I lavavetri ai semafori: problema vero o falsa coscienza?

Lavavetri

Ieri è uscita su Repubblica Bologna una lettera dell’ex collega e ora amico Tino Ferrari, sul cosiddetto “problema dei lavavetri”, che in questi giorni ha suscitato un certo dibattito a Bologna, ma che riguarda tutte le città italiane. Trovo la prospettiva di Tino al tempo stesso liberatoria, pragmatica e umana. Eccola:

«Leggo l’articolo su Repubblica sulla “proposta choc di Forza Italia di fotografare i lavavetri”. Vi dico come ho risolto il problema. Penso al lavavetri che mi si avvicina, che ha famiglia, figli, e che i centesimi che gli darò gli serviranno a tornare a casa con un piccolo gruzzoletto che gli eviterà l’umiliazione dell’accattonaggio o, peggio, di andare a rubare. A volte capitano due lavavetri a due incroci successivi. Non mi rovino se permetto anche al secondo di pulire il parabrezza già pulito.

A volte mi capita, a tarda ora, di trovarne qualcuno appoggiato al palo della luce che, demotivato dai rifiuti, non viene. Allora gli faccio cenno di lavare. Mi ringrazia tanto da farmi arrossire. Certo, a volte succede che m’imbatto in qualcuno un po’ insistente e posso decidere di lasciarlo fare dandogli ugualmente la monetina, oppure, se anch’io sono preso dai miei problemi, cedo al mio momento di negatività semplicemente non dando pià niente.

Ritengo che la soluzione non stia nelle autorità di polizia, ma nei nostri comportamenti personali. Non ritengo i lavavetri un “fenomeno di impunità illegale e di crescente degrado” (c’è ben altro!) ed è triste che da destra e sinistra si faccia a gara con odg per “intensificare la guerra dei semafori” e che i vigili impegnino il loro tempo a sequestrare secchi d’acqua e a dare multe a dei proveretti. “Cambiare prospettiva serve a tutti” recitava lo slogan di una campagna sui lavavetri, realizzata dagli studenti del Dipartimento di Discipline della Comunicazione (allora si chiamava così) a Bologna.»

26 risposte a “I lavavetri ai semafori: problema vero o falsa coscienza?

  1. Per una volta non sono d’accordo. O meglio, potrei concordare che nelle priorità della lotta al degrado il problema dei lavavetri non dovrebbe essere tra i primi, ma è uno dei problemi più evidenti di degrado, se definiamo degrado anche come senso (percepito e reale) di abbandono e incuria. Persone abbandonate a fare un lavoro illegalmente creando disagio a molte persone, se bisogna migliorare la situazione bisogna iniziare a pensare a chi vive per strada perché non ha alternative (senzatetto) oppure per motivi di lucro e criminalità. E non dovrebbe essere solamente la CARITAS ma anche le amministrazioni locali, e sebbene sia chiaro che per motivi di numeri nelle grandi città il problema sia complicato, potrei farle esempi anche di cittadine più piccole (dove vivo io fuori Roma) dove i pochi (2-3?) senzatetto sono noti ma nessuno si adopera per aiutarli. Ci sono comuni in Italia (e non parlo del Nord super-efficiente nell’immaginario comune) dove a chi non ha dove vivere gli si affidano lavori socialmente utili cercando di aiutarli.

  2. Non é con pochi centesimi che si risolve il problema. Inoltre, senza innescare una polemica razzista, molti di loro sono zingari: insistenti e maldisponenti. Oltretutto fanno i padroni delle loro aree, non permettendo ad altri di fare lo stesso e chiedere l’elemosina, il che lo trovò profondamente ingiusto! Preferisco di gran lunga quei ragazzi che si danno un gran d’affare con la giocoleria e sempre con il sorriso sul volto.

