3 euro lordi per un articolo di 600 parole: 7 regole d’oro per non cascarci

Keep Calm and Follow the Golden Rules

In risposta alla mail di Valeria, che ho pubblicato due giorni fa col titolo 3 euro lordi per un articolo di 600 parole significa 3 euro lordi all’ora, Paolo (nome di fantasia) racconta la sua esperienza (positiva!) nel mondo della scrittura online e dà a Valeria (e a chiunque si trovi nella sua situazione) alcune dritte per non stracciare il mercato dei contenuti online. Scrive Paolo:

Gentile Professoressa, ho letto la mail di “Valeria” sui problemi riscontrati nel suo lavoro di autrice e content editor. Avendo la stessa età e occupandomi di cose molto simili, non ho potuto fare a meno di confrontare la sua situazione con la mia, e chiedermi: “perché io ce l’ho fatta?”. Se deciderà di pubblicare questa risposta, vorrei mantenere l’anonimato per non dare l’impressione di volermi vantare e per non incorrere nelle solite persone che, di fronte a prospettive diverse e risultati concreti, reagiscono dicendo “Stai mentendo!” o “Avrai santi in paradiso”.

Anch’io qualche anno fa facevo saltuariamente lavoretti editoriali poco pagati. Ho visto cose che voi umani… articoletti sulle “donne russe” per imbarazzanti siti di incontri, pezzi su “come scegliere una caldaia”, post riscritti al solo fine di renderli originali agli occhi di Google, argomenti per me non interessanti come tappeti, contabilità, opzioni binarie… ma tutto questo mi ha insegnato tanto e spinto a far meglio.

Adesso scrivo abitualmente pezzi partendo da un minimo di $70 per articoli brevi, fino ad arrivare a $200-400 a pezzo se, oltre all’articolo, offro altri servizi o un piazzamento editoriale (utile per l’ottimizzazione sui motori di ricerca e/o la visibilità dell’azienda sponsor). Mi sento di dare qualche consiglio a Valeria e a chiunque voglia aumentare le proprie chances nel mercato dei contenuti online, che cresce in maniera continua da anni.

1. Punta sull’inglese. Se non lo hai già fatto, focalizzati sull’arrivare a un livello di inglese scritto medio-alto e punta sui contenuti in inglese. È un mercato – come è facile intuire – molto più grande e dinamico rispetto a quello italiano.

2. Fuggi dalle bacheche. Hai scritto di cercare annunci sulle bacheche. Spero tu non parli di bacheche generaliste come Kijiji, Bakeca, GumTree o robe simili! Se sì, ti prego di non consultarle mai più e di passare o alle bacheche specializzate come http://jobs.problogger.net/ o al contatto diretto delle aziende (il 90% del mercato del lavoro si svolge al di fuori degli annunci di lavoro).

3. Fatti un sito. Per proiettare un’immagine professionale, elencare i lavori svolti e dare modo agli altri di contattarti, un sito è assolutamente necessario. Compra un dominio, installa WordPress, compra un tema personalizzato da siti come ThemeForest e personalizzalo. È un piccolo investimento che genererà un ottimo ritorno.

4. Specialìzzati. Spesso noi freelance facciamo l’errore di volerci aprire a troppe possibilità, ma non conosco nessun professionista di successo che si occupi di dieci nicchie diverse. Di cosa ti piacerebbe scrivere? Cibo? Bellezza? Tecnologia? Finanza? Queste sono solo alcune delle centinaia di opzioni possibili. Inoltre, esistono varie tipologie di contenuto e di destinazione: copy per siti/email/pagine di vendita, articoli brevi, post approfonditi (1000-2000 parole), white paper e molto altro. Secondo me puntare su 2-3 nicchie e 2-3 formati al massimo aiuta a essere percepiti meglio e fare un lavoro migliore.

5. Il prezzo lo fai tu. Impara qual è il vero valore commerciale di quello che fai: quanto varrà per un’azienda tecnologica avere 200 visitatori in più al giorno derivanti dal tuo articolo? Quanto crescerà l’immagine di quel business se migliori la descrizione del suo prodotto principale? Tu dici in sostanza “io sono una che ha studiato, e questo deve essere retribuito”. Io ti dico, invece, che a nessun cliente importa di te come individuo. Quello che importa è ciò che puoi fare per loro, il valore che puoi portare a loro. Mettiti nei loro panni e offri soluzioni specifiche. Qualche tempo fa mi sono aggiudicato degli articoli da $150 l’uno, superando probabilmente blogger nativi inglesi, solo perché ho passato un’ora ad analizzare un cliente che aveva pubblicato un annuncio in una bacheca (di qualità). Anziché inviare CV in serie come fanno tanti ho proposto una serie di cose da fare sul suo sito. Insomma, ho mostrato interesse per lui e per la sua attività, e lui ha apprezzato. Immagina due persone: una invia un unico CV non personalizzato a 100 aziende, un’altra invia 10 proposte personalizzate e curate in dettaglio. Secondo te chi otterrà più risultati a parità di tempo impiegato? Non competere sul prezzo, se lo fai sei spacciata in partenza. Se ti specializzi, crei un portfolio e cerchi clienti di sempre maggior qualità, potrai chiedere tariffe molto, molto più alte. Non voglio nemmeno pensare alla tariffa citata nel titolo del post!

