«Dottore, dottore, dottore del buco del cul, vaffancul vaffancul» (again)

Laurea americana

L’anno scorso, durante le cerimonie di laurea autunnali, scrissi un articolo che destò alcune polemiche. Questo: «Dottore, dottore, dottore del buso del cul, vaffancul vaffancul». Come se io fossi una barbosissima prof che si irrita se i ragazzi festeggiano. Mavalà. L’articolo, a leggerlo senza gli occhiali dello stereotipo, in realtà diceva altro. (Chi mi conosce, fra l’altro, sa quanto lontana io sia dall’immagine del prof fustigatore di costumi, ma non importa.). Nel frattempo, a Bologna, il Dams ha abolito le cerimonie di laurea. E ancora una volta la cosa è stata letta (anche dai giornalisti) come una contrapposizione fra prof bacchettoni e studenti festaioli. Allora mi spiego meglio.

È innanzo tutto un problema di sicurezza, ragazzi. Oggi – faccio un esempio – si laureano in Scienze della comunicazione circa 120 studenti e studentesse (nel marzo 2014 furono oltre 150). In media, da quel che vedo, ognuno di loro porta circa 30 persone, fra parenti, amici, conoscenti, compagni di studio. Quanto fa? 3600 persone fa. Facciamo che io abbia esagerato e che la media sia 20. Quanto fa? 2400. Facciamo che la verità stia nel mezzo e diciamo che per 120 laureandi e laureande si accumulino 3000 persone? Facciamo. Ebbene, l’aula più grande che il mio Dipartimento ha a disposizione contiene 180 posti a sedere. Ovviamente dividiamo i laureandi in più turni. Ovviamente. Ma lo stesso accade che, attorno a quei miseri 180 posti a sedere, si accumulino centinaia di persone. In piedi, accalcate, pressanti e pressate. Molti nonni, fra l’altro. Dopo dieci minuti in questa folla manca l’aria, vi assicuro. Anche se tutte le porte e le fineste sono aperte, sì.

E se qualcuno si sente male? E se bisogna chiamare d’urgenza un’ambulanza? Chi è responsabile per legge in caso di incidenti? Il direttore del mio Dipartimento, il responsabile amministrativo e io stessa siamo responsabili. Civilmente e penalmente. L’anno scorso la situazione tracimò. Non c’era spazio nemmeno fra la cattedra e le prime file dei banchi, tanto per dire. La via antistante il Dipartimento era zeppa come fossimo al carnevale di Venezia e, se avessimo dovuto chiamare un’ambulanza, non sarebbe mai passata. Non sarebbe arrivata in tempo insomma. Raccomandai di uscire con calma, di non sostare di fronte alle porte, di non cominciare a versare spumante in aula, di liberare in fretta la strada. Ti puoi immaginare che successo ebbero le mie raccomandazioni. Mentre sorridevo di fronte ai primi tappi di spumante che saltavano (perché io sorrido e sono felice se i giovani sono felici, ebbene sì), mi sentii un’adulta incosciente e irresponsabile, altro che prof barbosa. Ebbi paura insomma. Quest’anno, allora, abbiamo chiamato alcune guardie giurate e allertato la Polizia municipale. Ma il problema di sicurreza resta, accidenti se resta.

Morale della favola. Le cerimonie di laurea non devono morire. I ragazzi e le loro famiglie hanno il sacrosanto diritto di festeggiare. Che poi lo facciano in modo civile e non vandalistico, è un altro problema e su questo ho già detto come la penso. Ma i corsi di laurea e chi li coordina non possono essere lasciati da soli. Occorre che ogni Ateneo metta a disposizione spazi centralizzati, grandi, adeguati ai numeri di persone coinvolte, e risolva tutti i problemi di sicurezza. Vogliamo la cerimonia come negli Stati Uniti? Che lo sia fino in fondo, allora: a norma di legge.

