Essere una piccola iena. A vent’anni. Di già

Iena

«Ma come fai ad avere tanti studenti bravi, intelligenti, svegli? – a volte mi chiedono amici e colleghi – io vedo giovani svogliati, incapaci…».
«Eh già, – rispondo io – non ci sono più i giovani di una volta. Non ci sono più le mezze stagioni, si stava meglio quando si stava peggio…». E il discorso di solito cade lì. In realtà di giovani orribili ne incontro anch’io, eccome. Solo che preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno. Ultimamente, però, mi sono stancata della retorica sui «poveri giovani buoni, vittime innocenti di un’Italia che non li merita, li lascia senza lavoro e li costringe a emigrare». Allora ho deciso di raccontare qualcosa sulle piccole iene che incontro. Così, tanto per far capire che, se un domani le piccole iene occupassero posti di potere, non migliorerebbero la situazione. Attenzione a bloccarli sul nascere, dunque.

C’è il ragazzo che entra nel mio studio con un gran sorriso (fintissimo), mi stringe la mano (troppo! gli hanno già spiegato che è segno di… ehm “assertività”) ed esclama: «Salve prof! La vedo in forma!» (tutto esclamativo). Dopo di che, si accomoda e prende a elogiare «l’ultimo articolo che ha scritto sul suo blog. Geniale, prof!». E via andare. Io nel frattempo premo il pulsante «espelli idioti» e, nel giro di un minuto, sono una donna libera.

C’è la giovane che entra in studio masticando chewing-gum in modo vistoso. Indossa una mise che è studiata per sembrare “alternativa” e “povera”, ma in realtà è tutta firmata e costosa: minigonna su calze strappate al punto giusto, strati di canotte e maglie colorate, cappellaccio calato sui dreadlocks, e… uno skateboard (giuro!) sotto il braccio. «Salve prof – gnic gnic con la bocca – volevo chiederle una tesi su… – gnic gnic – sulla condizione… sì, la condizione della donna in pubblicità, perché mi hanno detto che se ne occupa molto.» (???) Prendo fiato, sorrido, schiaccio il pulsante «espelli». Via.

C’è lo studente che frequenta assiduamente tutte – tuttissime! – le lezioni. Sempre in prima fila. Sempre a fare domande: prima, durante e dopo. Pure nell’intervallo. Un po’ asfissiante, lo ammetto, ma che devo fare? apprezzo l’impegno. Fra l’altro, molte di quelle domande sono… un po’ sciocchine, diciamo, ma gli studenti non vanno scoraggiati e dunque correggo, redarguisco ma sopporto. Da altre domande, poi, sembrerebbe che abbia colto, e allora che bello, forse sta imparando. E m’incoraggio da sola. In aula, fra l’altro, il tampinatore aiuta a scogliere il ghiaccio: dopo di lui tutti chiedono, intervengono, propongono (se ce la fa uno così… pensano). E le lezioni si fanno più animate, vive, belle. Per cui alla fine del corso gli sono pure grata, accidenti. Anche se appesantita. Detto questo, un bel giorno scopro che il ragazzotto in realtà voleva solo passare l’esame così, senza studiare. Giusto perché “si è fatto vedere in aula”. Alla faccia. Bocciato una volta, bocciato due, bocciato tre, quattro. Alla fine prende un 18 risicato, ma non gli basta, e ha la faccia tosta di presentarsi all’orale per «alzare il voto». Alla prima domanda cade, alla seconda precipita, alla terza schiaccio il pulsante «espelli». Stramazzato.

C’è infine la ragazza cinese che ha difficoltà serissime con la lingua italiana, come ce l’hanno molti studenti cinesi. Però questa ci marcia: guarda tutti con la faccia imbambolata, sorride e sembra sempre che non capisca nulla, ma poi da altri indizi capisci che capisce, e sta facendo solo la furba. Bocciata una volta, bocciata due, bocciata, tre, quattro. Alla fine mi arriva questa mail, giuro (cancello solo ciò che possa farla identificare):

Ciao,ti ricordi di me? sono ragazza cinese che non passa esame. Sei diventata piu bella.^_^ Grazie per la tua guida attenta,io tornare a Cina dopo pochi giorni. Voglio anche avere una felice estate,  spero che mi puoi dare il voto 18 per passare la esame, anche per continuare il mio permesso di soggiorno e posso continuare la scuola. per favore.  il mio matricola : 00000000. tu sai ,per studente stranieri, ci sono molti difficile a lingua italiano. e ho entrato esame quattro volte solo vorrei avere il voto 18 per continuare il mio permesso di soggiorno​.

