Perché le aziende italiane non rispondono a chi manda il suo curriculum?

Curriculim vitae

Riprendo un commento al post dell’altro giorno “Quando la Grande Impresa Informatica è lenta, chiusa, imbrigliata come la Pubblica Amministrazione”, quello di Rob, perché tocca una differenza importante nel modo in cui le aziende italiane tendono a trattare i giovani che mandano il curriculum per candidarsi a una posizione di lavoro. Ovviamente anche in Italia ci sono eccezioni, però:

Lavoro all’estero ormai da più di un anno in una grande azienda che opera nella consulenza. Io lavoro nell’ informatica. Per trovare questo lavoro ho impiegato circa un anno, facendo vari colloqui. Fuori dall’Italia sia le piccole che le grandi aziende rispondono all’invio di un CV, anche solo per dare risposte negative preconfezionate che non costano nulla in termini di tempo e sforzo per chi le invia.

Tutt’altra storia in Italia: aspetto ancora una risposta dal giugno 2010, dopo aver sostenuto tre colloqui (tutti positivi) spostandomi tutte le volte di 200 km a mie spese e utilizzando giorni di ferie dell’azienda in cui lavoravo all’epoca. Non pretendevo una spiegazione, ma almeno potevano scrivermi per dirmi che gli interessavo. Durante il processo di selezione possono sorgere delle problematiche che non sempre ci é dato sapere (riduzione di budget per le nuove assunzioni, cambiamenti “politici” interni all’azienda che cambiano gli equilibri nei dipartimenti, un altro candidato che piace di più ecc.). Ma dovrebbe comunque essere garantito il rispetto verso un candidato che ha investito il proprio tempo, le proprie energie e le proprie speranze in svariati colloqui. E peraltro le aziende estere più volte hanno accettato di fare i colloqui su Skype (almeno il primo colloquio introduttivo-motivazionale), cosa che in Italia mi è sempre stata rifiutata.

16 risposte a “Perché le aziende italiane non rispondono a chi manda il suo curriculum?

  1. Sono un artigiano, quindi imprenditore, rispondo sempre agli invii di CV, anche se purtroppo devo sempre dare la stessa risposta negativa, non preconfezionata, ma la sostanza rimane: la difficolta` di sopravvivenza e l’impossibilita` di accettare il curriculum.
    Pesa rispondere sempre negativamente, e la tentazione di evitarlo, e` elevata.
    ciao

  2. Le aziende italiane fanno anche di peggio, come dimostra questo articolo:
    “Esplora il significato del termine: Job Meeting, i curricula finiscono nel cestinoJob Meeting, i curricula finiscono nel cestino”
    http://nuvola.corriere.it/2014/10/14/job-meeting-i-curricula-finiscono-nel-cestino/

    Nulla mi toglie dalla testa che spesso gli uffici selezione risorse umane delle aziende devono giustificare la loro necessità di esistere partecipando a job meeting e facendo colloqui anche quando le aziende che rappresentano non hanno il minimo interesse ad assumere.

  3. Concordo con il fatto che se un colloquio o una richiesta di CV, una risposta sia dovuta. Non è dovuta invece se se si ricevono CV senza averli richiesti. Personalmente quando ero dirigente in azienda rispondevo a tutti anche inserendo delle piccole personalizzazioni perché sapevo di rendere felice la persona. Erano i periodi in cui il mercato “tirava” e i CV che arrivavano non erano tanti come oggi Mi racconta qualche collega dirigente che i CV sono tanti da rendere impegnativa anche una risposta standardizzata e comunque non stimolanti ad una risposta perché visibilmente fatti con lo stampino.
    Personalmente suggerisco ai miei ragazzi dei master della BBS ( la Business School dell’ Alma Mater ) di leggere QUOTIDIANAMENTE le pagine economiche dei giornali e dei quotidiani locali e di mantenere il progress degli eventi delle aziende attraverso internet : ciò permetterà di scegliere le aziende a cui mandare il CV con adeguata personalizzazione. Chi leggerà in azienda si accorgerà ed apprezzerà.
    Pessima è l’abitudine , e fonte di delusione, mandare i CV a pioggia sperando nel classico colpo di c… E’ intelligente , invece , creare le giuste condizioni per il colpo di c..
    Per chi ha laurea e master, l’uso dell’intelligenza e di una buona programmazione, dovrebbe essere normale .

  4. Alternativa ancor meno dispendiosa per l’azienda e che andrebbe bene anche per i cv non richiesti (ohibò!) sarebbe una risposta automatica alla candidatura, indicando un periodo oltre il quale si può considerare di non essere stati selezionati. Questo è quello che spesso fanno all’estero le aziende meno “sensibili” e sarebbe già un enorme passo avanti per la maggioranza delle aziende italiane.