10 risposte a “«Dottore, dottore, dottore del buco del cul, vaffancul vaffancul» (again)

  1. Negli anni ’60 e ’70 si prendevano in giro gli americani che festeggiavano la laurea con cerimonie melense con tanto di academic regalia, nessuno di noi avrebbe mai voluto abbassarsi a tanto. A Bologna c’era anche la tradizione secolare della “Festa delle Matricole” amata dai cittadini fino a che non divenne un’occasione per compiere vandalismi e atti di violenza di vario genere. Una mia figlia si è laureata a Londra e anche lei non ha voluto noleggiare il academic regalia. Io però ho cambiato idea, vorrei avere in casa la foto dei miei figli con cappello e toga neri, ho sollecitato il “piccolo” che si laurea questo giugno a Londra, ad attrezzarsi e ad organizzare la festa. Dobbiamo ricordare, almeno una volta nella vita, che il nostro percorso scolastico sarà una delle cose più importanti, nel bene e nel male, che abbiamo mai fatto. Festeggiate e fatelo conservando orgogliosamente le tradizioni. Tra 20 o 30 anni guardando quelle foto sarete felici di averlo fatto. Ripristinate la festa del DAMS per favore.

  2. L’obiettivo deliberato dal Dams è arrivare, tra un anno, ad eliminare anche la discussione della tesi, che ora avviene prima della proclamazione per trasformarla in un esame scritto e in un giudizio dei docenti in commissione. Senza il colloquio con il laureando.

    Mi sembra un’ottima scelta, oltretutto già compiuta in altre sedi.

  3. Premetto, voglio solo esprimere una riflessione, non di certo polemizzare sul sacrosanto diritto a festeggiare qualche avvenimento esclusivo della propria vita… Da diretto interessato (tra 1 mese ho la magistrale), mi chiedo cosa ci sia da festeggiare. Ho fatto 2 università, quella attuale sembra un circo piuttosto che una scuola, e sinceramente dopo 2 anni persi in maniera così irritante l’unica cosa che desidero conclusa la mia discussione è andarmene subito e non tornarci mai più. Sottolineo: io amo l’università, ho sempre affrontato i corsi con molta passione e spero di continuare a studiare e fare ricerca per il resto della mia vita (da autodidatta finalmente!). Tuttavia oggi credo davvero ci sia poco da festeggiare. Ci impacchettano come fossimo un prodotto usa e getta, incapaci, poveri di idee e non competitivi rispetto alle esigenze di lavoro e degli altri paesi, ci dicono di non porci certi tipi di domande (e non sto scherzando, mi è stato detto di non chiedermi certe cose)…ed eccoci maturi per la seconda volta, ma ignoranti come prima, forse ancora di più. Dovrei ridere, fare festa? so già di non avere futuro e in più pago pure per convincermi di averne uno. Posso esaltarmi di essermi tolto una zavorra di dosso al massimo, ma preferisco tenere le esultanze per traguardi più importanti.
    Tutto questo mi fa dire che preferirei, prima ancora che siano soddisfatti tutti i requisiti per le cerimonie di laurea, che l’università ricominciasse a essere Università. Sicuramente avrà avuto anche i suoi lati negativi, ma mi piacerebbe vivere anche solo una settimana quello che hanno vissuto i miei familiari durante la loro esperienza in università, dai loro racconti così inarrivabile, così impegnativo, così vero. Quelle storie hanno avuto grandi festeggiamenti e, anche se non li ho vissuti, sento di capirli molto di più di quelli che vengono fatti oggi.

  4. L’ha ribloggato su alexurbee ha commentato:
    queste famiglie sempre invadenti e invasive…. non c’è bisogno di andare in ateneo per festeggiare un laureando. Ci fosse poi almeno un terzo degli astanti che sia in grado si intuire di che cosa si parla in una discussione di tesi di laurea, non saremmo il paese che siamo.

  5. queste famiglie sempre invadenti e invasive…. non c’è bisogno di andare in ateneo per festeggiare un laureando parente/amico. Ci fosse poi almeno un terzo degli astanti che sia in grado si intuire di che cosa si parla in una discussione di tesi di laurea, non saremmo il paese che siamo.

