«Dottore, dottore, dottore del buso del cul, vaffancul vaffancul»

Laurea americana

È questa la canzoncina che, cantata in coro, sento ripetere – ossessivamente – all’incirca da vent’anni, ogni volta che un neolaureato o una neolaureata esce dalla discussione della tesi e si ricongiunge con amici, parenti, conoscenti, morosa o moroso di turno. Dico venti o venticinque anni (più o meno) perché ci fu un periodo, prima dei Novanta, in cui la pseudo goliardia (perché questa non è goliardia autentica) non andava di moda, anzi, era vista male, come fosse qualcosa “di destra” o semplicemente qualcosa di infantile o idiota. Ebbene, da molti anni, invece, il coretto è obbligatorio. Una condanna. Per tutti e tutte. Ma fosse solo questo. Mentre si intona «Dottore, dottore, dottore del buso del cul, vaffancul vaffancul», si lanciano anche uova, coriandoli, stelle filanti, piume, petardi, si attivano sirene da stadio, si grida nei megafoni, si spruzza spumante o vino a basso costo, si cosparge di colla il neolaureato o la neolaureata, in modo che tutto ciò che gli si lancia addosso possa restargli ben appiccicato, lo/a si costringe, a seconda dei casi, a spogliarelli degni del peggiore addio al celibato o nubilato, o a travestimenti e rituali degni del peggiore nonnismo da B movie italiano degli anni Settanta.

Sto peccando di esagerazione? Mavalà. Casomai sto offrendo una descrizione fin troppo sommaria di ciò che in realtà accade, semplicemente perche mi annoio a scrivere troppi dettagli. Fantasia al potere? Creatività a gogò? Mavalà. Le pratiche che circondano il «Dottore, dottore, dottore del buso del cul, vaffancul vaffancul» sono identiche a loro stesse da oltre venticinque anni, identiche da un corso di laurea all’altro, identiche in tutte le città italiane. Ripetitive. Martellanti. I-dèn-ti-che.

E allora? Allora innanzi tutto una precisazione, per tutti i laureandi e i loro parenti, amici, morosi che leggono: con la laurea triennale non si diventa dottori. Il nostro ordinamento (3+2+3) prevede tre livelli: la laurea triennale, la magistrale (che possono essere fusi nella laurea a ciclo unico) e il dottorato di ricerca. Nel resto d’Europa si è dottori solo con il dottorato di ricerca. Insomma, da qui a proclamare dottori («Dottore, dottore…») i laureati triennali ne passa. Se vogliamo stare in Europa cominciamo da qui: riserviamo i festeggiamenti alla laurea magistrale. Saranno passati almeno cinque anni dalle scuole superiori, i ragazzi e le ragazze avranno faticato di più, saranno più saggi e vorranno qualcosa di meglio che «Dottore, dottore, dottore del buso del cul, vaffancul vaffancul».

In secondo luogo, cari laureandi e care laureande: siete avvisati. Le università non ne possono più di pagare spese di pulizia e reimbiancamento dei muri aggiuntive. In alcuni atenei è già stato fatto: si individuano con videoriprese gli autori di sporcizia e danni, li si rintraccia il giorno dopo (loro e la loro famiglia), li si costringe a pulire, reimbiancare in prima persona o pagare qualcuno che lo faccia al posto loro.

In terzo luogo, una domanda: cari laureandi e care laureande, non vi sentite, non dico… ehm… un po’ sciocchini (hi hi hi), ma… ehm… poco originali e poco creativi, a ripetere, ripetere, ripetere sempre le stesse cose che tutti ripetono?

 

36 risposte a “«Dottore, dottore, dottore del buso del cul, vaffancul vaffancul»

  1. Già trovo alquanto imbarazzante il rituale pomposo, in Italia, sul lavoro, per email o per telefono, del dottore di qua, dottore di là; tutti dottori. Salvo poi doversi piegare a mettere un modesto “Ms” o “Mr” quando si mette il proprio CV in progetti internazionali😉 E qui si parla ancora di lauree magistrali…
    Figuriamoci l’imbarazzo di spiegare, in Europa, che in Italia si dice “dottore” anche con tre anni di studio universitario!

  2. Finalmente qualcuno che lo dice! È la canzoncina più ripetitiva, noiosa, banale, nonsense e imbarazzante che conosca, anche peggio di “Tanti auguri a te”. Cos’ha di divertente? Nulla. Non fa ridere e fa precipitare drammaticamente il QI di chi la canta. Pessimo.

