Morire d’ansia a vent’anni. Per scadenze, moduli, prenotazoni. Ma che vita è?

Ansia

Quand’ero studentessa, la burocrazia era già pesante. Eccome lo era. Andavi allo sportello, dove un tizio più o meno imbronciato ti spiegava che fare, e lo capivi al volo – ma già lo sapevi, l’avevi messo in conto – che non ti sarebbe bastata una mattina, nooo, ti ci sarebbero voluti diversi giorni fra uffici, documenti, timbri. Perciò cominciavi subito, magari in compagnia di un’amica per rendere più piacevole la fila allo sportello, magari alternando le visite agli uffici con una capatina al bar e in biblioteca. Alla fine raccoglievi un discreto malloppo e con quello tornavi allo sportello iniziale, dove un altro tizio imbronciato esaminava una a una le carte che avevi compilato, firmato, fatto timbrare, metteva altri timbri, ti faceva aggiungere altre firme e alla fine, se eri stata abbastanza meticolosa (e fortunata), ti consegnava un prezioso documento finale (la ricevuta! il certificato!), raccomandandoti di custodirlo gelosamente e di presentarlo nelle “sedi opportune”. Ricordo che da questi pellegrinaggi uscivo sollevata, addirittura contenta: mi sentivo in pace con me stessa e con il mondo. Per un po’ almeno, fino al prossimo certificato. Ma non ricordo di aver mai vissuto queste situazioni con ansia eccessiva. Riservavo l’ansia a prove per me più significative: gli esami, la prima uscita con un ragazzo che mi piaceva, il chiarimento con un’amica con cui avevo litigato. E se pensavo a eccessi d’ansia, mi veniva in mente il nonno che, prima di andare a dormire, controllava dieci volte se aveva chiuso la manopola del gas in cucina.

Assai più pesante è oggi la situazione: la burocrazia è stata in gran parte informatizzata, vale a dire è gestita sempre meno da persone e sempre più da sistemi informatici cui si accede online. E questo è un bene, ovviamente. Ma l’informatica non ha affatto diminuito né semplificato la burocrazia, anzi: l’ha incasinata, incattivita, ha moltiplicato, sovrapposto e reso incompatibili le scadenze, ha prodotto banche dati che non si parlano fra loro, ci ha convinti tutti che “scrivere una mail è meglio”, per poi farci scoprire che le mail sono sempre insufficienti, lacunose, incomprensibili e allora devi scriverne un’altra, un’altra e un’altra ancora, finché l’addetto ti risponde in malo modo o non risponde più.

Risultato? Decine, centinaia, migliaia di ventenni ossessivamente presi, tutti i santi giorni della loro vita, da preoccupazioni burocratiche, sempre in ansia per scadenze, moduli da compilare, prenotazioni, immediatamente angosciati se il loro nome non compare all’istante nella lista in cui l’avevano inserito (magari bastava fare refresh), completamente in tilt se una prof non risponde in pochi minuti alla mail con cui le chiedevano questa o quest’altra informazione. Ansia, paura, angoscia, ossessione. Come il nonno che controlla la manopola del gas.

Valentina (nome di fantasia) manda una mail alla prof Sempronia perché vuole iscriversi all’esame X, ma ha scoperto troppo tardi che le iscrizioni erano già scadute (la scadenza!) e allora chiede alla prof un’eccezione, la prego prof, la supplico con tutta me stessa. La prof Sempronia non risponde subito perché per qualche ora ha altro da fare (è una persona normale, no?), e allora Valentina scrive anche a me come coordinatrice del corso di laurea, e mi scrive che è disperata, mi supplica di intercedere per lei, giura di non aver fatto nulla di male e allude pure al fatto che forse la prof Sempronia è un poco stronza, se non capisce che lei quell’esame lo deve fare per forza in questa sessione, perché altrimenti poi non riesce a presentare la domanda di laurea entro la scadenza (la scadenza!), e le tocca pagare un anno di tasse in più. Tutto giusto, tutto sacrosanto, e tutto risolto entro… un’ora e mezza, quando la prof Sempronia, che non è affatto una stronza ma una persona normale, riemerge dalla sua vita normale appunto (era a fare la spesa) e rassicura Valentina. Ma nel frattempo la ragazza è stata malissimo, si è disperata. Inutilmente.

