Come laurearsi in Scienze della comunicazione e trovare subito un lavoro soddisfacente, contro ogni pregiudizio su “Scienze delle merendine”

scienzedellemerendine

Ricevo da Claudia (nome fittizio), che si è laureata con me in Scienze della comunicazione l’anno scorso, l’ennesima testimonianza positiva di un percorso professionale veloce, soddisfacente da tutti i punti di vista (anche economico) e pertinente rispetto agli studi fatti. La pubblico volentieri, come sempre, perché possa incoraggiare tutti/e gli/le iscritti/e a questo corso di laurea, che ogni giorno devono subire i commenti negativi su quanto sia inutile Scienze delle merendine (l’immagine è tratta dal blog Data for fun, in cui trovi altri luoghi comuni sull’università italiana). Ecco la mail di Claudia:

«Buongiorno prof, mi sono laureata con lei a novembre dell’anno scorso alla triennale, con una tesi di Semiotica dei nuovi media sulla campagna XY. Le scrivo perché, dopo meno di un anno dalla laurea, ho dovuto aprire partita IVA, avendo superato il limite previsto per la ritenuta d’acconto e avendo parecchie – e inesauribili, al momento – richieste di collaborazioni o consulenze da parte di agenzie.

Ho iniziato con uno stage in una piccola agenzia di comunicazione, full-time per un paio di mesi e poi part-time. Lì ho iniziato a occuparmi di web marketing in senso lato, perché dovevo gestire il piano editoriale per i social, l’advertising, analizzare i risultati, il comportamento degli utenti sul sito, utilizzare Adwords per pubblicità pay per click, campagne display e gestire piattaforme di ecommerce.

Da quando ho ottenuto il part-time, ho iniziato a collaborare con un digital strategist affermato, che mi ha affidato alcuni suoi progetti (per cui mi pagava) e che è passato, poi, a portarmi direttamente dai clienti con lui.

Non ho fatto nulla di speciale, lo giuro: non ho un sito web e su LinkedIn bazzico ogni tanto, ma non sono particolarmente attiva e non mi faccio pubblicità da nessuna parte, eppure sono stata contattata da una decina di agenzie e da altri professionisti che, per passaparola, mi chiedono di collaborare con loro. Il lavoro non manca e mi trovo (e chi l’avrebbe mai detto?) a dover dire di no spesso e a fare una selezione dei clienti da seguire.

Arrivo al punto: ho sempre seguito il suo blog, leggevo le storie dei successi e mi facevo incoraggiare da quelle, confidando di poter raccontare anch’io una storia e di infondere un po’ di speranza agli studenti che frequentano scienze della comunicazione. Forse ora potrei farlo, incrociando le dita perché la situazione potrebbe ovviamente cambiare da un giorno all’altro, narrando una storia diversa dalle altre.

Non sono la ragazza che ha ottenuto il posto in una grande azienda, non ho fatto la valigia per andare all’estero (per me quella di andare all’estero è l’ultima spiaggia e vorrei poter dare, nel mio piccolissimo, una mano al mio Paese) e sono stata sottopagata per i primi mesi. Però non ho stretto i denti per troppi mesi, non ho chi mi dice “devi fare questo”, non ho orari fissi, lavoro dal divano e sono completamente responsabile di ciò che mi arriva a fine mese, del livello di soddisfazione dei miei clienti e della mia crescita professionale. E, ciò che conta più di tutto, è che ho un lavoro perfettamente in linea con ciò che ho studiato per passione.

Insomma, alla faccia di chi mi diceva “auguri con una laurea in scienze delle merendine e in Italia”, posso dire che, a 23 anni, sono trattata da professionista, ricevo complimenti per la mia preparazione e per le mie proposte, faccio preventivi quasi tutte le settimane e mi posso permettere di dire no quando non vedo prospettive di crescita per me in un determinato progetto.

Se vuole che scriva la mia storia, specificando un po’ di più cosa faccio, cosa ho dovuto imparare e cosa vorrei dire a tutti quelli che si sono iscritti a Scienze della comunicazione nonostante la situazione Italiana e nonostante l’ingiusta nomea delle materie umanistiche, me lo faccia sapere. Sarei orgogliosa di dire a lei Grazie di cuore per tutto, perché tornerei alle sue lezioni mille volte, e a tutti gli studenti Credeteci e datevi da fare, perché le opportunità ci sono e vanno colte.

Attendo un suo gentile responso e, per l’appunto, grazie per il lavoro che ha fatto che è andato ben oltre l’insegnamento accademico (che, nonostante le molte soddisfazioni e i corsi che seguo continuamente per tenermi aggiornata, continua a mancarmi molto). Una sua ex allieva, Claudia.»

 

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