  3. Nel 1998 non c’era ancora la laurea triennale (se non erro) e a Fisica, a Milano, la cosa era talmente sobria che il mio correlatore era con calzini di spugna bianchi, camicia a scacchi e jeans da scampagnata. Un altro componente della commissione aveva una polo a maniche corte ed eravamo a fine novembre. Il presidente di commissione era quello che a lezione si arrotolava come un salame col filo del microfono e si imbiancava completamente col gessetto e si divertì a far polemica con i risultati della mia ricerca. E “divertì” è da prendere in senso letterale, non ironico.
    I fisici sono notoriamente poco inclini alle formalità.

    Poi nel 1999 le prime lettere di lavoro iniziavano tutte con Dott.re. Dopo qualche anno ero declassato a Sig.re. Sono cose.🙂

  4. il rituale che si ripete è imbarazzante e inurbano. Su questo nessuna obiezione. Sul fatto che siano uguali per tutti i corsi, non ne sono certo. Secondo me più il rituale è imbarazzante, più denota una laurea facile, presa senza gloria: altrimenti non si spiegherebbe una messa in scena così forzata che ricorda il riempimento di un qualcosa che parte dal vuoto e lo si riempie di fuffa comprese le uova e i coriandoli. Credo che quei rituali di cui lei parla predicano poco sudore e tanto rumore: appunto per (il) nulla. Conosco persone che si sono laureate magistralmente e hanno preferito “raccogliersi” a cena o altro perché poco inclini a spendere energie già carburate per il conseguimento della laurea in sé. I rituali di cui lei parla forse predicono paura per il futuro e allora considerarli apotropaici?

  5. Beh, che si può fare se non condividere… vogliamo aggiungere le foto nelle pose più idiote che vengono appiccicate ovunque con scritto “si è laureato anche lui!” o cose simili?
    Qui da noi è proibito lanciare coriandoli e simili nelle strutture dell’Università, col risultato che la sporcizia resta sul marciapiede prospiciente l’ingresso…
    Infine, vogliamo parlare di come ci si veste per la laurea? Fino a 20 anni fa si andava eleganti, ma sobri. Adesso le ragazze sono tutte col tacco 12 e la minigonna… di una tristezza spaventosa…
    (si può essere eleganti e femminili in molti altri modi, non c’è bisogno di fare le veline anche il giorno della laurea!)

  6. Mi permetto una provocazione. Dunque è per questo motivo che alle discussioni delle lauree triennali voi professori delle commissioni non prestate la minima attenzione al laureando, mancando profondamente di rispetto oltre che ai ragazzi, alle famiglie presenti che per 3 anni (o forse più) si sono accollate un onere economico e morale mantenendo gli studi dei propri figli (o nipoti, o quello che è)? Ricordiamoci che non è obbligatorio discutere una tesi, soprattutto in triennale, in molte facoltà è una pratica ormai superata. Facciamoci un esame di coscienza tutti quanti

  7. Finalmente leggo queste cose! Mi sono chiesta spesso se si possa fare qualcosa di concreto per evitare tutte queste orride pagliacciate. So che in alcune università hanno abolito le discussioni per le tesine triennali, che vengono solo valutate da una commissione.

  8. Bah, come sono identici i matrimoni da secoli, ma son sicuro che quello proprio un’emozione la dia. Questi riti di laurea non vanno visti nel complesso, ma nell’unicità che il neo dottore vive quel giorno. A me, (in quel di Padova dove si narra la goliardia universitaria getti le radici e dove rigurado questo rito non si va certo per il sottile) per dirne una, hanno messo un polipo nelle mutande… a febbraio. Probabilmente sara il 2789simo polipo messo nelle mutande, ma per quella che è la mia vita (non certo monotona e noiosa) rimane un fatto isolato. Così come il papiro appeso in piazza (sempre Padova) dove di norma si è raffigurati circondati da falli di dimensioni priapiche e da sonetti endecasillabi baciati (con licenza) dove si narrano le peggior cose ben leggibili dai genitori. Così come le manate fotoniche sulla schiena (essendo maschio sono consentite).

    Una laurea per un professore è una rottura di coglioni di routine, per un estraneo sono riti volgari e poveri, ma per un ragazzo è un giorno unico. Certo sono rituali poco creativi, beceri, banali, animaleschi, ritriti. Ma Dio quanto ho riso quel giorno, perché era il mio giorno unico. Molto più di quanto la creatività d’elité sia mai riuscita.

