Esaltazione della maternità 2.0, ovvero: come tagliare le mamme fuori dal mondo

Honey Maid

Ricevo da Elisa, che si laureò con me molti anni fa (oggi ha 35 anni), una riflessione interessante – che condivido parola per parola – sul modo in cui oggi in Italia è spesso rappresentata la maternità, in rete e su tutti i media main stream:

Ciao Giovanna,
ti scrivo perché da un paio di giorni mi ronza in testa un pensiero su come si racconta in pubblico la maternità (soprattutto online) e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu. Negli ultimi giorni è girato su Facebook, condiviso peraltro da molte mie amiche, questo articolo uscito sull’Huffington Post: http://www.huffingtonpost.it/jenifer-demattia/il-dolore-di-essere-madre_b_7848086.html.

Premetto che sono madre di una bambina di tre anni, pertanto non sono estranea a riflessioni approfondite sul mio ruolo di genitore e nemmeno alle emozioni che provoca la maternità. Detto questo, una narrazione di questo tipo mi infastidisce e mi preoccupa. Molti dei sentimenti espressi in questo articolo sono condivisibili, certamente, ma per quanto mi riguarda dovrebbero essere – forse – l’oggetto di una conversazione tra amiche sul divano, NON il discorso pubblico sul ruolo della donna come madre, e tantomeno il modello da esaltare. Ti esprimo in pochi punti il mio pensiero anche in relazione ad altre cose che ho letto e visto recentemente:

(1) Non si fa altro che descrivere il ruolo della madre come una dimensione UNICA ed ESCLUSIVA. Trovo che questo poco giovi alle donne che invece di rete avrebbero bisogno. Sembra quasi intenzionale il desiderio di creare un solco tra LA MADRE e tutti gli altri: chi non è madre (tanto tu non puoi capire), i padri (mai nominati, come se non esistessero), la comunità (nessun ruolo degli altri in questo rapporto, sei sempre tu sola, una “guerriera” contro il resto del mondo).

(2) La maternità è totalizzante (la frase che mi descrive è “sono madre”) e anche egoista. Non c’è nessuna possibilità di conciliare la maternità con qualcos’altro, nemmeno l’impegno civile non solo per tuo figlio, ma anche per quelli degli altri. Anche prima di averne uno mio, ho sempre pensato che i bambini fossero un patrimonio di tutti, non solo dei genitori (al punto che mi permetto di sgridare al parco anche quelli che non sono miei, quando non sono “civili”).

(3) Più ci penso e più mi convinco che questa esaltazione 2.0 dell’essere madre (già ne ha parlato Loredana Lipperini, vedi il libro Di mamma ce n’è più d’una), sia un modo per tenere le donne fuori dalla società. Quello che mi fa stare male è che molti di questi schemi li portano avanti le donne stesse. Un elemento di novità è che queste donne sono laureate e istruite, hanno pensato in un qualche momento di fare altro nella vita oltre che le madri in versione mariana = sacrificio totale. Sembra quasi che, poiché è difficile trovare lavoro e molte di noi pur avendo i titoli non lo trovano, sia più semplice abbracciare questa via di fuga: se non posso essere una professionista, se non posso essere una politica o un’artista, allora sarò la migliore delle madri possibili… oppure farò della maternità il mio lavoro. Io temo che questa cosa ci porterà indietro di quarant’anni.

Ti ringrazio e spero di non averti annoiata, mi piacerebbe davvero sapere che ne pensi. A presto e buone vacanze, se ci vai.🙂 Elisa.»

Penso che sono d’accordo con te, cara Elisa. Mi piace molto, in particolare, l’idea di bambino come “patrimonio di tutti”. E ti dirò di più: dal mio punto di vista questa esaltazione 2.0 della maternità, come giustamente la chiami tu, contribuisce a creare fenomeni come quelli che ho condensato in alcuni racconti, che non a caso hanno acceso numerose polemiche. Ad esempio questo: Bambini piangenti, madri impotenti, padri assenti. E questo (quando troppa esaltazione produce rifiuto): «Sa una cosa, prof? In Italia non fa figo fare figli».

