La vita quotidiana in un “normale” dipartimento universitario schiacciato dalla burocrazia

burocrazia

Nicola Casagli è professore ordinario di Geologia applicata presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze. Interviene spesso, su Roars, per denunciare la condizione miserevole in cui è ridotta l’università italiana. Alcuni giorni fa ha pubblicato l’articolo “La vita quotidiana nel miglior dipartimento universitario d’Italia”, dopo aver appreso che l’Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) ha stabilito che il suo Dipartimento è il migliore d’Italia. Ebbene, il Dipartimento in cui lavoro io non lo è, ma la vita che si fa al suo interno è molto simile, purtroppo. Ho selezionato dal suo post solo ciò che riguarda anche la vita che facciamo io e i miei colleghi. Una vita che in Italia accomuna chiunque lavori in una struttura pubblica. Solo che, nel caso dell’università, questa vita ti allontana (sempre più e sempre peggio) dal fare ricerca seriamente. Scrive Casagli:

«Il miglior dipartimento d’Italia per la ricerca ha rischiato di chiudere, perché la legge Gelmini (240/2010) dava i numeri: obbligava a essere 40 professori e ricercatori dello stesso settore disciplinare per costituire un dipartimento. Una missione impossibile per le Scienze della Terra e, infatti, i dipartimenti sono stati decimati. Gian Antonio Stella ne ha scritto sul Corriere. È stata necessaria una nuova legge e tre anni di iter parlamentare per correggere un’ovvia sciocchezza e permetterci di restare in vita. [Nel caso del mio Dipartimento, che si chiamava Dipartimento di Discipline della Comunicazione, per non chiudere ci siamo fusi con l’ex Dipartimento di Filosofia, e da alcuni anni insieme abbiamo composto il Dipartimento di Filosofia e Comunicazione, con due anime non sempre ben integrate fra loro, per ovvie ragioni.]

Nel miglior dipartimento d’Italia per la ricerca il professore ordinario più giovane sono io – dice Casagli – che ho 51 anni, mentre sotto i 40 anni i ricercatori sono solo precari inquadrati in una delle molteplici e incomprensibili forme di contratto. Da più di dieci anni tutti i governi fanno proclami sulla necessità di ringiovanire il corpo docente, ma poi bloccano il turnover e lo ingabbiano in un’assurda programmazione di stampo sovietico basata su una nuova valuta, che si chiama punto-organico, con la quale le persone diventano numeri e i numeri persone.

[…]

Il miglior dipartimento d’Italia per la ricerca produce in media 300 pubblicazioni scientifiche all’anno su riviste o libri internazionali, che sono circa 7 per professore/ricercatore per anno. Ciascuna di esse contiene risultati di ricerca originali, viene mandata a una rivista internazionale ed è esaminata da un comitato editoriale, poi sottoposta alla revisione fra pari di almeno due esperti esterni e anonimi, viene restituita agli autori con le richieste di correzione/integrazione e viene infine pubblicata online e poi su carta. In seguito la pubblicazione deve essere inserita a mano dagli autori in un macchinoso database che si chiama IRIS per essere sottoposta continuamente alle burocratiche valutazioni dell’ANVUR. Il bello è che quasi nessuno legge le pubblicazioni, le produce e basta. Nel miglior dipartimento d’Italia per la ricerca non c’è più tempo per fare ricerca, perché si pensa solo a pubblicare e a farsi valutare. [Da noi non so quante ne produciamo in media, certo molte meno, visto che non siamo stati valutati “migliori”, ma il meccanismo aberrante, per cui tutti scrivono preoccupatissimi della valutazione e quasi nessuno davvero riesce più a leggere, è identico]

Nel miglior dipartimento d’Italia per la ricerca, non si parla mai di ricerca. Si parla di soldi e basta, nella doppia valuta dell’euro e dei punti-organico. I Consigli di Dipartimento e le innumerevoli commissioni si riducono a estenuanti e insopportabili discussioni sulla programmazione della distribuzione delle risorse, oppure sulla distribuzione della programmazione delle risorse, oppure sulle risorse per la programmazione della distribuzione, che tanto è la stessa cosa. Si spacca il punto-organico in quattro – e non per l’analogia col capello – ma perché quattro sono i settori concorsuali del CUN. Si istituiscono pompose Commissioni di Indirizzo e Autovalutazione, perché l’indirizzo e l’autovalutazione sono proprio le ultime cose di cui la Ricerca ha bisogno. [Idem da noi.]

[…]

Nel migliore dipartimento d’Italia per la ricerca – purtroppo come in tutti gli altri in tutta la nazione – per comprare un apparecchio scientifico da pochi euro si deve passare sotto il giogo di una burocrazia bizantina fatta di centrali acquisti, evidenza pubblica, mercati elettronici, tracciabilità dei flussi finanziari, procedure antimafia e anticorruzione, portali digitali, firme digitali, fatture digitali, imprecazioni digitali, posta elettronica certificata. Nelle segreterie amministrative si parla uno strano linguaggio fatto di: CONSIP MEPA CUP CIG UGOV CINECA RUP DURC RSPP DUVRI DVR PERLAPA SUA VQR AVA PEC TSA IPA SDI RPCT SIMOG AVCpass XML GGAP GULP… Fumetti in TV, Fumetti in TV! [Idem da noi.]

Il migliore dipartimento d’Italia per la ricerca è, nonostante tutto, un ambiente vivace e stimolante, ricco di tradizione e pieno di giovani entusiasti. Per questo motivo qualche professore si è messo a riflettere sull’assurdità della situazione, sugli eccessi della valutazione finalizzata solo ai tagli e al saccheggio, sull’incredibile spreco di talento e di intelligenza, sull’ingiustizia di un sistema che preclude il futuro ai giovani capaci e meritevoli. E per questo si è messo a scrivere qualcosa di diverso dalle solite pubblicazioni scientifiche, nell’auspicio che qualcuno ascolti e capisca che è il momento di cambiare verso per davvero (e che il verso giusto era quello di prima).» (da “La vita quotidiana nel miglior dipartimento universitario d’Italia” di Nicola Casagli).

NB: Anche da noi i giovani, pur precari e poverissimi, sono spesso attivi, pieni di speranze e vivaci. Molti dei meno giovani, fra cui me, cercano disperatamente di resistere e non perdere troppo tempo a combattere sigle, acronimi, punti-organico e simili, per fare – comunque e nonostante tutto – una didattica e un’attività di ricerca decenti. Il tempo, però, inesorabilmente se ne va, mentre le forze e le risorse sono sempre meno. Ma resistiamo. Tornerò sull’argomento.

2 risposte a “La vita quotidiana in un “normale” dipartimento universitario schiacciato dalla burocrazia

  1. Sarebbe interessante interpellare i tecnici amministrativi che sopportano la burocrazia e sono i soli esecutori di questa burocrazia meccanica.

  2. Quello che mi chiedo sempre, di fronte a questo Moloch burocratico, se fosse la pubblica amministrazione che si immaginavano i costituenti quando scrivevano le basi della Repubblica Italiana…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...