Perché non mi piace la campagna #WomenNotObjects

#WomenNotObjects

Da un paio di settimane quasi ogni giorno qualcuno mi chiede cosa penso della campagna #WomenNotObjects, lanciata da Madonna Badger, advertising executive che vive e lavora a New York. Non mi piace, ecco cosa ne penso. Per queste ragioni:

  1. Perché mette insieme vecchie e arcinote campagne internazionali, già ampiamente denunciate e discusse nel mondo, in rete e fuori, come pubblicità lesive della dignità femminile: non a caso compaiono se si fa una ricerca su Google con la stringa “objectification of women”.
  2. Perché le campagne più volgari, quelle cioè in cui il corpo femminile viene umiliato in quanto assimilato a un oggetto (un mobile, un elemento d’arredo, un utensile, qualcosa da mangiare o da bere) suscitano sempre molto clamore, ma sono – per fortuna – solo una piccola minoranza del vasto insieme di pubblicità che si produce nel mondo. Ricordo un solo dato: in Italia nel periodo 2011-2012 furono 143 i casi di pubblicità sanzionati dallo Iap in quanto smaccatamente lesivi della dignità della donna, il che corrisponde a meno dello 0,1% delle campagne pubblicitarie uscite in quel biennio (cfr. la ricerca Come la pubblicità racconta le donne e gli uomini, in Italia).
  3. Perché nel mostrarci di nuovo queste immagini, la campagna #WomenNotObjects produce il solito effetto paradossale, ben noto in comunicazione, per cui se ti limiti a dire NO a qualcosa, finisci per dare più forza a quel qualcosa che neghi (cfr. «Non parlare al microfono!», ovvero l’impotenza della negazione). In questo caso la campagna rimette in circolazione pubblicità e immagini che i più avevano dimenticato, restituendo loro fama e vigore. Quelle pubblicità meriterebbero di scomparire per sempre, invece. E invece.

2 risposte a “Perché non mi piace la campagna #WomenNotObjects

  1. A+ alla pubblicità nella pubblicità: tutti i marchi (e le piattaforme social) mostrate avranno registrato un aumento di hits, poco ma sicuro. Rimaniamo in fiduciosa attesa di qualcuno che capisca la differenza fra affermazione e assiologia? O magari solo un pubblicitario con un po’ di buongusto e molta più fantasia? *deep sigh*

  2. “Quelle pubblicità meriterebbero di scomparire per sempre, invece. E invece.” E invece ne vengono inventate di nuove, anno dopo anno. In che modo smettere di denunciare il fenomeno può contribuire alla sua scomparsa? E se questo genere di denuncia è sbagliato, in che modo si può denunciare un fenomeno che non accenna in alcun modo a scomparire?

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