Perché ho firmato l’appello #BastaBufale lanciato da Laura Boldrini

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Dopo le riflessioni d’inizio anno su bufale, post-verità e fake news, della questione si è continuato a parlare, in rete e fuori. Posto che la considero ancora destinata a un’élite di persone che leggono certe testate giornalistiche, online e offline, guardano certi talk show televisivi, frequentano certi ambienti, parlano di certe cose, oggi ho firmato l’appello #BastaBufale lanciato dalla Presidente della Camera Laura Boldrini. Spiego perché l’ho fatto:

  1. Le bufale – vale la pena ribadirlo – non ci sono solo oggi “a causa” del Web e del social media (povero Web e poveri social media, in Italia sempre demonizzati), ma ci sono sempre state, nel pubblico e nel privato, dalla politica all’informazione, dalla divulgazione scientifica alle conversazioni da bar. L’unico modo per combatterle, da sempre, è diffondere, con potenza di fuoco altrettanto, no, meglio, più forte della loro, anticorpi contro le bufale stesse, vale a dire parole, voci, testi, immagini che ristabiliscano in modo altrattanto, no, meglio, più efficace e rapido delle bufale stesse l’anti-bufala di turno, cioè la rappresentazione corretta – la verità – su cui la bufala di turno aveva dato informazioni scorrette o mentito.
  2. Contrariamente a quanto la tendenza a demonizzare il Web e i social media vorrebbe farci credere, oggi rispetto a ieri la battaglia contro le bufale ha molte armi in più, che vengono – guarda un po’ – proprio dal Web e dai social media: infatti, oltre a diffondere, con grandissima efficacia e velocità, le bufale, il Web e i social media possono diffondere, con altrettanta, no, meglio, con ancor maggiore efficacia e velocità la corretta informazione – la verità – su questo e quell’altro argomento.
  3. Le bufale si diffondono – attenzione! – non tanto e non solo perché al mondo ci sono molte persone sciocche e credulone (come lo/a snob di turno tende a dire o presupporre), ma perché vengono ripetute, ripetute e ripetute. Prendi qualunque falsità, anche la più astrusa e incredibile: se la ripeti una, cento, mille volte, sarà più probabile che passi per verità. Che ripetere un argomento serva ad aumentarne la credibilità può sembrare banale, ma molti studi psicologici lo dicono da anni: le persone credono di più a ciò che hanno già sentito ripetere più volte (vedi ad esempio questo articolo su PsyBlog). In rete, poi, la ripetizione funge da terreno di verifica e conferma: ho “sentiro dire” una certa qual cosa che mi pare assai poco credibile, faccio una ricerca su Google, trovo che la stessa cosa la dicono in molti, non ho tempo (voglia, capacità) di approfondire oltre, finirò, se non immediatamente per crederci, perlomeno per affezionarmi all’idea.
  4. Poiché la ripetizione è fondamentale per far credere (quasi) qualunque falsità, la soluzione è ovvia: basta ripetere, ripetere e ripetere la verità. E arrivo all’appello #BastaBufale: non penso che, al momento, l’appello della Presidente della Camera – con tutto il rispetto – sia in grado di uscire dall’élite di cui sopra (credo poco, peraltro, agli appelli online in generale, almeno in Italia), ma penso che il dibattito attuale su bufale, post-verità e fake news vada diffuso, alimentato, nutrito, gonfiato il più possibile. Perché? Perché così facendo si aumentano le probabilità – insistendo e insistendo – che qualche sua eco, pur lontana, arrivi anche in strada, sugli autobus, nei quartieri di periferia, nei bar di provincia. Forse. Ecco perché ho firmato, pur sapendo che non basta. Ecco perché ritengo tutto sommato utile parlare di bufale, post-verità e fake news. E continuare a farlo. Serve a diffondere se non anticorpi direttamente su questa o quella bufala (per questi occorrono strategie mirate su ciascuna bufala), almeno l’idea generalissima e pregiudizialissima che, prima di credere, bisogna stare attenti e controllare, bisogna fare come Tommaso, che non ci crede finché non ci mette il naso.

4 risposte a “Perché ho firmato l’appello #BastaBufale lanciato da Laura Boldrini

  1. L’ha ribloggato su nopenguinsincaliforniae ha commentato:
    io ho firmato e tu ?

  2. Ci stiamo lavorando…
    durante la ricerca è emerso questo articolo:
    http://blog.terminologiaetc.it/2016/12/06/origine-significato-fake-news/

    che mi pare interessante dal punto di vista terminologico. Grazie!

  3. Ottima la teoria della insistita ripetizione per bonificare le notizie-false.Un conflitto tra virus-oggettivi(buoni) e virus-falsi(volontariamente malefici) è uno strumento efficace per suscitare la curiosità di un soggetto terzo a comportarsi come Tommaso.L’approfondimento e la valutazione critica di ogni info dovrebbe essere una capacità generalizzata dei cittadini,soprattutto quando nell’ambiente comunicativo ed operativo circolano tante notizie.
    Resta il fatto che nel web se qualcuno non è interessato ad una notizia particolare ,ci passa frettolosamente sopra e vi ritorna solo quando essa viene richiamata indirettamente da una risposta o da un commento.Ma tra la nascita della info-balla e la reazione trascorre del tempo in cui essa diventa semi-verità o è accolta inavvertitamente come tale,magari riferendola con leggerezza in un dialogo-gossip.
    Inoltre,oggi ci sono delle “bufale” verosimili ,costruite sapientemente,in cui alcuni dati sono errati mentre il contorno o i riferimenti comunicativi possono esssere oggettivi:in questo caso è difficile smascherare subito la info perchè essa abilmente buca il filtro critico.Purtroppo,la menzogna ha una caratteristica portentosa:quando viene sparsa ,nonostante la bonifica e la correzione,qualcosa di essa svolazza ancora ed è difficile acchiapparla.

  4. Casualmente ho ascoltato e visto il discorso di Trump al Congresso.
    Indubbiamente,non ha parlato di cose simili alle fake news perchè era un discorso programmatico: del resto tutto si può supporre ,meno che un Presidente USA nell’esercizio del proprio mandato faccia esclusivamente propaganda,alimentata da tante balle.
    Tuttavia,nel suo intervento di un’ora intervallato da applausi a claque,soprattutto quando indicava all’intero Paese come esempi da ammirare le vicende, i successi o i nobili sacrifici di alcuni anonimi e semplici cittadini. Applausi ,commozione e qualche lacrima nascevano spontanei anche quando diceva che l’unità del popolo si fa con la regola:” costruisci americano e compra americano !”.
    Ebbene,non è che la fake o la simil -verità,oltre che con la parola ed i concetti,si forma in modo più incisivo anche con la retorica delle emozioni ?
    Mi sembra che una volta che qualcuno si emoziona,la catena delle commozioni successive si espande in maniera irresistibile anche se le notizie o gli aneddoti sono insignificanti e generici.Penso che il legame tra i cconcetti,gli argomenti e le conseguenti emozioni sia un vincolo fortissimo per gli uditori. Un nodo inestricabile ,di difficile gestione,a cui si fa fatica a reagire lucidamente ,e perciò pericoloso quando una retorica si mescola con le bugie.

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