La campagna “Mai più spose bambine” di Amnesty International Italia

Mai più spose bambine

Lunedì 26 ottobre a Roma, davanti al Pantheon, è stata messa in scena la simulazione di un matrimonio forzato fra una sposa bambina e un uomo maturo. Gli invitati alle nozze, in abito da cerimonia, erano attivisti di Amnesty International Italia, lo sposo brizzolato era Gianni Rufini, direttore di Amnesty International Italia, l’officiante Riccardo Noury, portavoce. E la bambina? Una piccola attrice di nome Giorgia, a quanto si legge nel comunicato stampa. Mi è stato chiesto cosa penso della campagna. Ebbene, credo che tutto ciò che si può fare contro un fenomeno diffusissimo nel mondo come i matrimoni forzati fra uomini anziani e bambine di dieci o dodici anni sia cosa buona e giusta. Anche la sola informazione è meglio di niente. Ovvio. Dice il comunicato stampa di Amnesty International Italia:

Secondo le stime del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), 13.5 milioni di ragazze ogni anno nel mondo sono costrette a sposarsi prima dei 18 anni con uomini molto più vecchi di loro: 37 mila bambine ogni giorno alle quali, di fatto, viene negata l’infanzia. Isolate, tagliate fuori da famiglia e amicizie e da qualsiasi altra forma di sostegno, perdono la libertà e sono sottoposte a violenze e abusi. Molte di loro rimangono incinte immediatamente o poco dopo il matrimonio, quando sono ancora delle bambine.

[…] Con la campagna MAI PIÙ SPOSE BAMBINE Amnesty International Italia intende sensibilizzare l’opinione pubblica su questo fenomeno che si radica nella povertà, nella discriminazione e nell’arretratezza culturale; incrementare l’attenzione dei governi nei paesi in cui è presente questa pratica affinché sia bandita; favorire l’avvio di indagini imparziali, tempestive ed esaurienti su ogni denuncia di violazione dei diritti umani basata sulla discriminazione; contribuire a far sì che le bambine non subiscano decisioni riguardanti il loro corpo che siano causa di violazioni dei diritti umani e vivano la propria vita senza interferenze da parte di altri.

[…] Contribuire alla campagna MAI PIÙ SPOSE BAMBINE significa aiutare Amnesty International Italia a realizzare un cambiamento positivo nella vita di queste donne e bambine per cui non c’è libertà, non c’è giustizia, non ci sono diritti umani.

Chiaro che far recitare un testo a una bambina bella e intimidita, come appariva Giorgia davanti al Pantheon, vuol dire colpire l’attenzione, emozionare, farsi ricordare: era l’unico ingrediente efficace della cerimonia. Però mi si stringe il cuore. Vedo in Giorgia tutte le forzature, le costrizioni e illusioni cui sono soggette le bambine dei paesi ricchi del mondo: un certo modo di apparire, la compostezza perfetta, il corrispondere a certi standard di bellezza (capelli chiari e lunghi, occhi chiari, ecc.), la fotogenia, il fatto stesso che sia proposta come “attrice”. E potrei continuare. Più la guardo, più risento la sua dizione impastata (un’attrice?), più rivedo la lunga pausa dopo che ha detto «Devo sempre rispondere di sì…», più mi si stringe il cuore. Penso ai genitori che hanno autorizzato il suo ruolo nella campagna. Immagino le frasi che gli adulti le ripetono: ma quanto sei bella, brava, da grande farai l’attrice, brava bambina. Brrr. Povera ragazzina anche lei. Non si poteva inventare un altro modo per attirare l’attenzione sul tema?

11 risposte a “La campagna “Mai più spose bambine” di Amnesty International Italia

  1. Vedo in Giorgia tutte le forzature, le costrizioni e illusioni cui sono soggette le bambine dei paesi ricchi del mondo: un certo modo di apparire, la compostezza perfetta, il corrispondere a certi standard di bellezza (capelli chiari e lunghi, occhi chiari, ecc.), la fotogenia, il fatto stesso che sia proposta come “attrice”. E potrei continuare. Più la guardo, più risento la sua dizione impastata (un’attrice?), più rivedo la lunga pausa dopo che ha detto «Devo sempre rispondere di sì…», più mi si stringe il cuore. Penso ai genitori che hanno autorizzato il suo ruolo nella campagna. Immagino le frasi che gli adulti le ripetono: ma quanto sei bella, brava, da grande farai l’attrice, brava bambina. Brrr. Povera ragazzina anche lei. Non si poteva inventare un altro modo per attirare l’attenzione sul tema?

    Dovevo riportare questo intero pezzo nei commenti, così chiunque leggerà i commenti rileggerà a queste sue parole. Parole verissime. I brividi che mi causa questa campagna (e purtroppo molte altre) non sono ignorabili. Di campagne contro le spose bambine bisognerebbe farne una al mese, così come contro ogni violenza, psicologica o fisica o emotiva, che affligge le donne. Dovrebbero essere le campagne più multipiattaforma, multimediali e diffuse al mondo.