  3. certo che il problema per noi italiani non è dover sborsare qualche spicciolo ogni volta oppure dirgli di no, certo che nelle nostre vite quotidiane abbiamo ben altre cose che non vanno e ci complicano la giornata. Ma non è dignitoso che una persona, un essere umano, viva di spiccioli “guadagnati” pulendo finestrini ai semafori, passi la giornata per strada, a respirare smog, senza alcuna tutela, oserei dire come una bestia. poi certo per la maggiorparte degli italiani queste persone dovrebbero essere bruciate vive, oppure fatte affogare prima di approdare nel nostro bel paese, o rispedite indietro alle loro guerre e miserie. ovviamente la polizia non è la soluzione, ma chi dice, senza guardare al di là del proprio naso, che tutto sommato non gli costa nulla pagare qualche euro e con questo si sente la coscienza a posto non è poi molto diverso da chi li eliminerebbe tutti. la soluzione non è nè nella polizia, nè nei comportamenti personali, come suggerisce l’autore. la soluzione dovrebbe essere nelle istituzioni che si facciano carico del problema, non spetta a noi cittadini dare l’elemosina, è lo stato che deve farsi carico anche di queste persone, che sono esseri umani anche se la cattolicissima italia se ne dimentica.

  4. Io mi chiedo come mai non ci sono lavavetri in Germania. Li sciolgono nell’acido? Li deportano? Ebbene no. Lo stato da aiuti economici ai senza dimora e cerca di pensare a tutti per una giusta distribuzione della ricchezza. Ci sono alcuni poi che non cr la fanno a vivere in una casa, che per scelta personale preferiscono stare sulla strada: http://inviaggioversolaltro.wordpress.com/2013/07/24/raccoglitori-di-plastica/

    Non possiamo copiare anche questo dalla Germania?

  5. Io faccio esattamente come il tizio che ha scritto la lettera a Repubblica.
    Ma vado poco in macchina.
    Comunque, quando sono a piedi una moneta la do a tutti (che moneta? Non sappia la destra quello che fa la sinistra).
    Per me c’è un tizio che ha bisogno e mi chiede aiuto. Punto.
    Prima la moneta la davo solo a quelli che mi guardavano negli occhi (se uno mi guarda negli occhi sono fottuto). Adesso anche a quelli che guardano per terra o altrove.
    La questione è semplice: uno ti chiede aiuto: tu che fai?
    “Ma le istituzioni, ma si dovrebbe fare BEN ALTRO, ma l’umiliazione…”
    Cazzate (perdonatemi il tranciamento).

  6. Fotografiamo le prostitute e i loro clienti, piuttosto. Paese di ipocriti.

  7. Con l’espressione “degrado ” spesso indichiamo una infinità di cose , forse bisognerebbe chiarirci.
    Si, ci rivolgiamo alla Caritas, alle amministrazioni locali , ecc
    Tuttavia spesso ci dimentichiamo che possiamo esserci anche noi in prima persona..
    Non sono l’unico a tenere monetine pronte in auto e a vedere dietro la faccia di quel lavavetri dei bimbi bisognosi di tutto ed una moglie . Ho molti amici che lo fanno.
    In via Irnerio , Bologna , vedo spesso un signore , alto, allampanato con una barba alla Fidel Castro che pulisce i portici e mette nei cassonetti delle immondizie cartaccia rimasta fuori . “Basta che ognuno di noi faccia qualcosa ” mi ha detto “e le nostre vie sarebbero molto più belle . Non mi costa niente farlo e sono anche contento quando vedo che tutto è pulito”
    Questo signore non è uno scout..
    E che dire dei “guerrilla gardening” che trasformano aiuole e piccoli pezzi di terreno abbandonati in spazi fioriti.?
    Credo che il punto di partenza sia sempre iniziare da noi stessi senza , per questo, alleggerire l’amministrazione pubblica delle responsabilità e sostituirsi alla Caritas

  8. Grazie anche di alcune belle risposte. Per la pragmaticità OreficeMichele. Cosmic per il peso etico. Mi chiedo però quanto anche nel settore dei lavavetri ci sia di racket dell’accattonaggio, almeno nelle grandi città come Roma, Milano, Napoli. Per quanto riguarda il fotografare chi compie un microreato, io suggerirei di installare telecamere sensibili al rilascio di escrementi canini, che si attivino esclusivamente all’azione del cane innocente e all’omissione del fetentissimo padrone.

