#LoveHasNoLabels, ovvero: i pregiudizi che pensavi di non avere e invece hai

Love Has No Labels - Logo

Da alcune settimane il video della campagna Love Has No Labels è fra i più visti al mondo. Girato a Santa Monica, in California, il giorno di San Valentino, è stato realizzato dall’agenzia di comunicazione R/GA per Ad Council, un’organizzazione non profit statunitense. Obiettivo: favorire e diffondere la comprensione e accettazione di tutte le persone, senza discriminazioni di razza, religione, etnia, orientamento sessuale, età, disabilità e/o capacità individuali. Per commentare il video bastano tre parole: semplice, efficace, bello. Ancor più interessante – anche se meno noto – è il quiz che trovi sul sito della campagna, utile per testare il livello e la qualità dei nostri pregiudizi di razza, etnia, orientamento sessuale, religione, età, e così via. Anche quelli che pensavamo (presuntuosi che siamo) di non avere e invece – ohinoi, malgrado noi – scopriamo di avere. Mi piacerebbe tradurlo in italiano, per usarlo con ancor più immediatezza in aula, con gli studenti. Mettiti subito alla prova, rispondendo con sincerità a tutte le domande: il test ti farà riflettere. Lo trovi qui: Love Has No Labels. Ma prima guarda il video:

11 risposte a “#LoveHasNoLabels, ovvero: i pregiudizi che pensavi di non avere e invece hai

  1. Certo che ho chiesto “da dove vieni realmente”. Il mio intento era di sapere le origni familiari. Il problema è poi cosa ci si fa con questa info. io di solito uso questa info per avere notizie dal paese di origine.

    E sì, alcune disabilità mi mettono a disagio. Quindi? Ho la fortuna (o sfortuna?) di non frequentare molte persone disabili ed è ovvio che non ci sono abituato. Le persone disabili che conosco le tratto normalmente, senza disagio.

    Hai mai pensato che una tua collega abbia come marito un uomo? Sì, per mere ragioni statistiche. Non mi sono smosso di un millimetro quando sono stato smentito.

    Sul sedersi accanto a persone obese, confesso di misurare lo spazio a me rimasto. Se è troppo piccolo sto volentieri in piedi, anche perché io non sono proprio microscopico. Discrimino o voglio stare comodo?

    Ecco, più che non avere bias forse sarebbe il caso sapere le conseguenze di questi bias. Li superiamo o li usiamo per essere odiosi? Applaudiamo come nel video, o non rivolgiamo più la parola perché l’altro è troppo diverso?

  2. Bellissimo video, mi ha commosso, grazie di averlo segnalato!

  3. @ilcomizietto: Sono certa che una domanda sulle origini famigliari di una persona in cui, per esempio, l’accento e il colore della pelle appaiono incongrui (lineamenti asiatici e parlata romanesca? Pelle nera e cadenza veneta? Faccio esempi banali) abbia il solo e innocente scopo di saperne di più su quella stessa persona per conoscerla meglio; credo però che il test proposto obiettasse sulla scelta di parole, perché la forma «Di dove sei “veramente”» implica anche che ci sia un “falsamente”. Quanto al genere del coniuge, il test non chiede se abbiamo mai “pensato”, ma “dato per scontato” (assume) il genere del coniuge di un collega basandoci sul genere del/la collega stesso/a, e la sfumatura è lievemente diversa. Quanto alle persone obese, il test parla di “eye contact”, cioè di un disagio legato al guardarle negli occhi, più che al sedersi loro accanto. Personalmente devo confessare che questo disagio lo provo, pur cercando di vincerlo, anche di fronte a soggetti evidentemente anoressici, e negli ultimi anni ne vedo sempre di più (e può darsi che il test, parlando genericamente di “body weight”, si riferisse anche a questi ultimi). Azzarderei anche che forme di sovrappeso e sottopeso eclatanti, patologiche, non siano diverse dalla generica disabilità a cui è riservata una domanda precedente.
    @Giovanna: l’argomento del pregiudizio, più o meno consapevole o dissimulato, mi è caro, e di mestiere traduco dall’inglese. Ti do una mano volentieri, anche se la scelta di domande e il modo in cui sono poste mi sembrano molto centrati sulla società USA. Non credo che una buona traduzione sia impossibile, anzi, ma forse potrebbe essere più utile tentarne un blando adattamento. Se posso essere utile, mi trovi su Twitter e Facebook🙂

  4. “anche di fronte a soggetti evidentemente anoressici,”

    soggetti evidentemente sottopeso, volevi dire poi se il sottopeso è dovuto all’anoressia non puoi saperlo.

  5. @Isabella Zani
    Io ho colleghi italiani, ma di origini straniere. Certo, quel “veramente” potrebbe suonare male e sinceramente non ricordo se ho usato quella espressione o altre. Il mio intento comunque era quello di sapere della famiglia di origine. Nessuno ha dato segno di essersi offeso.

    Per quanto riguarda il dare per scontato il sesso del partner… si, do per scontato che il 90% delle persone sia più o meno etero.🙂 Quello a cui nessuno (ma proprio nessuno) pensa è che ci sono anche le/i bisessuali.e quindi, pur avendo un marito/moglie, guarda le/i belle/bei donne/uomini. Questa eventualità disorienta molto, più dell’omosessualità.

    Per quanto riguarda l’obesità, io mi riferivo al problema dei mezzi pubblici. Già con uno della mia stazza vicino lo spazio vitale si restringe, e io sono solo sovrappeso.🙂

    Comunque hai ragione: il test ha come riferimento la società statunitense e il mio inglese zoppicante non mi ha aiutato a capire le sue sfumature.

  6. “Hai mai pensato che una tua collega abbia come marito un uomo? Sì, per mere ragioni statistiche. Non mi sono smosso di un millimetro quando sono stato smentito.”

    e mi pare normalissimo

    personalmente non ho particolari problemi a guardare negli occhi persone il cui fisico non mi attrae..posso rispettare, avere simpatia o antipatia per una persona a prescindere dalle sensazioni che mi suscita il suo aspetto..sensazioni che non ha senso negare ma che non giustificano l’odio

  7. @Paolo, ho una bambina con un disturbo alimentare e conosco la differenza tra l’aspetto che hanno le persone sottopeso e le persone affette da anoressia nervosa. Credimi sulla parola🙂

  8. Pingback: Orgoglio e Pregiudizi | aliceelospecchio

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