Giocattoli per maschi, giocattoli per femmine

Il mio primo ferro da stiro

L’altro giorno Angelo, che ringrazio, ha condiviso con me su Facebook una foto che mostra la confezione di un ferro da stiro giocattolo, così presentato: «Vaporbello. Il mio primo ferro da stiro. Il tuo ferro da stiro bello e dal design professionale come quello della mamma.» La finestra della confezione, che mostra il giocattolo, è circondata dai volti sorridenti di due bambine (dai tre anni in su, visto che il giocattolo è “3+1 anni”). Una delle due bimbe, quella più vicina all’immagine del ferro da stiro, appare addirittura entusiasta. Impliciti:

  • stirare è bello,
  • avere un ferro da stiro è bello,
  • il ferro da stiro è un oggetto bello,
  • stirare è una cosa che fanno nella vita reale le donne adulte (come la mamma), mentre le bambine lo fanno per gioco, in modo da prepararsi a ciò che faranno da grandi,
  • possedere un ferro da stiro, vero o finto che sia, e stirare rende allegre, felici (come si vede dai sorrisi).

Idea per una tesi di laurea triennale: analizzare il modo in cui vengono presentati visivamente, ma anche descritti e raccontati con le parole (packaging, posizione sugli scaffali, etichette, segnali nel negozio, ecc.) i giocattoli di massa destinati alle bambine e quelli destinati ai bambini, a partire dagli scaffali di un grande negozio di giocattoli e/o ipermercato. Per impostare il lavoro e la metodologia, vieni a trovarmi a Ricevimento.

12 risposte a “Giocattoli per maschi, giocattoli per femmine

  1. Sa cosa mi piacerebbe notare, in una tesi così? Che da un po’ di tempo giocattoli del genere sono da considerarsi vintage se non modernariato… forse perchè l’educazione al ruolo ed al “posto da occupare” pian piano stanno facendo spazio ad una “uguaglianza nelle differenze” che lascerà tanti disillusi… perchè così lontana da essere perseguita.
    E comunque, per dirla con Freud (che si occupava di altro e viveva un mondo diverso) l’educazione ai ruoli ed alle differenze è fondamentale nel percorso di maturazione. Percorso che, a maturazione, prevede come esito ultimo la capacità di scegliere coerentemente se rifiutare o aderire… o ancor più semplicemente (sarà poi semplice davvero?) da quale parte stare. Lei che ne pensa?

  2. peccato che io mi sia già laureato perché questa tesi la farei volentieri😀

  3. Vorrei essere ancora all’università per chiederle questa tesi. Non sa quanto lo vorrei!

  4. consiglio la visione della pubblicità della Unieuro, in cui una signorina dalla voce suadente chiede al fidanzato/marito di regalarle per natale lavatrice e lavastoviglie!

  5. Quando arriveremo a formare prof e insegnanti che siano in grado loro stessi, per primi, di cogliere il greve bagaglio che si fa indossare ai bambini e soprattutto alle bambine fin dalla più tenera infanzia? http://www.wister.it/stereotipi-di-genere-nella-scuola-la-differenza-si-fa-dallinfanzia/
    Da questo articolo sembra che qualcosa si stia muovendo anche se siamo sempre troppo lenti, ma tant’è… forse anche una tesi di laurea sul tema potrebbe aiutare🙂
    Magari, per il prossimo Natale, potremmo vedere sugli scaffali la faccia felice di un bimbo cui, finalmente, non è precluso il gioco del ferro da stiro!

  6. stirare l’ho sempre trovata una attività inutile

    ma poi basterebbe che i genitori lasciassero i bambini giocare con ciò che vogliono senza farsi paranoie del tipo “se gioca con X poi mi diventa Y”

  7. Personalmente sarei più propenso a studiare questi casi:

    http://www.ilpost.it/2014/11/24/lego-sessisti-foglietto-istruzioni/

    anche in relazione a ciò che fa la Lego oggi.

  8. E’ tempo di regali (non di doni, per carità!) e i bambini sono gli inconsapevoli bersagli delle nostre colpevoli proiezioni che a partire proprio dai giocattoli diffondono una cultura che tende a formare bambini utenti. Dopo Babbo Natale, anche la Befana consegnerà il suo carico di regali in sostituzione di quelli già ammucchiati in qualche scatolone.
    Forse non si parlano Santa Claus e la Befana, altrimenti eviterebbero quest’orribile strage che tocca ai loro giocattoli. Potrebbero mettersi d’accordo. Ma prima ancora dovrebbero conoscere e capire non solo i bambini ma soprattutto l’antropologia del giocattolo.
    Potrebbero, ad esempio, rileggersi Roland Barthes (“Miti d’oggi”) per comprendere tutta la loro dannosa inadeguatezza. Infatti, i giocattoli che regalano…”Sono essenzialmente un microcosmo adulto…costituito dai miti o dalle tecniche della vita moderna: Esercito, Telecomunicazioni, Medicina, Moda, Trasporti….preparando il bambino ad accettare l’universo delle funzioni adulte, e fornendogli il catalogo di tutto ciò di cui l’adulto non si meraviglia più: la guerra, la burocrazia, la sordidezza, i Marziani, ecc. Davanti a questo universo di oggetti fedeli, il bambino può immaginarsi solo in funzione di proprietario, di utente, mai di creatore. Si fa di lui un piccolo borghese consumatore….” che non deve chiedersi nulla, non deve pensare. Per questo simili giocattoli muoiono troppo presto, e una volta morti non hanno per il bambino nessuna vita postuma.
    Perciò, caro Babbo Natale e cara Befana, se proprio non ne potete fare a meno, dovendo portare i vostri regali, ricordate che il bambino non cerca affatto oggetti significativi, perché il bambino non esercita un uso ma una “demiurgia”: si inventa da solo forme e personaggi, storie e avventure.
    Nella sua fantasia crea una vita, non una proprietà.

  9. La cosa peggiore forse non è neanche quella scatola orribile. La cosa peggiore penso che sia la mancanza di indignazione dei commenti.
    Me, vedere quella scatola lì, mi sconforta peggio di un’intervista alla cosiddetta Boschi.
    Chi fermerà questo ritorno (in tutto) a prima degli anni ’60?
    Nessuno?

  10. L’ha ribloggato su alexurbee ha commentato:
    Stirare, apparire. So Italian.

  11. Sarebbe stato bello averla come docente. Una docente di Storia dei media di Torino mi rifiutò una tesi quasi identica. Peccato!

  12. …e soprattutto: il ferro da stiro “è della mamma”.

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