Claudio (nome di fantasia) sta per partire per l’Erasmus e, di fronte ai vari moduli e alle tante cose da fare, va in tilt. Lo capisco, la burocrazia è asfissiante. Però Claudio diventa ancora più asfissiante: scrive la stessa mail a me come responsabile dello scambio, alla segreteria studenti, alla tutor del corso di laurea, all’ufficio Erasmus. Si fa venire dubbi per ogni minimo passaggio (ma il dubbio complessivo è che stia talmente male da non essere più in grado di intendere e volere) e, per ogni minimo passaggio, scrive la stessa mail (ancora!) a me come responsabile dello scambio, alla segreteria studenti, alla tutor del corso di laurea, all’ufficio Erasmus. Gli spiego (gentilmente!) che deve cercare di distinguere i ruoli, che non può esasperarci tutti/e: a me si deve rivolgere per i contenuti, alla tutor per un aiuto pratico, agli uffici amministrativi per i cavilli burocratici. Gli spiego che magari farebbe bene ad andare di persona all’ufficio Erasmus, che lì trova di sicuro una signora sorridente e gentile (ci sono davvero!) che lo tranquillizza. Gli ripeto che può stare tranquillo, che tutti da sempre partono per l’Erasmus e tutti tornano felici. Niente da fare. Due, tre, cinque mail identiche a tutti, su ogni infinitesimale passaggio. Ossessivo. Disperato.

Dopo ogni esame Paolo, Claudia, Francesco (nomi di fantasia) e almeno altri dieci studenti mi mandano ciascuno due, tre, quattro, cinque mail identiche (cinque!) per ripetermi che desiderano verbalizzare il voto dell’esame Z. Si noti che, dopo aver pubblicato i voti dell’esame Z, di solito mando a tutti gli studenti e le studentesse che hanno sostenuto l’esame Z una mail in cui spiego (chiaramente, mi sembra) che verbalizzerò il voto di tutti/e «tranne» nei casi in cui qualcuno mi mandi una mail «per rifiutare il voto e chiedere di rifare l’esame». Si noti che, ben conoscendo l’ansia media degli studenti, di solito scrivo un messaggio ridondante, del tipo: ti prego di scrivermi in privato se e solo se intendi rifiutare il voto, cioè non c’è bisogno che mi scrivi per confermarmi che lo accetti, in caso di tuo silenzio procederò io, automaticamente, a verbalizzarlo. Niente da fare. Dopo ogni esame Paolo, Claudia, Francesco e almeno altri dieci studenti mi mandano puntualmente due, tre, quattro, cinque mail identiche (cinque!) per ripetermi che desiderano verbalizzare il voto dell’esame Z. Come il nonno che controlla la manopola del gas.

Il governo promette di semplificare la burocrazia e di informatizzarla (ammesso che aiuti a semplificarla) ulteriormente. Bene, bravi, bis. Fatelo in fretta però. Fatelo subito, all’istante. Perché se questi ragazzi sono così ansiosi, pressanti, a volte disperati, già a vent’anni, come saranno a trenta, quaranta, cinquanta? Quante volte controlleranno la manopola del gas quando saranno nonni?

17 risposte a “Morire d’ansia a vent’anni. Per scadenze, moduli, prenotazoni. Ma che vita è?

  1. Buongiorno, anche io sono passata da bandi Erasmus, tirocini, esami e ho avuto anche io le mie belle ore di ansia, ma dopo le prime volte che scrivevo e-mail a fiumi in cui avevo paura (per l’ansia? Probabile…) di non essere stata chiara, che la risposta non fosse esattamente adeguata, di non essermi rivolta alla persona giusta… Ho deciso di darci un taglio. L’informatica e la posta elettronica sono strumenti fantastici, meravigliosi, ma non possono sostituire a pieno un colloqui faccia a faccia, qui ed ora! Io ora se ho delle questioni che possono darmi problemi e ansia (non solo a me ma anche al mio interlocutore che ovviamente inondato di email si innervosirà) vado direttamente a parlare con la persona interessata. So che sembra molto più scomodo, una email è molto semplice da mandare, ma ci si guadagna in salute!

