Quelli che… nascondono l’ultimo accesso su Whatsapp

Whatsapp icona

Sappiamo tutti come funziona la privacy su Whatsapp, il servizio di messaggistica mobile più usato al mondo (secondo Wearesocial.sg siamo circa 600 milioni a usarlo): puoi scegliere se far vedere l’ultimo accesso, il tuo status e le tue foto a “tutti”, “i miei contatti” o “nessuno”. Bene. Allora ci sono quelli che, per «proteggere la loro privacy» – dicono – non fanno vedere a “nessuno” l’ultimo accesso. A prezzo di non vedere l’ultimo accesso degli altri, perché “Se non condividi il tuo ultimo accesso, non potrai vedere l’ultimo accesso degli altri utenti”, avverte Whatsapp nelle “impostazioni”. Che signori, pensano molti (e loro stessi di sé, suppongo): pur di mantenere la loro riservatezza, rinunciano a violare quella degli altri. Uhm. Vediamo meglio. Cosa comunica colui o colei che nasconde l’ultima volta che ha controllato i messaggi su Whatsapp? Due cose fondamentali:

  1. Che non vuol far sapere se controlla spesso o di rado l’applicazione, non vuol far sapere cioè se vive sempre attaccato ai messaggi su smartphone o li tiene a distanza, se non apre l’applicazione da un’ora, un giorno, o un minuto. Non vuol far sapere, in generale, che tipo di utente Whatsapp è: ossessivo, riluttante o – vivaddio, ci sono anche quelli – sereno, normale: un po’ controlla e un po’ no.
  2. Che non vuol far sapere – soprattutto questo – l’ultima volta che si è connesso a tutti coloro che potrebbero fargli domande come: «Ti connetti a Whatsapp di continuo e non rispondi al messaggio che ti ho mandato due ore fa? Perché? Perché? Perché?».

Detto in altri termini, colui o colei che nasconde l’ultimo accesso comunica al mondo che non vuol rendere conto a nessuno/a del tempo che ci mette a rispondere a un messaggio. Ma in realtà l’inquisitore o l’inquisitrice che vorrebbe saperlo vede subito, volendo, se il/la nascondi-ultimo-accesso ha letto il messaggio che gli/le ha inviato, e lo vede dalla doppia spuntatura, che appare dal momento in cui il/la nascondi-ultimo-accesso ha visto il messaggio: se ha aperto l’applicazione, zac, la doppia spuntatura si colora di azzurro. E se l’inquisitore o inquisitrice vuole ossessionarlo/a, può sempre farlo, accidenti se può. (NB: Molti nascondi-ultimo-accesso non hanno ancora scoperto che, installando l’ultima versione di Whatsapp per Android, possono nascondere anche la doppia spuntatura blu, sicché ristagnano in una sorta di nascondimento parziale, imperfetto.)

Dove voglio arrivare? A un ribaltamento semplice semplice. Il/la nascondi-ultimo-accesso, nel nascondere il maledetto ultimo accesso, vorrebbe dare di sé – agli altri ma anche a se stesso/a – un’immagine di grande indipendenza e libertà: da Whatsapp, dai tempi di risposta ai messaggi altrui, da chi può controllare quante volte si connette a Whatsapp, da chi può chiedere conto di una mancata risposta, e così via. Vuole pensarsi e mostrarsi come una persona libera da ogni ossessione telefonica e relazionale, una persona che vola alto, che si fa i fatti suoi e lascia che gli altri si facciano i loro. Un vero signore, come dicevo prima. Una vera signora. Secondo me, invece, chi nasconde l’ultimo accesso comunica esattamente il contrario: una persona talmente ossessionata (impaurita?) dalle domande di relazione e risposta da parte dei suoi amici, parenti e conoscenti, e cioè – sotto sotto – talmente dipendente da loro, dai giudizi che possono dare sui suoi comportamenti, da ciò che possono chiedergli o non chiedergli, da non riuscire a mostrare serenamente a tutti una cosa banale come l’ultima volta che ha controllato un’applicazione sullo smartphone. E se non riesce a sentirsi libero/a su una banalità come l’accesso a Whatsapp, cosa farà in altri campi, mi chiedo.