6. Impara da chi ce l’ha fatta. Non pretendo certo che queste poche informazioni rivoluzionino la tua vita da un giorno all’altro, ma ti consiglio di cercare modelli, non alibi. Impara da chi ce l’ha fatta: ci sono tanti siti come http://www.makealivingwriting.com/, http://beafreelanceblogger.com/ e altri che aiutano a capire meglio come fare marketing di se stessi in maniera efficace.

7. Prenditi la responsabilità dei tuoi risultati. Scusa la mini-predica, ma se dovessi seguire solo una delle cose che qui ti dico ti direi: la responsabilità dei tuoi risultati è solamente tua. Lo stato, avesse anche il migliore dei governi possibili, non potrebbe assolutamente migliorare la tua condizione. Sì, ci sono tante cose che “non vanno” ma aspettare che cambino non ha senso. Sì, la “crisi” scombussola alcuni settori ma altri invece vanno molto, molto bene. Non è una diminuzione ma una trasformazione. Non pensare all'”economia” ma alla TUA economia. La sfida della nostra generazione è proprio quella di interpretare i cambiamenti e avvantaggiarci di ciò che i nostri genitori non avevano alla nostra età: Google, smartphone, voli a basso costo e tanto altro. Tu NON sei una donna sessantenne con una bassa scolarizzazione che ha lavorato come operaia per 40 anni. Per lei reinventarsi sarà più difficile perché avrà a disposizione meno strumenti rispetto ai tuoi. Tu sei una ragazza giovane che ha energia, voglia di fare e la conoscenza ad un clic di distanza. Tu PUOI migliorare la tua condizione se lo vuoi davvero. In bocca al lupo! Paolo.

 

18 risposte a “3 euro lordi per un articolo di 600 parole: 7 regole d’oro per non cascarci

  1. L’ha ribloggato su La vespa e…e ha commentato:
    I 7 consigli utili per un freelance..

  2. Da esterno al mondo della scrittura on line, i 7 consigli di Paolo, valorizzati da Giovanna, mi sembrano straordinariamente centrati e utili.
    Un contributo formidabile alle ripetute discussioni su questi temi.

  3. “Di cosa ti piacerebbe scrivere? Cibo? Bellezza? Tecnologia? Finanza”. Mr Paolo conferma, se ce ne fosse bisogno, che il giornalista italiano medio crede di poter scrivere di tutto, magari copiando da wikipedia in inglese. Tecnologia? Stiamo parlanod di una buona meta`dello scibile umano, che va dai processori quantistici, ai motori elettrici, alle biotecnologie agricole. A meno che Paolo non si riferisca alle 4 sempliciottate in croce che l`italico giornalista scrive (sbagliando) quando esce un nuovo modello di Iphone. Con lo stesso sistema potrei iniziare a scrivere di semiotica domani. Basta un sito e un blog theme, vero?

  4. ma chi potrebbe contestare una storia così?
    Paolo ha citato puntualmente non una serie di raccomandazioni e strette di mani, ma un metodo trasparente: che dica pure il suo nome vero e completo, da parte mia avrà solo applausi e complimenti.
    Bravo! Finalmente uno capace, che ha meritato di emergere ed è anche stato così generoso da condividere la ricetta del suo successo.
    Finalmente una storia di successo concreta e riproducibile, spero, senza ali protettive o qualità personali mistiche insondabili (= raccomandazioni più o meno velate)

    Quello che gli posso contestare è l’enfasi sulla responsabilità personale (quando le cose vanno male ci possono essere situazioni in cui c’entra poco la colpa del singolo), ma capisco che per mettersi in gioco e puntare al successo è necessaria un’ottica che responsabilizzi e accentri il punto di vista nella persona.

    Ancora: bravo!

  5. L’ha ribloggato su Frasi Sinceree ha commentato:
    7 stimolanti suggerimenti per aspiranti free lance

  6. 200 euro a pezzo? Neanche Marco Travaglio li prende. mi sembra di capire che il ragazzo in questione non fa il giornalista, ma lavora nel marketing digitale, che è un altro mestiere, allora posso citare pure la storia dell’architetto che prende 1 milione di euro a progetto.

