Riflessioni d’inizio anno su bufale, post-verità, filtri bolla e… carrelli della spesa

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Interrompo la pausa natalizia per fare alcune riflessioni su quanto abbiamo letto e sentito, nei giorni scorsi, a proposito di bufale e cosiddette post-verità, da un lato, e a proposito dei molti commenti che ho letto, sempre su questi temi, gironzolando sui social media. Aggiungo una nota a margine dell’ultimo post che ho scritto su Renzi che faceva la spesa col carrello. C’è un nesso fra queste cose? Secondo me sì, vediamo come.

  1. Nei giorni scorsi si è parlato molto, in rete e sui media tradizionali, delle cosiddette bufale che si propagano su Internet (ma non solo, anche su stampa, tv, radio) e dei filtri bolla (il fenomeno per cui in rete tendenzialmente senti e leggi solo chi la pensa come te, e resti impermeabile alle opinioni diverse, non solo per ragioni algoritmiche – i filtri dei social media e dei motori di ricerca tendono a presentarti solo profili, testi, immagini e audiovisivi coerenti con ciò che emerge dalla tua profilazione – ma anche per quella che, dagli anni ’50, i sociologi chiamano omofilia, ovvero la tendenza a creare legami con persone considerate simili per alcune caratteristiche). Il tutto è finito sotto l’etichetta complessiva della post-verità (il fenomeno per cui si accetta come vero e si dà per scontato ciò che ci colpisce emotivamente e ciò che le persone che condividono la nostra bolla (algoritmica e sociale) dicono, ripetono e condividono, indipendentemente da ogni verifica e controllo dei fatti), anche in considerazione del fatto che gli Oxford Dictionaries hanno definito “post-truth” parola dell’anno. Ebbene, i migliori articoli che ho letto in italiano su questi argomenti sono, in ordine cronologico: Arianna Ciccone e Fabio Chiusi “Le notizie false, Facebook e i media”, 17 novembre 2016, Valerio Moggia, “La bufala della post-verità”, 16 dicembre 2016, Riccardo Luna “Bufale, Post-Verità e il Futuro del Giornalismo”, 30 dicembre 2016.
  2. Mentre leggevo approfondimenti su questi temi, mentre ascoltavo commenti in tv e alla radio, e rilasciavo persino qualche intervista (c’è sempre il/la giornalista che ha bisogno di far sentire, a un certo punto, l’opinione di qualche “prof”), consolidavo dentro di me un’impressione che ho vissuto fortissima fin dal primo emergere della questione: delle chiacchiere su filtri bolla, post-verità e bufale, per dirla in termini spicci, non frega niente a nessuno. Per dirla in modo più elegante: di queste cose importa solo ed esclusivamente a coloro che stanno dentro al filtro bolla in cui si parla, appunto, di filtri bolla, post-verità e bufale. Detto ancora in altri termini: non è parlandosi addosso che si esce dalla bolla in cui ci si parla addosso. Specie se lo si fa producendo testi lunghi, argomentazioni difficili, commenti articolati, discussioni interminabili. Naturalmente anche ciò che sto scrivendo non fa eccezione, ma nasce e rimarrà esattamente dentro la bolla cui appartiene.
  3. La domanda sorge spontanea: come se ne esce? Come si buca la bolla? Non c’è una soluzione a breve termine, purtroppo. Molti, alla fine della fiera, concludono il loro discorsetto su bolle, bufale e post-verità lamentando la mancanza di “spirito critico” e facendo appello all’educazione e alla scuola (povera scuola) che dovrebbe educare a evitare bolle, bufale e post-verità, inoculando nei gggiovani e gggiovanissimi, fin da piccoli, lo “spirito critico” che manca. A ben sperare, se la scuola e il sistema educativo intero (dal nido all’università) lavorano bene, gli attuali gggiovani e gggiovanissimi avranno più spirito critico degli attuali adulti. In futuro però, non ora. A essere pessimisti, invece, ricordiamo quanto è stata negli ultimi quarant’anni (ed è tuttora) maltrattata la scuola, quanto è stato negli ultimi quarant’anni (ed è tuttora) maltrattato l’intero sistema educativo (dal nido all’università): stipendi dei maestri e dei prof bassi, bassissimi, niente soldi alla ricerca e alle strutture, scarsissima considerazione del ruolo professionale e della funzione sociale dei/delle maestre e dei/delle prof. È solo invertendo questa tendenza (nettamente, da subito, e con una strategia a lungo termine, non solo per fare propaganda di bassa lega), solo investendo in educazione, cultura generale, cultura digitale, informatizzazione delle scuole, che si può sperare, nei prossimi decenni, di avere più cittadini e cittadine (ma anche più giornalisti/e, più opinionisti/e, più intellettuali, più politici) meno ingenui, meno disarmati e disarmanti, più capaci di interrogarsi criticamente (sempre, perché non basta mai) su cio che leggono e ascoltano.
  4. Inoltre mi domando: quanti di coloro che in questo momento fanno un bel discorsetto su bufale, filtri bolla e post-verità, poi di fatto, appena finiscono il discorsetto, cercano di uscire dalla loro propria, di bolla, e cercheranno di evitare la prossima bufala e post-verità?
  5. Infine concludo mettendo in relazione bufale, filtri bolla e post-verità ai numerosi commenti (anche molto sgradevoli nei miei confronti) che il mio articolo su Renzi al supermercato ha suscitato sui social media. Avevo scritto dell’inopportunità di quel carrello stracolmo, a fronte di 17 milioni di persone (dati Istat) che in Italia vivono alle soglie della povertà. Avevo scritto dell’inopportunità di una foto del genere pochi giorni dopo aver perso un referendum anche (e soprattutto) a causa del fatto che Pd, media, intellettuali, giornalisti, opinionisti e compagnia non erano mai usciti dalla loro bolla, non erano mai riusciti a sentire e capire il dissenso, lo scontento, l’infelicità di masse crescenti di persone che vivono il sistema politico-mediatico come sempre più lontano dai loro problemi reali. Mi sembrava fosse questo il perno del mio testo, accidenti. E invece? La maggior parte dei commenti critici si sono concentrati sul… carrello della spesa (sic!), ohibò, dicendo che non ci vedevano nulla di strano perché anche il loro carrello è sempre così pieno, anche loro fanno la spesa con il lettore ottico, anche loro vanno sempre alla Coop (sic!) e forse il problema è mio (sic!), che non mi faccio la spesa da sola (in quanto prof che fa la vita comoda? giuro che faccio la spesa da sola più volte la settimana), io che non uso il lettore ottico (il che è vero, perché spesso vado al discount o in supermercati “meno fighetti”, che non ce l’hanno). E allora mi chiedo: se molti/e non riescono a guardare oltre il loro carrello pieno, come possiamo pensare che riescano a uscire da bolle ben più infide e difficili da vedere? Il problema, ormai, per chi non esce mai dalla sua bolla, è fatto di numeri: mentre le bolle sono sempre più piccole e limitate, le persone che non solo non riempiono il carrello della spesa, ma nemmeno possono farla, la spesa, sono sempre di più. Anche in Italia, se ne facciano una ragione quelli col carrello pieno. Perciò lo dico e lo ripeto: alle persone che vivono alle soglie della povertà, a chi a cinquant’anni non riesce più a reinserirsi nel mondo del lavoro, a chi a venti o trent’anni il lavoro non l’ha mai avuto, a chi è infelice, a chi vive il disagio, la solitudine e la povertà, di bufale, filtri bolla, post-verità e di Renzi col carrello pieno non frega nulla di nulla. E delle due l’una: o queste persone (che sono sempre di più) alle prossime elezioni non andranno a votare (l’astensionismo crescerà ancora?) oppure, se voteranno in massa (come nell’ultimo referendum), non potranno che spiazzare, stupire, sconvolgere chi vive perennemente nella sua bolla, alla faccia di qualunque bufala e post-verità.

