Fiat 500, ovvero l’immagine del maschio italiano all’estero

FiatX crossover

Nel 2012 lo spot con cui Fiat-Chrysler pubblicizzava nel mondo la Sport Abarth 500 mostrava un giovane maschio imbranato, allupato, con barbetta rada e occhiali da nerd, tutto perso dietro alla modella romena Catrinel Menghia, che in realtà poi era la Sport Abarth 500, o meglio, come lui la vedeva e concupiva. Uscì per la prima volta durante il Superbowl (ne parlai QUI) e durò mesi. Questo:

Quest’anno, sempre durante il Superbowl, è uscito lo spot della Fiat 500X crossover, che mostra un vegliardo caricaturale in vestaglia maculata che, per far fronte alle richieste sessuali della sua compagna, tenta di prendere il Viagra ma non ci riesce, perché gli scappa di bocca, salta fuori dalla finestra e, dopo numerosi rimbalzi, finisce nel serbatoio di benzina aperto di una Fiat 500 di taglia normale che, grazie alla magica pillolina blu, si gonfia di colpo trasformandosi in una Fiat 500X crossover. Con tanto di mugolii compiaciuti da parte di alcune donne che ammirano la versione gigante della 500X crossover.

Ricordo che lo spot del 2012 fu criticato perché, assimilando il desiderio maschile per l’auto al desiderio sessuale, proponeva la solita equazione donna = automobile. In realtà secondo me in quello spot il problema era non tanto e non solo la donna oggetto, ma l’immagine del maschio che, per quanto giovane (i giovani dovrebbero essere migliori dei loro padri e nonni, no?), appariva ancora preso esclusivamente dalle due ossessioni tipiche della mascolinità italiana più stantia e becera: donne e motori. Oggi, a distanza di tre anni, la figuraccia che i maschi eterosessuali italiani fanno in tutto il mondo grazie alla 500 è ancora più evidente. Cari pubblicitari, non sarebbe ora di smetterla di rappresentare gli uomini italiani, giovani o anziani che siano, come poveri idioti ridicoli che, a parte le auto, hanno in testa solo il sesso, sempre e solo il sesso?

35 risposte a “Fiat 500, ovvero l’immagine del maschio italiano all’estero

  1. Occhio però che il primo post è ambientato in America (vedi auto circostanti, cartelli, tassametri…). Più che un giovane italiano spaurito si direbbe un americano alle prese con un’esotica italiana (=sempre luogo comune, ma di segno opposto)

  2. Qualcuno ricorderà anche lo Spot Fiat Fabbrica Italia
    Un flop colossale (per fortuna nostra)
    Può, professoressa, spendere due parole su questo messaggio? https://www.youtube.com/watch?v=1fEQVNPTuZQ

  3. Hai ragione Alain Dellepiane, ma il tasso di italianità dello spot, chiamamolo così, resta molto alto perché la modella, pur essendo romena, parla italiano anche nella versione americana dello spot. È vero comunque che l’ambientazione americana del primo spot e quella italiana del secondo rende ciò che ho scritto più vero nel secondo spot, che nel primo. Nel primo spot il giovane maschio è un poveraccio indipendentemente dalla nazionalità, diciamo così, anche se l’italianità del prodotto e della parlata della ragazza è come se lo contagiasse, secondo me. Come dire: di fronte a una macchina italiana, il maschio di qualunque nazionalità diventa scemo come i maschi italiani.🙂

  4. La cosa imbarazzante è che tale stereotipo – maschio italiano scemo col sesso sempre in testa – è ancora fonte di orgoglio per certi (non tutti) uomini nostrani. Alcuni, quando si vedono rappresentati così, cioè come poveri cretini e con un solo neurone in testa, ammiccano compiaciuti sentendosi importanti. Questo avviene perché si tratta di una ‘cultura’ ben radicata e oltretutto alimentata con incrollabile costanza dai media.

    C’è molto lavoro da fare, davvero tanto. Ma non bisogna arrendersi.

