Quanto conta il voto di laurea nel trovare lavoro? Meno della fiducia in sé e del coraggio di mettersi alla prova

Laurea

Durante ogni proclamazione delle lauree in Scienze della comunicazione (la cerimonia in cui, davanti a centinaia di parenti, amici, conoscenti, fidanzati e fidanzate, ufficializzo il voto di laurea e dichiaro conseguito il titolo), tengo sempre un breve discorso. Niente di retorico, per carità, solo qualche indicazione pratica e qualche incoraggiamento per aiutare i/le ragazzi/e a orientarsi. Frequentare una magistrale o un master? Andare all’estero o rimanere in Italia? Fare un tirocinio extracurricolare? Cercare subito un lavoro? A queste domande cerco, in una ventina di minuti, di rispondere in modo concreto. Un momento di attenzione va anche al voto di laurea, che in media a Bologna, per la triennale in Scienze della comunicazione, non è altissimo, perché gli esami non sono facili (nonostante gli stereotipi) e non regaliamo voti. A questo proposito mi ha scritto Anna (nome di fantasia). Riporto la sua mail perché la considero utile per chiunque, non avendo un voto di laurea alto, si senta per questo penalizzato/a:

Salve professoressa,
sono una ex studentessa di Scienze della comunicazione, laureata un paio di sessioni fa. Oggi volevo raccontarle un po’ come sto affrontando tutti i cambiamenti post laurea.

Fin da piccola ho sempre voluto diventare una giornalista (meglio se sportiva, ma questa è un’altra storia), anche se fin dalle medie nessuno ha mai creduto in me, i professori mi consigliarono un istituto professionale e io feci di testa mia frequentando ragioneria con indirizzo informatico. Con il mio foglio da ragioniera, decisi di proseguire per dimostrare che i professori si sbagliavano.

Una volta arrivata all’università, ero sicura del mio percorso di studi. Così mi sono iscritta a Scienze della comunicazione, ma fin da subito ho preso sotto gamba lo studio, poi qualche problema personale e poca voglia in generale mi hanno fatto “guadagnare” un voto di laurea basso. Uscita con la mia corona d’alloro in testa ho accantonato l’idea di proseguire gli studi, mi sono autoconvinta che effettivamente non sarei diventata nessuno e ho iniziato a mandare cv per qualsiasi offerta trovassi su internet, anche non inerente ai miei studi. Infine, cosa peggiore, ho accantonato l’idea di diventare giornalista, e la colpa era solo mia perché non mi ero impegnata abbastanza.

Così un giorno, mentre continuavo a mandare cv svogliatamente, notai un banner a lato di un sito, che mi proponeva un volo low cost per New York: senza pensarci due volte, con i risparmi messi da parte durante gli anni, sono partita per star via qualche mese.
New York è in effetti una città magica e lì, piccola piccola in mezzo ai grattacieli, pensavo spesso a tutta la gente indaffarata in quegli uffici. Un giorno, mentre girovagavo senza meta, entrai in un caffè per riscaldarmi (e per “scroccare” il wifi) e, con una tazza fumante davanti, iniziai a scorrere svogliatamente le mail cercando qualche risposta. In quel momento lessi di una redazione che mi proponeva un colloquio e aveva trovato il mio cv sul sito dell’università.Sull’aereo che mi riportava in Italia ho iniziato a ripensare al suo discorso durante la proclamazione, sui ragazzi che trovano lavoro nonostante i pregiudizi su Scienze della comunicazione, sulle statistiche e sui voti che non fanno le persone. Dopo due giorni dal mio rientro, ho fatto il primo colloquio, poi ne ho fatto un secondo e infine ho ricevuto la chiamata finale. “Abbiamo scelto te, inizi lunedì”.

Ebbene, cara prof, ora sono una “giornalista” in erba. Metaforicamente e anche letteralmente visto che scrivo di agricoltura. Ovviamente passerà molto tempo prima che mi possa iscrivere all’albo come pubblicista, però intanto mi godo una soddisfazione alla volta, come ad esempio il mio primo articolo firmato.

Le ho scritto questo flusso di pensieri disordinati e forse sconclusionati perché volevo ringraziarla per il discorso che ha pronunciato in fase di proclamazione. L’ho analizzato solo a posteriori, ma pur in ritardo ci ho creduto, e ora ho una visione completamente diversa, per cui volevo anche scusarmi per non averci dato peso fin da subito e per averlo capito solo dopo qualche mese. Spero che il suo discorso non cambi e che arrivi a tutti e tutte, prima o poi, come è arrivato a me. Saluti da Anna, una ex studentessa che finalmente sta iniziando a credere in sé stessa.

2 risposte a “Quanto conta il voto di laurea nel trovare lavoro? Meno della fiducia in sé e del coraggio di mettersi alla prova

  1. Autocelebrativa ma bella. Giovani con anima

  2. Non so che apporto possa dare, ma io non sono uno di quelli che crede tanto in sé stesso, o un po’ si, ma non abbastanza per eccellere: diciamo il giusto per riconscere la propria mediocrità e dirsi “beh, mediocre comunque sta sopra lo schifo, evviva!”

    Ciononostante “ho fatto il giornalista” (ho scritto articoli) per diversi anni, letti da milioni di persone con soddisfazione data dai numeri, tangibili, in crescita, della rubrica online per cui scrivevo (e degli inserzionisti). Scrivevo di roba tecnica ma non troppo tecnicamente. Poi mi sono auto-eliminato perché appunto… non credevo in me stesso. Ma non mi ha mandato via nessuno, ho fatto tutto da solo.
    E come è andata la parte buona, come mi hanno notato?

    Ho scritto decine di volte in redazione per segnalare cose di cui sarebbe stato bello veder scrivere il tipo che se ne occupava. Lui ha letto le mie e-mai e quindi ha scritto gli articoli.
    Ad un certo punto mi ha scritto “oh, senti, perché non inizi a scrivere tu? Scrivemene 10 e se funziona iniziamo a pagarti per ogni articolo, regolarmente, con contratto, questo tot per articolo: la rubrica continua a crescere e io non ci sto dietro da solo”.

    Quando gli scrivevo non stavo a pensare a nulla: era solo un’e-mail di segnalazione, quello che gli scrivevo era quello che pensavo e come lo pensavo. Sicuramente in modo più prolisso e sboccato del richiesto. Ma avute le indicazioni (numero di righe, taglio stilistico del target) me le sono sempre rilette e ho pubblicato e pubblicato: un secondo lavoro che mi ha permesso di pagare parte dell’attrezzatura che ora uso per quello che è divenuto il mio primo lavoro: anche questo completamente diverso da ciò che facevo un tempo.

    Non ho una laurea, anche se mi piacerebbe. Non ho un diploma, anche se mi piacerebbe averne uno serio.

    Quindi si, almeno in Italia, la fiducia in sé stessi conta di più di tante altre cose. Ma anche la fiducia che ci infonde qualcun altro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...