Tempo di Natale di quest’anno nel mese di Dicembre,quando non c´e lezioni. noi possiamo avere il viaggio a Finlandia, tutti spese pago io. Noi insieme possiamo vedere la bella aurora boreale, andare al Villaggio di Babbo Natale e vedere Babbo Natale e Slittino. Credo che questa è una meravigliosa esperienza. Con il tempo Dicembre ti manderò e-mail, quando tu hai tempo libero, possiamo andare a Finlandia. credo che vi piacerà questa viaggio. Io faro’ quello che ho detto​. Sei così giovane (per forse tu sei 25anni ?) e così bella e intelligente un insegnante come lei(chi e´anche bellisima e intelligente) e’ pocchissimo. Ti ammiro​ molto. Ti offro tutto quello che vuoi , penso che possiamo diventare buoni amici.

Rispondo alla ragazza di non inviare mai più una lettera del genere né a me né a nessun altro prof, perché la denuncio per tentata corruzione di pubblico ufficiale. E via. Che se ne torni al suo paese. Sulla mia porta in università – gli studenti lo sanno – c’è da anni un cartello con scritto: «Vietato l’ingresso alle piccole iene», che continua citando la canzone degli Afterhours «Ballata per la mia piccola iena» (2005): «Nel tuo piccolo mondo fra piccole iene/ anche il sole sorge solo se conviene./ Fra piccole iene, solo se conviene,/ mia piccola iena, solo se conviene».

42 risposte a “Essere una piccola iena. A vent’anni. Di già

  1. “andare al Villaggio di Babbo Natale e vedere Babbo Natale e Slittino” è un capolavoro. Voglio scriverci una canzone, altroché Piccole iene.

  2. Tutto molto giusto, per carità.
    Mi sfugge solo cosa ci sia di male nelle “mise alternative ma curate, tutte firmate e costose”. E allora? Lei ha descritto una ragazza con un pessimo modo di porsi e un’educazione discutibile, d’accordo, ma porre l’accento per prima cosa sul suo abbigliamento a cosa serve? A suggerire forse che se una spende soldi e tempo per vestirsi sotto sotto non può che essere scema?

  3. No Valentina, quella ragazza era eccessivamente finta, volevo sottolineare solo questo. Il finto alternativo povero. Ora correggo qualche parola. Se le ha dato fastidio, c’è qualche sfumatura sbagliata. Aggiusto il tiro. Grazie!

  4. piu che piccole iene i ritratti sopra,direi si riferiscano a grossi/e ingenui/e!

  5. bella carrellata di ordinari opportunismo e superficialità. A fronte d questi casi che riconosco, ci sono teste e cuori autentici che danno speranza al mondo. Grazie e ciao

  6. Affascinailtuocuore, lo so bene. Su questo blog do spazio soprattutto ai giovani che danno speranza al mondo. Può fare una ricerca nella categoria Stage e lavoro, nel menù a destra.😉

  7. L’ha ribloggato su La vespa e…e ha commentato:
    La descrizione perfetta della maggior parte dei giovani d’oggi.. Iene oggi, iene domani.. Ecco perché io preferisco essere una vespa..

  8. Iene, intelligenti o scemi, con animo buono o cattivo, volenterosi o fannulloni, furbi o ingenui, in ogni caso sono figli nostri e nostra è la responsabilità di come sono “venuti fuori”. Ogni generazione giudica la propria migliore di quella che si affaccia alla vita, mio nonno diceva che i giovani non hanno voglia di lavorare (io tra questi) e mio padre gli dava ragione. Per cercare di “aiutare” gli adolescenti e i ventenni di oggi, chi ha 50 o più anni dovrebbe guardarsi allo specchio e riflettere sugli “errori” che ha commesso, e che hanno certamente influenzato la generazione di giovani che abbiamo davanti agli occhi. Fatta la riflessione e capito cosa sarebbe stato meglio fare, dovremmo impegnarci per rimediare. Ricordiamoci inoltre che saranno i ventenni di oggi a gestire la società dove noi vivremo da anziani. Ovviamente la cinese è figlia dei cinesi.