  5. È uno spot vergognoso, come ultimamente FIAT ha abituato il pubblico. Come al solito le agenzie pubblicitarie hanno messo in relazione il prodotto Made in Italy (anche se io personalmente FIAT non la ritengo più appartenente alla categoria) con lo stereotipo italiano. Operazione tanto banale, tanto vista quanto dannosa in termini di nation brand image poichè continua a tenere incatenato l’universo italiano in atmosfere grottesche o perlomeno nel filone delle associazioni criticabili (per altri casi studio, da ricordare la campagna del gruppo Media Markt che ha utilizzato l’italiano “buzzurro” come protagonista, ritraendolo soddisfatto e compiaciuto nel truffare gli altri, con tanto di baffetti neri, collanine d’oro e medaglioni con impresso il tricolore). Sarò un sognatore, ma vorrei che uno stato di fronte a questi atti facesse valere la propria voce. O perlomeno qualche ente o istituzione. O che il mondo della formazione si prendesse la sua responsabilità in questo preciso merito. Dopo così tanti anni in cui l’italiano è stato dipinto come donnaiolo, inaffidabile, truffatore e pigro sarebbe bello che le nuove generazioni coltivassero un nuovo modello.

  6. ieri ero al cinema e hanno proiettato lo spot della 500L. Dietro a me c’erano 3 signore abbastanza anziane che ridevano come matte. Sullo spot dico:
    1) Sono d’accordo con Giovanna Cosenza sul senso generale; 2) Presenta la fiat 500L come un’auto “gonfiata”, come un’auto da anziani; 3) Presenta la 500 come un’auto che non ce la fa e che per farcela ha bisogno della pillolina blu. Un bel risultato complessivo, non c’è che dire. Naturalmente, dovendo cambiare auto, mi comprerò tutto fuorché una 500 FCA.

  7. io non capisco questa continua aura moralizzatrice che una parte del mondo,credo, progressista,ha in mente da qualche tempo in qua:sono spot,fatti per vendere oggetti(auto),di cosa dovrebbero parlare,di estetica medievale & foucault?

    ci son ben altre battaglie & priorità al mondo

  8. Ritengo lo spot greve. Non tanto per la scena iniziale, degna dei peggiori film dei fratelli Vanzina, ma per i mugolii/grugniti delle signore “come se non aspettassero altro”. Quindi offensivo molto più per le donne che per gli uomini.
    Ma il problema più importante è che QUESTO SPOT È STRATEGICAMENTE SBAGLIATO. Puoi mettere in luce il tuo brand appannando (in questo caso mi permetto di dire “afflosciando”) i competitor, ma qui si danneggia l’immagine della 500 tradizionale, modello oltretutto in vendita. Come è possibile fare errori di comunicazione così palesi e grossolani?

  9. In effetti qui (almeno in quello nuovo) mi pare che il razzismo, ovvero lo stereotipo sull’italiano (e sull’italiana) sia molto più presente del sessismo. D’altra parte le pubblicità nel mondo sono piene di penosi latin – lover simil – italiani per vendere mozzarelle o cibi tipici. Anche lo stereotipo razzista aiuta a vendere, evidentemente. D’altra parte è pieno di stereotipi immediatamente riconoscibili sull’Italia, dalle campane, al bel pretino in tonaca che scende le scale in un antico borgo del centro – Italia…

  10. “Cari pubblicitari, non sarebbe ora di smetterla di rappresentare gli uomini italiani, giovani o anziani che siano, come poveri idioti ridicoli che, a parte le auto, hanno in testa solo il sesso, sempre e solo il sesso?”

    @giovanna: è un appello ai creativi americani (The Richards Group), o alla FIAT-Chrysler? O un appello perché pubblicità per altri mercati non vengano diffuse in Italia?

