Il gradimento per Matteo Renzi sta calando, ma…

Martedì scorso Nando Pagnoncelli di Ipsos Italia ha mostrato durante la trasmissione “DiMartedì” su La7 un cartello in cui appare chiaramente quanto sia calata e stia calando la percentuale di italiani e italiane che dichiarano di avere fiducia in Matteo Renzi. Eccolo:

Il gradimento per Matteo Renzi nel 2014

Si sta preoccupando Renzi per questo calo netto e continuo ? Secondo me no, e ha ragione a non farlo perché, data l’assenza di una vera alternativa di centrodestra, in caso di elezioni il calo si tradurrebbe solo in astensione. E lui vincerebbe. Non a caso, ha definito l’astensione alle elezioni regionali di domenica scorsa “un problema secondario”. In una democrazia sempre più vicina al modello statunitense, in effetti lo è. Non sto dicendo che sia un bene, sto solo descrivendo la realtà.

PS: il sondaggio – come tutti quelli che Ipsos Italia fa per Floris – è stato condotto con metodologia CATI su un campione nazionale casuale secondo genere, età, livello di scolarità, area geografica di residenza e dimensione del comune di residenza, per un numero complessivo di 1000 interviste telefoniche su popolazione italiana maggiorenne.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

8 risposte a “Il gradimento per Matteo Renzi sta calando, ma…

  1. Pienamente d’accordo con Giovanna.

    Aggiungo che, dato il livello dell’astensione elettorale e la disaffezione per i partiti, ci sarebbero enormi spazi politici ed elettorali aperti, conquistabili da un nuovo movimento o partito, gruppo dirigente e leader, che fossero all’altezza del compito.
    (Non in modo effimero, ma con una effettiva capacità di governo e di risultati apprezzabili nel medio e lungo termine, tenuto conto dei vincoli della realtà europea e mondiale, che sono molto stringenti.)

    Se una vera alternativa non compare, a destra o a sinistra o al centro, i casi sono due:
    o Renzi è troppo bravo,
    oppure la società italiana al momento non è in grado di produrre, e accogliere favorevolmente, niente di meglio — a livello politico intendo.

    (La seconda condizione: accogliere favorevolmente, è necessaria quanto la prima: produrre).

    My two cents

    P. S. Situazione eccellente per i giovani dotati di passione politica e capacità

  2. Se il concetto di “maggioranza” è uno dei pilastri attuativi della democrazia partecipativa, per coerenza qualsiasi decisione espressa da una minoranza (meno della metà), non è più una decisione compiutamente democratica.

    Non basta che una scelta venga manifestata da una qualsiasi maggioranza (chiamata, appunto, “relativa”) perché, in realtà, la non-partecipazione non è un’astensione, ma una decisione. Non si tratta solo di un “no” al contendere specifico sul quale tutti sono invitati a esprimersi, ma implicitamente di un “no” a chi propone di votarlo. Ciò che viene bollato come passività e indifferenza, in verità è una differenza: una sfiducia, una separazione, un no.

    Non è un caso che per cambiare la Costituzione occorrono addirittura due maggioranze assolute successive. Non è un caso se per le elezioni, dopo il raggiungimento di maggioranze relative è richiesta una verifica ulteriore chiamata ballottaggio. Non è un caso se in molti campi del convivere sociale per certe decisioni addirittura richiesta l’unanimità.

    Secondo me, qualsiasi elezione a cui non partecipa almeno la metà + 1 di un corpo elettorale, non è un’espressione democratica. “Demos” significa “popolo” e “kratos” indica “potere”, ma per l’applicazione moderna di questa somma di valori ateniensi, è implicito anche il valore “pleistoi” che significa appunto “maggioranza”.