Perché siamo sinceri: cosa c’è di male, di strano, di inopportuno, di sconveniente al punto da doverlo nascondere, se mi connetto a Whatsapp una, due, cento volte e a te non rispondo? Posso aver bisogno di più tempo per farlo, perché è una risposta difficile e ci tengo molto, come posso pure non voler rispondere né ora né mai più. Posso non aver avuto il tempo di rispondere a te, perché dovevo fare altro, il che non implica che non ti considero, non ti amo, non ti voglio bene. Oppure lo implica, e saprò rendertene conto. Insomma, se sono una donna davvero libera, se vivo serenamente le relazioni con amici, parenti e conoscenti, sapendo gestire, a seconda dei casi, la giusta distanza, vicinanza o intimità, a chi mi chiede perché non rispondo, perché ci metto molto a rispondere, perché qualunque cosa, sarò capace di rispondere (o non rispondere) con serenità. Senza occultare un bel nulla a nessuno. Perché, cari signori nascondi-ultimo-accesso, sappiatelo (o “sapevatelo”, come si dice per scherzare): la privacy, la riservatezza, il volare alto nei rapporti umani – online e offline – sono altra cosa. Per non parlare della libertà, ah, la libertà e la serenità nelle relazioni, quelle vere. Tutt’altra cosa dal “nascondere l’ultimo accesso”.

31 risposte a “Quelli che… nascondono l’ultimo accesso su Whatsapp

  1. Leggo una strana aggressività nelle sue parole e me ne dispiaccio perché non ne capisco il motivo.
    Per quanto mi riguarda ho nascosto l’ultimo accesso ben prima che comparisse la doppia spunta blu per poter utilizzare il mezzo come avrei fatto con i semplici messaggi. E sì, il motivo è principalmente che vivendo una relazione a distanza leggere l’ora di connessione metteva ansia sia a me che al mio compagno, non vedere l’ora ci ha permesso di viverla più serenamente, ma senza che ci fosse niente da nascondere. A volte ci si protegge anche da se stessi più che dagli altri… il mio obiettivo era proprio non vedere l’ora degli altri più che nascondere la mia.
    In ogni caso l’avvento della doppia spunta ha vanificato ogni cosa🙂 per cui, come dice lei, ora in effetti non ha molto senso.
    In ogni caso non è che mi interessi molto analizzare cosa gli altri vogliono dire di se utilizzando una applicazione…la trovo una cosa molto personale, non mi sento di giudicare gli altri per questo.
    Buona giornata.
    Carlotta

  2. Sono d’accordo con il fatto che chi nasconde l’ultimo accesso in realtà sia egli stesso ossessionato e non un “rivendicatore di libertà”. Il suo post mi ha fatto riflettere.

  3. Trovo veramente interessante questo post e mi sto quasi convincendo che tutte queste questioni potrebbero essere nucleo fondamentale per la mia tesi.
    Mi sono posta più di una volta la domanda: nascondo o non nascondo? E tutte le volte la risposta è stata: non nascondo.
    Non nascondo proprio per il fatto che … voglio essere una persona libera per davvero. Come lo ero quando ci mandavamo gli sms: non avevamo le doppie spunte o l’ultimo accesso ma dopo un’intera giornata era quasi sicuro che il destinatario avesse per lo meno letto il nostro messaggio.
    E anche allora la regola che mi ero data era che se l’altro non aveva risposto non avevo nessuno motivo per giudicarlo negativamente perché aveva avuto probabilmente i suoi buoni motivi per non farlo, anche se la non-risposta fosse stata intenzionale. E che questo rientrava di diritto nell’ambito del rispetto dell’altro. Perché, se avevo bisogno di una risposta dovevo fare la “fatica” di alzare il telefono e fare la domanda a voce.