19 risposte a “Esaltazione della maternità 2.0, ovvero: come tagliare le mamme fuori dal mondo

  1. Esistono madri come quella del’HuffPost ed è giusto che trovino spazio nel discorso pubblico dove però deve esserci spazio anche per altro, altre storie di maternità, paternità, altri modi di essere genitori ecc..altrettanto legittime. Devo dire che l’HuffPost è abbastanza “pluralista” pubblica anche storie diverse, anche storie di donne che non vogliono figli e stanno bene così

  2. Oh che bello leggere la riflessione di Elisa!
    Io non sono madre, ma penso spesso a fare una famiglia tutta mia. Quello che più terrorizza me, e il mio compagno, è proprio questo cambio di ruolo totale, la scelta di esclusività: quando sei genitore non sei più nient’altro. Non solo, ci spaventa l’emarginazione (dal mondo del lavoro, ad esempio), e ci spaventa la possibilità di dimenticarci che prima di tutto siamo una coppia, e prima ancora di essere parte di una coppia siamo persone, con sogni, desideri, esigenze, alle quali non vogliamo rinunciare.
    Sono contenta di leggere che non sono la sola ad arricciare il naso quando vedo persone annientate e annullate dai propri pupi, che sarebbero anche più felici se i propri genitori si amassero un po’ di più.

  3. L’Italia cerca di annientare la donna sempre e comunque, madre o non madre che sia. Ci hanno provato anche con me ma non hanno ancora vinto!

  4. Caspita, il primo capoverso termina con “L’ESTREMA PENA che sento, a volte, descrive AL MEGLIO la mia esperienza di maternità.”
    Poi nel finale dice di essere una guerriera. E che la sua vita sarà in funzione del bimbo.
    Visto ciò, il primo presupposto da cui partire è che forse chi ha scritto era in preda alla confusione tipica dei primi mesi (tra tempesta ormonale e notti insonni).

    Sicuramente il quadro che dipinge è sconfortante, ma non per l’arrivo del pupo, quanto forse perché le tinte di partenza non erano poi così esaltanti.
    Cosa cambia nella vita della donna che scrive?
    – “Il desiderio di uscire, lasciarti andare e divertirti si fa più debole”. Questo a me era già successo con il lavoro: le alzatacce alle 5.30 di mattina si fanno sentire… (ma il desiderio di divertirti perché viene meno? Per la predisposizione al martirio, tratto caratteristico dell’essere madre?)
    – “cercare le cause di un suo sfogo cutaneo, piuttosto che andare a bere un cocktail”. Va be’, certo, più gente si ha intorno, maggiori sono le occasioni di doversi dedicare a loro piuttosto che a un cocktail.
    – “In alcuni giorni, non t’importerà neanche del tuo aspetto, della piega dei capelli e di quello che indossi” e addirittura “La tua casa non è più la stessa”. Insomma, né Reginetta del ballo né Regina della casa.

    L’auspicio: che ogni donna viva maternità / lavoro / sessualità / relazioni / quellochevuole come desidera lei, non come imposto dai modelli.

    PS: Magari il problema fosse solo la descrizione della maternità 2.0. Più spesso le critiche vengono dai parenti 2,0 (metri vicini a casa tua) 😀

  5. preciso che sono d’accordo sostanzialmente con le riflessioni di elisa e tra l’altro dubito che vivere l’essere genitore (madre nella fattispecie del post) in maniera così “totalizzante” sia positivo per i bambini, l’approccio estremista in un senso o nell’altro è raramente positivo..sembriamo incapaci di trovare un equilibrio: o trascuriamo i figli quasi non occupandoci di loro oppure siamo iper-protettivi e iper-presenti, . Comunque faccio notare che spesso le persone che vediamo come “quelle che seguono modelli imposti” sono quelle che fanno scelte che noi non vorremmo fare o fanno una vita che legittimamente appare (a noi) non desiderabile.