  9. Il conformismo di sinistra (e io sono testardamente di sinistra), è ancora più becero, opportunistico e presuntuoso di quello di destra perché quasi sempre si alimenta anche di alibi etici e culturali. Perciò: cominciamo a prendere atto di alcuni fatti – e non solo di facili parole:

    Chi osserva in modo non prevenuto, che genere di persone campano in quel modo lì, vedrà sostanzialmente tre tipologie di mendicanti:

    1) Bambini, vecchi, menomati, con un’identità etnica non facilmente individuabile. Non sono mai “free lance”, ma messi lì, sfruttati e controllati in modo spietato da bande criminali. I loro incassi non finiscono nelle loro tasche, ma vanno poi dritti dritti nei portafogli dei loro boss.

    2) Uomini tra i venti e i quarant’anni, in prevalenza di origine balcanica. A differenza della categoria precedente, raramente si comportano in modo dimesso o dialogante. Assumono spesso atteggiamenti aggressivi.

    3) Ragazze e donne rom. Con ogni sguardo, gesto e rarissime parole, esprimono disprezzo nei riguardi di chi non appartiene al loro mondo. Anche qui, ogni sera l’incasso finisce in mano ai capifamiglia o ai capoclan.

    Questo riassunto (forzatamente schematico e breve) scaturisce da decine di miei tentativi di breve dialogo – e dei racconti e resoconti di tanti operatori sociali.

    In Italia, l’accattonaggio ai semafori è un fenomeno non solo lucidamente tollerato dai politici locali, dai ministeri dell’interno e dell’istruzione, dalle forze dell’ordine, ma anche dal sinistrismo parolaio. So benissimo che molti mi taceranno di leghismo o addirittura di fascismo, ma non importa. Io so come la penso e agisco nella vita reale.

    Oggi, qui da noi, la cosiddetta cultura rom non ha nulla a che fare con la cultura. In Italia, la separatezza sociale dei rom è puro tribalismo familista, maschilista, monetario… spesso anche razzismo all’incontrario. Il mondo che ci raccontano la musica di Django Reinhardt, i film di Emir Kusturica, i raduni annuali di Sainte Marie de la Mer, ormai è solo oleografia nostalgica – quasi sempre fastidiosamente kitsch.

    I cosiddetti campi nomadi con caravan, roulottes e Mercedes, esistono solo in Italia. In tutti gli altri paesi, queste minoranze vivono prevalentemente in appartamenti – perché, semplicemente, non sono più gruppi nomadi, ma comunità stanziali. In Romania, dove vivono oltre due milioni di rom, il dittatore Cesauescu aveva persino fatto costruire 600.000 appartamenti – per un gruppo etnico di notevole peso e consenso politico (certamente non elettorale, ma di mera connivenza sottobanco).

    Il “sottobanco” di stampo italiano è invece improntato al buonismo cattolico. La sola parola “Caritas” la dice lunga su come da noi funzionano i servizi sociali – che non sono impostati dalla legge, dalle famiglie, dai sindacati.

    Provate a osservare le rare volte che intere famiglie rom si muovono sulle strade. Le donne camminano sempre almeno cinque passi dietro ai maschi. I matrimoni sono rigidamente combinati dai padri. I codici d’onore assomigliano in modo stupefacente a quelli italiani ancora in vigore ai tempi del frate con le mani bucate, del sindaco Achille Lauro, del bandito Giuliano e di Franca Viola.

    Chiudo con un piccolo consiglio pratico: chi non intende obbedire ai quotidiani diktat del cattobuonismo con un obolo purificatore agli incroci, in attesa del verde metta in funzione i tergicristalli. Funziona d’addio… se il calembour vagamente laicista mi è concesso.

