Bonino: “Il Quirinale? Non sono handicappata. Per far politica non bisogna per forza essere giovani e forti”

 Emma-Bonino

La frase è sfuggita a Emma Bonino durante un’intervista a Radio Radicale nei giorni scorsi, in cui ha lasciato intendere di essere aperta a un’eventuale candidatura al Quirinale, facendo riferimento alle sue dichiarazioni pubbliche sul tumore che l’ha colpita e puntando il dito contro i pregiudizi, assai diffusi nella nostra società, verso chi non è giovane e sano. Mi esprime le sue perplessità in proposito Simona Lancioni, del Coordinamento del Gruppo donne UILDM:

«Ho letto le dichiarazioni di Emma Bonino a Radio Radicale. Mi sembra che veicolino l’idea che persona handicappata sia sinonimo di incapace. Dire che, dal momento che non si è handicappati, si può concorrere per il Colle, non vuol forse dire, implicitamente, che chi è “handicappato” non può aspirare alla Presidenza della Repubblica? Sono io che la interpreto male, o sta dicendo proprio questo? Tu come la interpreti?»

La mia risposta: «Cara Simona, sono completamente d’accordo con te. Bonino usa la parola “handicappata” in modo generico e banalizzante: ci sono mille forme, modi e gradi di disabilità, anche nelle persone cosiddette e presunte normali. È proprio un’uscita infelice. Mi dispiace che Emma Bonino abbia fatto uno scivolone del genere. Sappiamo che sta lottando contro un tumore, e voglio pensare che ciò dipenda dal suo momento di grave difficoltà.»

La controreplica di Simona Lancioni:

«Provo emozioni contrastanti: da un lato il fatto che abbia scelto di parlare apertamente del tumore e delle cure che sta affrontando mi fa capire che non confonde la persona col suo stato di salute. L’espressione “Io non sono il mio tumore” (cfr: http://altrimondi.gazzetta.it/2015/01/19/io-non-sono-il-mio-tumore-lamara-liberta-di-emma-bonino/) significa proprio questo. Dall’altro lato la frase “non sono handicappata” implica un uso dispregiativo del termine, e un’idea stereotipata e negativa delle persone alle quali si riferisce. Brava a metà, mi verrebbe da dire.

Ottimo sottrarsi all’ipocrisia di far finta che vada tutto bene e che delle malattie sia meglio non parlare se hai ambizioni politiche, ma questo dovrebbe essere affermato e ribadito con un linguaggio attento e adeguato. Emma Bonino non è il suo tumore, ma anche le persone con disabilità non sono la loro disabilità. Le disabilità sono tante e molto diverse. Molte di esse non rappresentano alcun impedimento all’assunzione di cariche pubbliche e ruoli di responsabilità. Franklin Delano Roosevelt, il presidente deli Stati Uniti d’America durante la seconda guerra mondiale, era disabile per esiti da poliomielite. Giuseppe Garibaldi era disabile a causa dell’artrite reumatoide. Mirko Tomassoni (disabile per un incidente stradale) è stato Presidente della Repubblica di San Marino nel 2007.»

Condivido parola per parola la posizione di Simona, che ringrazio per i suoi preziosi e frequenti contributi su questi temi.

13 risposte a “Bonino: “Il Quirinale? Non sono handicappata. Per far politica non bisogna per forza essere giovani e forti”

  1. Simona Lancioni fa una giustissima osservazione (le parole hanno davvero una importanza fondamentale), ma io credo sinceramente che Emma Bonino abbia usato la suddetta espressione solo per significare un’ impossibilità fisica o psichica invalidante a tal punto da non permettere di partecipare ..di lavorare..Il suo percorso di vita il suo atteggiamento di sempre (anche di ora) mi fanno pensare alla sorpresa che avrà avuto leggengo le riflessioni di Simona Lancioni (ineccepibili) ma sicuramente lontane dal suo intendimento..

  2. Al’elenco delle personalità politiche che hanno proseguito la loro attività nonostante gravi problemi di salute, va aggiunto François Mitterrand: eletto presidente nel 1981, scopre poco tempo dopo di avere un tumore. Alla fine del settennato si ripresenta ancora e vince nuovamente le elezioni, concludendo 14 anni di presidenza prima di morire. Chapeau!

  3. sicuramente bisogna stare attenti a quello che si dice, le parole che si usano sono molto importanti e capisco che qualcuno possa averle trovate offensive. io però mi pongo una domanda: e se per “handicappata” non volesse intendere “disabile” ma proprio impossibilitata a lavorare? in fondo si è scelto di usare la parola “disabile” al posto di handicappato proprio per misurare le parole, perchè in effetti un disabile non è un “handicappato” in quanto le sue disabilità non gli impediscono di avere altri punti di forza, altre capacità, altro da offrire alla società. non so, ma secondo me spesso si tende a vedere un significato offensivo anche dove non c’è, sebbene certe parole sia comunque meglio evitarle proprio per non prestarsi a fraintendimenti di questo tipo.

  4. Buona giornata. Io credo che la scelta di utilizzare un termine (o un’espressione) piuttosto che un altro vada valutata in relazione ai contesti. Se vuoi correre per il Colle devi stare attento/a ai termini che usi e a come li usi. C’è un buon sito realizzato da Redattore Sociale, si chiama “Parlare civile. Comunicare senza discriminare”, che tra gli argomenti trattati ha anche quello della disabilità (http://www.parlarecivile.it/). Non serve ad inseguire il politicamente corretto, serve a prestare attenzione all’uso del linguaggio. Le mie osservazioni non volevano essere (e non sono) offensive, ma un richiamo ad un uso attento del linguaggio mi sembrava doveroso. Grazie. Simona

  5. Grazie Simona per le precisazioni che ci hanno permesso di parlare di cose tanto importanti per la persona , credo che siamo d’accordo( almeno leggendo i pochi commenti), sull’attenzione alle parole soprattutto in determinati contesti , daltronde , la strada è lunga ..si pensi ad esempio (nel parlare comune) di quanto la forzatura NON sia quella di far entrare il corpo di una donna nel maschile, ma (la forzatura) sia quella di dirci al femminile tanto per parlare di linguaggio ..inoltre il titolo qui sopra non mi piace proprio .
    Scusa la fretta, un pò di confusione, ma ..pausa finita..