  2. Vogliamo parlare delle scadenze per le borse di studio? Una gogna, decine e decine di moduli controllati da chissàchi. L’unico feedback è la raccomandata che arriva – presagio di morte – la apri e recita: “la borsa di studio è stata revocata – microinfarto – perché il documento consegnato sticazzi non è idoneo – rabbia, disperazione – si prega di inviare entro cinque giorni il documento sticazzidue, ultima possibilità e chediotelamandibuona”. Mandi il documento sticazzi (che continui a non capire a cosa ca**o serva) e preghi. Mai che ti dicano che va bene, ti cercano solo per sgozzarti. Call center occupati/staccati.
    Dopo un paio di raccomandate hai il terrore della postina.

  3. La burocrazia è asfissiante e piena di incomprensibili e labirintiche vie, ma una cosa è certa: il disturbo più diffuso tra i ragazzi che hanno tra i 20 ed i 35 anni è l’ansia. (Lo dico da miracolato: il mio motto è “perché tutti si preoccupano del fatto che io non mi preoccupo?”)

    Sono ansiosi, paurosi, insicuri, e questo ha soltanto una causa: genitori iper-protettivi, onnipresenti, mamme chioccia e padri paranoici.

    Cosa servirebbe all’Italia per il futuro dell’Italia? Scambi obbligatori di 1 anno con famiglie europee, un anno all’estero, ma non a Londra in un college pieno di italiani, ma in un paese di massimo 60’000 abitanti, SOLO, per un anno.

    Contaminazione positiva, problem solving, sicurezza in stessi, tutto questo solo grazie ad un anno in un posto diverso, lontano dalle premure di mammà e dallo sguardo di sicurezza di Papà.

  4. Premesso che non amo le eccessive generalizzazioni, penso che a volte siano le famiglie a essere ossessive, a porre mille domande, a intromettersi su ogni minima questione riguardante gli studi e a trasmettere così ansia e insicurezze ai figli. E non sempre questo atteggiamento è dovuto a volontà di protezione nei loro confronti; a volte è causato da semplice sfiducia oppure dall’egoistico desiderio di tenere i figli legati a sé, negando loro indipendenza sul piano psicologico.

  5. @balduse

    “” non a Londra in un college pieno di italiani, ma in un paese di massimo 60’000 abitanti, SOLO, per un anno.”””

    ..molti italiani/e, non ce la farebbero:una mia amica dopo un anno di al freddo poco fuori edimburgo non vedeva l’ora di tornare

  6. @balduse Secondo me incolpare le famiglie di ogni cosa è esagerato: io l’ansia me la provoco da sola e solitamente sono i miei parenti che cercano di farmi stare tranquilla. E dire che l’unica ricetta per “far guarire” noi ansiosi è mandarci fuori dall’Italia è un’affermazione talmente campata per aria che onestamente mi fa quasi ridere.

  7. Dunque…
    Condivido parecchi precedenti ma non scendo nel merito, porto solo la mia esperienza di insegnante al Liceo.
    Direi che la parola ANSIA è la parola che aleggia costantemente nell’aria.
    Attacchi di panico sono ordinaria amministrazione e nell’ultimo periodo dell’anno ho contato l’ambulanza tre volte alla settimana.

  8. Quanto mi riscontro in queste righe! Per iniziare il mio (sottopagato) tirocinio post laurea ho dovuto girare mille uffici, compilare fogli, fare fax e fotocopie è beccarmi uno sciopero di una settimana il giorno del mio compleanno. L’importante, a mio parere, è prenderla con un poco di fatalismo e tanta ironia😉

  9. La comunicazione via internet ci ha anche abituati all’estrema velocità, almeno in tanti casi, e così a volte ci si aspetta che ogni cosa intrapresa per questa via debba essere svolta in pochissimo tempo, dalla mail inviata al prof., per la quale si attendono risposte rapidissime, ad altre procedure. In un certo senso, si diventa schiavi dell’idea di velocità e anche della pretesa di fare e ottenere una marea di cose in un giorno soltanto. Da qui, forse, altre ansie e frustrazioni, che si sommano a quelle causate dalle tante, troppe pressioni sociali.