    Quando Renzi afferma che l’astensione emiliana e calabrese è “un problema secondario”, dal punto di vista meramente aritmetico-preelettorale ragiona in modo perfettamente razionale e concreto. Se invece valutiamo quella sua affermazione con parametri democratici, il Premier non fa altro che confermare la sua separazione mentale e politica da qualsiasi parametro etico. Quando Andreotti, Craxi e Berlusconi si esprimevano con quel tipo di glossario, nessuno se ne stupiva. Sia i loro supporter che i loro avversari, sapevano benissimo cosa fossero: assemblatori, manovratori, venditori. Lo sapevano Agnelli, Totò Riina, Cuccia e l’operaio della Breda.

    Per ora, chi sia Renzi, lo sanno ancora in pochi. Lo sanno, ovviamente, Davide Serra, Marchionne e Berlusconi, ma lo sanno anche Carlo Freccero, gli esodati, i minatori sardi e questo archeologo micidiale:

    Non lo sanno ancora quei milioni di nostrani techno-fan che credono di poter dire qualcosa di rilevante/mutante/coinvolgente tempestando i loro display con 140 colpi di spazzola prima di andare a dormire.

  3. I sondaggi sono Il Male nella politica italiana. Generano quegli effetti “colpo di scena” identici a quello che ci ha travolti tutti nel 2013… quando i sondaggi non furono in grado di decifrare il riposizionamento degli indecisi.

  4. Le tesi di Till, e dei molti che idealizzano la democrazia, ignorano il funzionamento delle società reali, che non è meno complicato di quello di un corpo umano.
    Se ci ammaliamo, le cure le chiediamo al medico. Noi ci riserviamo molto (giustamente!) una facoltà di decisione, ma la esercitiamo (sensatamente!) su aspetti minori o parziali, o fra opzioni che l’esperto ci propone come equivalenti.
    Invece, in questa visione idealizzata della democrazia, i malati dovrebbero decidere tutto loro, a maggioranza. Buffa idea.
    Naturalmente le cose non vanno mai così, per fortuna.🙂

    E’ pur vero che gli scienziati sociali ne sanno un po’ meno dei medici su come curare ciò che non va. Tuttavia ne sanno molto, specialmente riguardo al funzionamento dell’economia.
    Le divergenze sono limitate, come tra i medici seri, e il fai-da-te è sconsigliabile in entrambi i campi.

    Poi i venditori di fumo ci sono in un campo come nell’altro. Saperli riconoscere è un bel problema.

  5. Ci vorrebbe una metamorfosi..purchè non rimanere vittime della metamorfosi stessa….

  6. Sposo in pieno la tesi, anzi direi i fatti, espressi da Till. Il paragone con l’America poi è ridicolo. Così come è insultante questo continuo riferimento a democrazie altrui, leggi altrui, usi altrui. In America esiste la pena di morte. E’ cosa buona e giusta? In America fino a qualche manciata di anni fa dividevano i cessi fra bianchi e neri. E’ giusto?
    Possiamo aspirare ad un paese dove le decisioni e quindi le elezioni vengono vissute con partecipazione? O vogliamo calare calare calare sempre più l’offerta di qualità dei politici? Perchè questo stiamo facendo. Ci stiamo accontentando sempre di meno. Stiamo dicendo ai ragazzi che possono fregarsene tanto basta che si impegnino in pochi . Come se agli esami di Giovanna andasse solo il 40% degli studenti e sulla media dei voti venissero passati o bocciati tutti.
    I più ridicoli sono quelli che si ostinano a non voler raffrontare le elezioni su due campioni omogenei tipo l’elettorato emiliano e poi si sforzano di paragonare le nostre elezioni a quelle di qualche sperduto paesino dell’Ohio dove votano in tre.
    O guarda caso son tutti fan di Renzi. Ma pensa.

  7. Presumo che più che concentrarci sulla vera identità di presunti centro-destra o centro-sinistra, inutili per quanto spesso omogenei, una vera democrazia si dovrebbe concentrare su quella percentuale di italiani che tra “vera” opposizione e astensione al voto, di fatto rinunciano alla realizzazione di una vera democrazia partecipativa!

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