  6. Non credo la Bonino abbia bisogno di una difesa d’ufficio.
    Mi sembra, però, che spaccare il capello in quattro proprio per chi più serenamente si potrebbe portare ad esempio, sia un’esercizio da retrobottega.
    Per entrare più nel dettaglio, la frase suona male a chi – come noi – è abituato a sentire utilizzare le parole non per il loro significato ma per la loro accezione negativa, ma direi che un’indizio di una valutazione diversa che del termine va fatta deve tener conto della seconda parte della risposta (il riferimento ad essere “giovani e forti”), caratteristiche che potrebbero essere da alcuni intese – qualora mancanti – “handicap”.
    Tutto questo mentre Salvini discetta dell’equivalenza tra immigrati e terroristi.

  7. @ rmammaro, abbia pazienza, ma qui non c’è nessun esercizio da retrobottega. Se lei lavorasse tutto l’anno per contrastare la discriminazione nei confronti delle persone con disabilità, ed un/a politico/a (di qualunque schieramento) dicesse pubblicamente che può tranquillamente correre per il Colle perché non è handicappato/a… beh, questo ragionamento non sta in piedi. Che poi forse – ci metto la buona fede, la stanchezza, o quello che vuole – la Bonino intendesse dire altro, posso anche ipotizzarlo. Ma non è ciò che ha detto, ed in genere alle persone arrivano le parole, non le intenzioni. Posto questo, non ho alcuna difficoltà a prendere posizione contro qualsiasi discriminazione: che sia rivolta alle persone disabili, alle donne, agli immigrati, agli omosessuali, ecc. per me non fa alcuna differenza. Cordialmente, Simona Lancioni

  8. alle persone arrivano tante cose..non solo le parole, arrivano i fatti e a volte anche le intenzioni..i toni di voce, il linguaggio del corpo..

  9. Sui termini si fa una gran confusione. Spesso si ricorre all’ipocrisia buonista parlando di “diversamente” ecc.
    I termini più corretti sono: menomazione, con cui si intende una perdita di funzionalità psicofisica quantificabile derivante dall’invecchiamento o da una malattia o da un incidente; disabilità, che indica l’impossibilità a compiere determinate azioni che prima erano possibili, e che comprende dallo sforzo fisico non più sostenibile di un atleta che appende le scarpe al chiodo, alla capacità di concentrarsi o ricordare; questa riduzione o progressiva o improvvisa di abilità sia procedurali che dichiarative può generare uno o più handicap, vale a dire impossibilità a compiere determinate azioni nell’ambito di un ambiente o di una situazione o di una procedura esecutiva particolare prima pienamente possibile.
    È la situazione, l’ambiente e l’attività specifica a determinare o meno l’handicap, lo svantaggio. È per questo che siamo tutti abili o tutti disabili in relazione a una particolare situazione. Ad esempio molti di noi sarebbero disabili linguistici se paracadutati improvvisamente in un villaggio del Sonlichestan. Non servono pietismi o commiserazioni ( Oh! guarda, poverino, non ci vede più tanto bene, è costretto a portare due stanghette sulle orecchie e due lenti sugli occhi! che pena che mi fa quell’handicappato nella vista!).
    In quanto a Emma Bonino, io credo -e lo ha fatto intendere con chiarezza più volte- che da tempo si aspetta un riconoscimento “paritario” per la sua storia politica, certo migliore e più intensa di tanti ciarlatani e di tanti “candidati” di questi giorni. Ma è proprio la sua storia politica (che non apprezzo totalmente) , l’essere radicale, che la emargina più del tumore, quindi si rassegni: nous sommes democristiennes.

  10. @ luci, ha ragione, alle persone arrivano tante cose, ed io, proprio perché sono molto coinvolta nella causa delle persone con disabilità, ho chiesto a Giovanna quale fosse la sua interpretazione di quelle dichiarazioni. E Giovanna le ha intese nel mio stesso modo. Non amplifichiamo la cosa: la scelta infelice di un termine non scalfisce l’impegno di una donna, Emma Bonino, onesta e impegnata in battaglie per i diritti civili e per le libertà individuali in larga parte condivisibili e apprezzabili. Vorrei che questo fosse chiaro. Però vorrei anche che passasse un altro messaggio: usare il termine handicappato/a come sinonimo di incapace non è accettabile nell’ambito di un discorso politico. Potrebbe andar bene in uno spettacolo teatrale, in letteratura, nella satira… potrebbe, bisogna valutare le singole situazioni. Ma nel linguaggio politico ha l’effetto di rafforzare un pregiudizio ancora vivo e vegeto. La ringrazio per le sue osservazioni. Simona Lancioni

  11. guy@ “nous sommes democristiennes” e si vede ..

  12. In Italia nel senso comune per fare politica bisognerebbe essere giovani? Cos’è, sarcasmo?

  13. Segnalo che delle dichiarazioni della Bonino (e della replica della Meloni) se ne parla anche su Invisibili, il blog in tema di disabilità ospitato nel sito del Corriere della Sera: http://invisibili.corriere.it/2015/01/30/bonino-meloni-uno-slalom-per-niente-speciale/

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