Dai movimenti di protesta internazionali al Movimento 5 Stelle

Festival Internazionale del Giornalismo

Al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia quest’anno ho partecipato a un panel dal titolo “Dai movimenti di protesta internazionali al Movimento 5 Stelle”, insieme alla collega Sofia Ventura e al vicedirettore del Fatto Quotidiano Stefano Feltri. Questo è il video della nostra conversazione.

Una risposta a “Dai movimenti di protesta internazionali al Movimento 5 Stelle

  1. Buongiorno, Dottoressa Cosenza,

    sto leggendo con molto interesse il suoi libro “Semiotica e comunicazione politica”.
    Su alcune cose, però, non mi trovo molto d’accordo, in particolare sulla rappresentazione del Movimento No-global.
    Sarebbe un discorso da fare con calma vis à vis, ma, in sostanza, ritengo che concentrarsi sugli aspetti semiotici faccia perdere la peculiarità di quel momento storico.
    Ad esempio, non sono d’accordo con il presentare il movimento come politicamente amorfo, quindi con la presenza anche di gruppi od organizzazioni di destra.
    Il problema è un altro: in quel periodo storico la sinistra ha cessato di esistere adottando le politiche neo-liberali sia a livello europeo (da Maastricht alla moneta unica – quando il Partito Comunista ai tempi si oppose allo SME, antesignano della moneta unica) che mondiale, assecondando la vulgata giornalistica relativa alla globalizzazione.
    Può sembrare un discorso schematico o, peggio, una sorta di visione retrospettiva, ma i segnali allora erano tali e tanti che era impossibile non vederli.
    Politicamente, il Movimento No Global era un movimento di sinistra, perché aveva valori, sensibilità e obiettivi di sinistra. Ma soprattutto aveva una visione non nazionale dell’economia, cosa che lo differenziava, assieme a tanti altri aspetti, dalla sinistra e dall’imprinting staliniano, a tutt’oggi mai rinnegato.
    Il problema di quel movimento era la mancanza di struttura.
    Questo ne ha segnato la condanna a morte, rapida e definitiva.
    Solo in parte la sua scomparsa è stata dovuta alla mancanza di proposte.
    Basta fare solo un esempio: la Tobin Tax.
    Una proposta respinta da tutti, partiti, commentatori, istituzioni, usando l’ipocrita scusa dell’irrealizzabilità tecnica (un rinforzo del frame: ma allora siete proprio ignoranti, se si poteva fare lo avremmo già proposto noi!).
    Il Movimento No Global è stato in sostanza l’attore di una commedia scritta da altri.
    E’ servito solo a mettere in buona luce il processo di globalizzazione e giustificarne l’adesione da parte di tutti: tutti i partiti, tutti i commentatori, tutti gli intellettuali, senza praticamente nessuna eccezione (l’unica voce dissonante che mi viene in mente è Massimo Fini, non me ne ricordo altre).
    Ai giornalisti non è parso vero di poter far passare il loro atavico servilismo per realismo: ragazzi generosi, pieni di buone intenzioni, ma poverini non sanno come funziona il mondo. Noi sì, lo sappiamo; sappiamo che non è grazia alla benevolenza del macellaio o del fornaio che riusciamo a mangiare.
    E’ stato tenuto in vita per un po’, giusto perché potesse consolidarsi il più grande spostamento a destra che sia sia mai visto dai tempi del fascismo.
    Poi, quando la commedia ha cominciato a stancare e sono sorti all’orizzonte temi più interessanti (terrorismo e crisi economica), gli sceneggiatori lo hanno tolto dal cast.

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