Scuola: cara Ministra Giannini, per insegnare Comunicazione ci vogliono laureati in Comunicazione

Banchi di scuola

Mi informa Alessandro Schirinzi, laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Bari, di una proposta sul portale La buona scuola, a proposito dell’insegnamento di Teorie della comunicazione negli istituti tecnici di Grafica e Comunicazione. Scrive Alessandro:

«Con questa mail la contatto per informarla di una proposta presente nel portale La buona scuolaqui il link diretto alla proposta – in cui, essenzialmente, si affronta il tema dell’insegnamento di una nuova disciplina (Teorie della comunicazione), affidata attualmente ai docenti della A36 (Filosofia, Psicologia e Scienze dell’educazione). La proposta punta a garantire maggiore qualità a tale insegnamento – attivato nel 2011 in istituti tecnici di Grafica e Comunicazione – affidandolo ai laureati del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, invece che a laureati che non hanno mai affrontato questi temi. Diverse persone hanno proposto petizioni anche online per poter un giorno avere la porta aperta dell’insegnamento, senza per questo affrontare inutili e tardivi esami integrativi dopo anni di sacrifici. Laureati in Lingue e letterature straniere e in Lettere e Filosofia si trovano ora a insegnare le loro materie di riferimento, ma non mi pare abbiano dovuto reiscriversi a un altro corso di laurea. Perché questa cosa non dovrebbe valere anche per noi laureati in Scienze della comunicazione? Perché questa discriminazione, fra l’altro dannosa perché non garantisce qualità a questo insegnamento?

Mi rivolgo a lei dunque, perché è una docente conosciuta nell’ambito della comunicazione, e come tale può avere un certo peso, affinché il tema della comunicazione possa essere affrontato anche dal punto di vista dell’insegnamento a scuola, non solo quando si tratta di denigrare il corso chiamandolo “Scienze delle merendine”. Se è interessata, può votare la proposta, metterci un like, o magari commentare. Altri miei colleghi hanno sottoposto la questione a membri della commissione Cultura, Scienza e Istruzione, non ottenendo però riscontro. Io non demordo, sto inviando quotidianamente mail ad assessori e onorevoli della maggioranza. Anche su Facebook.

A marzo dovrei iniziare a lavorare come web content manager presso un’agenzia di comunicazione; ma questo non vuol dire nulla, questo non mi solleva affatto: mi piacerebbe un giorno poter insegnare quello che ho studiato per anni, metterci la stessa passione che ho usato durante il mio studio, i miei stage che mi hanno permesso anche di ottenere qualche premio importante. Grazie e buona serata, Alessandro Schirinzi»

8 risposte a “Scuola: cara Ministra Giannini, per insegnare Comunicazione ci vogliono laureati in Comunicazione

  1. Sono assolutamente d’accordo. Mi chiedo: ma come si può affidare l’insegnamento di Teorie della comunicazione a docenti laureati in Filosofia, Psicologia e Scienze dell’educazione!?! Sono discipline completamente diverse. Parlo per esperienza personale: la mia fidanzata è laureata in Scienze Filosofiche, ma come mi ha sempre detto lei non potrebbe mai trattare di Comunicazione in quanto le mancano le basi (come del resto io non potrei parlare di Filosofia né tanto meno ho la pretesa di farlo). La ringrazio per aver sollevato il problema, non ne ero a conoscenza, credo che sia importante dare giusto riconoscimento e merito a chi intraprende il cammino tortuoso nel mondo della comunicazione. Ridiamo identità e onore materia!

  2. Sono d’accordo con le osservazioni della mail e aggiungerei che sarebbe stato meglio prevedere, ai tempi, anche una forma di tutela professionale per i laureati in comunicazione, non dico un circuito chiuso come quello degli ordini, ma almeno un riconoscimento formale della specializzazione professionale (data anche la quantità di tirocini che molti laureati si trovano a prestare). Almeno era questa la tendenza che sembrava profilarsi ai tempi in cui, nato il corso di SdC, fu previsto un numero chiuso così ristretto da prefigurare la creazione di una categoria specifica di competenze, non riscontrabili in altre classi di laurea.

