La parità di genere nella pubblicità per giocattoli

Dopo il post dell’altro ieri alcuni mi hanno chiesto come si possono evitare gli stereotipi di genere nel reparto giocattoli e nella pubblicità di giocattoli per bambini maschi e femmine. A me sembra ovvio, ma evidentemente non lo è. La risposta viene dai paesi del nord Europa ed è semplicissima. Ecco cosa accade per esempio in Danimarca (ho trovato queste immagini su Internazionale, grazie alla segnalazione su Twitter di Elena Del Rio. Ne trovi altre QUI).

Bimbe e bimbi che accudiscono una bambola

Bimba e bimbo che giocano con le automobiline

Bimba con mitragliatrice, bimbo con arco

Ed ecco cosa accade in Svezia (trovata grazie alla segnalazione su Facebook di Sara Venier):

Bimbo e bimba che accudiscono una bambola

12 risposte a “La parità di genere nella pubblicità per giocattoli

  1. Adesso mi aspetto di leggere il parere degli psico-esperti di pubblicità & marketing, tipo se quel tipo d’immagini contenenti bambini di entrambi i sessi penalizzi le vendite degli stessi giocattoli.

  2. Il nostri tristi rimasugli di razzismo di genere iniziano a manifestarsi già parecchi mesi prima del parto quando vogliamo sapere se il nascituro sarà un “maschietto” o una “femminuccia”. Sicuramente entro poco tempo, grazie a qualche ulteriore stress-test tecnologico, ci diranno se il pargolo sarà un “bel bambino biondo con gli occhi azzurri” (leggi ariano) – oppure no. Non appena il neonato è sistemato in casa, al portone sarà appeso un fiocchetto celeste oppure rosa (e non, p.e. di un neutrale bianco, verde o giallo) Ci sono ancora milioni di genitori di una o più bambine, che continuano a far figli nella speranza che prima o poi salti fuori un erede maschile. Già nel nido e asilo, il vestiario per i piccoli è inequivocabilmente sessista: magliette con missili, auto o cowboy per i maschi, scarpine e gonnelline con fiocchi e ricami per le femmine. Se poi, una bambina si diverte a rincorrere un pallone è considerata una “maschiaccia” mentre un bambino che ama pasticciare con pentolini o ricami viene subito portato da un consulente pedagogico. Tutto questo massiccio lavaggio dei cervelli si autoalimenta con straordinaria velocità: non appena superato il primo anno di vita, il pargolo è già perfettamente consapevole di essere proiettato verso un futuro maschile oppure femminile.

    È un percorso (non obbligato, ma omertoso) che non si ferma più: da adulti, i maschi capaci di ricevere e donare pubblicamente frequenti gesti di affetto, saranno sospettati di subordinazione familiare o addirittura di “ambiguità” mentre le donne capaci di rompere i vecchi steccati di potere, saranno gratificate dall’ossequioso epiteto che “hanno le palle”.

    È solo grazie all’eroico sacrificio di donne come Mary Wollstonecraft, Rosa Luxemburg, Elizabeth Cady Stranton, Marie Curie, Emma Goldman, Simone de Beauvoir, Elisa Salerno, Anne Koedt, Hélène Cixous, Carol Gilligan, Carla Lonzi e Donna Haraway, che oggi finalmente la polpetta quotidianamente avvelenata del razzismo di genere, sta perdendo goccia dopo goccia, il suo effetto mortale.

    Ogni volta che incoccio in una qualsiasi escrescenza della pornografia Winx, mi vien voglia di passare da una pacata e “sana” discussione, al terrorismo – non solo verbale.

  3. rosa luxemburg? secondo basta fare quello che si vuole fare, bisognerebbe poi anche dire ce ci sono molte associazioni pro-gay che tacciano di omosessualità quei bimbi che amano giocare con le bambole parlo dei bambini arcobaleno. Tacciare di omosessualità un bimbo solo per il fatto che gioca con le bambole è un pregiudizio di genre.

  4. fermo restando che il fiocco rosa e le gonnelline non faranno di quella bambina una donna adulta debole e sottomessa al maschio padrone, sarebbe bene che il genitore facesse giocare la bambina con le barbie se le vuole, con i soldatini se li vuole o con entrambi se li vuole idem per il maschietto (no voler sapere il sesso del nascituro non è di per sè sessista)..il guaio sono le paranoie (sia quelle di marca reazionaria sia quelle meno diffuse di marca progressista) del tipo “oddio se mio figlio gioca con X da grande diventerà certamente X”

  5. fermo restando che il fiocco rosa e le gonnelline non faranno di quella bambina una donna adulta debole e sottomessa al maschio padrone,

    esattamente come le pistole giocattolo non trasformeranno il bambino in criminale

  6. Non ne sarei così convinta (l’ esperienza….dei miei 75 anni ) che i giocattoli influenzino sin da piccoli è dimostrato.
    La loro capacità interpretativa è straordinaria, e quindi recepire il fiocco rosa, e la pistola giocattolo, che il primo è inoffensino, e il secondo.. la pistola no!!
    I bambini vanno aiutati nella crescita, per la condivisione del giocattolo come strumento di (laboratorio) il gioco dello stare insieme per la socializzazione, rispettarli come persone, all’occorenza se manchiamo verso loro scusarsi dispiaciuti dell’accaduto.

  7. Aver fatto sorbire a mia figlia dosi omeopatiche di pubblicità fino ai 7-8 anni circa è stato uno dei migliori investimenti fatti. Ora le dosi sono aumentate, anche se di poco, ma gli anticorpi ormai sono formati.🙂

  8. Il paradosso quasi doloroso è vedere come sarebbe semplice eliminare questo circolo vizioso di ruoli di genere accuratamente predeterminati. Quante pubblicità di cucine giocattolo rappresentano due o più bambine attorno al gioco? Basterebbe sostituirne una con un bambino ed eureka! Scelte così semplici, fatte in abbondanza, forse sarebbe di grande aiuto a tutti.

  9. Pingback: Un Natale senza stereotipi a partire dai giocattoli. - Puntodonne

  10. Pingback: Sapientino, non sulla pelle de* bambin*! #fuoridallegabbie | GENERAZIONE

  11. Quante pubblicità di cucine giocattolo rappresentano due o più bambine attorno … ggiocattolocucine.wordpress.com

  12. Pingback: Sapientino, non sulla pelle de* bambin*! #fuoridallegabbie |

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