«Ma quali giovani e giovani… Quando c’è bisogno pensa a tutto il nonno»

Uomo che beve il caffè

All’università il mese marzo porta, oltre a un barlume di primavera, anche le lauree, tante lauree. È l’ultima sessione utile per non andare fuori corso e non pagare le tasse di un anno accademico in più, perciò è la più affollata. Poco prima della cerimonia di laurea i bar nei paraggi del mio Dipartimento si riempiono di genitori, nonni, parenti. Prendo un caffè, in attesa di cominciare. Di fianco a me due signori fra i sessanta e settant’anni, due distinti nonni in abito grigio e cappotto nero di buona confezione, ben curati e perfino bellocci, prendono il caffè anche loro. Colgo uno stralcio della loro conversazione:

«Dopo la laurea arrivano i problemi. Quelli seri. Altro che esami, professori e voti.»
«Infatti.»
«Con una laurea umanistica, poi… che in Italia non vale niente. Mio nipote si laurea in Filosofia, pensi un po’ che roba. Cosa crede? Di poter campare d’aria?»
«Stessa cosa mia nipote. All’epoca l’ho detto mille volte, a mio figlio: mandala a studiare Economia, o che ne so: Legge. Una laurea seria insomma. Niente da fare, ha lasciato che facesse Scienze della comunicazione. Peggio di così non poteva. Ma come mai suo nipote è venuto qui a Bologna? Non state a Milano? Poteva fare Filosofia a Milano…»
«Non me ne parli, per carità. Innanzi tutto voleva andarsene di casa, e questo posso capirlo: meglio fuori casa che mammone fino a trent’anni. Ma allora vattene a Londra, dico io, o in America. Invece niente. Aveva il chiodo fisso di Bologna, il pargolo: Bologna qua, Bologna là. Osterie e vita notturna, sta tutto lì il giochetto. Cose che trovi pure a Milano, intendiamoci, ma lui era convinto che Bologna fosse più “di sinistra”, più da intellettuali, che ne so, da gente alternativa. Vita notturna inclusa. Perché c’è il divertimento di sinistra e quello di destra, sa? E a Bologna pare usi quello di sinistra, – ridacchia. –Insomma è sempre stato alternativo, il pargolo. Non so se mi spiego.»
«Si spiega benissimo, altro che. Ma ora che ci fa, suo nipote, con la sua sinistra alternativa?»
«E che ne so. Perché ora arrivano i problemi seri, arrivano: per mio nipote, per sua nipote, per tutti ‘sti ragazzi…»
«Eh già. L’Italia ristagna, non riparte.»
«Infatti.»
«Per questi ragazzi non c’è speranza, caro mio. Io ormai ho rinunciato a pensare che in Italia possa mai cambiare qualcosa. Cambiare davvero, intendo. Perché i politici si riempiono tanto la bocca, ma poi sappiamo come funziona… per trovare uno straccio di lavoro a questi ragazzi, tocca usare i vecchi metodi, tocca: due telefonate e via.»
«Parole sante… E meno male che in tanti anni qualche conoscenza me la sono fatta. Non so lei, ma io…»
«Ovvio. Perché poi quando bisogna stringere, quando si arriva alle cose serie… soldi, lavoro, carriera… quando si arriva al sodo insomma, pensa a tutto il nonno. Oggi come ieri. Altro che Jobs Act e balle varie. Una volta facevo le telefonate per mio figlio, per la nuora, per l’amico di mio figlio… ora tocca al nipote. Da domani mi metto all’opera e sistemo anche lui. Pensa a tutto il nonno, come sempre. Alla faccia dei giovani, dei politici e delle loro belle parole
Ridono.
«Se non ci fosse la nostra generazione…»
«Parole sante, perché diciamoci la verità: l’abbiamo fatta noi l’Italia.»
«Ovvio. E continuiamo a farla.»
«Infatti. L’Italia quella era e quella resta, caro mio, altro che giovani qua e giovani là. Se non ci fossimo noi nonni, a sistemare sempre tutto… figli, nipoti, amici dei figli e dei nipoti… cosa combinerebbero quelli? Un bel niente combinerebbero, ne stia certo. Come non ha combinato niente mio figlio. Secondo lei con quali soldi mio figlio s’è fatto la casa, la famiglia, il Suv e tutto il resto, con quali soldi ha fatto studiare mia nipote?»
Si batte il petto.
«Ovvio.»
«Ovvio, scontato: pensa a tutto il nonno. Ieri come oggi, altro che rinnovamento.»
«Parole sante.»
«Andiamo va’, che fra un po’ comincia la farsa
Ridono.
«Posso chiederle una cosa?»
«Dica.»
«Ma lei è laureato?»
«Certo che no.»
«Ah ecco, immaginavo bene. Nemmeno io.»
Ridono più forte, si scambiano una pacca sulla spalla, pagano i caffè e s’incamminano. Verso la laurea dei nipoti. Verso la farsa.