9 risposte a “Riflessioni d’inizio anno su bufale, post-verità, filtri bolla e… carrelli della spesa

  1. Pingback: Riflessioni d’inizio anno su bufale, post-verità, filtri bolla e… carrelli della spesa — D I S . A M B . I G U A N D O | pepp8

  2. Insomma, la versione del Gattopardo 20.17, ‘sta “post-verità”, se ho ben inteso.
    Il problema è che “Solo l’uomo la diairesi è libero. (II, 1)”, come diceva il buon Epitteto.

  3. E:C: “Solo l’uomo educato ad usare la diàiresi è libero”.

  4. Ciao Prof! E’ difficile farsi una coscienza sulla vera-verità, oggi, quando la cultura italiana insegna (basta vedere l’effetto di alcune condivisioni su FB da parte dei nostri contatti) che stanno mancando i punti di riferimento per la scelta di chi è “attendibile”. O di chi è “autorevole”. Allo stesso modo, infatti, si può analizzare il tema delle previsioni sballate degli ultimi episodi, che magari sono nate su manipolazione delle notizie (vedi campagna Trump?) ma… non sempre. A me, al di là di tutto, preoccupa di più l’astio, il conflitto verbale, il “fare casino” e basta. L’imbarbarimento. E’ tutto conseguenza della crisi economico-finanziaria? O forse è un problema di cultura? Di populismo inarrestabile dove basta lamentarsi e mai proporre una valida via d’uscita (sono di Roma, capirai il senso delle mie parole)?
    Ci mancano i punti di riferimento, prof, perché quelli che c’erano prima, o non ci sono più perché sono morti, oppure, se ci sono, non sono stati abbastanza bravi da trasmettere il senso della coltivazione della conoscenza e della coscienza.