    comunque è vero che i figli specie nei primi mesi e anni necessitano di tutto quindi hanno bisogno di cure costanti che dovrebbero essere per quanto possibile condivise tra chi ha voluto mettere al mondo quel bambino (e sarebbero necessari congedi di paternità accanto a quelli materni, un padre non può partorire e allattare al seno ma tutto il resto lo può fare come lo fa la madre, se vuole farlo) e questo ovviamente toglie tempo a tutto il resto vita di coppia e divertimenti dentro e fuori dal letto inclusi..ma l’approccio del “una volta che sei genitore non sarai mai nient’altro” mi è sempre sembrato terroristico..diventare genitore ti cambia la vita ma non è la fine del mondo..o sì?

  6. Figurati l’uomo che se non lavora non è nessuno proprio nel momento in cui di lavoro ce n’è poco. E quelli sopra i quaranta? E’ una mia impressione o questa società “nuova” oltre ad essere passatista, produce anche un numero abnorme di esclusi, spesso veramente per poco?

  7. L’articolo dell’HP mi fa innervosire parecchio. Credo bene che questa donna si senta tutto il peso del mondo. Si immagina sola, lei protettrice dell’unico figlio del pianeta: chi non si sentirebbe sopraffatto dalla missione? Ma i figli non sono mai soli. La madre biologica è solo una delle tante figure che gireranno attorno al nuovo nato. Sta alla madre riconoscerle e delegare loro i suoi presunti super poteri, a meno che non voglia diventare una madre che uccide di attenzioni il proprio figlio.

    I padri (e con questo termine includo il famigerato genitore2) ci sono. Molti di loro sono presenti e sono pronti a fare la loro parte, pur nelle differenze dei ruoli e delle funzioni, pur con i loro difetti. Di fronte a certe madri devono imparare a chiedere con forza il loro ruolo, a non farsi escludere. Essere genitori è un lavoro massacrante, difficile, ma che può essere fonte di crescita interiore e può dare grandi soddisfazioni. Ma queste cose non vengono automaticamente per il solo fatto di essere madri o padri. Bisogna metterci del proprio.

    Il capoverso finale dell’HP:

    “Preparati ad essere sorpresa pensando a quanto tutto questo ti faccia sentire completa. Questa piccola creatura che hai messo al mondo ti forza, inconsapevolmente, a diventare la versione migliore di te stessa. Col tempo, sarà questo bimbo a proteggere la tua vita, a curare le tue ferite, sarà la ragione per cui ti sentirai sempre al sicuro. I veri trionfi della vita vengono dalle persone per le quali abbiamo dato il massimo. Ed ecco perché sarò sempre prima una madre. Perché questo dice al mondo che sono una guerriera.”

    non è affatto scontato. È una conquista che va fatta ogni giorno, che va strappata con le unghie e con i denti alle avversità della vita, alle proprie paure, alle proprie idiosincrasie e non può essere raggiunta in solitario.

    Tutto quanto descritto nell’HP non corrisponde quasi mai alla vita reale. (Per fortuna!) E quando corrisponde, io ci vedo una tragedia, non certo una conquista di cui andare fieri.

    (Sì, spero sia lo scritto di una donna presa dallo sconforto, come ipotizzato sopra. A maggior ragione sarebbe da non pubblicare.)