  10. Voglio soltanto fare una considerazione: la marea non si svuota con il cucchiaino.
    Piaccia o meno, quella marea.
    Il problema dei lavavetri è solo una delle sfumature del grande affollamento del pianeta.
    Stiamo per diventare 9 miliardi (nel 2050); oggi siamo già più di 7 miliardi.
    I “ricchi”, che con la crisi si sentono i poveri, una specie di “marmellata” del pianeta, quanti sono?
    350 milioni di europei, 300 milioni di americani, qualche centinaio di milioni di ricchi dai vari paesi/continenti diversi…. avrò dimenticato certo qualcuno…
    Arriviamo ad un miliardo?
    Diciamo due, inclusi i russi, che adesso, non emigrano, ma, forse… prendono possesso forzoso… gli australiani, anche se hanno messo barriere all’ingresso, restano un coacervo di razze diverse che certo non esporta esseri umani, e qualche altra specie che mi ostino a non tenere in conto (non se ne abbia a male chi si sente escluso, è solo frutto della mia sbadataggine).
    I poveri sono gli altri.
    Tutti gli altri.
    Sudameircani, euroei dell’est, asiatici di tutte le fedi e nazioni, africani di ogni colore….
    Tutti esportatori netti.
    Di umanità umida, calda, affamata, riproduttiva…
    Se noi siamo la marmellata, loro sono le formiche…

    Non vorrei trovarmi a fare pubblicità per qualche marca strana di insetticida (nel secolo scorso non sono mancati esempi del genere come quelli che hanno pensato di affrontare questioni di formicai affollati con lo Zyklon B, prodotto dalla casa farmaceutica che ancora oggi produce svariati prodotti correntemente usati nelle nostre case), ma temo che siamo costretti ad affrontare la questione degli “stranieri/diversi” con strumenti più sofisticati di quelli artigianali come la macchina fotografica o anche la carità (pelosa, pietosa o generosa, comunque sia).
    In fondo, per metterla con un’immagine, se vogliamo, poetica, possiamo paragonarci al Mont St. Michel, accerchiato dalla marea, non ha trovato altra strada che resistere, mostrandosi in tutta la sua bellezza dolente e solitaria, alla marea accerchiante.
    Se vogliamo avere altre vie d’uscita, diverse, meno eroiche e struggenti, ma più concrete, forse, dobbiamo imparare due o tre cose e confrontarci con quella realtà:
    – i cromosomi dell’essere umano sono frutto della contaminazione delle razze;
    – le culture dei popoli sono mutevoli per definizione;
    – le “antiche tradizioni”, culturali o religiose che si intendano, sono solo una nostalgica resistenza contro la marea accerchiante e vittoriosa, insomma un inganno, un miraggio, un sogno (basta leggere un qualche testo di Catone o di Ciceronbe per rendersi conto che le antiche tradizioni, i costumi decaduti, cantati e decantati, sono fuggevoli inganni della retorica, morti precocemente per poter essere invocati come martiri caduti)…

    Insomma, diciamola così: chi dovrebbe avere un pò schifo della folla che si ammassa sul pianeta, per paradosso della storia (anzi, della Storia), sono gli abitanti dell’Etiopia, tra i più poveri degli uomini, che, però, sono i parenti più vicini (geograficamente, almeno) alla nostra pro-ava primaria, l’australopiteca afarensis, Lucy, che ha abitato da quelle parti circa 3,4 milioni di anni fa!
    Noi siamo tutti migrati di là.
    Figli dei figli dei figli di quella madre comune…

    Pierperrone

  11. Non so come sia la situazione a Bologna, ma a Milano esiste *anche* lo sfruttamento di lavavetri e mendicanti. La moneta rischia di non aiutare nessuno e di peggiorare la situazione.

    Poi ci sono i malati psichiatrici in libertà e i veri poveri. Io non do soldi. Sono pronto a pagare un pranzo o una cena, un panino, ma non do soldi. Fino ad oggi sono pochi quelli che hanno accettato lo scambio.

