Perché assumere più donne conviene alle aziende (fatturato incluso)

Donne e lavoro

Valentina – che si laureò con me nel 2011 e trovò lavoro in sei mesi (QUI pubblicai le sue prime esperienze) – oggi lavora in Hivejobs, startup di ricerca e selezione del personale, dove si occupa di web marketing. Qualche giorno fa sul blog aziendale ha scritto un pezzo – ben documentato – su donne e lavoro e su quanto farebbe bene alle imprese, grandi e piccole, avere più donne in generale e, meglio ancora, in posizioni di responsabilità. Eccolo:

«Pregiudizio di genere: tre parole che possono tenere le donne lontane dalla tua azienda e frenare crescita, sviluppo, innovazione. Il tema è spinoso e se ne parla da anni, sia in Italia sia all’estero. Due sono le certezze: le donne non lavorano ancora quanto gli uomini (e hanno più difficoltà a ricoprire ruoli di responsabilità), ma assumere donne fa bene alle imprese. Uno studio condotto recentemente ha dimostrato che la presenza femminile aumenta le performance finanziarie e l’innovazione, migliora la capacità di problem solving dei gruppi di lavoro e fa crescere la reputazione dell’azienda stessa agli occhi esterni.

I dati sull’occupazione femminile

Dati alla mano, è semplice dimostrare che le donne sono ancora indietro riguardo alla parità lavorativa.

In Italia, meno di una donna su due è occupata (46,1%), nel meridione meno di un terzo, con un totale di 12 punti percentuali in meno rispetto alla media europea. La fonte è uno studio condotto da Italia Lavoro, ente del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che fornisce molti altri dati socio-economici interessanti sulla situazione delle donne in Italia (e li confronta col resto d’Europa). Per i ruoli di responsabilità, la situazione non cambia: le donne con qualifica di dirigente sono solo il 12,9% e appena il 7% del gentil sesso fa parte dei consigli di amministrazione delle società quotate.

All’estero le cose vanno meglio, ma non di molto. Sheryl Sandberg, in un suo celebre Ted Talk del 2010 dal titolo “Perché le donne leader sono troppo poche”, snocciola questi dati: di tutti i capi di stato mondiali, solo il 5% sono donne. Solo il 13% delle donne siede nei Parlamenti di tutto il mondo e le donne ai vertici nel settore finanziario sono appena il 16%. Anche nel non profit, settore tradizionalmente visto come “femminile”, le donne ricoprono solo il 20% delle posizioni di leadership.

Le donne che lavorano portano benefici all’azienda: lo dice uno studio

L’Anita Borg Institute (ABI), un’associazione che “connette, ispira e guida le donne che lavorano nel settore dell’informatica e dell’innovazione”, ha di recente pubblicato uno studio intitolato “Innovation By Design: The Case for Investing in Women“, subito ripreso e pubblicato da molti blog. Secondo questo studio, sono quattro i vantaggi principali che le organizzazioni traggono dall’assumere donne:

  • Migliori performance operative e finanziarie.
  • Più innovazione.
  • Maggiore capacità di problem solving e migliori performance dei gruppi di lavoro.
  • Reputazione aziendale migliorata.

1. Migliori performance operative e finanziarie

Secondo lo studio dell’ABI, negli USA le donne hanno un potere d’acquisto altissimo che usano per comprare la metà di computer e auto acquistati in totale negli Stati Uniti e più dell’80% dei beni di consumo. Chi meglio di queste consumatrici può capire cosa vuole il consumatore finale? Le aziende con più donne al loro interno hanno più facilità a creare prodotti e servizi che incontrino le esigenze del mercato. Questo si traduce in un aumento del ROI e in performance finanziarie migliori.

Lo conferma uno studio di McKinsey & Company (che pubblica ogni anno un documento intitolato “Women Matter”): “Non si tratta per forza di una relazione causale, ma la correlazione tra l’eccellenza organizzativa e la presenza delle donne negli organi di management aziendale è comunque sorprendente”.