  6. Padovano per osmosi e per una parte delle radici (mia madre era dei sobborghi), ho iniziato a studiare a Padova in terza superiore, per quanto poi abbia diviso la mia -incompiuta- carriera unversitaria tra Padova e Bologna.
    Non ho mai sopportato né la canzoncina scema né le baracconate estreme (il che, da parte da uno che ad un carnevale si vestì da Cenerentola con tanto di tiara, tette fatte con noci di cocco e guanti bianchi lunghi è tutto dire), così come non ho mia capito perché per festeggiare debba essere necessario danneggiare o lodare la proprietà pubblica (quindi anche la mia, ma la tua, la sua, quella della nonna, del postino e così via: la piazza -parlo per Padova- lo è). È la stessa logica degli scherzi ai matrimoni: non è possibile festeggiare senza perdere tempo a far cazzate, spesso e volentieri imbarazzanti per gli astanti? I rituali di passaggio sono necessari per molti motivi, dal livello simbolico al smplice piacere di festeggiare con chiti è vicino, ma perchè non farlo con un minimo di responsabilità? oltrettutto, al comune costa una barca di soldi ogni anno ripulire il selciato dopo le feste, perché in 30 anni credo di avere visto solo due o tre persone provvedere a sistemare il disordine lasciato dalla loro cerimonia.
    Non è in discussione il diritto di festeggiare, ma la civiltà e la buona educazone di chi festeggia.

    Padova ha una tradizione di goliardia secolare, la festa delle matricole cade l’otto febbraio, a commemorazione i moti studenteschi del 1848: al giorno d’oggi è probbilmente un po sopita, ma ricordo bene che negli anni ’80 quand’ero alle superiori era ancora possibile che gli universitari incatenasssero i cancelli delle loro vecchie scuole superiori quel giorno, o impedissero ai ragazzi di andare a lezione in altre maniere.

    Va detto che la goliardia non è mai stata un hobby da educande: attorno alla metà dell’800 l’elezione del capo della goliardia ea un affare serio, violento. Si sceglieva un giorno X e in aula, mentre si aspettava il professore, ci se le dava di santa ragione fra studenti; quello che riuciva ad essere in piedi sulla cattedra nel momento in cu l’insegnante entrava in aula veniva eletto Capo dei Goliardi.

    Il motvetto del buso è diventato così famoso, qui, che girano per le piazze te suonatori ambulanti -peratro visti in altra occasione non sono nemmeno perfidi- e lo ripetono con clarino e fisarmonica allo sfinimeto.

  7. Ci può essere sia uno spazio centralizzato molto ampio dove svolgere la discussione della laurea oppure attrezzare uno stend in fiera o andare in un palazzetto dello sport.Le soluzioni sarebbero molte,compreso i costosi schermi Tv nel cortile.Immagino che la presenza iconsentita n aula magna ai parenti ed amici più stretti sia stata già praticata,probabilmente con risultati debolucci,considerata la vivace descrizione della prof.Mi piace assai questo accalcamento gioioso di nonni ed amici, che preme sulla cattedra progressivamente più piccola e fragile dei prof.,tutti con la bocca aperta per mancanza d’aria,una minuscola ma forte folla fremente di vedere il/la nipote prediletta alzarsi per ascoltare la fatidica formula ” Noi…la nominiamo Dottore in… “.Colorito e sorprendente l’assembramento di più comitive allegre ed impazienti di stappare champagne…il tutto mi rimanda ad altri tempi di spensierata e giovanile goliardia,ma mi commuove osservare che la gioia e un tumulto di emozioni accaddano anche oggi ed una Laurea diventi l’occasione di una improvvisa festa comunitaria di simpatia e di felicità.Ricordo che ai miei tempi erano in pochissimi a presenziare,almeno nella sezione di giugno,agli esami di laurea:i genitori e gli amici più stretti,più
    qualche curioso e l’immancabile fotografo,non si sa da chi autorizzato, lì per rifilarti qualche foto…Non c’erano gli accalcamenti di oggi,forse perché allora molti lavoravano e c’erano meno pensionati,ma mi ha rallegrato saper che oggi ci sia una attesa così festosa e disordinata di persone a salutare il giovane Dottore.A me il vaffanculo l’ha cantato solo un amico perché mi sono presentato al colloquio con lui solamente ,e ,per incoraggiarmi,mi sono avvicinato ai cori di altri candidati ,rispondendo al vaffa con le dita alzate e minacciose a mò di forcone:tiè, tiè anche un culo a te.Alla fine anche gli altri laureati mi hanno aiutato e ci siamo divertiti prima di fare tappa da “Mamma Rosa” e ad ogni coro di”Dottore,Dottore,Dottore del buso del cul,vaffancul,vaffancul,un coretto meno robusto , ma ridanciano e sguaiato, rispondeva,come i tifosi allo stadio,”Tiè,Tiè,Tiè,siam generosi ,un culo anche per te”.