  12. – alcuni quesiti e commenti :
    – “..mi chiedo anche nel settore lavavetri ci sia di racket dell’accattonaggio”
    L’unica verifica accreditata fu fatta da Cofferati e non emerse alcun racket e niente a che fare con gli zingari.
    – “ ..con pochi centesimi non si risolve il problema”
    Certo , il problema va risolto a monte, i pochi centesimi però risolvono la cena di una famigliola ed evitano al padre lavavetri di fare accattonaggio o essere costretto a rubare.
    – “ chi, senza guardare al di là del proprio naso , dice che pagare qualche euro si sente la coscienza a posto non è poi molto diverso da chi li eliminerebbe tutti “
    Chi lascia qualche centesimo ad un lavavetri non “paga” il lavavetri e non si sente neppure la coscienza a posto. E’ esattamente il contrario : è un gesto che lo aiuta a non lasciar addormentare la propria coscienza . Il mitico dr. Albert Schweitzer dal suo ospedale per lebbrosi di Lambarenè diceva: “la coscienza tranquilla è una invenzione del diavolo”. Un po’ di lucidità eviterebbe anche di considerare chi da la monetina al lavavetri non molto diverso da chi li eliminerebbe tutti.
    – “ Fotografate le prostitute e i loro clienti , piuttosto. Paese di ipocriti”
    Impossibile : a puttane ci vanno politici, industriali, ecc.. e si corrono rischi. Non si corrono rischi a fotografare il povero lavavetro filippino al semaforo e la visibilità mediatica del safari fotografico è certa. Inoltre fotografare un politico a puttane è violazione della privacy. Un lavavetri non ha privacy.
    – “ Io faccio esattamente come il tizio che ha scritto la lettera a Repubblica . Ma vado poco in macchina. Comunque quando sono a piedi una monetina la do a tutti. La questione è semplice : uno ti chiede aiuto : tu che fai?”
    Appunto .. io che faccio?
    Posso dissertare di statistiche e dividere gli emarginati in tre tipologie di “mendicanti” .. anche quelli che non mendicano come i lavavetri.
    Posso starmene tranquillo perché “ la marea non si svuota col cucchiaino”.Cipenseranno altri Non è affar mio
    Posso liquidare la questione come ” carità pelosa o “cattobuonismo”
    Madre Teresa di Calcutta diceva : “ Io faccio solo qualcosa”..
    Troppo facile viaggiare chiusi nelle nostre comode auto guardando solo i semafori e i segnali stradali .
    La strada ci da ben altri segnali che non vogliamo vedere.
    “Cambiare prospettiva conviene a tutti” recitava lo spot sui lavavetri realizzato dagli studenti della laurea magistrale del Dipartimento di Comunicazione dell’Università di Bologna

  13. …la chiave è nel cambiamento!…Cambiando prospettiva possiamo sostenere il cambiamento della nostra e altrui persona! Nel senso che…come sarebbe se potessimo vedere la gentilezza di tanti lavavetri che si propongono per darci un servizio. Un sorriso, uno sguardo gentile …molti di loro di origine indiana, pakistana..orientali nel senso di animo orientale. Hanno gli occhi dolci di chi ti rispetta e non mendica. Prima di tutto offre un servizio e noi siamo liberi di scegliere. Scegliere se rispondere a quel sorriso e sostenere con atti di libera gentilezza e gratitudine il loro lavoro. Oppure possiamo scegliere di incupirci e rinchiuderci nel nostro bunker di grigia vita quotidiana.
    A noi la scelta…e come dire …se avessimo noi qualcosa da imparare?…la pazienza, la gioia di una semplice monetina, la gratitudine…come sarebbe se nel nostro avvizzimento di esseri metropolitani potessimo cambiare punto di vista?
    Non voglio dire che vada sostenuta la situazione ma quanto meno iniziamo a portare consapevolezza a quali emozioni si scatenano dentro di noi in queste situazioni. Se siamo nervosi con il capoufficio…rapportiamoci con il capoufficio senza strumentalizzare altri esseri umani. Se abbiamo fretta impariamo a rallentare, potremmo scoprire un mondo di gentilezze.

    Certo ci sono pure gli arroganti e sfrontati…cosa possiamo fare ?…il mondo ne è ancora pieno e alcuni portano pure giacca e cravatta…

  14. Quando accetto la pulizia dei vetri pago con qualche moneta, retribuendo quindi un servizio. Se però fossi convinta che dietro queste persone ci sia sempre qualcuno che sopravvive grazie al mio obolo allora dovrei sempre e comunque elargire qualcosa. Mi resta il dubbio. Sono invece convinta che insultare o allontanare con insofferenza queste persone sia ingiusto e sbagliato.