  7. Cioè i giornalisti mica scrivono per siti di lavoro, lo possono anche fare, ma non è necessario essere giornalisti per scrivere un pezzo sul “curriculum infallibile”

  8. Salve, scusate l’intromissione…intromissione perchè io faccio il pittore! .. prima di tutto dico alla persona che guadagna 3 euro lordi ad articolo di lottare non solo per continuare a scrivere, ma per migliorarsi nel suo lavoro, scrivere meglio e chiedere quindi più soldi.. se è la sua strada arriverà a fare ciò che vuole anche passando da queste tristi condizioni attuali… ma la cosa che mi preme dire è che tutto estremamente incasellato, schematico.. io non ho studiato comunicazione, marketing ecc. ma da quando leggo questo blog se è un blog ( sono ignorantissimo sulle nuove terminologie!) intravedo una quantità continua e pressante di schemi in tutti coloro i quali dicono di aver studiato comunicazione, dicono di fare comunicazione. Mi spiace moltissimo vedere, ma forse mi sbaglio, che la scuola invece che scardinare vecchi schemi ne instauri sempre dei nuovi, che anche se basati su nuove tecnologie a me sanno di vecchio, di coma… questo presunto eldorado del 3° millennio che dovrebbe essere ed esistere più o meno On Line sarà anche il futuro ma a me paiono vecchi tutti questi discorsi, tanto vecchi.. purtroppo..perchè io che ho 40 anni sono alla ricerca sempre di qualcosa che mi stupisca.. quando penso ai giovani penso alla ribellione e non agli schemi… però mi sono reso conto che alla fine la ribellione dura fino ai 12 anni o giù di lì.. riguardo alla sessantenne che dovrebbe far fatica a rinnovarsi, bè a volte ci farebbe bene giudicare le vite degli altri per non commettere gli stessi errori anche se non stiamo dietro ad una pressa o ad una macchina automatica .. allora riflettendoci visto che per riuscire a fare il pittore ho fatto anche l’operaio notturno per 4 anni . .. certo se la sessantenne ha fatto sempre l’operaia in maniera schematica, meccanica farà una fatica boia, ma se avesse origini contadine ( come hanno molti sessantenni italiani per fortuna), se per miracolo avesse vissuto quei suoi 60 anni non solo pensando e vivendo come “operaia” ma vivendo appieno da essere umano … bè 60 anni di vita, 60 anni di esperienze dovrebbero servigli a qualcosa! attenzione a questa nuova schematicità di giudizio perchè poi è anche in ciò che facciamo…convincerci di potere fare chissà quali miracoli. In realtà siete sulla strada anche voi della standardizzazione operaia, anche se scrivete sul web, fate comunicazione, marketing di prodotti altrui.. io credo che dopo il corso di Inglese e un master in chissà quale altra materia vi farebbero bene un paio di mesi ogni tanto a imparare a zappare, un piccolo orto nenache un campo intero, provare a tirar su un muro di mattoni… poi magari imparare a demolirlo.. demolire ciò che sappiamo è un buon modo per imparare a fuggire dagli schemi altrui, che molto spesso facciamo diventare i nostri… i giovani hanno bisogno di certezze continuamente.. ecco perchè sento spessissimo nelle parole di questa nuova generazione un enfasi nel difendere questi nuovi schemi, mi sembrano come indottrinati.. ma è normale, il sentirsi incerti, incompiuti li porta a questo sposalizio del nuovo, che visto da un quarantenne come me, fa molta dolcezza, ma non mi convince per nulla.. il nuovo, ciò che potrebbe essere un futuro migliore, anche solo individuale e non del mondo intero, forse passa attraverso non un decalogo più o meno accademico.. ma scappando dagli schemi, fuggendo il proprio ruolo di gallina (anche dalle uova d’oro!) in una gabbia.. che poi sia una gabbia fatta con la rete del web non cambia molto… la cosa veramente importante non è guadagnare 200 euro ad articolo, anche perchè quanti articoli a 200 euro scriverebbe al mese l’esempio vincente in questione? ci sono anche dei lavori più remunerativi, ad esempio fare il geometra ( io ho studiato da geometra pensa un po!) o il fornaio, anche le pompe funebri funzionano benino… ma si vuole invece in questo nuovo millennio fare i soldini credendosi di fare un lavoro creativo.. sennò che schifo fare il pane.. fare i mattoni come diceva Calzinaz in Amarcord… bisognerebbe sempre chiedersi molto umilmente perchè uno inizia a studiare comunicazione, perchè decide di scrivere, di fare del giornalismo.. poi appuntarselo sullo specchio del bagno dove ogni mattina ci si lava la bella faccia… ecco, la pulizia è molto importante.. quando ti guardi allo specchio scoprire che l’aspirazione dell’inizio ancora dopo anni è presente sul tuo sguardo, che ancora ti specchi e ti riconosci, poco importano i 3 euro o i 200 euro… tanto per citare il Dalai Lama e semplificandolo anche per me stesso.. “chi perde la salute per inseguire il denaro poi lo spende in medicine”…insomma se sei felice le medicine le fai prendere agli altri, anche se guadagnano molto più di te! questo però è solo una opinione di chi non ha mai studiato comunicazione, marketing e al web preferisce la vita reale, l’incontro umano, strette di mano anche sudaticcie, colloqui che a volte sanno di cattiva digestione, ma anche a volte, miracolosamente di fiori freschi e felicità sensibile, Vera. con tanto affetto spero che qualcuno di voi si ribelli a tutti questi nuovi schemi, e anche a quelli vecchi! buona fortuna agli uomini di carattere… e per chi prende 3 euro ad articolo dico di appuntarsi questo sul campanello fuori di casa “NELLA CASA DEL POETA NON ESISTE IL PIANTO”… anche in quella del giornalista o di vuole scrivere in generale… saluti Walter Materassi