    Temo che per una multinazionale che vuole vendere il proprio prodotto al mercato americano (tra l’altro, probabilmente riuscendoci http://admeter.usatoday.com/commercials/blue-pill-fiat-super-bowl-commercial), l’orgoglio italico conti poco🙂

    Comunque, che gli americani ci rappresentino come allupati fino in tarda età, e che nel loro ideale uomini e donne italiani sono parimenti attratti da sesso e motori, uniti in un unico simbolo erotico, può dare fastidio, ma non penso che con questa pubblicità volessero parlare di Italia o di italiani.

  11. scusate in questa apoteosi di sociologia politically correct nessuno nota che non sono molte le pubblicità che hanno il merito di mostrare (sia pure in maniera comica, credo che volessero riprendere l’atmosfera delle commedie italiane) l’attrazione sessuale tra due persone mature?
    Non che io creda molto in questo tipo di analisi sociologiche ma una pubblicità che ricordi che anche una coppia non più giovane può avere dei desideri sessuali non fa male.
    di recente ho visto il film di Maccio Capatonda Italiano Medio…ora l’italiano medio che il film mette in caricatura è esattamente il maschio italiano ignorante, grezzo e fiero di esserlo che guarda solo tv spazzatura e ha il sesso e il calcio sempre in testa.. forse secondo Romina avrei dovuto insorgere perchè no i maschi italiani (pure quelli “medi” che poi che vuol dire “medio”?) non sono tutti così, io non sono così (il che peraltro è vero dato che il calcio non mi interessa, leggo molti libri scritti da scrittori veri e il sesso mi attrae come attrae la grande maggioranza dell’umanità) invece no non l’ho fatto perchè ho capito l’intento satirico del film, una commedia grottesca in cui tutto è eccessivo e assurdo, per statuto, che tra l’altro bersaglia equamente sia il sessuomane ignorante e tele-dipendente sia l’attivista ambientalista che è pieno di bei principi, ci crede pure (per quanto risulti un po’ fanatico) ma è inconcludente..insomma non c’è pietà per nessuno.
    Ma sopratutto non sono insorto perchè in una opera di fiction io cerco una bella storia e personaggi ben scritti e plausibili (in rapporto al tipo di storia) ma non necessariamente che “mi somiglino” o rappresentino il mio ideale di umanità.
    Il punto è che per quanto siano estremizzati ed esagerati per esigenze di sceneggiatura, quei tipi umani possono esistere anche se “io non sono così” e anche i miei amici e amiche “non sono così”

  12. Questo spot è la risposta al precedente: nel primo l’auto era “figa” e il tipo vedendola fantasticava, nel secondo l’auto diventa sexy al maschile; infatti sul finale ci sono le signore che apprezzano.

    Il discorso su auto e sessualità è un discorso che si perde nella storia contemporanea del dopoguerra, che attraversa il cinema, la letteratura, la televisione e, ovviamente, la pubblicità. L’automobile è “sessuale” per definizione. Volete che la pubblicità ci convinca del contrario? Magari il nostro Till ha l’asso nella manica per sovvertire decenni di immaginario collettivo.

  13. Paolo@ forse secondo Romina avrei dovuto insorgere

    Ma proprio no, dato che anch’io ho visto qualche film nella mia vita, e non sono così ignorante da non comprendere la differenza esistente fra una buona opera satirica e una cretinata fine a se stessa.

    Non ho visto il film che hai citato e quindi non posso parlarne. Ma tutti sappiamo che un film può avere intenti satirici svolti con intelligenza, cioè può voler sottolineare il peggio che c’è per far riflettere. Io non penso e non ho mai pensato in vita mia che si debba ‘insorgere’ contro determinati film. Un conto è un cinepanettone idiota, un altro conto è un film in cui, ad esempio, Alberto Sordi mette in scena i peggiori difetti dell’italiano medio.

    Io critico le rappresentazioni cretine fini a se stesse perché sono dannose. E lo sono perché rinforzano certi stereotipi e alimentano una determinata ‘cultura’, ancora troppo presente in un paese maschilista e arretrato come l’Italia. Che poi alcuni maschi (non mi riferisco a te, Paolo) possano arrabbiarsi nel sentirsi definire cretini quando in effetti amano esibirsi da autentici idioti decerebrati, vantandosene pure, lo so; ma, come dice Rhett Butler alla fine di “Via col vento” (così restiamo in tema di film), me ne infischio. Me ne infischio, cioè, di quei maschi che si arrabbiano a sentirsi definire come meritano.