  9. Mi sembrano tipologie umane abbastanza diverse tra loro. Certo non definirei una iena la masticatrice di chewing-gum. Un elemento che direi li accomuna tutti e quattro direi che sia una scarsa ricchezza di neuroni.

  10. Stre-pi-to-so articolo! nel laboratorio dove insegno (RSM) mi sono munito anche io di simbolici moniti per chi entra: da uno scarto di legno casualmente a forma di lapide ho scritto “Qui giace Pazienza” con una croce ed un finto testo in memoria. Gli studenti sanno che sono disponibile ma credo che, da qualche parte, tengano anche a mente la lapide. E speriamo di non doverne scrivere altre.

  11. Ci lamentiamo tanto della furberia e della spregiudicatezza degli italiani ma il primo è solo un adulatore da corso di vendite, il secondo uno che almeno s’è dato un po’ da fare e ha deciso a torto di ostentarlo, la terza una fighetta fintocomu senza colpe specifiche. La vera iena è la cinese, non gli “autoctoni”. I cinesi non imitano (i difetti e i pregi): emulano. E ci mangiano i tagliolini in testa

  12. beh m cina e italia son cambiate molti ngli ultimi 40 anni,e han seri problemi con la democrazia

    in italia si parla molto del mondo anglosassone,che poi è l’esempio sostanzialmente migliore (d’accordo apparentemente c’è poca “joix de viverre”,colà)ma c’è un problema: un sacco di rugiadosità e leziosità italiane,da quelle part,nel nord europa,non ci sono…

  13. Entrare nello studio di un prof senza avere mai frequentato una sola lezione, spiegare quale programma si è studiato e a quale corso di laurea si è iscritti; aspettarsi qualsiasi domanda e riuscire a rispondere solo perché lo studio ce lo permette, sono le migliori esperienze che hanno scandito la mia carriera accademica. In quei momenti nasce un rapporto basato sulla conoscenza e sui fatti, dottrine e personaggi che hanno destato il nostro interesse. Alla fine dell’esame, qualsiasi fosse stato il voto, tra il prof e lo studente c’è una confidenza speciale, effimera e impalpabile, forse nemmeno percepita da entrambi, ma concreta, nata grazie al rapporto intellettuale, al sostrato comune di idee che per pochissimo tempo, nella cornice ora spoglia, ora ricca, vissuta o temporanea di uno studio universitario, ha creato qualcosa di più di un mero accertamento burocratico sulla preparazione di uno studente. In quel momento non conta l’amato o odiato pezzo di carta.
    Mi dispiace non aver fatto un esame con lei perché capisco che avrebbe sicuramente capito la differenza tra chi cerca di passare l’esame e chi cerca di imparare qualcosa. E quei momenti sospesi in cui due intelletti si incontrano e mettono qualcosa in comune per poco tempo, pur nella diversità dei loro ruoli, assurgono a condizione essenziale per l’essere umano: la trasmissione del sapere e la crescita intellettuale.

  14. La lettera della ragazza cinese è stupenda. A parte l’immagine assolutamente esilarante della prof in viaggio con la studentessa sulle renne di Babbo Natale, ma soprattutto che faccia tosta!!

  15. Fantastico! Urlato dal ridere ad ogni “Espelli”.
    Non so se mi ha fatto stramazzare più il perfettino produci-domande
    o la ragazza cinese bugiarda ma fantasiosa. E immagino la varietà di incontri sia pure
    più abbondante.
    Una cosa mi ha fatto tremare: a che categoria sarei appartenuta io?
    Timida, con slanci di confidenza, molte idee ma un po’ confuse,
    interessata sempre ad almeno quattro argomenti in contemporanea.
    Non iena certo, ma chissà se avrebbe premuto il pulsante anche per me.
    Certo, l’università è una cosa seria e il colloquio con un prof per me è
    sempre stato un momento sacro, anche se era per un saluto post corso,
    quindi massima serietà e onestà.
    Grazie per lo spaccato😉

  16. …mamma mia che paura, faccio bene a non andare quasi mai a ricevimento dai prof, chissà cosa scriverebbero di me se avessero un blog…!

