Madechestamoapparlà: l’autenticità simulata di Roberto Giachetti

Giachetti_Madechestamoapparlà

«Fatemi fare tutto, ma gli spot elettorali no, per favore!». Con questa dichiarazione Roberto Giachetti, candidato sindaco a Roma per il Pd, ha pubblicato su YouTube e su Facebook “Madechestamoapparlà. Giachetti, un sindaco vero”, uno spot non spot, uno spot che nega di esserlo, in cui Giachetti si costruisce come candidato “autentico”, “vero”, a contatto con ‘a gggente. L’opposizione semantica e valoriale di fondo è: comunicazione politica come fiction (“ma che è? ‘na telenovela?”), come messa in scena fasulla (valorizzazione negativa) vs. candidato vero che “sta immmezzo ‘a gggente a parla’ dde programmi e dde bbuche” (valorizzazione positiva). Peccato che la messa in scena della non messa in scena sia così mal recitata, così ostentata, così in posa e affettata, da apparire con grande evidenza una messa in scena. Una messa in scena al cubo, appunto. E peccato pure che l’idea non sia affatto nuova, visto che Guglielmo Minervini, candidato in una lista legata a Sel nelle ultime elezioni regionali in Puglia, aveva fatto qualcosa di simile (“Io ‘ste cose non le so fare”), con un effetto di autenticità a tratti più riuscito.

Per simulare l’autenticità in modo tale che risulti credibile, devi essere un attore non solo consumato ma molto bravo, cosa che un uomo politico difficilmente è (nemmeno certi attori sono così capaci…). O devi avere uno staff di comunicazione talmente accorto da riuscire a cogliere alcuni momenti di autenticità veri del politico (veri, non simulati) e trarne un montaggio, un racconto, un non so che di convincente. Cosa che lo staff di Giachetti non ha fatto.

Lo spot di Giachetti

Lo spot di Minervini

6 risposte a “Madechestamoapparlà: l’autenticità simulata di Roberto Giachetti

  1. Giovanna, hai dannatamente ragione. Questa messa in scena di una “non-scena” fa veramente pena. Ottiene esattamente l’opposto di ciò che sperava di raggiungere – soprattutto nei confronti dei gggiovani con cui il (finto) out e (reale) insider piddì tenta di parlare. Il solo fatto che er goffo sbarbatello romano si presenti attorniato da una comparsata – finti casual pure loro – la dice lunghissima su dove l’ex uliverdastro vuole parare. Ne ho già parlato con alcuni studenti e tutti mi confermano che quella recita è semplicemente imbarazzante. Non solo non lo voterebbero mai, ma questa ennesima demo di una democrazia di apparatschik e apparenze, li allontana – sempre più decisamente – dalle urne.
    Purtroppo, drammaticamente per tutti noi, il tuo “SpotPolitik” è sempre più acuminato, lucido e reale.

  2. Giachetti in più è insopportabile, ma il peggio è che credo che sia autenticamente enfatico di suo…
    molto meglio Minevini

  3. e io GODO. GODO perché la catena di gente-che-non-è-capace parte dal politico stesso. Lui sceglie lo staff, che sceglie dell’altro staff, che sceglie … eccetera.

    Quindi GODO. Se non sai fare gli spot ma sei un politico non è un problema. Non sei un attore (ok, Reagan, ok) Ma non hai il senso critico o la cultura (si ma pure d’istinto…) per valutarli. E non hai il senso critico per valutare un bel niente … e quindi io GODO.

    La cosa brutta è quando lo fanno persone capaci di fare politica. Su questa cosa siamo poco americani e nel senso peggiore. Magari “ci affidiamo ai ragazzi che li conosciamo, sono dalla nostra parte” … invece di dire “ci affidiamo a questi qui, che spaccano sempre i culi a tutti: sono i migliori”.

    Questo devi fare: con questo fai lavorare chi sa lavorare. E vinci, anche.

  4. che poi la parte migliore era quando era impostato😀

  5. io invece a Giachetti perdono tutto.🙂

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