  10. L’ha ribloggato su ilblogdive ha commentato:
    Tutto dettato dalla frenesia incessante dei tristi tempi moderni.

  11. ma..stiamo impazzendo? l’ansia per gli esami tutte e tutti l’abbiamo avuta (c’è gente adulta che negli incubi peggiori sogna che “deve fare la maturità!) per quanto riguarda la parola “ansia ” è veramente inflazionata, oggi soprattutto fra le ragazze..è vero , ci stiamo abituando a procedure rapidissime ,è vero, i genitori vorrebbero tenerci legati (in qualche modo) ma è anche vero che l’ indipendenza sul piano psicologico, va cercata e acquisita come diritto di persona e.. le pressioni sociali ci sono state in un passato recente anche molto maggiori….

  12. Io credo che ci siano sempre stati giovani ansiosi ma un tempo non essendoci internet non avevano la possibilità di esprimere appieno il loro stato d’animo come ora.

  13. La burocrazia è un problema enorme in tutti i settori, ma non per questo è obbligatoriamente causa di ansia, anche acuta fino agli attacchi di panico (a proposito siamo certi che Fabio P. sappia di cosa si tratta, spesso si confondono con stati d’ansia più o meno acuta, quelli “veri” sono fortunatamente rari). L’ansia ha cause multifattoriali, ne soffrono di più le persone con bassa autostima, con basi di mania di persecuzione, vittimismo, nevrosi da prestazione, ed anche per ragioni legate allo stile di vita, alimentazione (quanti caffè, coca cola e sostanze nervine si assumono i un giorno, ma anche la sedentarietà, poi ci sono vari disturbi metabolici come il funzionamento della tiroide o la produzione-captazione della serotonina, ecc. ecc.. Credo che si debba riflettere sul perché, fin dal tentativo di Bassanini a fine anni ottanta, non si sia ancora riusciti a semplificare tutto ed eliminare la burocrazia asfissiante. Pochi conoscono, anche perché i media non ne parlano, che molti tentativi sono impediti dalla certezza che semplificare significhi perdere posti di lavoro, caricare l’INPS di prepensionati, quindi SOLDI. Semplificare fa rima con automatizzare, informatizzare, “macchine” che fanno più velocemente il lavoro a costi molto inferiori della manodopera. Cittadini che interagiscono da soli con sistemi informatici online eliminano sportelli con gli impiegati. Persino Berlusconi con il Ministro Scalia (ex AD IBM) ha tentato d’informatizzare alcuni ministeri ottenendo pochissimi risultati, nonostante vi fosse l’interesse dell’industria. Gli italiani vogliono battere la burocrazia, ma non sono disponibili a fare ciò che è necessario, governi, politici e sindacati non hanno il coraggio d’iniziare il percorso, che a lungo termine porterebbe risparmi nella spesa pubblica, poi anche occupazione nei servizi dove l’uomo è insostituibile. Giovanna, come Coordinatrice del corso di laurea (fino a qualche anno fa si chiamavano Preside) può sicuramente spiegarci perché l’iscrizione all’esame non si possa fare per via telematica su specifici moduli che richiedano il tipo si sicurezza che offre per esempio la posta certificata o il pagamento con le carte di credito, potrebbe anche spiegarci l’utilità di certi “impiegati” o addirittura reparti degli atenei. I ragazzi italiani che studiano a Londra in qualsiasi università, non compilano moduli, solo il primo hanno nella segreteria dell’ateneo mettono qualche firma, e questo è sufficiente anche per ottenere lo student loan, poi non fanno più nulla; “trattano” le varie cose solo online. Gli anni successivi debbono solo confermare la prosecuzione nella facoltà o in una differente e il tutto si sposta automaticamente compreso i finanziamenti che vengono dati alla nuova facoltà, alla quale la vecchia ha trasferito lo studente. Se facessimo così quanto potrebbe risparmiare una Università come quella di Bologna? Altro che ansia.

  14. @ Davide Calzolari è proprio per quello che ce ne sarebbe bisogno.

  15. @Giada Rebeschi : L’ansia è di molti tipi e di diverse intensità, lungi da me considerare chiunque si faccia prendere un po’ dalla preoccupazione un ansioso che necessita l’aiuto di uno psicologo, quindi ovviamente si sta generalizzando un po’.

    Se consideriamo però un’ansia patologica, che rende ossessivi, che impedisce di affrontare le piccole grandi sfide della vita in modo sereno. Allora stai pur sicura che la gran parte della causa si può trovare nel passato della persona, solitamente nel rapporto con la madre ed il padre in età infantile e giovanile.