  8. a me di questo articolo dell’HF da’ fastidio il tono vagamente predicatorio di fondo come se ciò che legittimamente sente e vive lei (o così racconta) debba essere il vissuto di ogni madre

  9. Purtroppo in Italia non ‘fa figo’ più niente che faccia ‘faticare’, sacrificarsi e sudare… Perché diciamola tutta, i figli sono del mondo certo, ma se non hai madre, suocera e soldi per la tata, i figli sono il sacrificio più grande che dovrai fare per il resto della tua vita. Senza il dolore di cui parla l’articolo sopra citato per carità, forse quella mamma intendeva dolore come sacrificio ma non credo proprio fosse una scusa per ‘il fallimento’ di altri suoi inattuati progetti, piuttosto una motivazione. Perché di fatto i padri sono ‘assenti’ per motivi contingenti ma soprattutto perché non sanno più prendersi la responsabilità di fare i padri, un po’ perché sono confusi da noi donne, che, più preparate, gli abbiamo ridimensionato i ruoli, ‘non alzare la voce, non dargli la sculacciata, non umiliarlo così…’ e un po’ perché senza il loro ruolo autoritario purtroppo di questi nostri figli non sanno cosa farci… E infine perché quando tornano dal lavoro sono esausti, hanno dato tutto là fuori e l’unica cosa che cercano tornando a casa e’ pace e armonia… Invece la donna quando torna dal lavoro e’ isterica perché deve intraprendere il grosso della giornata e, quasi sicuramente, qualcosa non funzionerà…non quadrerà…e si dovrà rimboccare le maniche di nuovo per mettere tutti a ‘nanna’ ed avere un po’ di respiro… No. Non stiamo tornando indietro di 30 anni…noi donne stiamo andando avanti alla velocità della luce…facciamo il doppio, il triplo, con responsabilità, con coerenza, con un senso di consapevolezza che le nostre mamme e nonne sognavano… Ma siamo sole purtroppo in questo viaggio ed a chiunque chiediamo aiuto dobbiamo scongiurare il peggio. Questa non è presunzione. È ambizione. Non è ansia da prestazione. E’ consapevolezza del fatto che la nostra società farà il minimo storico per i nostri figli…dalla sanità all’educazione. E allora tocca ancora a noi mantenere il punto. Con tanta fatica e spesso tanto dolore. Perché a loro non dovrà mancare ciò che noi abbiamo avuto in maniera forse fin troppo scontata ma efficace…la libertà di essere ciò che volevamo. Senza la presunzione di voler essere le migliori madri del mondo però,, solo ed esclusivamente per AMORE.

  10. Secondo me il problema principale di quell’articolo è proprio l’assenza del padre, come se la paternità non esistesse, come se è solo la vita delle donne a cambiare, mentre quella dell’uomo può essere sempre la stessa e rimane esente da qualunque responsabilità a parte quella di provvedere (se no a quei bambini chi darebbe da mangiare?). Io non ho mai voluto figli proprio perchè, crescendo in un paese medievale come l’Italia, ho sempre visto la maternità come un annullamento di me stessa e delle mie ambizioni. Il mio compagno nordico mi ha aiutato molto a capire che in presenza di un buon equilibrio all’interno della coppia nessuno nessuno dei due sarà costretto a rinunciare alla propria identità, che la presenza di figli non deve essere per forza un ostacolo sulla carriera della madre. Lui (che vive da solo da quando aveva 18 anni) sarebbe disposto a prendere il congedo di paternità, a stare a casa dal lavoro per dedicarsi alla famiglia e a sostenere la mia crescita professionale. Se in tutto questo ci mettiamo un welfare e una cultura che sostiene le madri lavoratrici limitando le discriminazioni capite perchè sto valutando di fare una famiglia con lui. Ma nel medioevo italiota io verrei bollata come egoista, arrivista, emulatrice degli uomini e madre assente, mentre lui sarebbe gay, effemminato, poco virile e fallito.

  11. Concordo con la riflessione esposta. Questa idea che la maternità debba essere un’attività totalizzante è veramente tremenda. Non solo, se il figlio o la figlia di cui ci si deve curare ha una disabilità grave – tale da richiedere assistenza continua – gli effetti sulle madri possono essere drammatici. Me ne sono occupata in più occasioni. Questo è uno degli ultimi interventi: http://www.uildm.org/wp-content/uploads/2010/10/LavoroCuraSacrificio.pdf
    Grazie
    Simona L.