  15. – Vogliamo fare la rivoluzione? Datemi un fucile e ci sto anch’io.
    Così mi disse uno, nei giorni caldi che a Bologna seguirono l’uccisione di Francesco Lo Russo.
    E aggiunse:
    – Ma rovesciare tutta la spazzatura dai cassonetti (e proprio davanti a casa mia) è cosa che non s’ha da fare!
    Ebbene sì. Tutti, o quasi tutti, sogniamo o abbiamo sognato una bella rivoluzione che cancelli per sempre dalla terra guerre, ingiustizie e miseria.
    Ma la rivoluzione è oltremodo difficile, sanguinosa, dagli esiti incerti, complicata: non si può mica farla dall’oggi al domani.
    Nel frattempo non vedo cosa ci sia di male nell’offrire un aiuto a chi ne ha bisogno.

  16. Madre Teresa di Calcutta diceva : “ Io faccio solo qualcosa”..

    Madre Tersa di Calcutta? Parli della fanatica religiosa che metteva malati e moribondi in “ricoveri” che erano solo squallidi lazzaretti in mano a suore prive di competenza medica o anche infermieristica? Parli della tizia che rifiutava di somministrare ai moribondi ogni terapia contro il dolore (ma le suore non avrebbero comunque saputo neanche cosa somministrare) a causa della sua ideologia catto-fanatica? Già peccato che per i suoi malanni Madre Teresa si facesse curare in comodissimi ospedali dove c’erano tutti i comfort negati ai poveri di Calcutta.
    “Io faccio solo qualcosa”..ecco se non lo faceva era meglio per tutti.
    Scusate ma detesto con tutto il cuore Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu in arte Madre Teresa, detesto il fatto che tutti la credono una santa mentre non lo era affatto e ogni volta che qualcuno la cita come modello positivo vedo rosso.
    Leggete questo libro prima di citarla come esempio di bontà:

    http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/224

  17. Che catastrofe ! .. Ma allora al vaticano è scappata un po’ la mano ( fa anche rima!) nel proclamare “ Santa” Madre Teresa di Calcutta!? Bisogna toglierle subito i gradi di Santa, Chi avvisa Francesco??
    Io sono un po’ laico ,nonostante il mio trascorso da chierichetto, e non leggo le vite dei santi , tuttavia se mi metto nei panni di quei poveretti di Calcutta , sarei stato felice di quel “lazzaretto” e dell’abbraccio e di un bicchiere d’acqua di una suora anche senza competenze mediche .
    Quanto poi alla terapia del dolore , stendiamo un pietoso velo non sulle suorine di Calcutta ma su di noi che siamo riusciti a fare una legge da poco tempo e non riusciamo neppure ad applicarla bene ( rapporto del luglio 2014 del ministro Lorenzin)
    “ faccio solo qualcosa” Mi piace la frase , così com’è senza scomodare l’ideologia “catto-fanatica”.
    Mi piacciono gli Albert Schweitzer, Raul Follerau , ecc ( per fortuna che questi non sono santi !).
    Ill “faccio qualcosa” lo può dire anche Forza Italia di bologna con i suoi safari fotografici sui lavavetri non propriamente foto ricordo da mandare ai parenti rimasti a manila.
    Possiamo scegliere il nostro “faccio qualcosa” in piena autonomia. Saverio si pone la domanda e si da la risposta (niente a che fare con marzullo!) .” Se uno ti chiede aiuto , tu che fai ?“ Anche Marina è dello stesso parere . Mirella Giordani in attesa della rivoluzione non vede “cosa ci sia di male nell’offrire un aiuto a chi ne ha bisogno”.
    Certo , è vero che fra i lavavetri può capitare di trovare qualcuno arrogante . Claudia ci invita ad una riflessione che ritengo utile sottolineare : “cosa possiamo fare? Il mondo è pieno (di sfrontati ed arroganti) ed alcuni portano pure giacca e cravatta”.

