Smartphone e stereotipi di genere: uomini “curiosi” e donne “timide”

Samsung 2013

Qualche giorno fa Laura, che insegna in un liceo classico di Como, ha postato sulla mia bacheca Facebook un’immagine proveniente da un libretto di istruzioni per smartphone Samsung. La vignetta (clic per ingrandirla) ha bisogno di pochi commenti, perché sono subito chiari gli stereotipi di genere che esprime e implica.

Il padre usa lo smartphone «già da tanto tempo», dunque lo conosce bene, è un esperto; per la madre, invece, «le innovazioni sono una novità» (sic), il che farebbe sorridere se fosse solo una tautologia, ma in realtà vuol dire (in malo modo) che lei, poverina, arriva alle innovazioni per ultima, o almeno più tardi del marito, e perciò le vive con disagio o addirittura con ansia; la figlia è «timida e riflessiva», il che non riguarda solo il modo in cui usa lo smartphone, ovviamente, ma certo vi incide, visto che questo tratto del suo carattere è annotato in un libretto di istruzioni per Galaxy; il figlio, infine, nonostante sia il più piccolo, è «vivace e curioso», il che comporta che non abbia resistenze né esitazioni nemmeno con lo smartphone, come dimostra il fatto che è proprio a lui a tenerlo in mano, agitandolo in aria tutto contento.

C’è qualcosa di vero negli stereotipi di genere che la vignetta mette in scena? Certo che sì, perché ogni stereotipo contiene un nucleo di verità. Ma a furia di ripeterli, gli stereotipi di genere, si finisce per alimentarli, rinforzarli, renderli sempre più rigidi e ingabbianti. Pensiamo ai bambini e alle bambine che, fin dalla nascita, si vedono rappresentati, i primi, come «vivaci e curiosi», le seconde come «timide e riflessive». Con gli smartphone e nella vita. Incideranno o meno queste etichette sul modo in cui cresceranno e useranno smartphone, tablet, computer e compagnia bella? Non la singola vignetta (sarebbe sciocco sostenerlo), ma dieci, cento, mille, un milione come questa, sì. E allora guardiamoci intorno: quante volte i libri di scuola, i cartoni animati, i videogiochi, la tv, i fumetti, gli/le insegnanti, le famiglie ripetono scene del genere? Dieci, cento, mille, un milione di volte.

11 risposte a “Smartphone e stereotipi di genere: uomini “curiosi” e donne “timide”

  1. beh l’estremo oriente,non è l’italla e colà codeste vignette non sono considerate manco lontanamente criticabili, ve ne sono di simili anche nelle istruzioni dei kit di montaggio di aerei e navi in plastica in scala

    cmq,come diceva un giapponese che conoscevo,a bologna “in estremo oriente (giappone e corea del sud su tutti,ndr) si deve produrre e obbedire,disciplina e rigidità sono quindi considerate grandi qualità..”

    già, “..non è mica l’italia”..( al succo,faceva capire,lui il discorso era quello..)

  2. Una analisi lucida e non necessariamente partigiana. Segnala che la strada nella “cultura quotidiana” e nel sentire comune è ancora un bel po’ lunghetta! E non è solo ecologia di linguaggio… ma evidentemente di concetto!

  3. Davide, è un libretto di istruzioni per l’Italia. È una localizzazione italiana.

  4. bè..se glielo insegniamo fin dall’asilo( e poi le bambine e le ragazze risultano le più studiose e le più obbedienti lo sappiamo), direi che non c’è niente di eccezionale sic e ancora sic

  5. purtroppo l’età mi permette di affermare che da trent’anni segnaliamo questi stereotipi ma forse non abbiamo saputo fare le cose giuste per incidere meglio con le ditte di pubblicità con le scuole ovunque . Nella mia limitata esperienza posso dire che nei seminari che tenevo su questi temi presso l’università di Roma , anni 2000, gli/le studenti di fronte a immagini pubblicitarie chiaramente sessiste mostrate loro non riuscivano a trovarvi nulla di scorretto, si doveva aiutarli a decodificare . Ora non so se siamo ancora a quel punto

  6. mah. gli stereotipi servono a orizzontarsi nel mondo, li usiamo in continuazione – e guai farne a meno.
    Capisco avversarli quando sono davvero stringenti, negativi, o quando ci sono evidenze che compaiono in ogni ambito, ma, sinceramente, pretendere che anche le definizioni innocue e occasionali siano avversate come fossero pregiudizi diffusissimi e atroci mi pare un accanimento contro nemici inesistenti.

    Io sono sempre stato un bambino timido e riflessivo, e direi che mugugnerei contro chiunque mi privasse di questo pregiudizio sulla mia infanzia.
    Che ne faccio? Mobilito l’associazione Timidi italiani per lottare contro questo sopruso sistematico dei timidi?

    Urca, l’ho scritto per scherzo e a ben guardare mi accorgo di aver sconfinato nel realismo: i timidi riflessivi sono davvero una categoria sfigata. Difenda loro!

  7. dipende di quali fumetti si parla

  8. Scusate, ma non so come altro segnalarvi una pubblicità ancora più disgustosa di questa.
    Quella della Lavazza che c’è in TV in questi giorni.
    Dopo una serie di battute sul caffè, “San Pietro” (mi pare) dice a un altro tizio <>. Compare sullo sfondo una donna (giovane e, penso, bella). Il tizio la guarda ammiccando. San Pietro gli fa, ammiccando anche lui, “Non tutto”.
    A ogni buon fine, aggiungo che “tutto”, penso, si dice delle cose, non delle persone.
    Giova’, se mi leggi, di’ qualcosa su questa pubblicità, ti prego, fai qualcosa. Questa penso sia peggiore di qualsiasi altra.
    Grazie.

  9. A questo proposito vorrei segnalare l’iniziativa “Quante donne puoi diventare?” promossa dal comune di Torino, il materiale è disponibile qui http://www.comune.torino.it/quantedonne/strumenti.htm . L’iniziativa propone la “Guida alla decifrazione degli stereotipi sessisti negli albi” che cerca di interpretare e spiegare la rappresentazione dei ruoli negli albi per bambini. Sono disponibili inoltre delle favole che cercano di “stravolgere” i ruoli e le classiche trame presenti nelle favole più famose, cercando di dare un nuovo punto di vista ai bambini e alle bambine a cui vengono lette.

  10. Il grande problema è che la famiglia è “SACRA” ed è sacra così com’è.

  11. @ giovanna:

    si ma l’origine del libretto è cmq “estera”,eh insomma colà la vedon così, può piacere o no ma l’estremo oriente è anche quello

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