Hillary Clinton, la malattia, il femminismo, il potere

clinton-11-settembre

Ricevo da Michela Pusterla, laureanda alla magistrale di Italianistica all’Università di Bologna, che ha trascorso un anno negli Stati Uniti per motivi di studio, una interessante e articolata riflessione sulla questione dello stato di salute della candidata alle elezioni presidenziali americane Hillary Clinton, vista in relazione al suo essere donna, vale a dire ai pregiudizi di genere che la sua candidatura porta con sé. Scrive Michela:

«La storia personale dei Presidenti americani è anche una storia di malattie, più o meno nascoste: Wilson ebbe un ictus che lo semi-paralizzò, Roosevelt non aveva l’uso delle gambe dopo aver contratto la poliomielite; Eisenhower soffriva del morbo di Crohn ed ebbe un infarto e un ictus; Kennedy nascose a lungo il morbo di Addison e soffriva di mal di schiena fortissimi; Reagan venne operato alla prostata e per un cancro alla pelle e, verso la fine del suo mandato, già soffriva di Alzheimer; Bush senior aveva la malattia di Basedon-Graves.

Per Hillary Clinton sembra sussistere un regime diverso, secondo quello che negli Stati Uniti si direbbe un «double standard». Sembrerebbe che a Clinton, una candidata del tutto politicamente convenzionale, non possa essere concessa nemmeno una polmonite: che abbia qualcosa a che vedere con l’unico aspetto anticonvenzionale della sua persona, il genere? Dopo l’evento di domenica, il New York Times ha pubblicato un articolo di indagine (di opinione?) sulla salute di Clinton, mentre l’armata repubblicana degli opportunisti, capeggiata dall’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, si è data a un attacco senza pietà: a Clinton sono stati diagnosticati, da una banda di decine di medici improvvisati, ictus, artrite, morbo di Parkinson, tumore al cervello e perfino la sifilide.

Il paradosso delle donne al potere è che devono essere abbastanza donne da essere accettabili («wife, mom, grandma» si autodefinisce Clinton su Twitter), ma non così donne da sembrare inadeguate al mestiere: a Clinton, allora, non viene data neppure quella già limitata possibilità di malattia che era stata accordata ai Presidenti uomini. Lo spazio per la debolezza che le era concesso come candidata, infatti, era stato subito invaso dal suo genere: Hillary Clinton non può commuoversi (come spesso ha fatto Obama), Hillary Clinton non può ammalarsi, perché entrambi i gesti andrebbero a potenziare la sua debolezza primaria, il genere, screditandola come leader. In un’intervista rilasciata a Humans of New York, Clinton confessa:

«Se vuoi diventare Senatrice, o Presidente, i tuoi modelli saranno quasi tutti maschili. [Esiste, comunque, una storia di politiche americane donne.] Ma quello che funziona per loro, non funzionerà per te. Le donne sono viste attraverso una lente diversa, e non è una cosa negativa: funziona così. A dire il vero è pure divertente».

Che Clinton classifichi come «divertente» quello che, a parlar chiaro, è sessismo rientra nel suo atteggiamento di negazione del conflitto e di opportunismo politico: Clinton parla di misoginia quando le conviene politicamente mostrarsi come donna (cioè: raramente), ma riduce il problema a un fatto «divertente» («it’s actually quite funny») quando deve mostrarsi come leader (cioè: quasi sempre).

Puoi scaricare da qui il PDF dell’articolo completo: Hillary Clinton, La malattia, il femminismo, il potere, di Michela Pusterla.

