Propaganda reloaded? Le relazioni pericolose fra politica e informazione nell’epoca dei social media

Propaganda reloaded IJF 2015

È questo il titolo del panel al Festival Internazionale del Giornalismo 2015 di Perugia, al quale ho partecipato assieme a Giovanni Boccia Artieri e Fabio Chiusi (doveva esserci anche Filippo Sensi, portavoce del Presidente del Consiglio, ma all’ultimo non è venuto per impegni istituzionali). Abbiamo discusso per circa un’ora dei rapporti fra la politica, i media tradizionali e i social media, con riferimenti al governo Renzi e ai suoi oppositori (Salvini in primis). L’idea è che, oggi come ieri e come sempre in Italia, assistiamo a quello che i manuali di comunicazione politica chiamano “collateralismo mediatico”, che è la tendenza dei media italiani a farsi dettare l’agenda dalla politica invece di dettarla, a esserle subalterni, a inseguire e assecondare i politici e i partiti invece di incalzarli, controllarli, metterne alla prova parole e azioni con un rigoroso e continuo fact checking.

5 risposte a “Propaganda reloaded? Le relazioni pericolose fra politica e informazione nell’epoca dei social media

  1. Concordo molto sull’importanza del fact checking, anche se credo che volutamente la politica eviti di sottoporsi al controllo. A tal proposito, sul mio blog, ho riportato un post su un evento che si è tenuto in un piccolo paese in provincia di Cuneo: uno dei tavoli analizzava proprio il rapporto tra la politica e la comunicazione. Una delle frasi su cui si è discusso deriva proprio dal rapporto tra le promesse dei politici e il fatto di mantenerle. Mi permetto di promuoverlo, in quanto la discussione è stata molto interessante.
    https://lexpensatorelaowai.wordpress.com/2015/04/17/limpegno-civile-e-la-politica-dialoghi-eula-2015/

  2. se vedesse la clip sopra la nota pubblicitaria che ha fatto una educata campagna per sensibilizzare contro l’uso eccessivo di termini anglosassoni,beh a sentir sopra,svenirebbe..ma quanti termini inglesi son riusciti a declamare ?mon dieu…

  3. Ero volontaria al Festival e, da lettrice del suo blog, ci tenevo a venire ad almeno uno dei suoi panel. Purtroppo ho avuto dei turni altrove e non ce l’ho fatta. Solo con questo video mi rendo conto che quello stesso giorno l’ho intravista al panel sullo spin factor, dove ero appunto in servizio! Acc! Sarà per la prossima!

  4. Ho guardato con curiosità ed attenzione il video.Non so se ho compreso tutto,anche perché,confesso, l’ho probabilmente “filtrato ” tramite i miei interessi ed i miei convincimenti anteriori.Il filtro,per me,è comunque una precondizione imprescindibile e potente.In sintesi ,ma molto in sintesi,si tratta che l’agenda dei contenuti giornalistici e mediatici in genere vengono dettati inesorabilmente dalla politica ed ai cittadini tocca pascersi di questi,senza utilizzare l’arma della critica per dividere le notizie” trappola” dello storitelling del poltico di turno dalla realtà fattuale.Nemmeno il filtro dei numeri,assunti come principio di realtà ,riescono a riportare le discussioni a terra perché la gamma delle emozioni più o meno “strumentalizzate e lavorate” possono nascondere la medesima realtà fattuale.
    Confesso che con la potenza dei social sono a digiuno e quindi il giudizio seguente potrebbe essere inficiato dalla mia ignoranza in merito. Ma a me sembra che il giornalismo ha sempre scritto la cronaca degli avvenimenti e dei pronunciamenti politici come pure ha criticato delle scelte economiche più o meno azzeccate per quelle immediate circostanze quotidiane.Sia le cronache sia le critiche o l’analisi dei punti deboli del Paese sono comunque sempre state eseguite secondo questa ottica consuetudinaria.Adesso che si dica che c’è un effetto di “collateralismo mediatico” o che il discorso generale dei lettori sia promosso dai politici,effettivamente mi sbalordisce perché non è che la stampa giorno dopo giorno non ha più una funzione pedagogica ed esortativa alle buone virtù:questi fattori -variabili semmai nascono e si formano nel lettore tramite i filtri che mette in atto.Un riformista si indigna se non si fa nulla sulla giustizia sulla istruzione o sulla economia,eccetera,un conservatore si radicherà ancora di più contro la famiglia gay o la possibilità delle adozioni…eccetera.Durante il nazionalismo esasperato c’era probabilmente una funzione educativa,ma allora questo si faceva in tutta Europa.Ora sembra che la stampa abbia il solo compito di informare sui fatti i cittadini mentre i media di area o di parte trasmettono anche opinioni.
    Secondo me,tutti siamo figli del nostro tempo e dei mezzi che fruiamo,tutti siamo in qualche modo “lavorati e soggiogati “dal loro uso. Forse oggi siamo meno consapevoli nel formarci un giudizio,dato che i mezzi con cui ci esprimiamo o siamo usati sono veloci ed esigono delle rapide reazioni,ma quanto alla rivoluzionarietà dei mezzi e dei relativi messaggi ed alla loro interferenza sui contenuti della stampa starei molto in guardia.Perché ritengo che ognuno di noi sia il prodotto di una cultura di lunga durata anche se non ce ne accorgiamo.Renzi usa l’energia positiva mentre Salvini la rabbia? Entrambi parlano alla pancia ed alle illusioni della gente perché trovano riscontro in molti che questi argomenti vogliono sentire dire.Emozioni ,intelligenze e corpo devono essere sollecitati dalle parole del leader,altrimenti egli comunica poco o non abbastanza.
    Mi ha impressionato ,oltre al ricorso alla gamma delle emozioni ed alle contrapposizioni dicotomiche,anche la frase di Giovanni:”oggi i sentimenti della folla sembra siano anche nel singolo”.Pressapoco.Secondo me è la controprova che siamo tutti influenzati dalla cultura di lunga durata che abita in noi,così come vi sono inserite le emozioni ed il linguaggio fisico del corpo.In sintesi ,non sono le nuove parole d’ordine che influenzano determinatamente,ma quella crosta culturale sedimentata che ci accompagna e senza la quale tutti saremmo afasici.In questo senso ,Renzi che parla di speranza mescola una cultura tradizionale dell Europa cristiana con la speranza di uscire dal tunnel nero della crisi,Salvini parla con violenza e rabbia di tutelare i nostri e di non essere esiliati in Patria,la sx dem vuole salvaguardare gli interessi ideologici della sinistra tradizionale post-bellica…Comunque son tutte esperienze e culture che,per me,han poco da spartire con quella dell’Hastag sebbene siano ancor attente alla propaganda pro domo sua.In ogni caso ,l’elettore deciderà alla fine in base alla “saturazione “che tali comunicazioni ,soprattutto le nuove,indurranno in lui.Se rompono un pò troppo,oltre i limiti di sopportazione e decenza-è questa una questione individuale-molti cittadini le respingeranno.Voteranno secondo tradizione o più facilmente si asterranno perché l’autoreferenzialità odierna produce anche il fenomeno del ritorno o del rifugio nel proprio particulare.
    Ma tutto ciò è un’ulteriore prova che in noi agisce qualcosa di molto anteriore rispetto alle notizie immediate,ai progetti proposti e dimostra altresì l’attesa che qualcosa effettivamente cambi nel panorama politico
    ,ma che ancora non si avverte.

  5. Pingback: Maccartismo e salvinismo: l’informazione che non funziona | Pierolapitecus

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