  17. Prof, questo post mi ricorda qualche selezione del personale, quelli che a 23 anni sono stati Manager di questo e quello, gli chiedi cosa facessero… gratti un po’, e capisci che facevano fotocopie o poco più, oppure quelli che sono stati responsabili amministrativi.. una volta a settimana nella ditta di papà (ma perché non ci sono rimasti poi con papà?), per non dire quelli che arrivano con 4 master e 3 dottorati, ma un congiuntivo manco se preghi.. Ma ci sono ragazzi un po’ imbranati ma carini… mi è capitato una volta uno stagista: il primo giorno vado alla sua scrivania all’ora di pranzo per portarlo a mangiare.. e lui si alza e prende il portafogli e.. il blocco per gli appunti e la penna.. Ragazzo andiamo a sfamarci… non in riunione, e molla pure il resto che offro io..

  18. La prof ha assolutamente ragione. Basta laureati (specie quelle umanisti) che evitano gli esami più difficili, che voglio la laurea senza studiare e con scorciatoie. Se oggi la laurea nn vale più un cavolo è perché se ne sono regalate troppe (sopratutto a chi, laureato in lettere, non sapeva collocare l’umanesimo a livello temporale).

    Io in questo caso parlo delle lauree umanistiche perché dove frequentavo io succedevano cose simili.

  19. certo che fare critica e combattere gli stereotipi e usare proprio questi per farsi capire..boh!
    “vietato l’ingresso alle piccole iene” sulla porta in università, sembra una mancanza di altre parole per dire..per spiegare.., iena (nome al femminile e negativo..) mi sembra di aver letto che le iene sono intelligentissime (soprattutto le femmine con una grande organizzazione di gruppo per noi inimmaginabile) forse sbaglio?

  20. Cara Giovanna, di piccole iene ne conosco anche io tra i miei studenti americani.. Proprio vero che certi atteggiamenti sono global!

  21. Ohi ohi! la cosa più interessante sono i commenti… sono pochi quelli sinceramente divertiti, quelli che non ne fanno uno specchio di questo post, quelli che non lo prendono tanto sul serio da sentirsi colpiti e affondati (anzi, espulsi!).
    Però una cosa me la devi dire: come si fa a costruirsi un pulsante “espelli”? Ne avrei un bisogno assoluto…😀

  22. Emanuele Gabardi

    Una nota a margine del discorso: ma come e perché la studentessa cinese si è fatta una strana idea degli italiani? Un altro lascito dell’ometto di Arcore?

  23. Anche io vorrei tanto tanto che venisse divulgato il metodo di costruzione del tasto espelli! Anche io paga viaggio in Finlandia😀

  24. “Giuseppe entrò dopo un quarto d’ora di attesa davanti allo studio del suo professore, con un sorriso che sembrava quasi semplice, benigno addirittura.
    Da mesi frequentava le sue lezioni e da mesi, da quel primo giorno in cui il professore durante la sua presentazione con il suo famoso rito di iniziazione per gli studenti, sempre quello da venti anni, l’aveva sbeffeggiato anche senza accorgersene facendolo sentire un inetto, uno di quelli che vorrebbero arrivare sempre e comunque alla meta, a qualsiasi meta anche senza averne le capacità, Giuseppe cominciò a provare un odio feroce nei confronti di quel professore tanto ammirato da tutti, dai colleghi, dai novizi, dagli ex studenti. E più ne parlavano bene più in lui saliva incomprensibile un odio profondo, acido.
    Giuseppe faceva la raccolta degli articoli che il professore scriveva su diverse riviste, diversi quotidiani. Le testate giornalistiche se lo litigavano, lo interpellavano per catechizzare, per approfondire, per spiegare. Se li era attaccati tutti sulla parete della sua camera, sopra ad una scrivania piena zeppa di libri, libri con copertine scure, scarabocchiate, mangiate, libri ammassati come grattacieli di odio, di rancore.
    Quando varcò la soglia dello studio e il professore fece per farlo entrare girandosi su di se per riprendere la posizione nella sua cattedra privata anch’essa piena di libri come grattacieli di sapere, di conoscenza, di lungimiranza, Giuseppe prese fuori dalla tasca interna del suo cappotto un coltello e senza pensare che era quasi estate, che poco prima aveva offerta la colazione ad un amico, senza pensare al padre ingegnere che gli offriva cosi generosamente la sua vita da studente, gli ficco quel coltello tra le costole. All’ultimo dei 12 fendenti provo addirittura di scuoiarlo vivo, ma non vi riusci.
    Quando cadde a terra tremante, ricoperto di sangue, Giuseppe lo guardo dipingere sul pavimento grigio ombre brune di sangue con le braccia, lo guardo e ripensò a quel giorno in cui all’ultimo esame il professore lo fece cadere sulle sue incapacità, lo boccio con una tale leggerezza e benevolenza che a lui parve del tutto piena di odio. Cosi troppa benevolenza lui non se la spiegava. Guardò il professore agonizzare nel suo quadro orizzontale, crocifisso ai piedi della sua cattedra, lo guardo e non provo pietà, dolore, rabbia e neppure più odio. Gli sorrise e aperta la finestra dello studio, salì sulla sedia del professore e messo il primo piede sinistro sul bancale si girò e disse “espelli”. Si lanciò di sotto come un missile al contrario conficcandosi 4 piani più sotto nell’aiuola della piazzetta, il collo stroncato sotto al cappotto, le gambe all’aria tra due palle di ortensie. “
    racconto inventato, improvvisazione (**)

