La petizione #dilloinitaliano: cosa farà, in concreto, l’Accademia della Crusca

Dillo in italiano. Petizione

Dopo il successo della petizione #dilloinitaliano lanciata da Annamaria Testa a metà febbraio (a oggi conta quasi 70.000 firme, ne avavamo parlato QUI), il Presidente dell’Accademia della Crusca ha risposto, promettendo diverse iniziative a favore di un uso più consapevole di parole italiane – quando opportune e preferibili – invece dei continui prestiti e calchi dall’inglese che i media, i politici e chi ne segue vizi e vezzi ci infliggono tutti i giorni. In particolare il presidente Claudio Marazzini annuncia che sarà presto aperto «un sito Internet di facile accesso e consultazione, per aiutare tutti a orientarsi tra vecchie e nuove parole straniere entrate nel nostro lessico, per capire quali sono i significati, gli usi, le alternative valide e possibili. In questo sito potranno anche trovare posto segnalazioni, suggerimenti, commenti e contributi che vengono da voi».

Credo che l’idea di aprire un sito Internet sui temi e problemi del “dirlo in italiano” sia interessante, perché rende collaborativa e partecipativa – non calata dall’alto – l’intera faccenda. Dipende, però, da come sarà fatto e gestito il sito, da quanto e come si integrerà con i social media e con tutti i luoghi e le comunità della rete in cui le persone di fatto stanno, vivono, parlano tutti i giorni. Di lingua italiana, ma soprattutto di altro. Qualche suggerimento da dare all’Accademia della Crusca per rendere il più possibile efficaci le sue iniziative? Ecco la lettera integrale del presidente Marazzini, pubblicata su Nuovo e Utile.

«Cari Sottoscrittori della petizione,

sono il Presidente dell’Accademia della Crusca. So che si sono ormai quasi raggiunte le 70.000 firme. Vi ringrazio per l’attenzione che avete dimostrato alle questioni che riguardano la nostra lingua e per la fiducia riposta nell’Accademia della Crusca. Ringrazio anche Annamaria Testa per aver lanciato efficacemente una petizione che ha raccolto consensi così ampi e importanti.

Tutte le vostre firme sono già idealmente sul mio tavolo, o meglio sul tavolo del “Direttivo” dell’Accademia della Crusca, l’organo che ne assicura il funzionamento, assieme al Collegio di tutti gli Accademici (che però si riunisce solo due o tre volte l’anno, mentre il Direttivo viene convocato tutti i mesi, come un Consiglio di amministrazione, per intenderci). Posso preannunciare quello che farò in quanto Presidente. Intendo accogliere le istanze espresse dalla petizione “Un intervento per la lingua italiana”.

Non vogliamo fare la guerra all’inglese, ma vogliamo rammentare ai parlanti italiani che in molti casi esistono parole italiane utilizzabili, comode e trasparenti. Vogliamo provare a proporle a tutti come possibile alternativa, per promuovere la grande ricchezza lessicale ed espressiva della nostra lingua.

Quando Annamaria Testa è venuta a Firenze per presentarci la petizione, abbiamo insieme immaginato un’iniziativa concreta, che può aprire una nuova prospettiva di partecipazione. Il Direttivo si riunisce nei prossimi giorni: se non porrà ostacoli, progetteremo un sito Internet di facile accesso e consultazione, per aiutare tutti a orientarsi tra vecchie e nuove parole straniere entrate nel nostro lessico, per capire quali sono i significati, gli usi, le alternative valide e possibili. In questo sito potranno anche trovare posto segnalazioni, suggerimenti, commenti e contributi che vengono da voi. Non si tratta infatti di imporre delle scelte, ma di cercare il consenso largo e la partecipazione attiva degli italiani e di tutti coloro che amano la nostra lingua. Vogliamo far partire al più presto questo sito.

Contiamo anche di organizzare un “Osservatorio sui neologismi incipienti” a cui parteciperanno varie forze e organizzazioni che si sono ritrovate a Firenze nei giorni 23 e 24 febbraio 2015 (Coscienza Svizzera, Società Dante Alighieri, Accademia della Crusca, ecc.). In questo caso si tratta di compiere una verifica internazionale sulla circolazione di neologismi e anglicismi, verificando la possibilità di rimpiazzo in un continuo dialogo con i legislatori e con tutti gli interlocutori istituzionali e professionali.