    Paolo@ ll sesso mi attrae come attrae la grande maggioranza dell’umanità

    Ci credo. Attrae tutti, anche le donne. Se così non fosse, voi maschi non potreste esercitarlo spesso e proficuamente. Ma ciò di cui in questo blog si parla è ben altro, ossia che è insopportabile dover vedere richiami sessuali in tutti, tutti, tutti i tipi di pubblicità. Sempre, sempre, sempre solo sesso. Oltretutto banalizzato, ridicolo e becero.

  14. Certo, Romina, sesso ovunque… Evidentemente è un fatto fallosissimo che la sessualità faccia grande audience, proprio perché la sessualità piace a tutti, o quasi…. E in pubblicità è una specie di asso pigliatutto. Non ho mai detto che ha me stia bene questa situazione. Nei miei ultimi interventi ho fatto invece notare che in questi anni si è chiamato “sessismo” lo sfruttamento dell’immaginario sessuale per vendere qualsiasi sorta di bene di consumo. Proprio dello spot Fiat 2012 lo IAP si vide costretto a decretare che quello spot non era affatto sessista. Se usiamo armi spuntate, se confondiamo sessismo con esibizione erotica, forse abbiamo un problema di decodifica. Risolto questo, magari una battaglia intelligente riusciamo anche a metterla in piedi.

  15. Uno spot “greve”, “strategicamente sbagliato”, che ripropone lo “stereotipo del maschio italiano”, uno spot “vergognoso”, una cosa “imbarazzante”. Qualcuno addirittura parla di razzismo.
    Ma non state un po’ esagerando? C’è molta poca ironia e leggerezza in questi commenti, che mi sembrano fuori dalla realtà.
    Cosa ci dice infatti la prova del pudding? Che la pubblicità della 500X è piaciuta moltissimo agli italiani (e non solo), tanto che la è prima nella classifica delle pubblicità preferite su Youtube.
    Le vendite dell’auto ci diranno poi se la pubblicità è stata efficace o controproducente come sostiene qualcuno (secondo me a torto)

  16. Ma quel signore imbranato, che “arriva subito” dalla Maya semidesnuda e vogliosa, non è un certo Nini Salerno, attore e regista di dimenticabili spot pubblicitari, ex Gatto del vicolo Miracoli, cresciuto alla scuola di Colpo Grosso di Smaila e dei filmetti idioti dell’altro collega Gerry Calà? Allora di cosa ci meravigliamo? E cosa di diverso possiamo aspettarci dalla comunicazione fca? C’è qualcuno che si ricorda una pubblicità fiat, una? Forse quella del marchio Lancia con Catterine Deneuve, nata, come la Panda, da una “vacanza” della dirigenza strategica in mutazione momentanea.
    L’unica cosa degna di nota dello spot mi pare sia la riconoscibilità del tipo di pastiglia, dovuta al colore blu. Davvero quelli del Viagra hanno avuto un intuito geniale nel dare al loro intruglio una identità così forte.

  17. A me ha fatto sorridere, non ritengo la mia immagine di uomo lesa, neanche quella di italiano. Chi dice che è strategicamente perché metterebbe in cattiva luce la 500 normale poi è totalmente fuori strada: vale l’esatto contrario, perché anzi evidenzia che un’auto di segmento diverso – un crossover ha altri prezzi, altri volumi e altre necessità da parte di chi compra, rispetto a un’utilitaria – possa avere gli stessi stilemi di un’auto più piccola ma che, nel mondo, viene considerata di bello stile, ed è ciò che veicola lo spot: stilosa come la 500, ma crossover. Mi occupo di automotive e mi sembra che lo spot sia stato accolto molto bene, e non per questo credo che chi lo ha apprezzato sia stupido o debba vergognarsi per l’immagine. Suvvia, siamo seri