  5. Aggiungo un che dopo un colloquio una risposta sarebbe *sempre* dovuta, ma questo dovrebbere essere ovvio…

  6. A chi manda il *proprio curriculum.

  7. Io non rispondo a tutti i CV che ricevo, ma solo a quelli pertinenti.
    Dirigo una piccola rivista mensile e, ovviamente, mi vedo arrivare proposte di collaborazione e anche CV per posti fissi in redazione: a tutti rispondo sempre e in maniera personalizzata. Sempre. Così come rispondo ai grafici che cercano un lavoro.
    Poi però mi vedo piovere nell’email anche CV di gente che cerca un posto nella ristorazione o nell’edilizia o in altri settori del tutto estranei all’editoria: in tutta evidenza sono invii a pioggia, ‘ndo cojo cojo. E no, a quelli non rispondo. Per principio.
    Perché, se non fai nemmeno lo sforzo di informarti sulla mia azienda per capire se è il target giusto per il tuo profilo professionale, non meriti nemmeno i due minuti del mio tempo necessari per dirti che non sono interessato a te.

  8. Veramente una realtà infelice, spero che mia figlia decida di finire di studiare all’estero e trovi all’estero il lavoro che vorrà fare

  9. Io rispondo ai CV scritti in modo corretto e personalizzati, e in genere lo sono. Non rispondo a quelli con palesi errori e che sono più simili a spam che a messaggi personali. Capisco che, data l’assenza di risposte dopo l’ennesimo tentativo, si decida di inviare a pioggia. Sparare nel mucchio con un messaggio generico è ancora più controproducente. È invece opportuno documentarsi e, nel breve testo di presentazione, fare in qualche modo intendere di conoscere chi è e cosa fa il destinatario, le dimensioni, l’area di attività, ecc.
    La mia formula, con varianti, è: “Gentile signore, rispondo di norma alle proposte di collaborazione poiché le ritengo delle interessanti opportunità di crescita che mi vengono offerte. Mi spiace dirle che oggi non sussistono neppure i presupposti minimi ma che, se fossimo in un Paese normale e con un minimo di prospettive, la inviterei ad un colloquio di approfondimento. Non si scoraggi. Buona fortuna, con stima ecc.”
    Ogni tanto qualcuno mi risponde: “Grazie! È la prima risposta che ho ricevuto in otto mesi…”

  10. Io ho avuto un’esperienza diversa. Mi riferisco al settore delle “agenzie di comunicazione” sul territorio bolognese.
    Ho mandato cv a tutte le web agency e affini (il mio scopo era di lavorare per il web) e devo dire che risposte ne ho avute, certo non un 100% ma almeno un 40/50% sì. Alcune negative (ma con critiche costruttive su ciò che non andava nel mio cv) altre positive a cui è seguito qualche colloquio (non tutti interessanti)…insomma qualcosa si è smosso.
    …e alla fine ho trovato lavoro proprio grazie ad un’autocandidatura.
    Io mandavo mail con in allegato un cv dalla struttura grafica “diversa dal solito”, fatto a mo’ di sito web. A questo aggiungevo un corpo della mail che era una breve lettera di presentazione.
    Forse la differenza sta anche nel “come” ci si presenta…?

  11. Rispondono solo le aziende che sfruttano i lavoratori, ecco cosa mi è successo proprio questa settimana, sembra incredibile, ma è vero. http://laveritasostanzialedeifatti.blogspot.it/2014/10/save-children-e-sfrutta-i-lavoratori.html

  12. @Alessandro Quanto a degrado e meccanizzazione delle relazioni e dell’essere umano io sono stato disgustato non dal contenuto dell’articolo (breve e scontato sull’indifferenza e sull’idolatria del “tecnico” da parte di aziende che dopo tutto quello cercano e sta bene) ma da una barra blu tipo timer in cima al contributo che diceva “tempo stimato di lettura quattro minuti” e procedeva. Se ci mettevo di più il sito mi chiudeva forse la pagina?

  13. Anche a londra capita di fare un colloquio e poi di non essere ricontattati.
    capita… qualche volta scoccia un po’ di piu’ se il posto era veramente interessante ma io non ne faccio comunque un dramma.
    il problema dell’italia e’ che non ci sono abbastanza opportunita’ per fare colloqui.
    quando lavorando riesci a fare un colloquio a settimana pure se qualcuno non mi richiama la cosa non mi sposta di un millimetro

  14. Io personalizzo sempre le mie risposte ai colloqui, e ho modificato in tutti i modi ogni aspetto cv, lettera di presentazione cambiando anche stile; dopo due anni di silenzio inizio a pensare alle paranoie più insensate: che pur di trovare qualcosa che non vada, prendano il mio nome cognome e vadano a guardare il profilo facebook pur di trovare qualcosa di “divertente” che dimostri che non sono serio/affidabile. Ma dovrebbero avere tanto, tanto tempo per fare questo!
    Oppure, mi trovo a pensare che pubblicare annunci dia alle aziende qualche vantaggio economico per il quale li pubblicano, ma che in realtà non abbiano bisogno di nessuno. Che senso ha sprecare tempo a inserire annunci per nulla?
    Non penso neanche più che c’entri “come” ci si presenta, visto che sono diventato un camaleonte con cento personalità e sono tutte scartate, anche il famoso inutile “essere me stesso”.
    E non mi dovrei scoraggiare? Ormai ho perso lucidità.
    Morite tutti. Così forse avrò più spazio.

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