2. Più innovazione

Diversità e innovazione sono strettamente collegati. Come scrive il sociologo americano Scott Page nel suo libro del 2007 intitolato “The Difference”, “persone che pensano allo stesso modo, per quanto intelligenti, si bloccheranno sempre nello stesso punto. Trovare soluzioni nuove e migliori, innovare, richiede pensieri differenti. Ecco perché la diversità è la molla dell’innovazione“. Ed ecco perché, aggiungiamo noi, è importante avere gruppi di lavoro misti, composti da uomini e da donne (ma lo stesso discorso si può fare anche sulle etnie). Uno studio della London Business School del 2007 lo conferma: i team di lavoro funzionano meglio se la presenza di donne e uomini è 50:50.

L’innovazione è un punto cruciale soprattutto per le aziende high-tech, che devono stare al passo per rimanere competitive. Ma qual è la presenza femminile nel mondo IT? Questa infografica prodotta da Women Who Tech, un’associazione nata per supportare le donne che scelgono lavori tecnologici, mostra come la presenza femminile sia ancora bassa. Negli USA, le donne che lavorano nell’IT sono solo il 25% e le start-up nel settore informatico fondate da donne scendono al 5%. Ma i dati per il futuro sono incoraggianti: il 41% delle matricole iscritte al Corso di Laurea in Informatica nel 2013 è donna, un aumento significativo sia rispetto al 2012 (+15%) sia al 2011 (+34%).

3. Maggiore capacità di problem solving e migliori performance dei gruppi di lavoro

Come per l’innovazione, la diversità è un fattore cruciale anche per il problem solving. In uno studio del 2009 condotto da Ernst and Young, i ricercatori hanno dimostrato che gruppi diversi al loro interno portano più risultati rispetto a gruppi omogenei, anche se i membri del gruppo omogeneo hanno mediamente un QI più elevato. Le migliori performance dei gruppi di lavoro misti può essere dovuta anche alla tendenza femminile alla collaborazione e alla partecipazione, doti importanti all’interno di un team.

4. Reputazione aziendale migliorata

Trovare, attrarre e far crescere i talenti femminili è un modo per l’azienda di lanciare un messaggio positivo verso il mercato e verso i possibili talenti futuri. Verso il mercato, perché sempre più business angel e investitori tengono in considerazione la differenza di genere come parametro per valutare la “bontà” di un’azienda.

Verso i futuri talenti, perché la reputazione aziendale è importante quando si tratta di trovare candidati validi. Un’azienda che valorizza la diversità sarà avvantaggiata sia in fase di recruiting sia in fase di retention: il turnover per le aziende “miste” è più basso del 22% rispetto alle aziende a prevalenza maschile, come riporta la società di consulenza Gallup.

Migliorare l’immagine aziendale per facilitare il recruiting sarà necessario soprattutto per le aziende IT, che nei prossimi anni si troveranno in difficoltà nella ricerca di nuovi talenti. Negli USA è previsto che il settore cresca molto nei prossimi anni, generando 1.4 milioni di posti di lavoro da qui al 2018, di cui 1 milione rimarranno “scoperti”, perché non ci saranno abbastanza laureati in informatica.

Conclusioni

Assumere più donne ha un impatto positivo su tutti gli aspetti aziendali, dalla produttività al lavoro di gruppo, dal recruiting alla retention, dal successo di un prodotto all’innovazione. In un’economia globale, dove la competizione è forte, le imprese non possono aspirare a crescere se non assumono donne.

E le donne, sono pronte a farsi assumere e ricoprire ruoli di responsabilità nelle aziende? Se sei una donna che lavora e ti trovi di fronte a problemi come “conciliare lavoro e carriera” e “farsi valere sul posto di lavoro”,  prova ad ascoltare questo TED Talk di Sheryl Sandberg, COO di Facebook, sull’argomento. È molto interessante, dura solo 15 minuti e ti darà 3 preziosi consigli.»