  3. Non è proprio verissimo che i laureati in filosofia non si occupino, durante il loro percorso formativo, di teorie della comunicazione; certo è che se esistono dei corsi di laurea in scienze della comunicazione, con migliaia di iscritti e laurati, si dovrebbe garantire loro primario accesso a quelle cattedre.

    Comunque, la medesima cosa vale per l’insegnamento di filosofia nei licei: per prendere cattedra di filosofia, basta essere laureati in psicologia o scienze della formazione; con la riunificazione delle graduatorie paventata da Renzi e dal progetto “buona scuola” insieme alle ambiguità degli ultimi anni circa le abilitazioni all’insegnamento per le scuole superiori, le classi di concorso sono state accorpate, o meglio ritenute superflue. Così chi si è laureato/a in psicologia può ritrovarsi una cattedra in filosofia (sapete quanti sono gli esami nel curriculum di un qualsiasi laureato/a in psicologia o scienze della formazione? Non più di 2 o 3).

    La forbice aumenta se si parla di supplenze alle scuole medie dove oramai la laurea non conta; una mia vecchia conoscenza, ragazza laureata in archeologia prestava supplenza in letteratura italiana presso un istituto di scuola media. Iacona, domenica scorsa, ha affrontato parzialmente anche questo problema nella puntata di presa diretta.

  4. *** (sapete quanti sono gli esami di FILOSOFIA nel curriculum di un qualsiasi laureato/a in psicologia o scienze della formazione? Non più di 2 o 3)

  5. Purtroppo non è vero che i laureati di lettere e filosofia vanno tutti a insegnare le loro materie di riferimento. Ad esempio, storia e filosofia nei licei, la insegnano per la gran parte i laureati in filosofia, che han fatto al massimo 3 esami di storia; lettere, storia e geografia negli istituti tecnici, professionali e nelle magistrali possono essere affidati a laureati in storia che hanno fatto 1 esame di letteratura italiana, 1 esame di linguistica italiana e 1 esame di geografia. E ci saranno tanti altri esempi, immagino. Io sono laureato in storia e mi sento preparato per insegnare storia, e penso che per insegnarla non bastino un paio di esami di storia generale. Capisco che questo è un blog che si occupa di comunicazione, però il problema credo vada piuttosto inquadrato nei sistemi di reclutamento.

  6. tra storia e filosofia i laureati vengono considerati intercambiabili, anche perché le cattedre nei licei sono spesso accorpate, quindi i filosofi insegnano storia (male) e gli storici insegnano filosofia (peggio).

    Sono anche io laureato in Comunicazione e mi accodo a chi sostiene che la materia dovrebbe essere insegnata da chi la conosce meglio, non da chi ha studiato Filosofia, Psicologia e Scienze dell’educazione.
    Parzialmente estenderei lo stesso ragionamento anche ad altre materie che non sono state oggetto di studio altrettanto approfondito.

    Capisco che i sistemi di reclutamento siano stati pensati per epoche in cui la disponibilità di laureati era molto inferiore, ma oggi direi che è possibile puntare a docenti con una preparazione migliore, che significa una maggiore specializzazione per ciascuno nella sua materia.

  7. gabriella squillace

    Mercoledì 4 Marzo
    Gabriella
    sono molto d’accordo che vada rivista la modalità di reclutamento dei docenti, in particolare quelli di sostegno e dell’insegnamento di psicologia. Faccio presente che nel passato era sufficiente un diploma e un corso di due anni o varie tipologie di lauree come giurisprudenza , architettura ed altre per occupare un posto di sostegno che significava spesso assicurarsi il doppio lavoro. Mi stupisce come nessuno abbia preso posizione sul titolo di psicologia clinica che potrebbe garantire il posto a centinaia di migliaia di psicologi che sono dimenticati e disoccupati. La Ministra Giannini, inoltre, dovrebbe ricordare che gli psicologi per lavorare hanno già superato l’esame di stato che serve per esercitare la professione, quindi per essere assunti dovrebbero solo presentare la documentazione, al contrario di chi è semplicemente laureato in scienze dell’educazione e della formazione. Vorremmo dalla Sign.ra Ministra una risposta altrimentiscenderemo in piazza a manifestare.

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