Piccole iene crescono

Iena

A proposito delle piccole iene che incontro in università (ne avevo scritto qui: Essere una piccola iena. A vent’anni. Di già), vorrei dare un’idea di come alcune si trasformino nel tempo. Come diventano da grandi? C’è il diciottenne che arriva in università dalla provincia, ma non devi credere si senta inferiore per questo, nooo: suo padre è un notabile del paese e lui a scuola ha sempre preso voti alti, un po’ perché era bravuccio davvero, ma soprattutto perché è figlio del dottor Verdi e non si sa mai. Insomma il ragazzetto non è mai stato così geniale come le maestre, le prof, i compagni di scuola gli hanno sempre fatto credere, ma lui è cresciuto con questa convinzione, poverino: bastava che aprisse bocca e tutti facevano la ola. Per non parlare della più bella del paese, che ovviamente aveva una cotta per lui. Perciò lui si è potuto permettere l’otto in condotta e quella certa aria da alternativo di sinistra: broncio sempre annoiato, vestiti finto poveri e vacanze sempre alternative, dal sud America ai paesi dell’est. Tutto con i soldi di papà. E quando sbarca a Bologna è sempre molto baldanzoso, tratta i coetanei dall’alto in basso e i professori sempre alla pari, ostentando letture finto complesse e domande altisonanti in aula. Finché un giorno la prof gli fa capire che, bravuccio o no, se la smettesse di stare sempre con il naso all’insù forse capirebbe più cose. Forse. Se non è troppo tardi. E allora lui ci resta male, accidenti, ma non potendo più negarsi, a vent’anni, quell’immagine ideale di sé che lo conforta da quando era bimbo, se la prende con la prof. E alla fine, anni dopo la laurea, te lo ritrovi ancora su Facebook, a fare il ganzo con i più piccoli nei forum universitari, dicendo il peggio – guarda un po’ – di quella stessa prof che per tre anni un tempo lui aveva seguito, con cui si era laureato e che aveva avuto l’unico torto, un giorno, di dargli uno stop.

C’è il neolaureato che per tre anni tira a campare. Studio: scarso; strafottenza: molta; alcol e canne nel tempo libero: a gogò. Anche lui si fa forte di una famiglia che poco vede ma molto provvede in termini di soldi e conoscenze: dopo la laurea, nonostante il voto basso, lo fanno entrare nel prestigioso Giornale di Paperopoli, che lo leggono in dieci e sta per chiudere i battenti, ma il figlio dell’avvocato Rossi bisogna prenderlo. Perciò, dopo aver schivato i miei esami per tre anni – perché quella è una stronza, mi fa il culo, non ne ho voglia – mi scrive una mail con tanto di firma come “Caporedattore del Giornale di Paperopoli”, e poi “mob.” per indicare il cellulare – l’inglese mostra che Paperopoli ha un orizzonte internazionale – e infine l’account Twitter con ben centottantadue followers. Fico. Insomma, anche se non ho mai avuto il piacere di fargli un esame, sarei felice del suo successo al Giornale di Paperopoli, se non fosse che la mail è pretestuosa e si vede lontano un miglio, perché il testo è più breve della signature e il contenuto vacuo. Sarebbe stato più onesto se mi avesse mandato solo la signature.

C’è infine la ex ragazza che studiò a Bologna tanti anni fa, mi ha ripescata – chissà perché – in rete e non mi perdona ciò che scrivo su donne, uomini, parità di genere e compagnia bella. Perciò mi scrive in privato, commenta sul blog e su Facebook, insiste un giorno sì e uno no, fa di tutto per attirare la mia attenzione con commenti del tipo:

«Cara professoressa, ma non si rende conto della responsabilità che ha verso le generazioni più giovani? Come fa a sostenere che, nel 2014, le donne non abbiano ottenuto la parità? Lavorano, sono indipendenti, autonome. Casomai sono gli uomini in difficoltà. Lei è rimasta ferma agli anni Settanta e in più nella vita privata deve essere una frustrata, una che ce l’ha con gli uomini perché chissà chi ha incontrato, una che generalizza, che banalizza. Se la comunicazione e la semiotica a Bologna sono questo, povera università. Se i professori universitari sono tutti come lei, io non manderò mai mio figlio all’università.»