  12. Purtroppo leggere articoli come quelli fa male a tutto il genere femminile, ma anche a quello maschile, genera bambini viziati che si comporteranno come i loro padri da adulti e genera bimbe insicure che si vedranno realizzate solo come madri.
    E’ un male per la società e genera ancora più turbamento per chi è affetto da infertilità.
    Questa è la mia opinione/sfogo da wannabemother http://stellaincarriera.blogspot.it/2015/07/il-dolore-di-che.html io che di figli non sono ancora riuscita ad averne, ma che sono costretta a leggere ogni giorno le lamenteli di chi mamma lo è già.

  13. chi si vede realizzato/a solo come UNA cosa ed esclude tutto il resto di solito ha qualche problema

  14. si vabbe ok.. i figli sono di tutti…. ma chi sono questi tutti?? Io non ho parenti a disposizione (lavorano tutti e dovranno farlo per i prossimi cinque anni almeno, visto che la pensione è un miraggio), mio marito è precario quindi non può (o meglio, può ma “è meglio di no” se non vuole vedere sfumate le sue opportunità di rinnovo) prendere permessi per stare con il bimbo quando sta male o il nido è chiuso ecc ecc… io non posso NON lavorare quindi lavoro e pure otto ore al giorno, perchè il part time è pura utopia nella mia azienda, e avendo un indeterminato sono l’unica che può chiedere assenza per stare con il mio bimbo.. quindi di che tutti parliamo??? Di ME, che sono la mamma, e devo caricarmi lavoro, casa, spesa, pulizie (che non ho soldi per donne di servizio) e bambino sulle spalle sempre e comunque…

  15. Questo succede quando la scelta di fare figli non è convinta ma quasi imposta , sopratutto al sud, dalle dicerie dell gente!insieme

  16. Non so se questo ci porterà indietro o di lato, so solo che il “solco tra l’essere madri e tutto il resto” non è da creare, c’è già e da molto tempo; le donne stesse hanno portato avanti con impegno totale l’espressione del patriarcato tutto intero(sia pure inconsapevolmente ma forse neanche tanto) per migliaia di anni e .. ancora oggi .
    Sono contenta che ci sia una Elisa e voglio sperare tantissime Elisa che sanno guardare con criticità..si pongono e pongono domande che fortunatamente (oggi) possono trovare risposte nel pensiero originale delle tante donne “pensatrici” in Italia e nel mondo , certo la strada è lunga e per il momento, almeno nel nostro paese sembra che la libertà (delle donne) consista nel proteggersi dal controllo e dalle interferenze degli altri/e…

  17. “medioevo italiota”, è un’espressione oramai vecchia e stucchevole, io la eviterei, anche perchè inviterei chi la scrive a trasferirsi in luoghi dove il termine “medioevo” trova reale riscontro nella quotidianità ….
    Detto questo, sono d’accordo con le considerazioni di Elisa, tranne che su un punto e cioè l’idea dei nostri figli come “patrimonio di tutti”: il concetto è (sarebbe) giusto, peccato che, nella maggior parte dei casi, rimanga lettera morta, le solite belle parole che si dicono e poi non si mettono in pratica; perchè sgridare i figli degli altri può succedere (anche se non è poi così facile …), ma, troppo spesso, guai a chi sgrida i nostri.

  18. Ci si interroga pochissimo sui padri (sugli uomini in generale) c’è una differenza femminile e c’è una differenza maschile…quest’ultima andrebbe indagata (ma gli uomini non sono curiosi?). l’articolo che ho letto è solo un’eperienza personale di una mamma (che vive la sua maternità come crede e come può) non una verità oggettiva

  19. Pingback: Essere donna oggi | Pensieri strani…eri

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...