L’obesità infantile: un problema mondiale. Ma funzionano le campagne sociali su questo tema?

Strong4Life

Nei paesi ricchi l’obesità è in aumento costante ed è uno dei principali problemi di salute pubblica, perché è un importante fattore di rischio per diverse malattie croniche, fra cui il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, molti tumori. I dati statistici rilasciati dal Center for Disease Control and Prevention (CDC) parlano chiaro: negli Stati Uniti l’obesità infantile è aumentata dal 5% al 16.9% in tre decadi (dal 1982 al 2012) e, se la situazione non cambia, entro il 2030 si registreranno più di 25 milioni di diabetici, 7 milioni di malati di cuore e 68 milioni di ipertesi. Per tentare di cambiare il destino segnato da questa drammatica previsione, negli ultimi anni sono nate diverse associazioni non-profit. Tra tutte, il più noto nel mondo è il movimento promosso nel 2010 dalla First Lady Michelle Obama, denominato “Let’s Move”, che agisce su tutto il territorio degli Stati Uniti in parallelo alle numerose associazioni presenti nei vari stati.

Il pregio fondamentale della comunicazione di Let’s Move (che oltre a Michelle Obama è sostenuta da altri celebri testimonial come Beyoncé) è che non stigmatizza mai né la fisicità né il ruolo sociale delle persone obese, ma ne dà sempre una rappresentazione normalizzante e rispettosa, mostra come i confini fra il sovrappeso e l’obesità siano molto sottili, non propone una fisicità unica e omologata con cui mettersi a confronto, ma una molteplicità di tipi e canoni di bellezza, e sottolinea sempre come la lotta contro l’eccessivo grasso corporeo non vada condotta per motivi estetici ma sanitari.

Diverso è il caso di molte altre campagne sociali contro l’obesità, negli Stati Uniti e nel mondo, che tendono a rappresentare le persone obese, specie se bambini, come tristi e isolate, sempre in difficoltà fisica o psicologica, sempre vittime di qualcosa: prese in giro, atti di emarginazione, bullismo, violenze fisiche e chi più ne ha più ne metta. Sono problemi che di fatto le persone obese incontrano nella vita reale, intendiamoci, ma ostinarsi a riprodurli in una campagna sociale non fa altro che contribuire a confermarli, alimentarli e rinforzarli.

Su questo tema Enrica Baruffa ha appena discusso un’eccellente tesi di laurea triennale in Scienze della comunicazione, che mette a confronto la campagna Let’s Move con la campagna Strong4Life, lanciata nel 2011 dall’ospedale pediatrico Children’s Healthcare di Atlanta (Georgia), che ha raggiunto una certa notorietà negli Stati Uniti. È un lavoro molto utile per capire in che direzione andare (o non andare) anche in Italia e in Europa. Leggi con attenzione tutta la tesi: sono solo 30 pagine: Obesità Infantile, tesi di Enrica Baruffa.

8 risposte a “L’obesità infantile: un problema mondiale. Ma funzionano le campagne sociali su questo tema?

  1. come tristi e isolate, sempre in difficoltà fisica o psicologica, sempre vittime di qualcosa

    ma adesso che sono il 16.9% non sono piu’ tristi e soli e nel futuro lo saranno sempre di meno.

  2. Quello che sta qui proponendo Alessandra F temo sia quella specie di “libertà di scorreggia” di chi inneggia alla libertà per difendere una posizione errata. Nessuno ha mai vietato alle persone di ingrassare. E i motivi per cui non è bene ingrassare sono molteplici. Quelli sociali io non li dimenticherei: sono il motore più potente di qualsiasi altro, anche se passano per la violenza psicologica. In fondo tutto quello che facciamo ha sempre una spinta emotiva: siamo belli per noi stessi o per gli altri, siamo sessualmente interessanti per noi stessi ma attraverso il gusto degli altri, fumiamo perché ci da piacere, eccetera.
    La tesi di cui sembra parlare Alessandra si allinea parecchio a ciò che si legge generalmente qui:
    http://cicciones.blogspot.it/

    e per quanto abbia una certa parte di giustizia, richiedere agli ALTRI di trovare sexy qualcosa che trovano ributtante non è libertà. Certo avere pregiudizi sul carattere è idiota. Del resto non si può prescindere dagli aspetti sociali: se i belli e gli alti trovano lavoro più facilmente, a prescindere dal curriculum, lo vogliamo ignorare solo perché non è giusto?
    Io sono un cesso. E dovrei dire che “non è giusto” che la natura abbia scelto la bellezza per compiere alcune operazioni con ormoni ed elettricità nei nostri corpicioni. Ok, non è giusto. Però è un fatto.

    Leggerò volentieri la tesi, grazie!