  18. Sempre a fare paragoni con cosa ha venduto oppure no. Questo è il risultato. Se ci si vuole accontentare di una pubblicità che fa soldi o attira nel bene o nel male, allora siamo a posto così: si può guadagnare con qualsiasi genere di idiozzia (come siamo arrivati a questo? bè, con questa mentalità). Non sono un moralista, anche perché a guardarsi attorno in Italia di morale non ve ne è nemmeno l’ombra. Poi che adesso si difenda il paragone col sesso mi viene da ridere, con tutte le cose che un italiano potrebbe raccontare, o difendere, ci appelliamo all’argomento più banale, quello da “popolino”. Originalità? creatività? non prendiamoci in giro! Quando guardo una pubblicità mi sembra di vivere in un mondo che è rimasto indietro a 80anni fa. Soprattutto mi sento offeso in quanto individuo pensante. Vorrei solo che ci fosse solo un poco più di orgoglio, perché di certo agli italiani non manca nulla come persone ne come capacità; che ogni tanto si superasse lo scoglio della comicità che tanto piace: credo che di figure da buffoni da circo ne abbiamo fatte parecchie nelle ultime decadi. E che magari finalmente si arrivasse alla meta di comprendere che la pubblicità educa (dovrebbe), plasma immaginari nella mente delle persone, visto che al mondo ora piace vendere “molto più di un prodotto” (mi viene solo da piangere dalla tristezza a riguardo, fa sembrare l’uomo infinitamente debole e patetico, eppure ha bisogno di crederci per sentirsi meglio o rassicurato di colmare il suo immenso vuoto). Non ci sono solo i profitti e i guadagni di un’azienda in questo processo (peccato anche qui che le aziene siano cresciute con la mentalità del “non è un mio problema”). Cioè siamo ridotti a legittimare la nostra presa per il culo solo perché ora con un computer tutti possono discutere sull’argomento, travisare o modificare qualsiasi tipo di riflessione, o perché la campagna ha fatto successo, o perché esistono balorde regole di marketing, fondate sul profitto e troppe poche volte su ciò che rimane a una persona. Una volta metabolizzato che la campagna ha fatto soldi e audience, ha fatto fare una risata siamo tutti a posto, anzi, dobbiamo prendere esempio se siamo pubblicitari. Poi si parla di morale? magari capitasse occasione!

  19. Come tutte le barzellette, questo spot può piacere o non piacere. Si può essere d’accordo sull’aggettivo “greve” che ho utilizzato, come pure essere contrari. È un fatto opinabile. Non è opinabile, invece il mio giudizio da un punto di vista strategico. Se affermo che uno spot è strategicamente sbagliato, vuol dire che è così. Invito chi non fosse d’accordo ad assistere, gratuitamente, alle mie lezioni: a Milano (Università Statale, Bicocca e Iulm), all’Università di Torino e all’Università di Bergamo. Chi abita in altre città può leggersi sull’argomento specifico (la strategia pubblicitaria) i libri di Marco Lombardi, Maurizio Mercurio e i miei scritti, pubblicati su testi dei quali sono curatore o co-autore.

  20. @ Emanuele Gabardi
    Se un marketing decotto, che ha avuto fra i migliori cervelli al suo servizio il Signore delle Felpe defenestrato a seguito di incidente cazzuto, si rivolge, (scegliendolo dal mazzo dopo una estenuante gara fra cervelli) all’orfano dei Gatti di vicolo Miracoli che recita sé stesso, con le considerazioni che ho scritto in precedenza, è ovvio che il risultato non può che essere una indecente pierinata. (Non voglio neppure sapere che strory board hanno presentato quelli che sono stati scartati!) Strategie in fca? Son ben altre, finanziarie vebleniane, se va bene.
    Senza parlare di cose obsolete come le strategie di prodotto e di gamma, che neppure il sacchetto della tombola fornirebbe modelli così sconclusionati e in modo così casuale.