    Ma forse parliamo di due cose diverse. Non so come sia stata milanizzata sta cosa. In ogni caso a Padova di creatività mi pare di averne vista. (e facendomi un giro su google ora e sui vari papiri, ancora sembra essercene).
    Poi se si è passati alla laurea di 3 anni la colpa non è certo degli studenti. In ogni caso mi son laureato ben prima di essa.

  9. Bisognerebbe farne una distinzione di forma e di sostanza. I vestiti rientrano nel campo della forma, dove l’importanza è relativa. Per esempio, una ragazza intelligente che si laurea con bacio accademico e veste minigonna e tacchi vale meno? Non credo. Altro discroso è sulla sostanza, dove il momento laurea prende il significato di festa, liberazione, e altri infiniti valori. Mi vorrei però focalizzare su uno dei valori che viene reputato positivo: il senso di libertà dato dalla fine degli studi. Liberarsi dell’università significa liberarsi dal peso dello studio e quindi che quello che è stato fatto non è piaciuto o non è stato voluto. Da qui la scintilla dell’incendio delle polemiche. Una laurea viene vissuta come obbligatoria, genera comportamenti poco consoni. Su questo bisognerebbe riflettere (anche se si è già riflettuto fin troppo). Ovviamente questo mio discorso si basa su una grande generalizzazione e quindi facilemente attaccabile e smontabile.

  10. D’accordissimo sul fatto che chi sporca debba pulire.
    Per il resto no, non mi trovo d’accordo.
    Ognuno festeggia come meglio crede e 2 parolacce non hanno mai fatto del male a nessuno.

  11. tutto vero, però alla fine della discussione della laurea triennale il/la presidente ti dichiara dottore o dottoressa in ….e c’è scritto anche sul diploma. vero che all’estero non è così,(ma hanno titoli con nomi diversi, anche solo dopo la triennale) e mi rendo conto che è una consuetudine, però formalmente si viene dichiarati tali: “dott. in…” alla triennale, poi dott.magistrale, poi dott.di ricerca.

  12. Quando mi sono laureata, il Preside di facoltà spiegò a noi neolaureati e ai nostri amici e parenti pronti a festeggiarci che quella canzoncina volgare è stata coniata in epoca fascista proprio in spregio della cultura. Guarda caso quel giorno nessuno la cantò!

  13. È da almeno il dopo ’68 che la Goliardia è cosiderata una cosa destroide. Dover far notare questi piccoli particolari dovrebbe farmi sentire vecchio. Ma i vecchi detengono la memoria e di ciò mi onoro.

  14. Sono assolutamente rituali di passaggio.
    La nostra società è già sufficientemente distaccata e vuota: per fastidiosi che siano gli ultimi segnali di appartenenza a una comunità, a un consorzio umano, preferisco tollerarne la ‘noia’, piuttosto che cedere definitivamente all’anomia.

    Piuttosto sarebbe interessante trovare delle soluzioni meno repressive e più creative per integrare questi rituali sociali all’interno delle istituzioni universitarie.
    Forse varrebbe la pena di discuterne prima con i docenti di sociologia e antropologia, prima di buttare tutta questa ‘noia’ (che per il laureato e la sua famiglia sono invece un giorno importante e speciale) nello sciacquone.

    Personalmente i coretti e gli scherzi subiti mi hanno fatto schifo, ho degli amici di merda (ognuno ha quel che si merita) e non hanno prodotto nemmeno un cartellone di laurea, niente, solo scherzacci idioti e vergognosi.
    Però mi sono serviti, hanno marcato un passaggio importante nella mia vita, riconducendo all’umiltà la mia hubris per aver chiuso un ciclo e prodotto una tesi di laurea.

  15. Con appunto le lauree triennali e la strutturazione sempre più simile alle superiori, gli esami scritti e via dicendo, il titolo di “dottore” -di cui non avrò nessunissima intenzione di fregiarmi sui vari campanelli, elenchi, etichette, ecc-. ha perso a mio avviso in spessore. Torniamo alle lauree di 5 anni, i primi 3 uguali e poi i vari indirizzi e soprattutto gli esami come si deve. Non possiamo continuare ad emettere migliaia di crocettatori folli dopo 3 anni, chiamarli dottori e poi lamentarci delle posizioni nelle classifiche delle università italiane.