11 risposte a “Hillary Clinton, la malattia, il femminismo, il potere

  1. Davvero molto interessante. Una riflessione che conferma quanto certe dinamiche sociali siano forti, ancora forti, anche se poco “discusse” e dichiarate.
    Proprio ieri avevo condiviso questo, altrettanto interessante, articolo dove si parla di una maglietta ritirata dal mercato, a Miami nel 1995, perché ritenuta offensiva nei confronti dell’immagine classica della donna.
    Sulla t-shirt c’era scritto: “Un giorno una donna sarà presidente”. Era, appunto, il 1995, soltanto vent’anni fa.
    Si potrebbe pensare che le cose siano poi cambiate, ma di fatto non è ancora così.
    http://mashable.com/2016/07/27/walmart-banned-shirt-relevant-again/#1stxMlhTdsq0

  2. Il sessismo come ossessione rende un pessimo servigio alla propria causa, screditando quelle interpretazioni “gender-based” effettivamente appropriate. Inflazione, insomma

  3. In qualche modo e misura per il maschilismo doc bisogna tentare di far fuori la Signora. Ecco perché non le concedono nemmeno un raffreddore. Guarda il caos mediatico scatenato attorno alla Raggi, mi chiedo: se fosse stata un uomo sarebbe stato uguale? Questa attività ludica/gossipara/ dev’essere proprio un limite cerebrale degli uomini.

  4. Attenzione però: se si legge l’intervista per intero (è riporta dal Guardian) si vede che la frase con il “Which is funny” corrisponde non alla differente lente con cui vengono guardate le donne, ma alla critica secondo cui urlerebbe troppo (“sono sempre stata convinta che le persone in prima fila adorassero”). E quindi, errore spesso commesso da italiani, qui “funny” corrisponde più al nostro “buffo” nel senso di “strano”, “qualcosa che non mi aspetto”, che nel senso di “divertente”.

