La campagna “Ferma il bullismo” del Telefono Azzurro

Ferma il bullismo - Telefono Azzurro

Mi stimola diversi dubbi e domande l’ultimo spot del Telefono Azzurro “Ferma il bullismo”, firmato dall’agenzia Armando Testa. Mi chiedo infatti: a chi si rivolge? A chi permette di identificarsi? Di chi vuole suscitare il coinvolgimento empatico? Certo non si rivolge ai preadolescenti e adolescenti, che sono vittime potenziali di bullismo: è assai improbabile, infatti, che un/a ragazzino/a possa identificarsi nel tizio occhialuto e mesto che lo spot presenta come protagonista. Ancor più improbabile che possa provare empatia nei suoi confronti. Quel tizio potrebbe essere un padre, un amico del padre, un insegnante, e nel vederlo così maltrattato cosa può provare un/a preadolescente o un/a adolescente? Indifferenza, come prima reazione, perché nulla delle scene iniziali lo/a porta a identificarsi. Disorientamento, forse: un adulto maltrattato da un ragazzo? Che stranezza, mica si capisce dove va a parare la storia.

Un risolino di compiacimento, man mano che proseguono le disavventure del tizio: bello identificarsi in uno stronzetto che maltratta un adulto. Bello immaginare di riservare lo stesso trattamento al padre che ti fa arrabbiare, all’amico antipatico del padre, o all’insegnante che ti dà troppi compiti e brutti voti. Il/la preadolescente e l’adolescente medio/a, insomma, se arriva a seguire lo spot fino in fondo, superando l’indifferenza iniziale, prova più empatia verso il bullo che verso l’adulto. Ci scommetto.

Lo spot si rivolge al massimo a qualche adulto di oggi che, ricordando le angherie subite (o viste subire a coetanei) in passato, possa preoccuparsi di verificare se il figlio o la figlia (suo/a o di amici e conoscenti) non stia per caso subendo altrettanto. Ma più ampiamente si rivolge agli adulti in generale – il cosiddetto pubblico generico – che, guardandolo sovrappensiero mentre fanno altro, possano dirsi, dando per scontato che il problema non riguardi i loro figli né quelli degli amici: “Ah, il bullismo, che brutta faccenda. Meno male che c’è il Telefono Azzurro, a occuparsi di queste nefandezze”. Mi pare insomma uno spot più mirato a ricordare e diffondere il marchio del Telefono Azzurro, che a prevenire o risolvere in modo efficace casi reali di bullismo.

8 risposte a “La campagna “Ferma il bullismo” del Telefono Azzurro

  1. Il nerd occhialuto bullizzato, uno degli stereotipi più stantii del repertorio occidentale. A volte ritornano. Peccato siano del tutto inadeguati: oggigiorno, un ragazzo vestito in modo elegante, smart, munito d’occhiali, è più che altro un hipster-chic, tutt’altro che inpopolare. Ma sto divagando. Oltre a mancare completamente ill target, trovo irritante e sconfortante che si narrativizzi il bullismo con uno script così “vecchio”. Non nego che ci siano sicuramente ancora casi di bullismo del genere, ma nel frattempo si sta ancora aspettando una campagna contro lo spietato sex-shaming ai danni delle ragazzine, sia on che off line.

  2. Concordo pienamente con quanto scritto sopra. Sembra più una storia volta a sensibilizzare le persone adulte che vivono con questo problema. Difficile per un dolescente identificarsi con un adulto, ancora più difficile è identificarsi con un adulto che da piccolo ha subito atti di bullismo e riuscire a capire cosa egli possa provare. Potevano semplicemente mettere su una storia che vedeva protagonista un adolescente che vive di paure, chiuso in se stesso, poco socievole, che non gioca a calcio o alla playstation con i suoi amici e che, grazie al telefono azzurro, ha risolto i suoi problemi ritornando a vivere felicemente. Magari in questo modo, un adolescente vittima di bullismo, poteva immedesimarsi con il protagonista e trovare il coraggio per denunciare le sue paure.

  3. Concordo pienamente con quanto scritto sopra. La campagna sembra voler sensibilizzare le persone adulte che sono state da piccole vittime di bullismo. Un adolescente non riesce ad identificarsi nel protagonista di questa campagna, di conseguenza non riesce a percepire le sue paure. La campagna poteva semplicemente mettere come protagonista un adolescente chiuso in se stesso, poco socievole, che non gioca a calcio o alla playstation con i propri amici per paura di essere deriso da quest’ultimi e che, in seguito alla chiamata al telefono azzurro, riacquista la felicità che ogni adolescente dovrebbe meritarsi. Di conseguenza un adolescente vittima di bullismo si potrebbe identificare con il protagonista, portandolo a denunciare le sue paure.
    Il marchio “telefono azzurro” deve far percepire sicurezza, un qualcosa di cui tutti possono prestare affidamento.

  4. ” se hai paura ora, ne avrai per tutta la vita”. non è malvagia l’idea. lo switch adulto/bambino sul finale però lo avrei inserito anche prima, in un morphing che abbattesse la distanza temporale per l’intera durata dello spot. oppure poteva esser reso con protagonista un bambino nei panni di un adulto e quindi: ufficio, cravatta, giacca sovradimensionata di alcune taglie.. perchè (espandendo questo punto) “il bullismo non è solo una questione di taglia, del più grosso sul più scricciolo-debole”.

  5. Mi piace questa pubblicità, è molto toccante. Spero basti davvero chiamare il telefono azzurro perché allora per me è perfetta.

  6. quando ho letto ” bello identificarsi in uno stronzetto che maltratta un adulto”, ho subito pensato a questa serie, molto diffusa fra gli adolescenti (immagini esplicite) http://www.youtube.com/watch?v=tJGVkipLvwc

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...