  18. Tino, George Orwell diceva che i santi andrebbero considerati colpevoli fino a quando non ci siano state fornite le prove della loro innocenza, concordo.
    personalmente la Chiesa Cattolica non mi interessa neanche come nemica, possono canonizzare chi vogliono ma siccome i santi anzi questa santa in particolare è tutt’ora considerata un esempio positivo di altruismo e dedizione per i poveri anche da chi non è cattolico e neanche credente ritengo giusto che se ne discuta per vedere se tanta ammirazione è davvero ben riposta tanto è vero che la suorina in questione ha pure ricevuto onorificenze laiche, laicissime come il Nobel per la Pace (ma non è la prima nè l’ultima ad averlo ricevuto senza meritarlo)

  19. diciamo che sono come i posteggiatori abusivi specie quando ti gettano l’acqua nel vetro senza chiedere

  20. Tino Ferrari ha espresso molto bene ciò che penso anch’io.

  21. Il punto di partenza erano i lavavetri , siamo finiti sui sistemi di canonizzazione di santa madre chiesa e sui nobel per la pace .
    Personalmente mi capita molto raramente di trovare lavavetri arroganti e ho già spiegato come mi comporto . Claudia ci ha ricordato che ci imbattiamo più spesso in arroganti con giacca e cravatta firmati che non in lavavetri arroganti.
    Il discorso di partenza è stato : senza togliere compiti e responsabilità alle istituzioni , quale può essere il mio atteggiamento verso un lavavetri?
    C’è chi mette in azione il tergicristallo per segnalare il non gradimento del servizio ,
    C’è chi decide di fotografare e denunciare
    C’è chi decide di dare la monetina, anche se il suo vetro è già pulito, perché in quei visi vede la sofferenza e dei figli a casa che aspettano quelle monetine.
    L’importante è che ognuno sia in pace con la propria coscienza .
    Ma “ la coscienza non è la stessa per tutti “ asseriva Gandhi .. che fortunatamente non è stato canonizzato e ha mancato anche il Nobel:

  22. No, poi, ci pensavo. Mi fanno tutte le analisi a me sul “cattobuonismo”.
    Spero almeno che chi ha sparato tutta quella roba su persone che non conosce per niente sia almeno giovane. Un giovane va bene, pensa ancora di sapere tutto. Ma se è “in età matura” va mica bene, eh…
    Poi, se ci mettiamo qui ad analizzare chi dice una cosa perché lo dice, be’, analisi se ne possono fare tante. E non parliamo della cosa.
    Su questo blog c’erano un paio di persone che davano sempre dati e riferimenti su quello che dicevano. Si sono persi? Ci possono aiutare anche in questo caso? Ci sono questi racket? (A me me ne frega non per il che fare, ma per il sapere.) Davvero nel resto d’Europa non ci sono “campi nomadi”? Le mercedes?
    Raga’, datevi da fare!

  23. Un’altra cosa, che pensavo.
    Quelli che dicono “So che mi daranno del fascista”, “So che penseranno che…”
    Tranquilli. Non è mica detto che uno per forza pensa qualcosa di noi.
    Molte volte gli altri non pensano proprio niente di noi.
    In qualche modo ci sopravvalutiamo, dicendo questo, no?

  24. Probabilmente divagherò sul tema, ma mi pare cosa giusta ed opportuna allargare il discorso dei lavavetri ai semafori, (in prvalenza zingari), per riruscirea a comrpendere perchè non bisogna alimentare “quest’uso e costume”.

    Milano: il paradiso degli zingari.

    La colonizzazione da parte degli zingari di tutti gli argini dei fiumi che attraversano Milano da nord a sud. è ormai un dato di fatto.

    Vorrei evidenziare la situazione di un’accampamento, simile a molte altre situazioni sparse per la città.
    L’accampamento, ovviamente abusivo, si trova a ridosso della nuova Golden Zone della moda milanese, (via Savona/Tortona), tra show room, spazi espositivi, locali ma soprattutto abitazioni civili e scuole.