  21. Pubblicità educativa universitaria fai da te? Ahi, ahi, ahi, ahi!

    Se la pubblicità è qualcosa di invasivo nella nostra vita, per evolvermi dal mio stato di babbeo, oggi come oggi, devo innanzitutto eliminarla dal quotidiano. Poi, dopo, solo dopo, posso cominciare a ragionarci sopra. Chiedere che la pubblicità si evolva diventando “educativa” significa credere in una dimensione di assoggettazione permanente dell’essere umano. Che senso ha lo spot pubblicitario che racconta storielle deficienti, o “educative”, in una idea evoluta di società? Le storielle appartengono all’epoca di Carosello. Ce ne dobbiamo liberare. Punto! Se vuoi presentarmi un’automobile fammi vedere l’automobile e non un vecchio rimbambito che tenta di scoparsi la moglie.

    Tra la pubblicità demenziale e becera e quella “educativa” preferisco la prima. Perché procura un fastidio di facile individuazione e di cui l’essere umano tende a liberarsi, prima o poi (questo thread e decine di altri ne sono la prova: in una maniera o nell’altra nessuno vuole sorbirsi questa roba). La pubblicità politicamente corretta ed educata, concepita per educare la massa, produrrà solo l’annichilimento e l’assoggettamento definitivo della razza umana a quello che voi, carissimi docenti universitari, chiamate “obsolescenza programmata”. Questo è intollerabile ed è questa prospettiva che si sente spesso dipingere quando si cerca di combattere l’abuso della sessualità in pubblicità: fateci vedere donne e uomini normali… Ma neanche per idea! Dio ce ne scampi! La normalità, la realtà, non vive nella pubblicità. La pubblicità è non-realtà e tale deve rimanere se non è in grado di evolversi in una dimensione di comunicazione logico-funzionale superiore. L’iperbole dell’umano raffigurato in pubblicità ci salva dall’identificazione totale con il pirlottone sessualmente inibito che ha una fantasia erotica mentre guarda l’automobile parcheggiata a lato strada.

    Quindi l’unica maniera per rendere la pubblicità televisiva accettabile è spazzolare via tutto il ridondante è puntare sul prodotto. Se il prodotto vale, terrà la scena da sé.

  22. che il fato mi salvi dalle pubblicità (per non parlare di arte, cinema e letteratura) che vogliono “educarmi”

  23. @Luzy:

    “La pubblicità è non-realtà e tale deve rimanere se non è in grado di evolversi in una dimensione di comunicazione logico-funzionale superiore.”

    Non potrei essere più d’accordo. Io vorrei arrivare a quel punto, a una comunicazione “logico-funzionale superiore”. È così di poco valore la realtà dei fatti o è così brutta che non vale la pena raccontarla così come è? Ammettiamo quindi di essere dei deboli e di aver bisogno di vedere cosa e chi ci repelle per liberarci dal “male” e diventare migliori??? Abbiamo bisogno di un sogno e di una promessa-premio per attivarci o per coltivare un semplice interesse? non credo, credo che siano solo scuse comode a chi vuole fare profitto senza che nella testa dei consumatori potenziali possano sorgere anche solo semplici domande. Il prodotto che vale, tiene la scena da sé e anche qui sono d’accordissimo: per questo in pubblicità solitamente oggi non viene presentato nulla.

  24. @Emanuele Gabardi @guydebord, ecc. ecc.
    Questa vi piace, oppure contraddice a qualche comandamento del marketing politically correct?

  25. A proposito di curriculum universitari, consiglio di vedere anche questo altro video:

  26. A Claud Bohm: quello e diversi altri spot fatti in USA per la 500 sono divertenti. La mia critica riguarda solo lo spot “blue pill”. A guydebord: che roba è il marketing decotto? A Lucy: Non so neanche cosa sia la “pubblicità educativa universitaria”.
    Io non c’entro col “marketing politically correct”. Anche perché aborro, in genere, il politically correct. E sul marketing e i marketer la penso come Bill Bernbach: “Ho osservato che più un uomo ne sa di marketing, più è probabile che sia povero nel giudicare gli annunci”.