    Attenzione però, dai un’occhiata PROPRIO a questo punto di vista che ti ho esposto e che Alessandra mi ha dato la sponda per esporre … come vedi hai un interessante esempio di pensiero che va in tutt’altra direzione: quello di chi cerca di normalizzare qualcosa che normale non è. E attenzione: io non incolpo la persona o la ritengo malvagia perché è fuori dalla norma, ma contesto fermamente il suo ritenersi normale. E questo senza nessuna offesa. Come non è un’offesa dire a uno che è nero che è nero. Lo è. Tutto il politically correct che ci mettiamo attorno fa solo confusione.

    Rigrazie per la tesi, soprattutto perché è in PDF e potrò tentare di leggerla in giro!🙂

  3. vivo in UK, sono atterrita da quante persone obese gravi ci siano e di conseguenza di quanti bambini vengano cresciuti con una pessima educazione alimentare. dalla sleale discriminazione delle persone overweight si è passati ad un ‘politically correct’ che le accetta come ‘morbidly obese’, ma dietro a questa rispettosa descrizione non si mettono in evidenza i grossi rischi per la salute.
    in compenso in Italia si è dato un grande risalto a quel bambino figlio di vegani che è finito in ospedale per denutrizione, a quando le denunce ai genitori che crescono figli malnutriti obesi?

  4. Parlo da ragazzo magro figlio di una donna molto grassa e sofferente di diabete, secondo me non bisogna negare i rischi per la salute correlati all’obesità, nè bisogna negare che esistono uomini e donne esteticamente più bellocci di altri e che in linea di massima un corpo snello, formoso o normopeso è fisicamente più bello di uno molto obeso (ma non è solo questione di peso, ci sono pure magri bruttini) ciò non significa che chi, grasso o magro, non è bellissimo/a non trova lavoro, o non ha storie d’amore, non può piacersi e piacere soggettivamente a qualcuno anche fisicamente, certo che può, si tratta solo di accettare che la democrazia non si può applicare alla bellezza fisica (come non si può applicare al talento: Fabio Volo ha i suoi ammiratori ma resta uno scrittore mediocre): c’è sicuramente chi trova bellissimi Boldi, Anna Mazzamauro, Kathy Bates e Dario Argento (cito volutamente grassi e magri) ma i fisicamente bellocci restano altri/e e vale pure per la gente comune
    (il bell’aspetto aiuta, non sempre a dire il vero, ma non credo che chi è belloccio trovi sempre lavoro a prescindere dal curriculum)..ma detto questo, credo che anche le persone obese, qualunque siano le cause della loro condizione (spesso sono molteplici) abbiano diritto ad abiti della loro taglia, e a non essere umiliate sui social quando mettono foto di sè in costume da bagno

  5. ma nelle campagne di promozione sociale su questi temi è bene far leva sulla salute (certo il rischio zero non esiste pure chi è normopeso e mangia verdure e non fuma si può ammalare, ma i fattori di rischio esistono e l’obesità, non un lieve sovrappeso, è uno di questi) e non sull’estetica e senza colpevolizzare, sopratutto quando ci si rivolge ai bambini

  6. Niente a che vedere con l’obesità ma con la lingua (le parole sono importanti): «…negli Stati Uniti l’obesità infantile è aumentata dal 5% al 16.9% in tre decadi (dal 1982 al 2012)». No: in tre decenni. Una decade, in italiano, è un periodo di dieci giorni, non di dieci anni. Tant’è vero che la paga del soldato si chiamava “decade” perché veniva corrisposta ogni dieci giorni. Un’osservazione marginale ma necessaria.

  7. Oggi come oggi il problema dell’obesità non può essere visto solo come un problema di cattiva educazione, di comunicazione e di ignoranza. Al di là degli errori alimentari e della costituzione dei singoli, la diffusione del fenomeno è preoccupante perchè nasce da un problema grave: la malnutrizione è sostenuta dalla miseria sulla quale in molti campano. Quanto costano i cibi ricchi di grassi e carboidrati e quanto i cibi che riteniamo salutari (frutta, verdura, cibi proteici…)? Chi deve nutrire una famiglia numerosa, come riempie le pance facendo quadrare il bilancio? Quanti alimenti poco salutari, iper calorici e appetibili ci vengono proposti, offerti anche a poco prezzo, abituando il nostro palato e rendendoci schiavi di qual gusto? Fare piú movimento, ci dicono, ma chi può permetterselo, magari andando in palestra? Mi sembra sempre la stessa storia: si guarda il dito che indica la Luna e non la Luna!

  8. “Niente a che vedere con l’obesità infantile, ma con la lingua…” per rispondere al commento di Isabella, vorrei sottolineare come la parola “decade” non sia totalmente inappropriata, poiché con l’evoluzione della lingua è passata a definire un periodo di dieci anni, così come è citato nel dizionario Treccani.
    Detto ciò, ringrazio per la pubblicazione della tesi, che trovo molto interessante e scorrevole. Affronta un tema che purtroppo è sempre più diffuso e attuale anche in Europa ed effettivamente difficile da trattare in una campagna pubblicitaria senza il rischio di stigmatizzare.
    Complimenti, ottimo lavoro!

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