    Devo dire che l’ultimo accesso e le doppie spunte mi sono accorta che a me paradossalmente hanno aiutato di più a costruire la mia vera libertà.
    Posso/devo rispondere? Rispondo. Non voglio/posso rispondere? Non rispondo. Probabilmente poi mi ritaglierò un tempo per farlo appena posso e smaltirò tutta la “coda”.
    Solo stamattina ho risposto ad un messaggio su Whatsapp – per di più un invito per stasera a 100 km da qui – ringraziando per l’invito ma dicendo che non potevo. Certo, avrei potuto rispondere nel frattempo dicendo che non sapevo ancora cosa riuscivo a fare. Ma, nel frattempo ho avuto un incidente in macchina, stata dietro a tutte le beghe conseguite, ho dato l’ultimo esame della mia carriera universitaria, sistemato un problema con il conto bancario, stata dietro ai 10000 documenti da presentare lunedì per fare l’ISEE… e quel messaggio a cui non ho risposto subito mi è poi sfuggito. E come oggi succede anche altre volte. Amen, pazienza.
    Tolto che forse ci si deve un po’ scrollare dall’adolescente convizione – che non mi vergogno a dire avevo anche io – che OGNI messaggio ha bisogno di una risposta e dalla convinzione che perché un mezzo ci permette l’immediatezza ed è immediato, tale debba essere la risposta. No, non è e non può essere un’egualianza perfetta, e anche con uno strumento immediato come Whatsapp si deve poter instaurare una relazione asincrona che sappia rispettare l’altro.
    Questo non toglie che dall’altra parte ci sia, a mio parere, comunque una problematica non di poco conto: imparare a fare i conti con una nuova dimensione dello spazio relazionale che evolve e che richiede nuovi modi e approcci per saperli gestire correttamente, anche a livello psicologico.
    Resta il fatto che statisticamente mi sembra di notare che queste paranoie da ultimo accesso siano molto presenti sopratutto nelle persone più insicure e non solo: soprattutto, mi permetto di dirlo, in persone poco libere con se stesse.
    Forse le criticità di questo limite relazionale che evolve non fa altro che mettere in rilievo ed esaspera “patologie” – mi scuso per la parola, non ne trovo un’altra – latenti e che già si esprimevano in altri modi.

  4. Sono proprio i ragionamenti come questi che ci hanno portato, piano piano, ad accettare il continuo e graduale disgregarsi della nostra sfera privata: tutti i “non è un problema che si sappia che sono online”, “non è un problema che si sappia dove sono in questo momento”, “non è un problema che si vendano i miei gusti agli inserzionisti”, “non è un problema che leggano le mie e-mail o mi controllino con le telecamere, non ho niente da nascondere”, “sacrifico volentieri la mia privacy per avere servizi personalizzati”. Piano piano, senza nemmeno accorgercene, consideriamo normale rinunciare alla propria privacy e anormale chi continua a vivere anche solo come un paio di anni fa, quando la chat di facebook non mostrava da che dispositivo si era connessi e whatsapp non aveva le spunte blu. il tutto perché così ci sentiamo “avanti”, al passo con i tempi. continuiamo così!

  5. Provo a dare un’interpretazione differente: un utente può nascondere l’ultimo accesso perché non lo considera un’informazione che arricchisce o migliora la comunicazione con i propri contatti. Leggere un dato come l’ultimo accesso, la cui presenza è tutt’altro che scontata, attraverso la lente dell’indipendenza e della libertà ha senso solo se si difende la libertà di gestire autonomamente le proprie informazioni e il modo in cui si intende condividerle. A mio parere è ingenuo sentirsi completamente padroni del proprio utilizzo di piattaforme come Whatsapp o Facebook. Siamo tutti vittime, almeno in parte. Invece di accusare di debolezza chi è più sensibile alle innegabili dinamiche sociali che regolano tali piattaforme o si sviluppano intorno a esse, dovremmo prenderne atto in maniera molto seria, aperta e paziente. Una persona ossessionata e impaurita dalla doppia spunta merita la nostra attenzione, anche in nome del fatto che la sua ansia non un prodotto della sua individualità bensì del rapporto tra questa e lo strumento che utilizza. Negare ciò corrisponde a una mancanza di empatia degna di una *corporation*. Magari il ricatto sociale della doppia spunta non provoca in lei alcun tipo di pressione, ma ciò non significa che il mio disagio sia ingiustificato e non vuol dire nemmeno che quest’ultimo sia una forma di autorappresentazione. Provi a immaginare l’ultimo accesso visibile o la doppia spunta applicata all’email. Immagini quali effetti possa generare in ambito scolastico o lavorativo e riporti questo caso estremo alla condizione attuale. Mi pare che qualche dubbio sorga.