  5. Michela e Giovanna,
    mi sono letto il tuo (vostro, nostro) pezzo intero. Vi ho riscoperto e visto confermati parecchi fatti e clamori per me alquanto dolorosi.
    1) A parità di ruolo e responsabilità, in tutto il mondo a dominio economico maschile, alle donne viene richiesto un pesante surplus di competenze, cocciutaggine e pazienza. E con ciò, implicitamente, anche di salute. Come possiamo constatare tutti quanti, tutti i giorni, questo sbilanciamento non vale solo per i ruoli politici, ma anche nelle aziende, nelle scuole, nelle famiglie, tra le coppie.
    2) Nonostante JFK sia stato cattolico e ora gli USA siano sempre più fertilizzati anche da culture ispaniche, il way-of-life americano è ancora di matrice sostanzialmente protestante. Da Martin Lutero (e soprattutto da Calvino) fino a Henry Ford, Norman Rockwell, Ernest Hemingway, Ronald Reagan e Steve Jobs, l’individualismo nel Big Country si basa ancora sul hero, il loner, lo sniper, il predicatore, il buon padre (severissimo) di famiglia. Per gli yankee WASP, la salute non è un fatto genetico, alimentare, sportivo o semplicemente casuale, ma un dono di Dio che ciascun citizen si merita sulla base di quanto abbia pregato, combattuto, lavorato e guadagnato. (Per noi cattolici del sud, la salute è invece una sorta di cordone ombelicale che ci lega per tutta la vita al cibo, al medico di famiglia, alla bua, al maglione di Mammà; metà delle nostre ore tv è dedicata alla salute, ai fatti di sangue e alla cucina).
    3) Quando Napolitano e Renzi s’erano ritirati in totale clandestinità, per oltre tre ore, per esaminare, vagliare – e riscrivere – l’elenco dei ministri, non solo il monarca ex comunista migliorista aveva perentoriamente bocciato Nicola Gratteri, ma soprattutto Emma Bonino, probabilmente la più efficiente e – internazionalmente – più rispettata politica italiana degli ultimi decenni. (Una porcheria di pari gravità l’avevano a suo tempo attuata i gerarchi democristiani – sempre in combutta con i “miglioristi” PCI – quando avevano sabotato l’elezione a Presidente della Repubblica di Tina Anselmi).
    4) Nonostante HRC sia oggi la più organica espressione del Pentagono, di Wall Street e del potente apparato propagandistico filo-israeliano (mezza Hollywood, la stampa cartacea urbana, i network televisivi, larga parte dei new media, il teatro, l’editoria libraria, Broadway, il teatro off, le gallerie d’arte e i grandi musei), alla candidata democratica va però riconosciuto il grande merito di aver combattuto durante il primo mandato presidenziale di suo marito, con coraggio e verve, a favore di una riforma sanitaria. Infatti, sin da allora Big Pharma è tra i suoi più accaniti avversari.
    5) Ne consegue che negli USA la salute non è mai diventato un tema sinonimo di progresso sociale, familiare e individuale, ma prima di tutto di governance, di sistema politico, d’ideologia, di affermazione lavorativa e professionale nella società. Per la stragrande maggioranza degli americani (e delle americane), un sistema sanitario come lo pratichiamo noi, equivarrebbe a un primo passo verso uno statalismo di stampo quasi comunista.
    6) Nonostante il mondo abbia già visto un certo numero (sempre poche) di cape di governo o presidentesse donna, tutte democraticamente elette, come Michelle Bachelet (Chile), Sirimavo Bandaranaike (Sri Lanka), Bidya Davi Bhandari (Nepal), Benazir Bhutto (Pakistan), Micheline Calmy-Rey (Svizzera), Violeta Chamorro (Nicaragua), Martie Louise Coleiro Preca (Malta), Ruth Dreifuss (Svizzera) Indira e Sonia Gandhi (India), Park Geun-Hye (Corea del Sud), Kolina Grabvar Kitarovic (Croazia), Dalia Grybauskaite (Lituania), Ameena Gurib-Fakim (Mauritius), Tarja Halonen (Finlandia), Janet Jagan (Guyana), Christina Kirchner (Argentina), Doris Leuthard (Svizzera), Theresa May UK), Golda Meir (Israele), Angela Merkel (Germania), Laura Chinchilla Miranda Costa Rica), Dilma Rousseff (Brasile), Aung San Suu Kyi (Birmania), Jóhanna Sigurðardóttir (Islanda), Portia Simpson-Miller (Jamaica), Ellen Johnson Sirleaf (Liberia), Simonetta Sommaruga (Svizzera) Tsai-Ing-wen (Taiwan), Margaret Thatcher (UK), Helle Thorning-Schmidt(Danimarca), Julija Tymosenko (Ucraina), Eveline Widmer-Schlumpf (Svizzera), non sarebbe male se dopo un presidente non protestante e un altro non bianco, negli USA venisse eletto un primo presidente senza le fatidiche (e volgari) palle. Se dopo HRC, nel 2020 o nel 2024, alla carica più vistosa nel mondo venisse poi eletto una dichiarata lesbica o un gay, potremmo finalmente dire (alla faccia dei vari Binetti, Buttiglione e Giovanardi): “Almeno in campo politico, le malattie mentali sono state debellate”.

    Till Neuburg

  6. ci vorrà un po’ perché tutto questo machismo finisca. Sia per gli uomini che per le donne 😦

  7. Da osservatore distratto, ho sempre visto le elezioni USA come una vasca di squali, dove il più moderato, per vincere, venderebbe anche la mamma. Trump e Clinton non mi sembrano diversi. Quindi che si sfruttino tutti i più biechi stereotipi e bassi istinti non mi stupisce nemmeno un secondo e nemmeno se lo facesse la Clinton. Detto questo: negli USA una candidata donna ce l’hanno. Noi?