    Ma campagne come questa … per carità, buona idea …. ma non posso fare a meno di chiedermi: in quanti si concentreranno sul messaggio della campagna, ed in quanti solo sulla bella bambina?

  2. Premesso che la campagna ha lo scopo di finanziare Amnesty che come sappiamo lavora per denunciare le ingiustizie che vengono fatte nelle varie parti del mondo come le detenzioni che violano i diritti dell’uomo; lo scopo della rappresentazione è cercare di influenzare un target di persone che solitamente non rispondono ad altri tipi di richiami, per donare 2 € all’associazione. In questa chiave mi pare che la scelta di far parlare la sposa bambina sia azzeccata. Quanto alla “povera” bambina e al consenso dei suoi genitori, non mi pare che la cosa sia degna di nota.

  3. E’ vero che in Giorgia ci sono ci sono “costrizioni e illusioni cui sono soggette le bambine dei paesi ricchi del mondo”, d’altra parte esiste la possibilità di vivere senza essere influenzati dall’ambiente e dal contesto in cui ci si trova”? Io credo di no. Non trovo sbagliata Giogia, magari lo è la scelta di Amnesty che se avesse preso una bimba con le sembianze da bimba e non da piccola dea, avrebbe attirato meno l’attenzione sulla bimba stessa e più sulla questione “spose bambine”.
    Concludo dicendo che se non fosse stato specificato che è un’attrice, orde di genitori e di associazioni varie avrebbero accusato Amnesty di aver traumatizzato la povera portavoce della loro campagna che si era immedesimata (senza avere gli strumenti di una professionista, ammesso che Giogia abbia questi strumenti) in un ruolo assai difficile.

  4. mi interessa questo parere perchè è la stessa cosa che ho pensato anch’io. sicuramente colpisce e va nel segno, nel senso che vediamo con i nostri occhi qualcosa che solitamente leggiamo e forse non riusciamo ad immaginare… però l’idea di mettere in mezzo questa bambina mi disturba. anche io mi chiedo se non si potesse trovare un altro modo.

  5. La pubblicità ha colpito molto anche me: fa veramente impressione vedere una bambina di dieci anni andare in sposa ad un uomo di 45 anni o più. Riguardo all’attrice, non conosco la situazione delle attrici bambine e non posso giudicare.

  6. Dopo la presa di posizione di Amnesty international sul tema prostituzione, non posso che pensare che usare una bambina in questo modo sottolinea vieppiù il totale disinteresse di Amnesty per le questioni femminili. Alla fine anche loro usano le spose bambine per fare cassa.

  7. cinema e telefilm sono pieni di baby attori e baby attrici (belli e meno belli, non è quello il punto,comunque le bambine possono pure avere capelli lunghi e occhi chiari, possono avere quell’aspetto e non capisco perchè debbano essere viste come “piccole dee” per questo), poichè senza baby attori certe storie non si possono raccontare e senza una baby attrice questa campagna non si poteva fare. Qui c’è una bambina che, per una campagna di Amnesty, recita un personaggio, il personaggio di una bambina costretta a sposare un uomo anziano, non diversamente da tanti baby attori e baby attrici che vediamo recitare nei film e nelle serie televisive. Allora o diciamo (e dimostriamo) che far recitare i bambini è non etico e dannoso (ma la questione dei capelli lunghi e gli occhi chiari non c’entra perchè qualunque aspetto avesse avuto sempre una bambina che recita una parte sarebbe rimasta) oppure accettiamo il fatto che esistono bambini (maschi e femmine) che recitano..alcuni faranno gli attori anche da grandi e altri no.

  8. e, per la cronaca, io non credo affatto che far recitare i bambini sia dannoso.. ma sarei curioso di sapere se vi turbate altrettanto quando vedete il piccolo Haley Joel Osment (anche lui un bel bambino all’epoca) recitare ne Il sesto senso o Anna Paquin che aveva 10 anni quando ha fatto Lezioni di piano

  9. Com’è che era? Ah, si! Il corpo è mio e lo gestisco io. Se una donna (o un uomo) cegliere liberamente di prostituirsi, ha il diritto che lo Stato lo tuteli. Cosa diversa è lo sfruttamento. Amnesty non appoggia lo sfruttamento: è per la libera scelta delle persone

  10. Debora mi ha preceduta. Anche a me la trovata ha provocato le stesse riflessioni di cui parla la titolare del blog, poi mi sono ricordata di quel che è diventata Amnesty, almeno nei suoi vertici decisionali. Brrrrr. http://www.resistenzafemminista.it/lettera-aperta-della-catw-ad-amnesty-international/

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