  6. Stupendo questo post

  7. visualizzare e non rispondere è il nuovo modo di staccare il telefono in faccia… ahahah, l’attualità oggi ha superato l’immaginario di ritorno al futuro…

  8. Ammettiamo che tu abbia ragione: “Una persona talmente ossessionata […] dalle domande di relazione e risposta da parte dei suoi amici, parenti e conoscenti, e cioè [,,,] talmente dipendente da loro, dai giudizi che possono dare sui suoi comportamenti, […] da non riuscire a mostrare serenamente a tutti una cosa banale come l’ultima volta che ha controllato un’applicazione sullo smartphone.” E come ci è arrivato uno a questo punto? Il concetto di privacy è stato stravolto da un certo modo di essere sempre iperconnessi. Se fino a qualche anno fa si poteva passare un’intera giornata (o anche più giornate) senza sapere dove fosse un persona o poterle parlare, oggi se non si ha Uotsapp sembra non si possa più essere rintracciabili e chi non è rintracciabile è un reietto. Vogliamo biasimare se qualcuno si è stufato di rispondere a domande indiscrete?

    Esagero? Sì, ma non troppo. Tutti noi, almeno una volta in questi ultimi anni, abbiamo sentito l’ansia prenderci per un messaggio in ritardo o uno squillo non risposto. Tutti noi, almeno una volta, abbiamo chiesto insistentemente: “ma dove eri finito? Ti ho chiamato tante volte e non rispondevi!”

    Ma poi, Giovanna, la tua casistica fa acqua da tutte le parti. Uno può anche avere qualcosa da nascondere, in modo assolutamente legittimo, o semplicemente, come il sottoscritto, non avere voglia di sottostare a certi riti di connessione continua. Non ho Uotsapp e ho scoperto che stare sconnessi per un po’ da internet, ogni tanto, fa solo bene. Se faccio la figura del paranoico o del fifone che non sa gestire un interrogatorio, che sia. La vita è troppo breve per occuparmi di cose che non mi interessano.

  9. questo post dimostra che Whatsapp è in grado anche in absentia di scatenare ossessioni…in ogni caso io non solo non ho Whatsapp, ma non ho neanche uno smartphone (solo un vecchio cellulare anteguerra), perché se hai lo smartphone la gente comincia a chiederti con ossessione perché non installi Whatsapp o simili, e se non lo fai pensa male ecc….. io, fingendo il vezzo elitario di usare un vecchio nokia scassato, o altre volte fingendo miseria, mi sono ben legato all’albero maestro come Ulisse….;)

  10. Io ho nascosto sia l’ultimo accesso, nonché disattivato la doppia spunta blu. E va bene così.

  11. leggere le vostre specualzioni sulla “libertà”, un valore fondante e di cui si dibatte da tempi remotissimi, relazionate a wup, mi ha fatto molto ridere. Vi ringrazio della vostra forse inconsapevole ironia.

  12. Sposo le risposte si Silvio Lorusso e di Rino e mi chiedo, gentile Giovanna, da dove derivi questa necessità di condannare, con generalizzazioni discutibili, chi non si comporta come facciamo noi, ovvero nel modo che riteniamo giusto prendendoci come unico parametro valido di giudizio.

  13. Interessante vedere questa “indignazione”. Un po’ di sano moralismo.
    Anche chi vive male la libertà (banale) di chi nasconde lo status di whatsapp dovrebbe chiedersi: “perché mi offendo se un altro non mi vuol dire l’ultima volta che è andato in chat? Mi sento escluso/a forse da qualcosa?” 🙂

  14. Io non ci trovo niente di male a voler nascondere quando si effettua l’ultimo accesso e la doppia spunta. Anzi se mi dite come si fa mi farebbe molto piacere. Non si esagera mai a voler proteggere la propria privacy, specialmente in un’era in cui sei rintracciabile quasi dappertutto.