    **per fortuna esistono le piccole iene su cui sorridere, su cui riflettere.. però ormai che riflettiamo pensiamo che nel mondo ci sono un mucchio di bestie fameliche che al confronto le nostre docili iene sono dei giochi, dei passatempi .. feroci fiere che nascono, crescono cosi, e che per un po sono anche giovani, sulle quali è meno facile fare ironia… un po come prendere in giro le usanze e le assurdità cristiane è più indolore che non farlo su quelle di altre religioni.. per capirci insomma..

    A me pare che non ci sia nulla di nuovo e va bene ironizzare, l’Università fino a prova contraria esiste nel mondo, e il mondo è pieno di arrivisti, di idioti e di persone per bene.
    Anche di professori che a parte sta faccenda del pubblico ufficiale che mi piacerebbe che si scrivesse un po su questo e si facesse un po più di ironia sul ruolo dei professori in quanto pubblici ufficiali, è pieno anche di professori incapaci, di cattivi, cattivissimi maestri.
    Forse tutte queste iene sono proprio figlie di tanti, tantissimi cattivi maestri, a partire dai loro padri, dalle loro madri, cattivi maestri in generale.
    Il pezzo è anche divertente ma non ho capito cosa voleva raccontare, su cosa voleva fare riflettere, disambiguare insomma. È stato un esercizio di neo realismo interessante, ma a metà. A me sarebbe piaciuto un sacco se lei professoressa avesse preso quei 4, 5 prototipi umani di giovani e gli avesse chiesto di scrivere (visto che senz’altro volevano studiare comunicazione) la loro versione, come una macchina da presa che viene data in mano agli “accusati”, insomma alle piccole iene. anche questa è una cosa interessante da notare.. si analizzano sempre gli altri, sempre gli altri sono colpevoli di qualcosa… sempre giudizi..
    Perchè non chiedersi, non chiedergli perchè si sono comportati cosi con lei, perchè si comportano cosi (molti o pochi) i giovani con i loro professori? Ecco questo si che sarebbe stato interessante… leggere un “film” girato nei due sensi.
    Mi scuso sempre di più con lei e i suoi lettori se mi permetto di tanto in tanto di dar libero sfogo ai miei pensieri… ma trovo tutto ciò che scrive molto interessante, anche lo ammetto, molto interessante da criticare.

    cari saluti

  25. Caro waltermaterassi, interessante è anche il suo contributo. Grazie. Tre cose:
    (1) Sulle “grandi iene”, prof e non prof, scriverò presto qualcosa. Lo so che ci sono cattivi maestri, lo so: l’Italia purtroppo è dominata da cattivi maestri.
    (2) Il pezzo va visto nel contesto più ampio dei ritratti di giovani che emergono da questo blog: rappresento spessissimo il meglio dei ragazzi che incontro e molti mi hanno criticata e mi criticano per questo, come se occultassi la parte meno edificante della realtà.
    (3) Non posso chiedere ai 4 “prototipi”, come lei li chiama, di scrivere la loro versione: a parte la ragazza cinese (la mail è autentica) sono prototipi, non individui, e un “prototipo” non scrive. Inoltre, se rintracciassi alcuni individui in carne e ossa che si avvicinano a qualcuno di questi “prototipi” be’… non sarebbero in grado di scrivere un testo decente. Restano ignoranti, restano.🙂

    Isabella, ti dirò di più: in privato mi hanno scritto un paio di ragazzi chiedendomi se avevo in mente loro, quando ho scritto il pezzo. Ma figuriamoci! Code di paglia…😉

