Amministrative 2016: cosa comunicano manifesti troppo simili e vuoti

In 1371 comuni italiani si è aperta da alcuni giorni la campagna per le amministrative 2016, il che vuol dire, in soldoni, che anche le persone più distratte, quelle che seguono meno la politica o, peggio, che meno la sopportano, possono vedere per strada i faccioni dei candidati e delle candidate a sindaco. Affissioni: è qui che si esercita la pubblicità più invasiva, in tutti i campi, da quella commerciale a quella politica. È qui che si gioca, per un marchio come per un/a candidato/a, la possibilità di entrare nella testa delle persone senza troppe parole, sia in senso positivo (uno sguardo che convince, un sorriso che fa simpatia, un’espressione memorabile), sia in senso negativo (un sorriso che sembra falso, un’espressione forzata, e così via). Da anni sono costretta a rilevare, purtroppo, la pochezza delle affissioni politiche italiane, da quelle nazionali (ricordi lo sguardo fisso di Veltroni nel 2008? ricordi Bersani in maniche di camicia nel 2009-2010?), alle elezioni amministrative (ricordi l’arancio di Delbono nel 2009? ricordi Errani nel 2010?), passando per le competizioni europee (vedi quella del 2014). Roba in generale mediocre, che è stata subito dimenticata nei casi migliori. Roba che, nei casi peggiori, è riuscita a danneggiare seriamente l’immagine del candidato, come accadde a Bersani, sia con la campagna “Rimbocchiamoci le maniche”, sia con “L’Italia giusta”, che contribuì, insieme a diversi altri errori, all’esito traballante delle politiche del 2013.

Detto questo, a che punto siamo oggi? Parto da quel che vedo a Bologna, dove vivo e lavoro. Cosa mi ha colpito dei manifesti apparsi in questi giorni? Primissima e fortissima impressione: sono tutti incredibilmente simili. Come si fossero messi d’accordo (senza ovviamente averlo fatto). Innanzi tutto per la scelta cromatica: tutti con il blu e il rosso, i colori del Bologna. E poi tutti espongono una fotografia del corpo del/la candidato/a, scontornata su sfondo piatto e bianco. Un corpo isolato e ritagliato su uno sfondo astratto non sta in relazione con niente e nessuno, non vive in nessuna situazione concreta, non sta in mezzo alla gente, non agisce, non fa nulla di utile né di interessante, ma si limita a sorridere e guardare in camera. Per non parlare degli slogan, o inesistenti, cioè ridotti a “Tizio sindaco”, o insignificanti e intercambiabili (“Rivoglio Bologna” e “Per cambiare Bologna” potrebbero andar bene per qualunque candidato/a che aspiri a sostituire il sindaco attuale).

Cosa comunica, nel suo complesso, tanta somiglianza e vacuità? Non fa che confermare, purtroppo, le peggiori aspettative dei cittadini e delle cittadine più deluse e distanti dalla politica, quelli/e che pensano che non andranno a votare (sempre più numerosi/e, dicono i sondaggi), proprio quelli/e che, al contrario, la comunicazione politica, a cominciare dalle affissioni, dovrebbe convincere a votare, partecipare, recuperare la fiducia. Questo comunicano, nel loro complesso, manifesti troppo somiglianti e vuoti:

  • I politici sono tutti uguali.
  • Non usano i colori dei partiti perché se ne vergognano e cercano di farli dimenticare.
  • Non hanno nulla da dire se non “fammi sindaco”.
  • Non hanno nulla da fare, se non mettersi in posa davanti a una macchina fotografica.

Sto forse esagerando? Accidenti, guarda qua:

Virginio Merola, Pd (clic per ingrandire):
Merola

Manes Bernardini, lista civica “Insieme Bologna” (clic per ingrandire):

Bernardini

Lucia Borgonzoni, Lega Nord (clic per ingrandire):

Borgonzoni

4 risposte a “Amministrative 2016: cosa comunicano manifesti troppo simili e vuoti

  1. Concordo. In sintesi, questi candidati appaiono tutti autoreferenziali proprio perché compaiono da soli in quelle affissioni, come se fossero star, pur non avendo però le caratteristiche estetiche di una vera star.
    Il messaggio che passa, allora, è quello di persone la cui unica preoccupazione consiste nel raggiungere una poltrona con i conseguenti benefici. E tanti cittadini se ne accorgono, lo sentono, lo avvertono anche senza perderci tempo a rifletterci: sono le immagini stesse a comunicarlo.
    Ormai tendo a pensare che ai candidati vada così. In fondo, anche se una consistente parte della popolazione è indifferente o critica verso la politica, si viene eletti ugualmente. Si ottiene il posto, insomma.

  2. Mi correggo: “vada bene così”

  3. ah, ecco. Manes è uno di quelli che guardano (da soli) al futuro? o l’uomo che non deve chiedere mai? o era un tentativo di chiasmo figurato per distrarre dalla pendenza a destra del suo naso? non sa – non dice..
    La Lega tenta sì la via spudorata della distrazione cromatica e dell’ampiezza di vedute.
    La lettera-invito di Merola su sfondo bianco potrebbe giustificarsi in questo modo, ma isolare così il corpo del leader è rischioso, e ci butta tutta l’attenzione su quella chiusura da braccia conserte.. galleggia nell’aria, fa anche un po’ genio della lampada pronto ad esaudire i desideri. ò.O

  4. ciao Giovanna, io aspettavo un tuo commento sull’intervista al figlio di Riina, un commento che parli di etica della comunicazione da parte dei giornalisti. Ciao!

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