  27. @ emanuele gabardi
    Quello che ho definito “decotto” è quel mkt impiegatizio e pavido che, guidato da manager che hanno prioritari obiettivi finanziari e ignorano il prodotto, finisce col fare errori a raffica. Le involuzioni del marchio, dell’emblema grafico fiat dell’ultimo periodo (lancio della nuova 500) ne è un esempio chiaro.
    Il design sconclusionato e senza famiglia, le copie delle brutte copie che imitano Alec Issigonis ignorando le origini, l’assenza di una qualunque identità di prodotto, il fraticidio del mal sopportato congiunto Lancia, fanno pensare a cervelli fatti di bagna caöda.
    La Golf, nata a Torino dal design di Giorgetto Giugiaro e che ha salvato la VW è un esempio di continuità e di evoluzione dalla quale fiat e fca avrebbero potuto apprendere qualcosa. E invece mamma fiat ha sempre mal sopportato quelli non mediocri come lei: Lancia, Pininfarina, Giugiaro sono sempre stati visti come corpi estranei. Dalla marcia dei quarantamila la mediocrità l’ha fatta da padrona e i manager più innovativi sono stati messi alla porta. Per fortuna che poi è arrivato Marchionne e la famiglia è salva!
    Ma questa è solo una mia opinabile opinione.

  28. La prima pubblicità è inguardabile ma stavolta è vero: la macchina è bellissima e sembra proprio che la modella sia in realtà lei; hanno la stessa bellezza e gli stessi colori. La pubblicità col viagra è simpatica e la macchina è davvero “sexy” ma i mugolii sono inascoltabili!
    Meglio questa, che è un inno contro gli stereotipi sessisti:

  29. Sul Corriere della Sera di oggi: “Auto, il mercato conferma la ripresa… La 500X in poche settimane è entrata nella top ten del proprio segmento”.
    Ma allora lo spot della pillola blu è stata una scelta sbagliata, controproducente, come sosteneva qualcuno? Il mercato dice di no.

  30. Il mio principale commmento negativo riguarda l’immagine della 500 “classica” che viene indebolita dalla superpotenza e prestanza della 500X. Le comparazioni vanno fatte per indebolire i competitor, non i brand della casa.

  31. Leggendo certi post, sono sorpresa che questa pubblicità raccoglie tanti pareri negativi sia per il messaggio che per il “clichè dell’italiano”. Vedo questo spot come moderno: un vecchietto con la vestaglia leopardata che prende viagra…è piuttosto un anziano tendance. Poi, quando arriva la pastiglia nel serbatoio, si vede la trasformazione per sostenere il fatto che il mondo cambia…si modernizzano anche i piaceri. Magari, la vedo così perché sono francese e trovo più scandaloso che nelle pubblicità italiane sia sempre la donna che serve la mozzarella o che faccia il bucato…a volte anche la soubrette che si dà in spettacolo davanti marito e moglie. Niente razzismo ma differenze di mentalità

  32. C’è sempre una relazione con le vendite, no? Si misura questa roba, o sbaglio?
    Personalmente sto facendo un esperimento con la scelta delle modelle. E mi sono accorto che fare tanta morale del cazzo non solo non paga – cosa che per uno che lavora non è secondario – ma soprattutto è esattamente quello che molti pensano sotto sotto: ovvero che è falso. Che siamo delle bestie e che gli istinti primordiali, come la scelta del colore ed altre cose istintive, vadano assecondati e di brutto.
    Molte, molte donne intellettualmente oneste, alle critiche fatte a Madonna e prima ancora a Tina Turner, hanno sottoscritto che “a molte donne danno fastidio le donne che si sanno tenere in forma: l’invidia è una brutta bestia”.
    Chi si lamenta più spesso è chi non condivide – razionalmente – le visioni, ma alcune cose che la mente vorrebbe non trovare “mainstream”, lo restano comunque. E te ne rendi conto quando tu vai per la tua strada e nessuno ti segue. Scegli la tutona e tutti seguono i tacchi alti? Allora invidia, e insulto a chi quei tacchi li porta anche appena scesa dal letto.
    Tu hai la panza e lui la tartaruga? Allora cazzate su di lui e su di te.