  26. aspetto con ansia le “grandi iene”!😉 e sui prototipi spero di essere riuscito a farle capire cosa intendevo.. io lo vedevo proprio come un esercizio stilistico ma non solo… mi è capitato ultimamente, nel mio umile lavoro, di mettermi dall’altra parte, posare per gli altri invece che farli posare per me. ecco.. come mi hanno dipinto gli altri (soprattutto i bambini) è stato forse più interessante di come io sono ormai da anni abituato a dipingere loro…è un modo per cambiare il punto di vista su di se e quindi a caduta su tutte le azioni che si compiono quasi meccanicamente.. bè, mi diverte un sacco leggerla e forse.. per vanità, ancora di più risponderle. .a presto con le Grandi Iene🙂

  27. Cursoriamente: uno si aspetterebbe sempre “solo se convienA”.

  28. che bello sapere che lei è sempre lì, tra gli anfratti dell’università a battersi perchè questo mondo la smetta di fare così schifo, a battersi per provare ad alzare un po’ il livello, per provare a imparare a sti ragazzi che avrebbero modo di essere molto meglio di così se solo lo scegliessero. Ecco prof, perchè anzichè espellerli nei fasci della deturpata realtà da cui sono venuti, non prova a mettergli la pulce nell’orecchio? Alla ragazza che si intinge di trasgressione provare a chiedere se poi alla fine non sia solo un modo per sembrare meno debole di quello che è, e a quello che fa il lecchino provare a fargli capire che con questi metodi, anche se dovesse ottenere mai qualcosa non avrà mai lo stesso valore di quella cosa che invece si è meritato con il sudore? E alla ragazza cinese, poveri noi, tutto il mondo è paese, non parliamo così male dell’Italia se poi vediamo succedere tutto questo con gente che viene dall’altro capo del mondo. Quello che voglio dirle è… e se LEI potesse ancora fare qualcosa per provare a raddrizzarli?🙂

  29. ho dovuto leggere tutto l’articolo e rileggere l’inizio per dare il giusto significato a quell’ambiguo “Attenzione a bloccarli sul nascere”.
    Sembrava un monito in stile mafia “attenzione a bloccarli: potreste pagarla cara” sembrava.
    E invece era “Attenzione: blocchiamoli sul nascere”

    A parte questo… cosa pensa di bloccare sul nascere?🙂
    Questi escono da li, lavorano, corrompono, e cagano in testa ai laureati, come hanno fatto negli ultimi 40 anni.

    Così ti trovi come quel tale in quel film (comico, vorrebbe essere) che riguardo alla sua laurea dice “errore di gioventù”.

    Chiaro che tu devi fare quello che devi, la tua parte. E fai bene🙂

  30. Mi sto ancora interrogando sulle segrete attrattive di uno slittino.

  31. sì, è vero ed è anche per questo che ti leggo tanto volentieri!

  32. Ho scoperto il suo blog mentre cercavo di informarmi sugli stage e tirocini, ma questo articolo in particolare l’ho trovato di conforto per gli studenti che, come me, sono onesti a tutti i costi e non vogliono uniformarsi alla massa di quelli che “se la cavano”. La ringrazio per i suoi contributi preziosi, quello che scrive mi invita a fare di più e meglio e proseguire sulla via che ho intrapreso.

    Saluti

  33. Vorrei invitare l’autore del racconto noir (per usare un eufemismo) a considerare, per il futuro, di produrre periodi più brevi, meno ricchi di coordinate e soprattutto di subordinate, perché così facendo rischia lui stesso di perdere di vista il soggetto quando arriva, dopo tre righe, al predicato… con il risultato che anche un lettore molto attento (e abituato con il latino, che però ha le declinazioni a suggerire le funzioni logiche) fa una fatica immane ad afferrare il concetto anche dopo aver letto la stessa frase tre volte.
    Inoltre, lo inviterei a riguardare la grammatica; la confusione tra il fiume Po e il troncamento di poco (che è «po’», non «po», tanto meno «pò») è un errore di una certa gravità e quando viene reiterato per quattro volte nello stesso paragrafo non può considerarsi certamente un refuso.
    Altra cosa importante: la differenza tra «sta» (voce del verbo stare, segnatamente la terza persona singolare del presente indicativo), «sta’» (altra voce del verbo stare: imperativo di second) e «’sta» (aferesi di questa, come in «’sta faccenda»). Giusto per non parlare dei vari «perché» scritti con l’accento grave. E no comment sulla punteggiatura!
    Infine, la qualifica di pubblico ufficiale è attribuita per legge. I docenti universitari nell’esercizio delle proprie funzioni, compresi i ricercatori (a tempo determinato o indeterminato) affidatari di insegnamenti e gli incaricati (stabilizzati interni e a contratto), rivestono la qualifica di pubblici ufficiali. Nel momento in cui la Cosenza, che è un professore universitario di ruolo (di prima o seconda fascia, cioè ordinario o associato, non ha alcuna importanza), dialoga a distanza con un proprio studente, con qualsiasi mezzo, anche se lo fa da casa propria o dalla spiaggia con lo smartphone, magari in un giorno festivo, sta svolgendo un compito strettamente connesso alla propria attività pubblico di docente universitario, pertanto agisce come pubblico ufficiale. Il pubblico ufficiale che viene a conoscenza di reati attraverso la propria funzione è tenuto alla denuncia; l’omessa denuncia per lui costituisce cioè a sua volta reato.