  16. Capisco che sopportare questa canzone per lungo tempo ininterrottamente sia snervante (lo è già dopo un paio di lauree) ma per il laureato é un giorno di festa. Di festa vera. È consapevole del fatto che di lì a poco sarà proiettato in un altro mondo, un mondo dove dovrà lottare continuamente anche solo per inserirsi. E in più ha raggiunto un traguardo importante, molto importante. Lei da anni insegna comunicazione e dovrebbe sapere molto meglio di noi come le mode cambino, come le usanze cambino e soprattutto di come l’espressione delle emozioni stia radicalmente cambiando. A me personalmente fa piacere vedere in un mondo quasi totalmente privo di emozioni e di valori un po’ di allegria sincera. In più molti sono i ragazzi che lei ha portato a raggiungere quel traguardo o a cui (come nel mio caso) ha dato una possibilità, quindi ogni volta è un po’ anche la sua di festa.

  17. Premettendo che sullo sporcare sono d’accordo e che alla mia laurea tutto é avvenuto in un luogo che poi é stato ripulito.
    Però non é neanche bello sminuire cosí chi si laurea in una triennale, impegnandosi, perché io nella sessione di marzo rimasi sbalordita dalla media di sdc e fui felicissima del mio voto di laurea, che mi sono assolutamente sudata, alquanto superiore rispetto alla norma… l’impegno che ci ha messo mia madre per pagarmi l’università con un solo stipendio in casa e non riuscendo a rientrare comunque nella borsa di studio… L’entusiasmo che ci misi per scrivere la mia tesi, che magari per voi era niente, ma che io ancora oggi rileggo e ha un forte valore affettivo.
    Per lo studente e la famiglia é comunque un felice e importante traguardo.. Che merita anche di essere festeggiato.. E non sminuito perché dietro ogni laurea c’é il percorso personale di ogni persona.. E così spero potrà essere anche per la specialistica che ho appena iniziato e che già mi entusiasma come non mai.

  18. Gio’ ti adoro – se disambigui anche tu su questo ce la possiamo fare. E’ un problema che si risolve in sei mese, se si vuole. Sulle “vaffa lauree” sono intervenuto sul La Rep un po’ di tempo fa (ultima sessione di laurea a luglio) http://www.dariobraga.it/web/uploads/anno2014/lauree%20chiassone%20La%20Rep%2023-07-14.pdf

  19. Nessuno nega il legittimo desiderio di festeggiare un traguardo importante. Quello che personalmente non capisco è l’eagerazione nella ricerca di modalità “schifose” o peggio pericolose. L’ultima a cui ho assistito è finita con tanto di ubriacatura della laureata che non ricorderà quasi nulla del “giorno più bello”, grazie ad “amici” che l’hanno costretta a leggere sconcezze di ogni tipo davanti a genitori e parenti e ogni volta che si sbagliava le facevano tracannare un miscuglio di superalcolici. Squallido, noioso, senza creatività, idiota… Spererei per il futuro in una creatività positiva e che lasci la dignità a chi ha diritto ad un giorno “speciale”…

  20. suvvia un pò di ironia, almeno questo ci rimane…perché non fa una riflessione su tutti quei ragazzi universitari che ogni sera si sballano con l’alcool e con la droga?

  21. Pagliacci! E non saprei dire chi lo sia di più, se chi ha scritto questo pseudoarticoletto o chi gli dà corda. Se questo valesse solo per i merendinai sarei d’accordo (e credo che siano la maggior parte dei commentatori dell’articolo) visto che la loro laurea ha l’utilità del tovagliolo che uso a pranzo e che dopo getto nei rifiuti. Nasce dal fascismo dite? Guarda caso é da secoli che a Padova questa goliardia é presente ad ogni laurea, ma viva la libertà di stampa, così ognuno può scrivere qualsiasi cazzata, che tanto troverà sicuramente qualcuno che gli va dietro. Ognuno é libero di festeggiare come vuole; questa é una tradizione, e ognuno può scegliere di continuarla o meno. Io personalmente la trovo adeguata, dopo un percorso di studi degno, e soprattutto rappresentativa di un traguardo raggiunto. Segna il passaggio definitivo dalla vita di studente alla vita di professionista, ed é un rituale che “esorcizza” tutte le eperienze positive e negative del neolaureato in modo goliardico e ironico di fronte a parenti e amici. Cose che ognuno, chi più chi meno, ha fatto nella sua vita. Casomai va fatta la distinzione tra persone intelligenti, che dopo aver festeggiato adeguatamente puliscono, e gli incivili. Mi pare comunque che ci sia ben altra inciltà da condannare in Italia, piuttosto che aggrapparsi a sterilmente a questi festeggiamenti. E chi tira in ballo il paragone con feste di compleanno o altro mi pare che abbia già dimostrato da solo pria ignoranza.
    Che sia triennale, magistrale, master o dottorato sinceramente me ne frego, ognuno festeggia quando vuole, e se uno vuole interrompere il suo percorso di studi é libero di farlo. Se poi la vostra argomentazione é l’eccessivo numero di laureati, allora questo é un altro discor, da fare con tutt’altro articolo. Perché checché se ne dica, reputo l’istruzione italiana una delle migliori, e i numeri derivanti dai laureati richiesti (e ripeto richiesti, non costretti ad andarsene) all’estero, dimostra la qualità degli atenei italiani. Volendo essere precisi, inoltre, mentre in italia per un titolo magistrale sono necessari 5 anni di scuola superiore e 5 di università, mi risulta che all’estero siano 4 e 4 rispettivamente, quindi secondo questo intelligente articolo, un laureato italiano dovrebbe entrare nel mercato internazionale con almeno 2 anni di ritardo rispetto ai coetanei europei. Ma di cosa stiamo parlando? Ci sono molti altri problemi a cui pensare in Italia, e la goliardia alle lauree non mi pare proprio uno di questi. Ma probabilmente le lauree degli egregi colleghi dottori che commentano a vanvera non permettono loro di fare questa distinzione. Rimanete pure a continuare i vostri dottorati, post dottorati, e chi pù ne ha più ne metta, così si che diventate persone intelligenti, e la vita che gli altri “goliardicamente” cercano di godersi, voi magari ve la godrete a 60 anni.

