Il discorso di fine anno di Mattarella: come è cambiata la comunicazione del Presidente della Repubblica negli ultimi anni

Discorso di fine anno Mattarella

Nei giorni scorsi si sono esercitati in molti a discutere e commentare il discorso che il Presidente della Repubblica ha tenuto il 31 dicembre. Questa cosa accade puntualmente ogni anno, come accade quasi ogni anno (questa è un’eccezione) che il discorso del Presidente trovi consenso unanime o, come si dice, “bipartisan”: tutti, a parte poche eccezioni (quest’anno il solo Beppe Grillo) di solito “apprezzano”, “concordano”, “esprimono soddisfazione”, citano compiaciuti e così via (vedi ad esempio Napolitano, i giovani e il coro). Per approfondire la riflessione, propongo di riascoltare il discorso di Sergio Mattarella dopo aver letto la tesi di laurea triennale in Scienze della comunicazione che Benedetta Ferrari ha discusso nel luglio 2015, una tesi che non avevo ancora pubblicato, pur avendolo promesso alla ragazza, perché non c’era stata occasione di cronaca cui collegarla.

Benedetta ha analizzato con metodologia semiotica i discorsi di insediamento degli ultimi tre Presidenti della Repubblica: Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, mostrando con efficacia come lo stile di comunicazione presidenziale sia cambiato dal 1999 a oggi, facendosi sempre più informale e diretto, usando un linguaggio sempre più semplice (lessico comune, frasi brevi), facendo riferimento con sempre maggiore esplicitezza e immediatezza alle emozioni di chi parla e dei suoi destinatari, nel tentativo di avvicinarsi alle persone comuni che ascoltano.

Dopo aver letto il lavoro di Benedetta Ferrari ci si stupisce assai meno, dunque, delle scelte che hanno contraddistinto l’ultimo discorso di Sergio Mattarella: il salotto invece dello studio, il riferimento ai problemi della vita quotidiana degli italiani e delle italiane, lo stile quieto e quasi dimesso. Più interessante sarà verificare, nei prossimo mesi e anni, come evolveranno i discorsi di Mattarella, che come enunciatore è apparso ancora troppo impacciato nel ruolo, e come tale distanziante, a dispetto del testo che leggeva, chiaramente orientato, invece, a esprimere vicinanza e empatia.

Puoi scaricare da QUI la tesi di laurea triennale di Benedetta Ferrari.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...