragazza ne è tornata utile solo una, beh non è una cosa positiva.

  15. Cinemalaska, non è mai una cosa facile tracciare un percorso di studio per 2 ragioni.
    1° non c’è un collegamento o collaborazione tra imprese e università, anzi spesso sono corpi estranei in particolare nelle materie “umanistiche.
    2° Uno studente di 18 anni deve individuare un percorso di studio in un momento della sua vita in cui il significato della disciplina scelta è poco chiaro.
    E’ evidente che con queste premesse immaginare che uno esca dall’università e trovi facilmente lavoro è vedere il bicchiere straboccante non mezzo pieno. La laurea in comunicazione ha alcune differenziazioni di “genere” all’interno delle quali vi sono corsi ed esami che possono essere percepiti in modo molto diverso. Prendiamo ad esempio la Comunicazione d’impresa insegnata dal mio amico Tino Ferrari, oppure Comunicazione sociale, cosa deve darti l’università su discipline così vaste in 3 anni? Quello che può fare è farti comprendere come si ragiona, una solida base culturale, non può certo insegnarti un lavoro. Si potrebbero però creare dei master specifici (1000 ore) dove si possa veramente imparare un mestiere, ma che io sappia ce ne sono molto pochi e spesso sono delle mezze truffe anche sotto nomi altisonanti. Si torna quindi alla preparazione e a come la si possa ottenere, poi se qualcosa sai devi scontrarti con il mercato e la cultura d’impresa di questo benedetto paese. Non è che la laurea conti poco e invece conti di più il carisma o le capacità di relazione, contano entrambe e a volte sono sinergiche senza l’una o l’altra insieme non vai avanti. Tino ha ricordato la storia di Albert Einstein io ti potrei raccontare quella di un cinquantenne che aveva tutti i titoli (pubblicazioni) per diventare ordinario in una università italiana e ha perso il concorso (chissà perché) poche settimane dopo ha accettato una proposta fatta da Yale, noi li fottiamo e gli americani li assumono. Questa è l’Italia.

  16. “””” Si potrebbero però creare dei master specifici (1000 ore) dove si possa veramente imparare un mestiere,””””

    veroooooooooooooo!

  17. le lauree specialistiche sono nate con lo scopo di fornire ai laureati dei percorsi professionalizzanti, ma così non è stato

  18. sui master, non sono un comunista, ma devo dire che gli stessi violano il principio del diritto allo studio, non tutti infatti hanno 10-15-20mila euro da investire per un master

  19. http://www.scienzedellacomunicazione.biz/
    Il repertorio delle professioni dei laureati in Scienze della Comunicazione

  20. Visto questo video? Le azioni che hanno fatto la storia del calcio riprodotte in stop motion con l’aiuto dei Lego! http://www.focus.it/cultura/i-momenti-piu-belli-del-calcio-ricostruiti-con-i-lego_29052013_7844_C12.aspx

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