11 risposte a “«Ma quali giovani e giovani… Quando c’è bisogno pensa a tutto il nonno»

  1. Agghiacciante e irritante. La generazione dell'”io io io”.
    E la generazione dei veri bamboccioni.
    Poi c’è anche chi il nonno non ce l’ha.

  2. «Parole sante, perché diciamoci la verità: l’abbiamo fatta noi l’Italia.»
    «Ovvio. E continuiamo a farla.»

    … ecco, appunto.

  3. Appartengo purtroppo a quella generazione (71 anni) e provo rabbia nei confronti di quelli come loro che hanno impedito con la forza della loro “maggioranza silenziosa” di tentare di cambiare la situazione che descrivono.
    E’ giusto che si sappia che c’è stata invece una grossa minoranza che ci ha provato e, in parte, c’è e ci prova tuttora sperando di riuscire almeno a dare una mano a quei giovani che non ci stanno.
    Io ne conosco tanti e spero diventino sempre più “vincenti”.

  4. Io lo dico sempre che non ci sono più i vecchietti di una volta. Magari sono gli stessi che al supermercato mi rubano il posto in fila, perché mi è capitato davvero. Non ci sono più i vecchietti di una volta.
    Il discorso contrario sui giovani viene fatto ogni giorno senza sapere di cosa si parla e di chi si parla. Non generalizzo quindi sugli anziani, ma è bello sentire lo stereotipo dei giovani d’oggi ribaltato sui “vecchietti di oggi”.

    Nel frattempo mi auguro che i nipoti, così come hanno creduto nella loro scelta di andarsene a Bologna a fare Scienze della comunicazione, crederanno nelle loro capacità di farsi conoscere e riconoscere come laureati competenti, senza bisogno della sistematina del “bravo” nonno in una posizione che alla fine non è sicuro quella che avevano sognato!

  5. L’ha ribloggato su alexurbee ha commentato:
    Bella gente, quella che ha fatto questo paese.

  6. C’è anche chi, come me, la laurea se l’è pagata completamente da solo, lavorando in fabbrica e sacrificandosi per lo studio. C’è anche chi, come me, si è pagato la festicciola di laurea perché i miei genitori non se lo sono potuti permettere. C’è anche chi, come me, dai nonni non ha MAI avuto niente, nemmeno una carezza. C’è chi, come me, è orgoglioso di quello che da solo è riuscito ad ottenere: una laurea in comunicazione pubblica e sociale che forse non garantirà un posto di lavoro, ma fa guardare al mondo con occhi diversi.

  7. Per quanto questo sia un post illuminante, a mettere “mi piace” proprio non ce la faccio…
    L’Italia così com’è oggi è certamente il risultato di comportamenti individualistici ed interessati che vanno avanti, appunto, da varie generazioni. Forse l’unica speranza è veder resistere i sognatori, quelli delle “lauree inutili” (che in un posto come l’Italia non dovrebbero essere tanto inutili) resistere alle lusinghe della raccomandazione e dell’amico importante.

  8. Cinico e realista. E’ sostanzialmente la Teoria del Padrino che continua a iterarsi. Segno tipico e inequivocabile delle societa’ in declino. Di uomini, di idee, e di valori.

  9. Il fatto che i nipoti abbiano “disubbidito” ai nonni fa ben sperare.

  10. Ma i giovani non hanno affatto disobbedito ai nonni. I giovani, soprattutto “il filosofo” hanno sbattuto i piedini per andare a Bologna facendosi mantenere fuori sede (e il discorso sul trasferirsi a Bologna per l’ambiente è il più credibile in tutto il dialogo; a Milano avrebbe tranquillamente potuto studiare filosofia) e molto probabilmente se appena troveranno una spintarella grazie al nonno la accetteranno. Il problema di questi post a dialoghi “ricreati”, a mio parere, è che intanto trovo che spesso i dialoghi siano davvero un po’ troppo forzati al fine di suscitare determinate reazioni e poi che, proprio per questo, si sfoci in una sorta di manicheismo che nella realtà non esiste in questi termini o è molto più sfumato. Personalmente questo è il genere di post che apprezzo meno, in un blog che comunque seguo con interesse.

  11. mi manca molto il commento dell’autrice:-/

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