    Non so come la pensi tu, ma la personalità ed il profilo psicologico di una persona è in gran parte la conseguenza delle relazioni e delle esperienze vissute nell’età giovanile, non centra molto il DNA, e neanche l’oroscopo (è una battuta spero non te la sia presa).

    Il discorso che faccio su un’esperienza obbligatoria di scambio con un altro paese europeo non è un semplice: “all’estero sono meglio di noi e bla bla bla” è una semplicissima proposta basata sul fatto che io sia piuttosto convinto che molti dei problemi dell’Italia siano dovuti al suo atavico provincialismo (“Il familismo amorale” di Banfield) e che lo scambio per un anno intero catapulti la persona in un ambiente diverso, in cui sia costretta a cavarsela da sola, potrebbe molto aiutare l’intera nazione sia nell’integrazione Europea della nostra società, sia nella capacità di contare un po’ più su se stessi.

    Anche perché dei genitori iper-protettivi inducono 2 pensieri cardine nel figlio: Il mondo è un posto pericolosissimo e tu non sei così forte da cavartela da solo.

    Vedi, un ansioso è una persona che si auto-terrorizza pensando alle conseguenze nefaste sulla sua esistenza nel caso qualcosa andasse per il verso sbagliato. Concedimi una metafora: è una persona che in 50 cm d’acqua non riesce a pensare a nient’altro che ad un annegamento e perciò si dimena e si agita come se stesse già annegando.

    Un esperienza di questo tipo lo aiuterebbe a rendersi conto che la paura è molto più tremenda della situazione che si verrebbe a creare nell’eventualità che qualcosa vada male. Sarebbe un esercizio che migliorerebbe la consapevolezza di se stessi e che aiuterebbe un’intera generazione.
    (con le dovute eccezioni e le dovute particolarità che ogni generazione si porta dietro è ovvio.)

    Questo non sarebbe ancora più formativo del già molto formativo progetto Erasmus?

    Un Saluto.

  16. Non credo che la Società Mondiale di Psichiatria metta tra le prime 10 cause d’ansia la burocrazia. La burocrazia nella scuola (non solo quella amministrativa) danneggia l’attività didattica, peggiora l’apprendimento, modifica la missione degli insegnanti che si debbono occupare di pratiche inutili togliendo tempo prezioso all’insegnamento. La burocrazia aumenta i costi e diminuisce l’efficienza. Gli studenti possono combattere l’ansia cambiando atteggiamento o con i farmaci, per combattere la burocrazia si deve cambiare l’università. Campa cavallo.

  17. non sono andato all’università, quindi chiedo per tutti quelli come me: ma non esiste un momento di “accoglienza” in cui tutti gli studenti vengono (magari non tutti assieme, ma l’importante è che qualcosa o qualcuno si accerti di essersi preso cura di ogni-singola-persona) appunto “accolti” dall’università o da una persona in carne ed ossa (dio ce ne scampi, vecchiume, lentezza, burocrazia und spreko!) o magari da un foglietto, un libriccino, una mail, una lettera … che spiega appunto tutti questi aspetti… e che richieda – burocrazia vera, questa che suggerisco – una CONFERMA alla quale sia impossibile rispondere se non hai letto quelle fottute istruzioni? Ma che siano accoglienti, inequivocabili, chiare, AGGIORNATE e che le cose che ci sono scritte NON cambino senza che ogni persona ne sia *personalmente* ed attivamente informata? Attivamente nel senso che la persona che non lo sa riceve un “tic tic” sulla spalla e qualcosa o qualcuno glielo dice.

    Basta un sms.
    Basta una mail.
    Basta farsi sentire presenti.
    E basta spiegare.

    Quando vai in Svezia, lo Stato ti avverte chiaramente che “sei a casa nostra, sei straniero, o straniero, renditene conto. Ma le nostre regole sono le seguenti: ” e via a dirti queste cose che sono ANCHE usi e costumi. Fermo e severo, ma corretto e gentile: ti DICONO le cose.

    Agli stranieri che vengono qui… du iu spighinglais se va tutto bene.

    Ed è il minimo: l’attenzione ad una massa di pubblico è raramente gestita a dovere, secondo me.

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