    La mattina, gli zingari, anche se si defiscono nomadi, tutte le mattine alla stessa ora “timbrano il cartellino” e s’impongono al semaforo, sporcando i vetri degli automobilisti in coda, ed insultandoli se non gli danno soldi.
    Mentre il pomeriggio fanno la pennica preparandosi per la sera, dove si ammucchiano al di fuori della ricicleria della zona, bloccando i cittadini che portano i rifuti indiscarica, obbligandoli a consegnare i rifiuti che gli stessi portavano in ricicleria. Scartando, rompendo , rubando tutto ciò che gli serve, e spargendo in giro gli scarti. creando sporcizia, fetore e pericolo per tutto il circondario. Ovviamente defecano e urinano dovunque, purtroppo anche nei parchi giochi per i bimbi, probabilmente per sfregio.

    Quando non “timbrano il cartellino al semaforo”, o spargono monnezza in giro, vanno in giro a rubare tranquaillamente e con molta libertà negli appartamenti e negozi della zona.

    Da cittadina mi chiedo: visto che la tassa sulla “monnezza” ci costa quanto un mutuo, la stessa pagata dai contribuenti a peso d’oro; visto che le forze dell’ordine sono pagate sempre con i soldi dei contribuenti; anche se talvolta lavorano in condizioni difficili; visto che, soprattutto i politici della giunta comunale di Milano vengono pagati da nostri soldi; noi cittadini avremmo il diritto di vedere mettere a frutto le nostre tasse??? Non si riesce con atti congiunti di politica e forze dell’ordine a spostare questi esseri, appartenenti a questa insolita etnia, lontano dai centri civili abitati???

    Sarò tacciata di razzismo, ma in questi casi ci vuole un pò di pragmatismo.

    Gli zingari non vogliono essere aiutati ad integrarsi, nonostante il comune di Milano, talvolta, gli assegni appartamenti e soldi gli stessi continuano a delinquere e mendicare.
    Sono zingari, nomadi e come tali al di fuori delle regole degli stati che li “ospitano forzosamente”. Lo sono per “cultura”, quindi bisogna metterli in condizioni di nuocere il meno possibile alla società per rispetto verso gli altri cittadini.

    Un’accampamento ai piedi di una ferrovia al ridosso al dei binari, in condizioni igieniche che neanche nelle cloache, con gravi rischi per se stessi e per gli altri, e permettergli di comportarsi come delle scimmie impazzite in giro per la città senza regole, ritengo che non sia degno di uno stato civile.

    Io come cittadina, in questo momento storico, mi sento offesa da tante accadimenti che riguardano la nostra nazione, ma nel quaotidiano possiamo cercare di risolvere queti “piccoli incovenienti???!!!

  25. GIANNI-Sono sui viali, al semaforo un lavavetri mi si affianca mi guarda, gli rispondo ripetutamente di no, quello per tutta risposta mi appoggia la spazzola sul parabrezza ed inizia a strofinare….. Ultimamente questi ragazzi chiedono e se dici no, se ne vanno da un’altro. Io non ho nulla contro di loro, agli strillone ai venditori di rose ecc… però rispetto per rispetto. Davanti la Fiera in Stalingrado ci sono alcuni con pelle appena scura, forse dell’est o albanesi o magrebini, lo ignoro, che non stanno capiti….mi dispiace per gli altri, pakistani, cingalesi di colore ubbidienti, che vengono cosi confusi con questi “arrogantoni”…ciao

  26. A 12 mesi di distanza fa effetto rileggere la mia lettera sugli immigrati lavavetri a Repubblica e le riflessioni che ne seguirono. Ora c’è un’onda umana che spinta dalla paura di morire ci sta chiedendo aiuto e anche le lettere ai giornali cambiano.
    In Islanda 15.000 cittadini hanno dato la diponibilità delle loro case e altre risorse per i profughi. In Ungheria Orban alza muri e filo spinato. La Germania apre ai Siriani cacciati dalla guerra. La Repubblica Ceca marchia i profughi con un numero , rituale che evoca deportazioni naziste.
    Comportamenti diversi , opposti , un po’ come nelle riflessioni sui lavavetri ..Ma qui è grande tragedia

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