  15. Certo una persona libera gestisce la giusta distanza con amici, parenti ecc… Ma quanta fatica costa! Io whatsapp non ce l’ho, ma posso immaginare che uno si voglia risparmiare di aprire un ulteriore campo dove è necessario esercitare questa faticosa gestione.

  16. Tutti questi social-cosi complicano l’esistenza, proprio perché bisogna necessariamente impegnarsi a prendere le giuste misure per utilizzarli bene, senza diventarne schiavi e, nel contempo, senza offendere la sensibilità altrui. Non è facile, non è immediato, non è cosa da poco.
    Io non uso Whatsapp e non uso Facebook. Essendo per natura introversa, preferisco i mezzi che consentono di interagire con più calma, come i blog. Per il resto, ho un account su Pinterest e uno su Youtube. Nient’altro.

  17. Pingback: Chi la spunta? (parte 2) | L'apposita cappelliera

  18. Confesso di essere una nascondi-ultimo-accesso sin dagli albori, prima che arrivasse la seconda spunta blu, prima che whatsapp fosse utilizzato anche dai nostri genitori. Paradossalmente però non mi è mai importato niente di nascondere il mio accesso o di preservare la mia privacy – come ugualmente non mi ha minimamente toccato l’arrivo delle famose spunte blu. La mia motivazione, almeno al tempo, si basò su una prospettiva completamente ribaltata: scegliere consapevolmente di non voler vedere l’accesso degli altri. Al tempo addirittura nemmeno sapevo che nascondendo l’ultimo accesso dei miei contatti avrei nascosto anche il mio. Me lo dissero gli altri, etichettandomi come una snob. La verità è che vedere l’ultimo accesso degli altri mi sembrava un’enorme violazione della privacy altrui. Quando/quanto usi un’app non è affar mio, in tal senso trovo molto più sensate le spunte blu. E candidamente ammetto di essere “dipendente da loro” perchè altrimenti non me ne dovrebbe importare niente, ma proprio per questo nascondo il loro ultimo accesso.

  19. Alessandra Chille'

    Premetto che non uso whatsapp. Quindi sono estranea all’ argomento. Tuttavia, mi permetto di segnalare il motivo che non mi ha fatto apprezzare il tono dell’ intervento. Non mi e’ sembrato rispettoso delle differenze. Una maggiore carità inviterebbe alla reciprocità’ e otterrebbe spontanee e sollecito risposte.

  20. Io credo semplicemente….che LIBERTÀ …sia anche farsi un po’ di Sani Fatti Propri…..rispondere, ossessionare, non rispondere, nascondere o non nascondere per milioni di motivi diversi sia una libera scelta di ognuno di noi….tutto il resto è pura strumentalizzazione…..

  21. Piu di una relazione è finita perche vedere Gli orari di accesso del partner ha scatenato sfiducia……..ma nascondere accesso diventa allora mettere la testa sotto la sabbia….non so, ma facebook e whatsapp distruggono le relazioni

  22. bello l’argomento e molto bello il confronto tra tutti a prescindere dalle risposte; aggiungo di mio che tutta la razionalità del mondo si scontra inevitabilmente con i sentimenti ed allo stesso tempo al fatto che siamo impreparati a gestire questo nuovo strumento; impreparati xchè wa significa contatto immediato, risposta immediata, è nato per questo e lo abbiamo accolto x l’immediatezza del contatto rispetto allo stesso sms classico…il concetto è un po questo..non puoi rispondere in modo completo subito..?..in due secondi chiedi tempo…se visualizzi altri e non me è inevitabile che possano nascere dubbi se poi di mezzo ci sono i sentimenti; x gestire questo strumento serve capire la sua peculiarità “contatto subito”, intelligenza e consapevolezza, rispetto x gli altri che hanno un approccio apprensivo oppure superficiale…ecc..forse non siamo pronti o forse si ma l’interazione con chi ci scrive dev’essere trasparente; in fondo basta poco..
    buon wa a tutti

