La violenza sulle donne colpisce anche i loro figli. Occorre intervenire subito, non c’è più tempo #timeout

#timeout

Molti studi e molte statistishe mostrano che, quando le donne che subiscono violenza sono madri, a subire violenza (fisica o psicologica) sono spesso anche i loro figli. In 2 casi su 3, ad esempio, i bambini assistono alla violenza inflitta alla madre e per questo hanno più probabilità di agire o accettare violenza a loro volta, quando saranno adulti. WeWorld Onlus, ONG italiana che ogni giorno lavora per contrastare la violenza sulle donne con azioni di prevenzione e sensibilizzazione, e con interventi sul territorio, ha organizzato una campagna di raccolta fondi per proteggere le donne che subiscono violenza e i loro bambini. È possibile fare una donazione al numero 45543, attivo fino al 19 marzo, giorno della Festa del Papà: 2 euro via sms, 5 euro o 10 euro chiamando da rete fissa.

I fondi raccolti con gli sms e le chiamate al 45543 serviranno a sostenere gli sportelli SOStegno Donna, aperti 24 ore al giorno 7 giorni su 7 all’interno dei Pronto Soccorso degli ospedali di Roma e Trieste, per individuare le donne vittime di violenza e dare loro un aiuto immediato, e gli Spazi Donna WeWorld, centri aperti alle donne, presenti a Roma, Napoli e Palermo, nei quartieri dove la violenza è talmente diffusa da non essere riconosciuta nemmeno dalle vittime. In questi centri, oltre alle donne, sono accolti i bambini cresciuti in situazioni difficili, che attraverso il gioco imparano che la violenza non è l’unica vita possibile.

Per maggiori informazioni puoi anche scrivere a timeout@weworld.it. Questo è lo spot della campagna:

2 risposte a “La violenza sulle donne colpisce anche i loro figli. Occorre intervenire subito, non c’è più tempo #timeout

  1. Anni fa chiesi a mia madre se per lei, in fin dei conti, avere una giornata in cui era trattata un po’ meno peggio significasse stare bene, essere felice. E si, la sua risposta fu con sicurezza, si.
    Tempo dopo, portandola, con mio fratello (51 anni, 9 più di me), un po’ a zonzo, visto che io sono solito essere esplicito, riflettevo sul fatto che venivo poco a trovarli perché non sopportavo vederla trattare con poco rispetto o con disprezzo, che io comunque ero li e o mi schieravo, inutilmente, per l’ennesima volta, o li lasciavo fare con i loro maledetti modi da master & slave anni ’50.
    Lei ovviamente iniziò con il solito “ma sei un esagerato, così non ci vieni a trovare e…”
    Mi girai verso mio fratello che, per fortuna, era scioccato.
    Era il minimo sindacale del rispetto, non la famiglia del mulino bianco, quello che evocavo. Desideravo questo: ho spiegato loro che spesso devo fuggire da loro, dal loro inferno quotidiano che, come dici tu, non viene riconosciuto nemmeno dalle vittime. Hanno sempre vissuto così.
    E così faccio: li prendo singolarmente, uno per uno, li porto a zonzo, li faccio chiacchierare, li contraddico quel poco che basta perché non mi considerino poco interessato. Ognuno in questo modo può respirare, tirarsi fuori dalla gabbia quotidiana in cui si è rinchiuso, vittima o carnefice, tanti anni fa.
    I miei sono tanto vecchi, ormai. Una storia costruita da scelte sbagliate, una sull’altra, che definire in questo modo, per quello che devo loro in ogni senso, sarebbe ovviamente ingeneroso, ingiusto. In quel cumulo di spine le rose non mancano: l’amore è comunque presente.
    Nessuno picchia nessuno, sia chiaro.
    Beh, oddio, per lo standard di 30 anni fa noi figli si, venivamo picchiati: ma era qualcosa che non sarebbe stato mai visto come “violenza” nel senso che gli diamo oggi.
    Ma io la violenza sugli altri la sento, profondamente.
    Ho lasciato con gioia il mio ultimo modo di lavorare, in mezzo ad un clima aziendale che è gravido della stessa violenza: casi in cui non puoi nemmeno schierarti perché non sono proprio fatti tuoi, ma tu sei li, spettatore, vedere subire angherie, manipolazioni, pressioni indebite che si sommano fino a far andare fuori di testa l’unica brava persona che conoscevi in un nido di serpi.
    Sono libero da circa 4 anni. Libero di diventare povero, spesso mi dico. Ma poi guardo la mia vicina di casa che scende dalla sua auto e le leggo in faccia e da ogni gesto del suo corpo che lei lavora in quel tipo di clima: violenze dirette ed assistite. Senza alzare una mano, naturalmente.

  2. Parlare di violenza contro le donne è parziale, farne un tutt’uno con quella sui figli è vile.

    Tutto il discorso, negando la quota confrontabile di violenza domestica perpetrata da donne contro uomini, bambini e altre donne, è falso.

    E chiaramente strumentale.

    Parlate di tutta la questione violenza domestica e relazionale se ne avete il coraggio

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