10 risposte a “Perché assumere più donne conviene alle aziende (fatturato incluso)

  1. Io sono uno di quelli che preferisce sempre una donna, sia per l’ambiente quanto per la produttività. W le donne🙂

  2. Immagino che *anche* un’azienda *solo* femminile avrebbe problemi di produttività. Sono ragionevolmente convito (e l’estratto me ne dà conferma) che con la differenza di genere siamo costretti a mediare fra modi diversi di approcciare persone e situzioni, e questa mediazione faccia bene all’ambiente di lavoro. Comportarsi sempre in un modo non aiuta ad affrontare nuove situazioni. La differenza di genere ci obbliga, in qualche modo, a diversificare. W la diversità!🙂

  3. Il problema non è tanto assumere donne, ma rendere possibile che quelle donne restino in azienda, anche quando alcuni fattori cambiano; per intenderci e fare un esempio, quando quelle donne si creano una famiglia. Questa è la vera sfida. Spesso non è una questione di genere, ma di “stato di famiglia”. La Sandberg è una buona venditrice delle sue teorie sul successo e sul far carriera, che non contemplano la dura realtà che vivono molte donne.

  4. Peggio del maschilismo c’è solo il femminismo. A quanto la parità dei sessi? Ad onor del vero andrebbe detto che molte aziende violano la legge 903/77 perché inseriscono annunci rivolti esclusivamente alle donne. Leggo annunci tipo cercasi segretaria, ma anche i maschi possono fare i segretari, però questo nessuno lo dice…un pò di obiettività, in fondo l’importante non è quello che abbiamo fuori ma quello che abbiamo “dentro”. Detto questo trovo l’articolo un pò “razzista”, se qualcuno domani scrivesse, citando le sue stesse motivazioni, che è più conveniente assumere i maschietti piuttosto che le femministe già il parlamento farebbe un’interrogazione parlamentare, guardi cosa è successo a Tavecchio per una battutina innocente sulle donne.

  5. Forse dovremmo chiederci anche quanti sono i maestri elementari di sesso maschile? Forse dovremmo capire che sono pochissime le donne che scelgono i corsi di laurea tecnologici.

  6. Anche i cantieri edili con le donne sono più efficienti, purtroppo non ho mai visto una donna in un cantiere edile…e soprattutto nessuna femminista si è mai lamentata per questa mancanza

  7. cinemalaska, vediamo di smetterla col vittimismo: se un uomo vuole fare il maestro elementare è liberissimo di studiare pedagogia, così come una donna è libera di studiare ingegneria o fisica se vuole (e ne conosco che la studiano) . Le persone che studiano altro è perchè hanno deciso così anche se a te non piace

  8. Paolo
    Appunto se ci sono poche donne che fanno gli ingegnere è perché alle donne piacciono altri ambiti disciplinari, hai detto proprio quello che volevo dire io

  9. mi spiace dover dire che :”la dura realtà che vivono moltissime donne italiane” è anche dovuta al fatto che, in media gli uomini italiani svolgono una quantità ridicola di lavoro domestico rispetto alle donne; non siamo ultimi nella classifica Ue solo perchè esiste Malta.
    Forse noi donne dovremo fare un pò di volontariato verso noi stesse??
    (leggere , informarci, pensare, giocare, oziare) appena un pochino..

  10. Vero.

    Il fatto però è che anche il single fa molti meno lavori domestici della single.

    Ma poi, per avere un’ idea dei diversi standard, basterebbe ispezionare le camerette dei collegi universitari confrontando pulizia ed ordine. La differenza salta agli occhi (c’ è chi c’ ha fatto sopra degli studi).

    E lì, non c’ è dubbio, i costi del disordine ricadono interamente sull’ occupante! Tu chiamale se vuoi… preferenze.

    Comunque hanno tutti un po’ di ragione, da un lato l’ Italia puo’ far meglio, dall’ altro i risultati in termini di wage gap sono deludenti anche in quei paesi che da molto tempo hanno fissato incentivi di genere negli STEM fields (science, technology, engineering, and mathematic).

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