  22. @Filippo: la canzoncina “Dottore dottore” era fascista, non mi riferivo a tutto il fenomeno della goliardia che ha origini ben più antiche e in un certo senso nobili. Ma almeno della canzoncina si potrebbe fare a meno (o almeno conoscerne le origini), secondo me. Invece concordo con chi solleva il problema del disprezzo verso le lauree triennali. Considerando che esistono vanno rispettate. Tra l’altro, ridicolo o no, l’ateneo conferisce il titolo di dottore anche per le triennali.

  23. Ilaria e tutti quanti: so bene che in Italia è formalmente riconosciuto il titolo di “dottore” anche ai laureati triennali. E a me tocca dirlo nelle proclamazioni. Ma nel resto d’Europa non solo non lo è, ma non esiste il “valore legale del titolo”, sciocchezza tutta nostra che produce solo danni, visto che equipara tutti gli atenei, mentre le aziende sanno benissimo che la laurea presa a Roccacannuccia non vale quella presa a Timbuctu, o viceversa. Conta la preparazione effettiva, non “il valore legale del titolo”, il pezzo di carta.

    Quanto ai festeggiamenti, oramai a Bologna quasi sempre rasentano il vandalismo. Fatevene una ragione. (Canzoncina o non canzoncina non è il punto). Perciò ho scritto ciò che ho scritto. Chi vuol capire capisce. Gli altri cantino pure: se sporcano, l’indomani saranno chiamati a pulire o pagare.

  24. A latere mi sento di aggiungere un tassello a questa discussione. Da studente ho l’impressione che sempre più sia percepita come fondamentale la laurea triennale, mentre la magistrale è un “di più”, una fastidiosa appendice di due anni.

  25. o.t.
    Ritengo che il videomessaggio dell’isis sia un capolavoro assoluto di comunicazione. Ci sarebbe quindi ben altro letame di cui occuparsi. Chissà se la nostra gentile ospite vorrà rimettere piede nel mondo reale e disambiguare di comunicazione, invece di aprire le porte a sfoghi inconsulti.
    Concordo comunque sulla stupidità e la mancanza di creatività di un rito, fastidioso per quanti sono costretti ad assistervi loro malgrado, non più intelligente di una giaculatoria funebre.