    Panegirica, con «provare a imparare a sti ragazzi» intendevi «provare a insegnare a ‘sti ragazzi?😉

    <bCavallogolooso, questi escono da lì e si laureano anche loro! Tranquillo😀

  34. Cavallogolooso

  35. Tremo e rido nello stesso tempo, ritrovando, in questi deliziosi ritratti, molte persone che ho incrociato fra le fila dei miei compagni studenti, fra liceo e università. Rimango in fedele attesa delle “Grandi Iene” e di qualsiasi altro branco Le verrà in futuro voglia di riassumere in ottime righe come queste.😀

    Su una nota più seria, le “scappatoie”, il “farsi furbi”, sono semplici e puri insulti, non solo agli studenti più o meno bravi e appassionati, non solo ai professori, ma al potenziale lasciato ad ammuffire che ogni essere umano sarebbe in grado di tirare fuori, con un po’ di impegno (e di fortuna, perché ormai la fortuna serve sempre, bisogna ammetterlo). Ma, dimenticavo! impegnarsi è faticoso:/

    P.S. Non riuscirò più a guardare uno slittino senza scoppiare in risate isteriche. E pensare che volevo rivedermi Quarto Potere! Serata cinema rovinata😀

  36. La storia del tentativo di corruzione mi ha fatto tornare in mente il film “A serious man” dei fratelli Coen!

  37. Pingback: Piccole iene crescono | D I S . A M B . I G U A N D O

  38. premesso che la mail della ragazza cinese è un capolavoro di surrealismo (quando sono arrivato alla Finlandia oramai cascavo dalla sedia), io al contrario di altri commentatori apprezzo che ogni tanto si sfati la retorica del “giovane è bello e meglio”: i giovani di oggi moralmente non sono nè meglio nè peggio di quelli di ieri, anche se usano l’Iphone al posto del gettone.

  39. Anche da quest’o ultimo argomento trattato da Giovanna, e dal modo di farlo, ci si rende conto che questa professoressa universitaria considera questo suo lavoro nel senso completo del termine, vuole estenderlo da trasmissioni di nozioni prevista dal contenuto del suo corso a un insegnamento, o piuttosto messa in discussione, del modo di vivere e di esprimersi degli allievi. Vien da chiedersi quanto sia diffuso questo modo di intendere l’insegnamento universitario. Fra i professori di un tempo, ce n’erano alcuni, una minoranza , comunque esistente, che restavano come indimenticabili ricordi ed esempi positivi nella memoria degli allievi. Ma si trattava di insegnanti che mai avrebbero discusso della personalità degli allievi, né direttamente con loro, né tantomeno pubblicamente.
    Forse Giovanna , o altri,potrebbero riflettere su questo tipo di cambiamenti
    Angelo

  40. La ragazza cinese mi ha fatto tornare alla mente un fatto curioso raccontatomi anni fa: tempo addietro mi cognato insegnava al DAMS a Bologna, ed aveva una studentessa cinese nata in Italia. Per una strana situazione lei non parlava cinese e i genitori invece non parlavano italiano. Avevano sviluppato una specie di microlingua in famiglia.

    Certo che ‘sta cosa del viaggio alla ricerca di Babbo Natale è incredibile, io mi sarei aspettato che le proponesse un viaggio alle Maldive, per esempio, non un costoso svago quasi infantile.

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