Accidenti, che livore. E più la ignoro, più la ex ragazza mi perseguita. Spero di non trovarmela sotto casa.😮 E poi dicono dell’aggressività maschile.

15 risposte a “Piccole iene crescono

  1. L’ha ribloggato su Parti di luie ha commentato:
    Sante parole!

  2. Perché ho come il sospetto che quella stronza, che ti fa il culo, ti promuoverebbe anche a pieni voti, se tu dimostrassi di aver studiato?

  3. L’ha ribloggato su alexurbee ha commentato:
    Magistrale

  4. Mamma mia! Hai tutta la mia solidarietà. Simona

  5. beh vedendola dal lato positivo: sono sicura che ci sono anche tante piccole iene che si trasformano in brave persone con gli anni. Come dicono in inglese “they grow out of it”, ne crescono fuori🙂

  6. Prevedo una nuova ondata di detrattori in risposta all’Affare Parziale.

  7. Sembra il post di un ragazzo col naso all’insù appena un po’ cresciuto. Attenzione, Giovanna, non è che la sindrome del naso all’insù è contagiosa?

  8. Mi ero persa il vecchio post sulle iene ventenni. Il tentativo di sfatare il mito giovanilista è senz’altro apprezzabile – e lo dico da 27enne che si è rotta di sentir parlare di gggiovani, soprattutto perché è diventato uno slogan elettorale di comodo oppure un enorme capro espiatorio (cfr. mistica forneriana dei fuori corso nullafacenti; bamboccioni; ecc.). Però ecco, il discorso dell’idiozia non è per niente connotato in termini generazionali, cioè banalmente l’idiozia è trasversale alle età e alle classi sociali eccetera. Nonostante ciò, io ce l’ho di più con gli idioti garantiti, con gli idioti che detengono il potere e il monopolio del discorso legittimo; cioè con un certo genere di idioti adulti. Io quelli proprio non li sopporto, almeno quanto i gggiovani che vi si accodano per ottenere la credibilità che non hanno (per motivi generazionali appunto, o altro). Ho visto ordinari di pessimo livello. Giornalisti affermatissimi solo perché hanno saputo leccare bene chi di dovere. Eccetera. Tutta gente non più gggiovane. Ma che non è di certo un modello per nessuno…Tutto questo giro di parole per dire che, insomma, il giovane che se la tira non è l’adulto che detiene un potere (o poterucolo) che se la tira. Il primo, al massimo, è ridicolo, il secondo è la rovina della società.

  9. Una volta cresciute le iene cosa diventano?

  10. Be’, Denise, probabilmente gli adulti di cui parli tu in molti casi saranno stati iene quando erano giovani… e le giovani iene di adesso si avviano su quella strada.

  11. può ben darsi che sia come dici, Ilaria: ma allora questo conferma che il fattore generazionale c’entra ben poco, come puoi vedere. Giovani o vecchi, quand on est con, on est con, diceva Brassens🙂

  12. D’accordissimo, purtroppo😉

  13. Una volta cresciute le iene cosa diventano? Talvolta anche professori universitari. Che il ragazzo sia un presuntuoso, arrogantello e convinto di essere Chomsky può darsi, almeno da come la storia viene raccontata. Stimo la Cosenza, la leggo spesso, però quanto livore trasuda anche questo post. E poi anche la sensazione che l’unico ad avere preconcetti e naso all’insù non fosse il ragazzo, ma anche la prof. Perchè fare una analisi sociologica dei propri discenti? Perchè giudicarne il vissuto, le vacanze, i suoi vestiti, le relazioni con l’ambiente e perfino con le donne? Perchè parlare con quel malcelato disprezzo del suo lavoro, ancorchè trovato con gli agganci di papà? Chi è senza aggancio scagli la prima pietra. Fra i prof universitari, poi…

  14. Grazie Fabrizio per aver reso più esplicitamente ciò che intendevo con il mio commento… condivido la tua analisi. E aggiungo: scagli la prima pietra chi a vent’anni era già abbastanza maturo e sicuro di sé da non aver bisogno di nascondersi dietro i più svariati personaggi, a volte ridicoli, altre irritanti. Mi pare sia abitudine di soggetti anche ben più attempati – e forse sarebbe più interessante che Giovanna raccontasse qual era (è?) il suo, di personaggio.

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