Inoltre l’ufficio Consulenza dell’Accademia lavora già a pieno ritmo, molte volte discutendo proprio di forestierismi (a proposito: vi invito ad andare a vedere il nostro sito). Il Direttivo stabilirà anche i modi più opportuni per sollecitare Governo, Pubbliche Amministrazioni, media e imprese a un più consapevole uso della lingua italiana. La visibilità e il consenso ottenuti dalla petizione che avete firmato hanno, di fatto, già acceso su questo tema un’attenzione che manterremo viva. Questo non è che l’inizio. Altre idee matureranno via via.

Vi saluto con viva cordialità, Claudio Marazzini (Presidente dell’Accademia della Crusca)

Firenze, 9 marzo 2015

9 risposte a “La petizione #dilloinitaliano: cosa farà, in concreto, l’Accademia della Crusca

  1. “… verificando la possibilità di rimpiazzo in un continuo dialogo con i legislatori e con tutti gli interlocutori istituzionali e professionali”.😀

  2. “foreign fighter” su http://www.dilloinitaliano.it c’è. Suggerisci nuovi traducenti su dilloinitaliano.it

  3. Perdinci, accipicchia, perbacco, caspiterina, caralamiasignora, mi consenta: tutto questo ambaradan linguistico-autarchico e, in sostanza, di solo buonsenso, si svolge ora, nell’anno domini 2015.

    Caso vuole che quasi otto anni fa, il 29 ottobre del 2007, un tale con nome e cognome non propriamente fiorentini, avesse piazzato sul sito del più grande manager pubblicitario italiano di ogni epoca (Giancarlo Livraghi), un elenco chiamato “I nuovi virus”
    http://gandalf.it/m/virus.htm

    …dove, tra qualche centinaio di perle artificiali infilate nella collana sempre vistosamente appesa al collo dei soliti noti che amano sparlare con richiami pappagalleschi, finti, quaquaraquà, c’erano ben 111 lemmi di diretta o interdetta derivazione British oppure yankee.

    Appena tre anni prima, chi aveva resa pubblica quella pestilenza ha avuto l’idea balzana di proporre l’elezione di Livraghi nella Hall of fame dell’Art Directors Club Italiano (e di scriverne pure la laudatio):
    http://www.gandalf.it/opinione.htm

    Nonostante Livraghi sia morto esattamente un anno fa, il suo splendido sito è ancora accessibile:
    http://www.gandalf.it/

    …dove lui, oltre a informarci in modo sempre tempestivo e competente su cosa succede nell’internet, si divertiva a prendere per i fondelli chiunque amasse tuffarsi nello snobismo deviato, nella ridicolaggine trendy, nell’ignoranza arcana-banana-padana.
    http://gandalf.it/net/inglit.htm

    Oltre a essere perfettamente bilingue (c’è chi preferisce dire bi-fluente), Livraghi parlava correntemente anche un altro idioma “straniero” che sta progressivamente scomparendo dai nostri hard disk biologici: il common sense.

  4. Sarà un lavoro di progettazione molto complesso perché ci sono molte variabili da prendere in considerazione, sia per quel che riguarda le modalità di gestione, partecipazione e interazione che il tipo di contenuto.

    Credo vada innanzitutto spiegata molto chiaramente la finalità del sito, e potrebbe essere utile far precedere la sua nascita da divulgazione linguistica mirata, attività che l’Accademia della Crusca sta già facendo in modo molto efficace attraverso la propria presenza sui social. Credo vadano cercate modalità che riescano a raggiungere un pubblico più vasto, ad es. sfruttando l’interesse che hanno mostrato i media verso l’iniziativa #dilloinitaliano.

    Sono convinta che un lavoro di preparazione specifico migliorerebbe la qualità dei contributi e ridurrebbe il numero di proposte non valide, rendendo più efficace l’lniziativa. Il dibattito visto finora in rete infatti mostra che in alcuni casi c’è ancora qualche confusione sul concetto di forestierismo: non tutti gli anglicismi sono superflui, anzi, molti sono ormai insostituibili (non sembra tenerne conto, ad esempio, il sito indicato nel commento qui sopra: suggerire che computer debba essere chiamato “computiere” e mouse “topolino” o “puntatore” non è realistico e temo tolga credibilità all’elenco).