  9. E, invece, giorni fa c’è chi ci ha raccontato com’è stata capace di vendersi -ignorando forse che c’è stato qualcun altro ben più capace di acquistare-, oggi c’è chi ci fornisce un metodo infallibile per tirare su il grano… c’è questa connessione fortissima fra lavoro e remunerazione che diviene il metro d’ogni cosa e il valore totalizzante, assoluto.
    Mi spiace che Giovanna Cosenza non riceva la lettera di Filippo (nome di fantasia) che ci racconta di un testo che ha scritto e del quale è entusiasta, indipendentemente dal valore di scambio.
    Dice il saggio: “farebbero bene un paio di mesi ogni tanto a imparare a zappare, un piccolo orto neanche un campo intero, provare a tirar su un muro di mattoni… poi magari imparare a demolirlo..” Grazie, Walter.

  10. “cercare modelli, non alibi”. Da mettere come sul wallpaper sul proprio pc🙂

  11. Poi arriva walter materassi segnalando che lui è un pittore ma che prima di essere artista è stato operaio. E poi racconta della sua visione non materialista lontana dal denaro e la verità che si cela dietro i lavori di fatica e pasolini e bla bla bla. Quindi scegliete voi, o walter materassi è un signorino un po’ limitato che immagina ogni lavoro di produzione di testi come un lavoro legato per forza alla creatività, o è un furbetto che sul web fa self marketing proponendo la solita idea romantica dell’artista ispirazione e dannazione, idea, questa sì, che appartiene ad uno schematismo vecchio di 200 anni.

  12. L’ha ribloggato su Depresso Gioiosoe ha commentato:
    LEGGETE

  13. Anche nell’editoria cartacea la paga è quella.
    O accetti o te ne vai.
    Io me ne sono andata, ma non ho più lavorato in quel settore.😦

  14. @manuel
    se da un lato ci sono i romanticismi del Walter pittore, dall’altra ci sono i falsi realismi. Ciò che trovo interessante della visione del pittore, oltre alla zappa mica male, è il non mettere in diretta relazione il valore del lavoro con il suo valore monetario. Se questa correlazione può e deve avere una sintesi collettiva, espressa dalla rivendicazione di un valore definito dai rapporti di forza fra domanda e offerta, ne ha sicuramente meno a livello individuale.
    Lo dico per esperienza diretta: i lavori migliori che ho fatto non sono stati certo quelli pagati meglio. Alcuni di quelli da cui ho ricevuto maggiori apprezzamenti e soddisfazioni, per diverse concause sono stati poco più che regalati, mentre diversi altri non valevano proprio tutto il denaro che ho ricevuto in cambio. Per questo sostengo che possono esserci altri metri oltre il denaro a contribuire alla formazione del valore e i giovani alle prime esperienze non di lavoro ma di mercificazione del loro talento dovrebbero chiedersi cosa intendono ottenere, tanto denaro o tante soddisfazioni.
    Entrambe le cose possono essere possibili ma, dato che c’è chi vende ma c’è anche chi acquista e quest’ultimo normalmente ha più potere, o ti rifugi nell’idea romantica dell’artista, oppure tiri giù le braghe senza alcun ritegno.

  15. @guydebord
    mi sembra che tu abbia selezionato solo un frammento tra le tante banalità regalateci dal sommo walter. Il sommo confonde l ‘ equo compenso con la bramosia di denaro, mi sembra chiaro che con 3 euro l’ora sia difficile vivere, e quindi il pauperista walter confonde il lavorare per arricchirsi con il lavorare per sostentarsi, mi chiedo come un adulto di40 anni possa non comprendere la ddifferenza, sarà forse perché per lui ogni lavoro legato alla scrittura non è un lavoro ma è in hobby creativo? Spero per lui che non sia così limitato.

  16. L’ha ribloggato su Penne in Pannee ha commentato:
    Questo post centra il punto in modo chiaro. Una lettura utile.

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