  26. E’ possibile sapere quale sia la fonte secondo la quale il canto risulta di origine fascista? Grazie.
    Più leggo l’articolo e certi commenti, e più mi sento in imbarazzo per chi li ha scritti.
    E poi: stiamo realmente discutendo sul fatto che la canzoncina non è corretta perché volendo fare i precisi il titolo di Dottore spetta solo a chi porta a termine il dottorato ecc ecc mentre gli altri anche se per la legge italiana vengono definiti tali, non lo sono in Europa ecc ecc?
    Ma un bel “e sti cazzi” non ce lo mettete?!
    Ma di cosa stiamo parlando?
    Credo proprio che l’argomentazione principale di questo articolo e dei successivi commenti sia la frustrazione di parecchia gente che non potendo permettersi di godersi una festa tra amici e parenti, la condanna come eccessiva.
    Conosco molta gente che si è laureata, e guarda caso alle poche proclamazioni in cui non è avvenuto ciò, il neolaureato era un classico esempio di asociale, topo da biblioteca i cui unici amici sono i compagni di corso (quando va bene).
    E chi condanna questo tipo di goliardia non è da meno.
    Citando @Cristina: “L’ultima a cui ho assistito è finita con tanto di ubriacatura della laureata che non ricorderà quasi nulla del “giorno più bello”, grazie ad “amici” che l’hanno costretta a leggere sconcezze di ogni tipo davanti a genitori e parenti e ogni volta che si sbagliava le facevano tracannare un miscuglio di superalcolici.”. Oh mio Dio! Già già veramente deprecabile questa condotta così poco morale e inadeguata!
    Ma questa gente dove vive? E come è stata educata? Non ho mai letto tanto bigottismo e perbenismo nello stesso commento.
    Tutto questo dimostra quanto sia dilagante, nonostante per chi non lo sappia corre l’anno 2014, la tremenda piaga della chiusura mentale.
    Poi ripeto, gli incivili si prendono e si mettono a pulire.
    Ma alla mia laurea sono stato il più contento del mondo per essere stato circondato dagli amici di una vita, che hanno festeggiato con me, mi hanno deriso, mi hanno messo in imbarazzo davanti ai parenti, hanno detto le “sconcezze” (oh mamma mia che villani), mi hanno ubriacato, hanno pulito, hanno cantato e probabilmente disturbato qualche lezione.
    Ma tutto questo è giusto che sia stato così e che lo sia ancora.
    Perchè le persone intelligenti (professori o meno) lo capiscono, capiscono che è un traguardo importante e che la goliardia, con i pro e i contro che si porta dietro fa parte della storia universitaria.
    La comprensione di un cosa così basilare per un “dottore” dovrebbe essere piuttosto semplice, dato che l’esperienza accademica non serve solamente per immagazzinare nozioni più approfondite su determinate materie, ma dovrebbe servire per approcciare il mondo in maniera intelligente.

  27. Qui non si tratta di canzoncina o non canzoncina, di sporcare o non sporcare: è stato tirato in ballo il titolo di dottore e la voglia di festeggiare del laureato o laureata di turno. Credo personalmente che ciascuno sia libero di festeggiare come gli pare, che questo significhi omologarsi agli altri o meno, fino a quando questo festeggiamento non manchi di rispetto a qualcuno, o nel caso di cui tratta la professoressa, all’Università stessa. Chi sporca, compie atti di vandalismo o quel che sia, passa dalla parte del torto, a prescindere. Per il resto, che ognuno si diverta a modo suo!
    Ma al di là di questo, provo amarezza nell’intenzione della professoressa di estrapolare da quattro strofe una scusa per sminuire i laureati triennali. Posso comprendere la stanchezza e la noia di fronte alla ripetitività dei rituali di festeggiamento nel corso degli anni, ma per quale motivo sminuirli in questo modo?
    Inoltre, non riesco a comprendere pienamente qual’è l’oggetto delle sue critiche… Se lo Stato, che la “costringe” a proclamarli dottori, o i laureati stessi che non dovrebbero sentirsi tali, malgrado le sue parole.
    Partiamo dal presupposto che non tutti oggi in Italia possano permettersi, per un motivo o per un altro, un’istruzione completa: chi si ferma alla laurea triennale, chi magistrale e infine i beneamati Dottori con la D maiuscola. Ci troviamo forse di fronte alla necessità di coniare un nuovo termine per ciascuno di questi step “intermedi”? Se l’obiettivo finale di ciascuno di questi percorsi è il mondo del lavoro, non starà poi ad esso distinguerli e selezionarli come meglio crede? Nel resto d’Europa, come vengono chiamati questi “quasi – dottori”?