  8. “Vogliamo la cerimonia come negli Stati Uniti? Che lo sia fino in fondo, allora: a norma di legge.”

    È questo che ti trasforma in una “barbosissima prof”: rispettare le regole. Per molti è la cosa più fastidiosa che ci sia. E anche la più sovversiva e rivoluzionaria.

  9. Mettiamo un attimo da parte la goliardia e i festeggiamenti postlaurea (che spesso giudico eccessivi e non raramente sfociano nella volgarità e nell’inciviltà) e concentriamoci sull’altro tema del post: l’organizzazione delle cerimonie di laurea.
    Dieci anni fa mi sono laureato in Scienze della Comunicazione e la cerimonia era così suddivisa: un giorno per la discussione (in base alle mini commissioni di laurea i gruppi potevano essere formati da 2 o 3 laureandi o essere molto più consistenti) e un altro per la proclamazione di TUTTI gli studenti insieme. Nel mio caso la discussione si è svolta il 2 marzo e la proclamazione il 30 (mercoledì dopo Pasqua). Ventotto giorni dopo. Ciò ha comportato dei problemi organizzativi sia ai laureandi e alle loro famiglie (i miei si sono dovuti sobbarcare due viaggi dalla Sicilia nel giro di un mese, il secondo dei quali in un momento di forte controesodo) che alla stessa università (alla proclamazione eravamo in centinaia all’interno dell’aula, e alcuni studenti erano addirittura assenti).
    In tempi più recenti ho conseguito una laurea specialistica in Cinema Televisione e Produzione multimediale al Dams. In questo caso l’organizzazione è stata migliore: si discuteva, si usciva per qualche minuto dall’aula, quindi si rientrava per la proclamazione. Unico “piccolo” neo: l’aula in cui si è svolto il tutto era grande sì e no quanto lo sgabuzzino di casa mia (e non sto esagerdando). Non era possibile farla altrove? Non so, ma in tanti anni di studio a Bologna ho SEMPRE seguito le lezioni in aule decisamente più capienti di quella.
    Più in generale ho assistito a tante cerimonie di laurea in giro per l’Italia e l’organizzazione era sempre carente da qualche punto di vista. La situazione più comune è quella della lista dei laureandi che non viene rispettata portando infinite e stressanti attese da parte di laureandi, amici e parenti. Di solito le attese sono dovute a ritardi di un relatore, o al fatto che “il Prof Tizio Caio deve andare via e quindi passano avanti i suoi, perché a una certa ora ha un altro impegno” (come se una sessione di laurea non fosse un impegno abbastanza importante).

  10. Completamente d’accordo. esagerazioni allo stato puro. Idem per gli addii al celibato/nubilato, si oltrepassa il limite della decenza. E non è moralismo, è solo buon senso. Soltanto chi dà una lettura superficiale agli eventi importanti della vita e a certe riflessioni potrebbe risentirsi per queste parole. Grazie per questi spunti di riflessione su cui ci coinvolgi di tanto in tanto.
    serena

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