  23. Anche se l’articolo è datato a qualche mese fa, oggi che l’ho letto ho deciso comunque di commentarlo.

    Io sono una di quelle persone che infatti ha preferito nascondere le informazioni relative al proprio ultimo accesso su whatsapp.
    Il motivo è semplice: mi scoccia che la gente possa vedere a quando o quanto risale il mio ultimo ingresso sulla piattaforma.
    Sono ben consapevole che agli altri non interesserà controllare la mia tempistica inerente whatsapp ma credo che un briciolo di riguardo per la propria privacy in questo mondo insicuro non sia un male, in tutte le cose.

    Se ho qualcosa da nascondere? ci sono volte che leggo i messaggi ricevuti e se non si tratta di urgenze rispondo con un giorno di ritardo. Eppure i segni di spunta al mio interlocutore compaiono per certo. Idem, non me la prendo se ricevo lo stesso trattamento.

    Direi quindi che non corrispondo alla descrizione di persona “ossessionata ed impaurita dal giudizio altrui”.
    Mi ritengo soltanto una ragazza riservata come potrebbero benissimo esserlo tanti altri utenti che preferiscono tutelare per quanto possibile la propria privacy in rete o sulle app.

    Mi sembra superficiale giudicare le persone sulla base di quante informazioni lasciano trapelare dall’uso di whatsapp, un po’ come la sciocchezza che circola per la rete che accusa i non utenti di facebook di essere dei potenziali serial killer.

    Penso che l’abuso di social network e cellulari faccia trarre conclusioni affrettate riguardo alle persone che sono molto più di un account facebook, twitter, whatsapp e quant’altro.

  24. eccezionale articolo, bravo verissimo, io che non devo nascondere niente a nessuno, perche’ mi devo nascondere?

  25. Secondo me qui l autrice dell articolo si è un po’ troppo lasciata guidare dalle sue emozioni e ha portato ad una degenerazione dell argomento. Io uso whatsapp da molto tempo e non mi ricordo neanche piú quando ho deciso di togliere l ultimo accesso ( personalmente non vedo cosa possa significare se l ho fatto prima o dopo dell avvento delle doppie spunte blu) ma non per questo sono un ansiogeno dipendente da whatsapp o affini. Il motivo della mia scelta è stato molto semplice ovvero non volevo che la gente sapesse il mio ultimo accesso perche ritengo questo fatto sia una violazione della mia privacy ( ripeto quindi che non sono affatto succube del giudizio degli altri) e non vedo come lasciandolo dovrei sentirmi piú libero in quanto qui l unica liberta in più sarebbe quella degli altri che possono così farsi i c… miei. Come prima qualcun altro ha sostenuto, a forza di fare astrazione si è perso il contatto con la realtà che è molto semplice. Per “perdita di contatto con la realtà”, per chi non lo avesse ancora capito, intendo scambiare la privacy con la libertà e il desiderio di libertà con qualche strana forma di ansia/dipendenza dal giudizio altrui

  26. Salve, un bel articolo lo condivido e lo dico anch’io diffidatevi dalle persone che nascondono l’ultima accesso su wapp che poi guarda caso sembrano proprio loro a indignarsi dal articolo. 😃👻 Che noia questi personaggi!!

  27. Buonanotte a tutti!

    Ho letto tutti i commenti e ora dico la mia.

    Secondo me (parere personale!) i motivi per cui uno nasconde l’ultimo accesso possono essere vari: vuole sentirsi “importante” (la persona super-impegnata –> magari lo è e non lo so!), desidera avere riservatezza, non gli importa leggere lo status altrui (quindi lo toglie), ha all’attivo diverse chat (sul lavoro, sui propri hobbies e passioni –> dunque gli arrivano valanghe di messaggi al giorno), è insicuro, ha paura del giudizio altrui –> es. lo vede online e si fa le paranoie sull’altra persona che l’ha visto e che si chiede, quindi, come mai non risponde dato che è connesso, oppure ha qualcosa da nascondere, ecc. ecc. ecc.
    Venendo -invece- alla doppia spunta colorata (sempre come pensiero mio), credo che questo sia legato a uno o più motivi riportati sopra, in aggiunta al fatto che vuole sentirsi “diverso” dalla massa.