  28. Sono così d’accordo che alla mia laurea (e a quelle dei miei amici nelle quali ero presente) a nessuno sarebbe mai venuto in mente di inscenare lo spettacolo previsto.
    Vorrei evidenziare che nella comitiva non erano presenti adulti perché, ritenendo la seduta di laurea triennale un traguardo marginale, ho dissuaso i miei genitori dal partecipare.
    Perché dico questo? Perché mi sembra sciocco affrontare il problema – come molti fanno – come una questione di decoro da preservare.
    I miei amici non hanno fatto il coro non perché siano più “educati” o più “puliti” o più ligi (tutt’altro), ma perché ci conosciamo e tutti sanno quanto ognuno – nel nostro gruppo – partecipa e si identifica nelle cose che sta facendo.
    Quindi: fino a quando la laurea sarà un pezzo di carta “istituzionale” (stato) rispetto al quale opporre un atteggiamento dissacratorio e demistificante (dopo che ci si è comportati da bravi “”studenti”” giusto per ottenere il diploma, e comunque vale la pena sfottere chi te lo dà e pure il diploma, per rinnegare la verticalità con cui si è affrontata l’università: noo io non ci sto mica sotto), le cose non cambieranno affatto.
    A giudicare dal diplomificio è diventata la nostra università, direi che non ci siano le condizioni affinché cambi un bel niente: gli studenti saranno sempre più alienati dagli obiettivi che raggiungono.
    Quindi, prorettore Braga, temo che categorizzare questi comportamenti come “trasgressivi” e lesivi al “buon gusto”, attraverso una bella reprimenda, sia tutt’altro che utile a raggiungere gli obiettivi che lei dichiara, anzi! Questo perché le sue obiezioni ripropongono in toto la categoria semantica attuata dallo studente che “sporca”.
    Mentre invece che trasgressive, le condotte che vedo durante le sessioni di laurea, sono quanto di più conformista si possa immaginare, coi tempi che corrono.

    PS: proporrei come tesi di triennale in comunicazione una bella analisi semiotica delle sedute di laurea, ci penso tutte le volte che ne vedo una.
    Si tratterebbe di vedere come e perché si esercitino serialmente delle azioni dissacranti – pressoché immutabili – atte a demistificare la ritualità delle sessioni.

  29. a me non l’ha cantata nessuno la canzoncina… però a sentirla mi fa sempre ridere, devo ammetterlo, anche se è di una volgarità proprio bassina (ihih). Ma penso che abbia tutto sommato uno scopo nobile, no? Quello di far tornare il laureato coi piedi per terra. Secondo me bisognerebbe cantarla anche ai professori almeno una volta all’anno, una cosa tipo, profio, profio, profio del buso del cul vaffancul vaffancul!! ahahahah

  30. Giovanna, ma infatti io concordo col tuo post, sia per quanto riguarda i festeggiamenti eccessivi sia per quanto riguarda la triennale. A proposito di quest’ultimo punto però facevo solo notare che il nostro sistema crea ambiguità, nel senso che un laureato triennale si sente proclamare “dottore” quando in realtà quella “laurea” vale poco più di un diploma superiore, e in un Paese come il nostro nel quale ci si vanta tanto dei titoli, è difficile fargli capire che quel “titolo” in realtà non è “reale”; all’università non lo spiegano e capisco che poi ci si resti male. Io stessa so queste cose solo perché figlia di un docente universitario ma la maggior parte dei miei all’epoca colleghi di corso – molti dei quali si sono fermati alla triennale – non sapevano di questa differenza. Io comunque non ho particolarmente festeggiato né la triennale né la magistrale, ma per una questione di carattere mio.

  31. Eddai su, un po di stupidaggini ci vogliono per sorridere alla vita🙂 e poi sono forse molti più di 25 di anni in cui si sente sempre la stessa frase “con il potere conferitomi ecc ecc ecc la dichiaro dottore in ecc ecc ecc” che male c’è ad avere una tradizione.. se pur bizzarra e ripetitiva resta pur sempre una tradizione! E poi, ricordiamocelo, dal giorno dopo (o quando si riprende conoscenza) inizia il baratro della disoccupazione, per i più fortunati, di stage “pagati” (metto le virgolette e non aggiungo altro); quindi che male c’è a godersi quei pochi attimi di gloria e di splendore davanti agli occhi di mamma e papà?

  32. Vero: non bisogna ripetersi.
    Vero: le lauree vanno dissipate.
    Ecco perché i Pasta Termica hanno creato un nuovo inno per celebrare degnamente il coronamento degli studi universitari.
    https://pastatermica.bandcamp.com/track/la-laurea

  33. Prima ti dividono la laurea quinquennale in 3+2, ti dicono che anche con quella da 3 puoi lavorare (si è mai visto?). Poi ti dicono: hei, non festeggiare, non sei mica dottore, i tuoi tre anni non valgono niente senza la laurea magistrale e il dottorato. E poi ti dicono: fondi per la ricerca non ce ne sono, se ci sono sono sufficienti per 1 persona su un milione, se vuoi fare ricerca e prendere il dottorato vai all’estero, noi risorse non ne abbiamo. Però se non prendi il dottorato non ti chiamiamo dottore.
    Da 30enne già laureata, posso solo dirvi: decidetevi. Le generazioni a venire non possono basare il proprio futuro sui vostri continui cambi di direzione e priorità.