  5. rispetto al punto 3 secondo me si amplifica il ruolo salvifico della scuola visto che molto spesso mi sono imbattuto il docenti di storia (con omicidio del metodo storico) che ripubblicavano bufale & co,

  6. Buongiorno,
    Ho trovato questo articolo molto interessante e molto vero (se mi è concesso esprimere un giudizio di verità 😂) nei punti uno e due. Mi piacerebbe però aggiungere una considerazione: il proliferare di zombie ideas e di post-verità è coaudiuvato da un dibattito pubblico che spesso e volentieri propone argomentazioni con grossi limiti nel campo della logica. Personalmente (e la mia opinione non assolutamente autorevole) ho trovato che il terzo punto si macchiasse dello stesso peccato, proponendo un ragionamento fallace, in cui si trovano premesse e conclusioni che in realtà non sono logicamente connesse tra loro. Dunque consapevolezza, spirito critico e volontà di uscire dalla propria bolla dovrebbero estendersi, in realtà potrebbero essere aiutate anche da una analisi delle proprie argomentazioni.
    Che ne pensa?

  7. Il tema è interessante, ma a quanto pare anche a lei risulta difficile rivedere le proprie posizioni e uscire dalla “bolla filtro”. Mi scusi ma le sono state fatte anche obiezioni sensate e lei comunque né vi ha risposto né le ha qui riportate. Sembra che preferisca selezionare per le citazioni solo commenti per lei sgradevoli a quanto pare. “Chi” non è certo un settimanale target per i poveri che dell’esistenza di Chi non gli può importar di meno), ma rivolto al ceto medio, che comunque può permettersi almeno a Natale un panettone e qualche busta piena e quindi non ci vede niente di particolarmente strano in quel carrello. In ogni caso il primo che dovrebbe rispondere è il direttore non Renzi che fa da modello, neppure tanto bene. A quanto pare per uscire dalla propria bolla delle post-verità non sarà utile neppure lo spirito critico maturato nello studio sociale e mediale, lei mi insegna.

  8. Per me “l’omofilizzazione” ,brutto termine,c’è sempre stata,le persone tendono a considerare comunque i propri simili più degli altri ed ogni ambiente comunicativo offre uno scambio che si comprende ed autocomprende all’interno di una artificiale bolla comunicativa,che è la propria specifica.La storia e le vicende non sono forse il racconto anche algoritmico di interpretazioni diverse del quotidiano che si ripetono come un parlarsi addosso che eclissa la conoscenza della realtà ? In questo caso so benissimo che la differenza è data anche e sopratttto dalla volontà di ingannare e fuorviare per degli scopi di mantenere in equilibrio una situazione storica e contingente .Probabile che il senso essenziale dei due articoli mi sfugga e che la mia analisi sia troppo distante dagli scopi del messagio degli articoli.Trovo però congruente la differenza ricordata tra i carrelli pieni e vuoti,in un Paese in crisi sistemica,sebbene in effetti il paragone si dovrebbe fare tra i signori che in ogni caso spingono un carrello e coloro che stazionano di fuori allo store, senza un euro da spendere! So che non è il mio terreno di competenza e gli strafalcioni sono in agguato,perdonatemi e passateci sopra .Quindi alla fine di questa sconclusionata e personale visione senza gravare di ulteriori esercizi sulla capacità critica assopita anche i pargoli della scuola d’infanzia ,penso che si potrebbe ovviare alle post verità e alle bufale con un bagno di quotidianità,con un ‘immersione nella fattualità,perchè per me la crisi dell’algoritmo che sceglie i suoi simili dipende dal fatto che alcuni vivono per sè sideralmente distanti da molti che non hanno i mezzi di penetrare nella bolla dei pensieri soddisfatti o autoreferenziali ! E’ anche una crisi etica prima di essere uno scivolone intellettuale e il non vedere gli altri o capirne i messaggi porta ineledubilmente alla inconciliabilità totale.Grave!

  9. qualcuno può stupire al voto se le opzioni che gli vengono fornite, per votare, offrono questa possibilità. Altrimenti hanno poco da stupire, votando o non votando.

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