    A cosa fa appello l’ultima pubblicità del voltaren? Certo, non è sesso. Ma a cosa fa appello, te lo chiedi? E’ di una tristezza profondissima. Sarebbe molto, ma molto meglio, più salutare per tutti, se la smettessimo di considerare poco centrale nella vita di ognuno la potenza della pulsione sessuale e la quantità di pensiero che occupa nella vita di molti di noi, volenti o nolenti. Molti semplicemente si infastidiscono perché vengono isolati, abbandonati, lasciati indietro da chi non ha smeso di interessarsi ad uno dei due motori della sopravvivenza della vita, che ha trovato il meccanismo di rendere una droga una necessità fisiologica.

    Il mio esperimento? Era quello di usare “le donne normali” nelle pubblicità. CROLLO TOTALE DELLE VENDITE. Appena uso una un TANTINELLO più figa, ma poco, più magra, viso più scavato, occhi più da gatta, più trucco, più ritocco, più occhi dilatati, più – solita roba, la sai: immediato riscontro di vendita.

    Dunque?

  33. ma perchè una donna un tantinello più “figa” (qualunque cosa si intenda) o col viso scavato non sarebbe “normale” al netto di photoshop?

  34. Classica bella domanda, Paolo. Si direbbe che sia necessaria una divisione tra “esseri umani” e “oggetti di piacere”. I primi dovrebbero passare inosservati, non stimolare pensieri erotici, non dico farci provare repulsione ma lasciarci totalmente inattivi dal punto di vista dell’attrazione fisica e mentale. Se spostiamo la cosa pari pari al bene di consumo che proponiamo sul mercato tramite pubblicità, rimaniamo con l’automobile, questa dovrebbe essere assolutamente spartana, al punto da risultare talmente priva di interesse attrattivo per il potenziale cliente che questi non la noterà nemmeno o, peggio, la stroncherà.

    Prendiamo un bene di consumo come un libro in più tomi rilegato e venduto in cofanetto. In genere l’editore ne cura l’estetica, perché sa che questa ha un ruolo importante, non solo nella presentazione al pubblico ma anche nel vissuto del lettore: tenere tra le mani un bel libro rilegato è un piacere che nessun tablet ci darà mai.

    Dunque una bella persona, curata, elegante, in peso forma, ben proporzionata e armonica nei movimenti ci dà sicuramente un’immagine di piacere. Questo spiega perché spesso una bella donna o un bell’uomo non sono mai soli in uno scompartimento del treno. Fa piacere la “bellezza” e come tale dovremmo pretenderla per noi e per gli altri.

    La bellezza nella persona è direttamente connessa con Eros. Come un’opera d’arte. Per estensione qualsiasi prodotto pubblicizzato tende ad andare a stimolare questa nostra attrazione sessuale. Un auto bellissima sembra attrarre una donna bellissima: è una ridondanza di stile comunicativo tipica dei saloni dell’automobile.

    La pubblicità è ridicolmente vittima del desiderio sessuale fino al punto da azzerare l’interesse per il prodotto. Ed io non credo a quello che ci raccontano, ossia che una figa fa vendere più auto, tantomeno una storiella idiota come quella sopra. Ci credono solo loro (pubblicitari), perché fa comodo, è facile, tiri a campare, ti senti nel giro, sei al sicuro, non rischi. Intanto il sistema collassa…

    Toyota anni fa puntò sul modello androgino. Non so se ci siano stati altri tentativi. Questa operazione dovrebbe accogliere gli entusiasmi di tutte le femministe: finalmente un uomo che fa lo stereotipato lavoro di una donna. Credo qui non se ne sia mai discusso. Peccato.

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