    In ogni caso, ognuno è libero di fare ciò che gli pare e piace –> a me, non mi aggiunge e/o toglie niente lo status e la doppia spunta blu. Pregiudizi e paranoie le lascio a chi se ne intende: io me ne tiro fuori.

    Ho -ed uso- MSN, Facebook, Twitter, Skype, YouTube e Whatsapp (quest’ultimo da un anno circa –> prima avevo un semplice telefono, che ancora conservo, anche per la maggior durata di batteria): non nascondo nulla, eccetto la mia vita privata e -come dico a tutti- se non rispondo, è perché sono al lavoro. Una volta che ho fatto, in base anche all’orario in cui ho terminato, rispondo e/o richiamo senza problemi.

    Mi congedo e vi dico che: vivo ancora nella vita reale (non virtuale) e ne vado fiero!!!🙂

    PS: una volta c’erano gli MMS e prima ancora gli SMS… come si faceva??
    PPS: oggi -con me- se la scordano la risposta immediata, in quanto sono mooooooolto lento col touch (anche perché il T9 mi fa LEGGERMENTE incaz**re)…😀 Percui -in alcuni casi- o aspettano, oppure -appena posso- li chiamo (che faccio prima).😉

  28. Nascondere l’ultimo accesso può significare tante cose, tra cui: “una persona di sesso maschile o femminile che tu sai NON essere ossessionata da Whatsapp, ed in primo luogo non ha poi così tanti contatti con cui chattare (anche perché magari già sai che preferisce Skype, Facebook, vattelapesca) se lo/la vedi ogni 5 minuti connessa significa che sta nascondendoti magari qualcosa….A me sta capitando con una persona, “un’amica”, la quale quando la conobbi a parte me Whatsapp l’apriva massimo due volte al giorno, mentre inspiegabilmente ora (lei ha nscosto l’acesso) vedo che va online a volte ogni 5 minuti….(perché se l’utente è online, accesso nascosto o meno lo sgami) e non per madarmi messaggi…Strano no? Ecco, questo è un altro esempio di chi è costretto a nascondere l’ultimo accesso, ma che viene puntualmente sgamato da invstigatori zelanti e soprattutto pazienti come me….😉

  29. io l’ho disattivato perchè mi metteva ansia °^°

  30. Ritengo l’ultimo accesso una dicitura che talvolta crea ansie, preoccupazioni, paranoie e litigi. Al fine di una migliore esperienza di utilizzo dell’applicazione non lo ritengo assolutamente necessario e positivo. La mia scelta di disattivarlo si basa sia sul fatto di non far sapere a tutti che cosa faccio (a che ora mi alzo, a che ora vado a letto, quanto spesso accedo) sia sul fatto di preservare la privacy dei miei contatti. Disattivare l’ultima volta che si è aperta l’applicazione è un metodo valido per dire ai propri contatti chiaro e forte “voi fate che cavolo volete” a me non me ne può fregar di meno della vostra ultima visita”.
    Disattivare l’ultimo accesso significa tenerci alla propria privacy, non sentirsi “superiori” o ” diversi” o “più intelligenti” come invece traspare sul suo articolo critico. Consiglierei a coloro che sono restii a lasciare visibile l’ultima visita di rifletterci su e porsi delle domande.

  31. Io ho tolto l’applicazione whazzap. Mi sono cancellato da fecebook. Chi mi cerca e’ pregato di telefonarmi. Per chi mi ama e mi vuole scrivere alle due di notte ci sono gli SMS… Fermo è stando che alle due di notte e’ meglio dormire o fare altre cose…. Cosa ci volete fare sono all’antica e la penso cosi’. Chi mi vuole mi deve telefonare e vivo con la testa alta non attaccato al telefonino.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...