  5. Tengo però a segnalare che alla mia lettera di dialogo spedita sia alla Testa che a Marazzini, non ho ricevuto risposta. La segnalo ancor più, non solo per quanto riguarda la mia contestazione del punto 4 di quella petizione (paradossalmente sovversivo dell’assetto costituzionale del Paese che è un assetto monoligua italiana, salvo regioni di frontiera e minoranze significative) ma, soprattutto, perché non vorrei si sottovalutasse la problematica che, occupandoci di genocidio linguistico-culturale da decenni presso il Forum dei popoli indigeni delle Nazioni Unite, sappiamo essere ben più complessa, con interessi in gioco spaventosi. Così come siamo ben consci che la Crusca non è un ente indipendente bensì totalmente dipendente da quel governo che dovrebbe sollecitare ad utilizzare meno inglesismi (e che non ci costa poco: oltre 800mila euro l’anno). Sono anche disponibile ad organizzare a Radio Radicale una tavola rotonda anche di un paio d’ore sulla questione con anche telefonate dal pubblico.
    Qui la lettera molto circostanziata di cui sopra
    http://www.eraonlus.org/it/prima-pagina/item/11241-non-è-anglicismo-ma-genocidio-dell’umanità-di-lingua-italiana-giorgio-pagano-scrive-agli-accademici.html

  6. Molto interessante Tillneuburg. Si occupa lei del mantenimento dei siti in questione?

  7. Caro Pagano, non credo che quel sito sia “mantenuto” da qualcuno perché, aprendo la homepage, si legge che è “Aggiornato il 26 gennaio 2014” – giusto un mese prima della dipartita di Livraghi.

    È molto interessante notare che già agli inizi degli anni ’90, Livraghi s’era stufato di occuparsi di pubblicità. Parecchi anni prima di tutti i suoi colleghi (compreso me), Livraghi aveva intuito che il futuro della comunicazione andava radicalmente cambiando – verso il web, il multitasking, il virale, i vettori diaioganti. E così, nell’ormai lontano 1996 (diciannove anni fa!). Livraghi partì con il suo profetico Gandalf.it.

    Un indicatore “pesante” che Livraghi non avesse, come si dice, tirato la corda, è il fatto che due dei più grandi pubblicitari italiani viventi (Pasquale Barbella e Annamaria Testa) ormai si occupino solo marginalmente di pubblicità: Barbella con il suo sempre cangiante blog “Dixit Cafè”, Testa con il suo magnifico sito “Nuovo e Utile”. Nel suo piccolo, anche il sottoscritto constata ogni giorno di più che la réclame italiota fa sempre più rima con altri lemmi di consimile desinenza… tipo banconota, autopilota, vuota – per non citare anche il titolo del tragico romanzo che Dostoevskij aveva completato a Milano e a Firenze.

  8. Intanto grazie per la cortese ed esauriente risposta. Per il resto, non so molto dei pubblicitari, io vengo dall’arte contemporanea e sono un architetto.
    Però, a proposito della pubblicitaria in questione, e del suo appello alla Crusca affinché la Crusca (ente finanziato dal governo con soldi pubblici – 800mila euro/anno) inviti il governo (che appunto la finanzia) …. “a parlare un po’ di più, per favore, in italiano”, sono stato tra i pochissimi ad essermi accorto che quell’appello, oltre che inconsistente nella richiesta, stava facendo fessi tutti perché, al punto 4, faceva firmare le persone anche per il bilinguismo. Ossia per un modello non solo anti-lingua italiana ma, persino, sovversivo dell’impianto costituzionale che è monolingue (italiana) salvo sui territori di frontiera (dove è praticato il bilinguismo che, spesso, da anche notevoli problemi ) e i territori dove sono presenti consistenti minoranze.
    Ho anche scritto alla Testa, il 22 febbraio, alla sua casella personale (come anche alla Crusca) una lunga lettera dove spiegavo che la questione non era quella degli anglicismi bensì del genocidio linguistico italiano nell’istruzione (di cui però lei stessa si faceva promotrice con il sostegno al bilinguismo anglo-italiano, chiaramente espresso altresì sull’Internazionale il 17 febbraio) e i suoi effetti economici (già oggi la colonizzazione linguistica inglese ci sosta 900 euro l’anno ciascuno e sta uccidendo tutta l’editoria scientifica italiana e in italiano, al PoliMI abbiamo fatti un calcolo approssimativo per difetto della perdita quantificato in oltre 6milioni di euro l’anno) nonché sociali ma, ad oggi, a quasi un mese di distanza non ho avuto risposta.
    Se può interessarle la lettera aperta la trova qui:
    http://www.eraonlus.org/it/prima-pagina/item/11241-non-%C3%A8-anglicismo-ma-genocidio-dell%E2%80%99umanit%C3%A0-di-lingua-italiana-giorgio-pagano-scrive-agli-accademici.html

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