  34. Qualcuno ha detto che più la festa è “casinara”, più il corso di laurea è facile.. che simpatica e molto intelligente generalizzazione. Penso che, nei limiti della civiltà, ognuno possa festeggiare come gli pare la fine di un percorso che è costato denaro e fatica (e ripeto, nei limiti del civile, chi imbratta in maniera pesante -non con i coriandoli- dovrebbe essere tenuto a ripagare eventuali spese). Che poi la canzoncina sia stupida non lo metto in dubbio, ma animo, è un diritto di tutti spassarsela un po’. Per quanto riguarda “Se vogliamo stare in Europa cominciamo da qui” terrei a far presente che alla mia discussione di laurea la mia relatrice era a lezione e un membro della commissione si è messo a giocare con l’ipad… forse dovremmo meditare anche un po’ su questo, invece di preoccuparci dei coriandoli e delle canzonette.

  35. Buongiorno Giovanna,
    mi complimento coi Pasta Termica: la loro dissipazione punk può considerarsi un nobile esempio di distruzione creativa.
    I miei amici, ahimè, aspettano oramai da troppo tempo lo show e il concerto acustico promesso tanti anni fa per il giorno della mia laurea: chissà, di certo canteremo, ma sporcheremo pochissimo.
    Certo il rituale è fastidioso, soprattutto per chi lavora dentro l’Università, probabilmente proprio perché gli attori protagonisti recitano due canovacci lievemente diversi: chi rappresenta l’istituzione universitaria, pur avendo accesso al retroscena, con lassismo burocratico tenta invano di far rientrare nella routine istituzionale l’evento “laurea” e poi non si organizza a dovere, mentre lo studente – del tutto intriso in un rito di passaggio stucchevolmente pomposo per un corso triennale o quinquennale che sia – non ha la completa padronanza della rappresentazione e non è in grado di controllare gli amici, i parenti o i semplici astanti; il caos predomina, le folle si accalcano per vedere, osservare, malignare, le performance deludono il più delle volte..
    Istituzionalizziamo il rito, rendiamo più semplice il deflusso di amici e parenti,facciamo lavorare bene il personale TA, famolo normale insomma, come il diploma o la terza media….
    Gli studenti saranno più felici: aule, corridoi e atrii – almeno si spera – saranno più puliti.

  36. Buongiorno prof, seguo il suo blog ormai da anni (da quando è stata la mia prof di semiotica) con interesse e colgo spunti molto interessanti su vari fronti (lavoro, società, politica ecc.). Questa volta però non condivido quanto dice. La mia città natale è Padova, patria almeno ideologica della goliardia e di tanti dei riti poi “esportati” nel resto d’Italia fedelmente o in parodia. In Veneto le celebrazioni dedicate al neo laureato hanno una valenza sociale molto profonda. E’ il pretesto per radunare amici di vecchia data nel ricordare le memorie dell’amico che si accinge a “coronare un percorso importante della sua vita (e anche di altri, primi tra tutti i genitori)”, condividere il dialetto (la lingua “dei ignoranti che vive nee campagne”) che dietro a termini volgari nasconde una ricchezza di immagini ed espressioni impensabili nella lingua italiana, riflettere sulle proprie radici e sul proprio territorio.

    Deridere l’amico e prendersi gioco delle autorità (insultando a voce alta, gridando, dando fastidio ai perbenisti) è parte irrinunciabile della pubblica iniziazione a cui partecipano in prima fila anche i genitori e parenti. Così come lo è il lancio di salse, coriandoli, uova ecc. e altrettanto lo è il travestimento.

    La stessa università di Padova organizza periodicamente mostre che commemorano i momenti salienti della goliardia locale. Un amore-odio (mi ricorda tanto ZàZà e Lupin) che lega le due istituzioni da tempi immemori. Una tradizione che, se non necessariamente deve essere esportata in tutta Italia, va difesa a spada tratta nel suo territorio.

    Suggerisco anche di approfondire la tradizione della Festa delle matricole e relativa “liberazione” degli studenti delle superiore che vengono letteralmente prelevati dalla propria scuola (per la gioia di presidi e professori che il giorno seguente devono giustificare l’evasione con implicazioni anche legali non di poco conto…per partecipare ai riti e manifestazioni delle matricole in piazza http://www.ilvivipadova.it/l%E2%80%998-febbraio-padovano-tra-goliardia-e-storia

    Concordo ovviamente sulla pulizia, sul rispetto ecc. ma questo è scontato. Ps. chi difende le tradizioni non è solo il “leghista”.