  8. Non sono d’accordo sul sessismo a sto giro. Il problema non è che la Clinton è una donna e malata, ma che è svenuta in pubblico, cioè che la sua malattia ha interferito con il normale svolgimento delle sue funzioni politiche (doveva tenere un discorso in pubblico). Cioè la sua malattia si è mostrata, manifestata con tutti gli impedimenti che comporta. Il problema non è che la Clinton è una donna, ma che vuole fare la super-donna senza esserlo nella percezione di una fetta del pubblico (personalmente anche la mia). E quindi rischia di sembrare avventata, per contraddizione a quello che lei vorrebbe, irresponsabile. Per questo viene accusata di menzogna. Se tu ti ammali ma io capisco quali sono i limiti della tua malattia, mi rassicuro; se la tua malattia non dà sintomi manifesti e tu la sai gestire, di contro, puoi anche mantenere la tua privacy. Sono scelte, ma sempre scelte commisurate alla capacità di autovalutazione di quello che si può fare. Se fosse svenuta per un calo di pressione per cause contingenti nessuno avrebbe detto niente, può capitare, è capitato anche al Papa. Ma se poi viene fuori che il dottore ti aveva detto di stare a casa, non va bene, no. La Clinton è percepita come portatrice di una punta di superbia, una sorta di aura di spocchiosità da prima della classe, che diciamolo, possono avere anche le donne 😉 e la fa risultare antipatica. E l’affare della malattia ha solo alimentato e definitivamente fatto emergere questo problema di immagine, secondo me preesistente. Bisogna che umilmente lei e il suo staff se ne rendano conto e vi pongano rimedio. Presto.

    Per conto mio se si riduce sempre tutto a un fatto di sessismo, si fa il male di ciò che si vorrebbe difendere. Gli analisti che fanno così arrivano a sottolineare una debolezza anche quando non esiste. E quindi le loro analisi diventano controproducenti.
    Ricordiamo che il declino di Berlusconi è iniziato non tanto per lo scandalo delle cene che invece, nostro malgrado, lo ha avvantaggiato proprio perché lo faceva essere – e non solo sembrare – un superuomo (eho, lui fin che ha potuto lo ha nascosto non è una cosa che ha pubblicizzato lui almeno inizialmente), ma da quando è iniziato il suo declino fisico, per di più naturale, diciamo, visto l’avanzare degli anni. E qui non c’entra nemmeno la discriminazione sull’età dato che nessuno si è mai pensato di mettere in discussione Ciampi o Napolitano o Monti per l’età.

  9. Non è da sottovalutare inoltre anche che la polmonite è una malattia infettiva, quindi potenzialmente contagiosa: la percezione di irresponsabilità e, forse, anche di arrivismo (sono disposta a rischiare pure che TU ti ammali per raggiungere il mio scopo), si amplifica un po’ anche per questo, anche se per mio conto è prevalente proprio il fatto che lei non si sia mostrata in grado di commisurare le sue inabilità, per di più solo temporanee, allo sforzo. In soldoni: non poteva rimandare sto incontro e zitti?

  10. no, non poteva in effetti… quindi era meglio una comunicazione più esplicita per sfruttare la malattia temporanea a proprio vantaggio.

  11. Posso aggiungere anche un’altra cosa? tanto ormai ho già disturbato… Sinceramente vorrei che vincesse la Clinton, ma io come elettrice se fossi americana e come donna non mi sentirei proprio rappresentata da una signora che in nome di cosa, non ho ancora capito, della famiglia? dell’ambizione? del potere? della figlia? è capace di soprassedere a una serie di umiliazioni come quelle che lei ha subito dal marito a livello interplanetario. Io come donna non consiglierei nemmeno alla mia peggior nemica di comportarsi col marito come ha fatto lei. Si può perdonare, ma non perdere la propria dignità. E nemmeno mi risulta l’altro che il marito abbia fatto delle pubbliche scuse a lei, ma solo al popolo sovrano per le menzogne dette. E non mi si venga dire che sono solo fatti loro, visto che sono loro ad averli fatti diventare affari di Stato, la Clinton di questo perdono al marito ha fatto il suo cavallo di battaglia politico all’inizio. Io lo trovo un comportamento ipocrita, sinceramente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...