La comunicazione Salvini-Di Maio-Conte: perché (per ora) funziona

Salvini_Di_Maio_Conte

Ieri è uscito sul Fatto Quotidiano questo mio articolo:

Dal punto di vista della comunicazione, l’attuale governo è un inedito. Mai si era vista, in Italia, una polifonia così ben orchestrata: una voce forte e dominante, quella di Matteo Salvini, una più tenue, Luigi Di Maio, e infine Giuseppe Conte, che non è affatto marginale come molti lo vedono, perché serve a riportare armonia quando ce n’è bisogno. È un terzetto che – da quel che dicono finora i sondaggi (e per quel che valgono, in tempi di volatilità estrema) – non solo funziona, ma guadagna consensi soprattutto grazie a Salvini. Vediamo allora quali sono i suoi punti di forza.

Salvini di solito è il più aggressivo: spara soprattutto contro i migranti e l’Europa, che sono i suoi bersagli preferiti. Ma non solo: contro la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, contro i ladri, gli evasori e persino contro quelli che imbrattano le strade e disturbano la quiete. Salvini è contro tutti quelli che minacciano, in proporzioni e con gravità diverse, la nostra incolumità, i nostri beni e la nostra famiglia, la nostra sicurezza personale. Combatte tutti i “cattivi” insomma.

Sbaglia però chi pensa che Salvini stia tutto nel linguaggio dell’odio. Sbagliano i suoi detrattori, a rappresentarlo sempre e soltanto come “fascista“, “violento“, “razzista“. Si pensi alle numerose fotografie (spesso selfie) in cui appare sorridente e accogliente, sempre circondato da anziani, donne e bambini che lo cercano e lo abbracciano. Si pensi agli abituali riferimenti, nei suoi discorsi, ai propri figli e quelli altrui. Per non parlare dei continui tweet di buongiorno e buonanotte, sempre con parole affettuose (“un bacione”, “vi voglio bene”, “amici”) e spesso corredati da immagini di situazioni serene, familiari, in cui chiunque può desiderare di riconoscersi. Come potrebbe essere davvero “violento”, “razzista” o “fascista” uno con quella faccia paciosa? Si chiedono le persone. Come potrebbe essere “cattivo” uno che vuole difendere noi e i nostri figli? E crescono i consensi.

Se aggiungiamo alla bonomia dell’immagine di Salvini – mai rilevata dai media, che invece registrano, sbagliando, solo le sue filippiche – il ruolo di Conte e Di Maio, comprendiamo perché la comunicazione di questo governo funzioni (almeno per ora). Salvini spara contro l’Europa? Dopo qualche ora, puntualmente, arrivano Di Maio o Conte (o entrambi) ad abbassare i toni o addirittura contraddirlo. E se qualcuno osserva che ciò implica contrasti nella compagine governativa, immancabilmente riprende la parola Salvini, sui social o in tv, per smentire ogni dissidio, smorzare le sue stesse dichiarazioni e magari chiudere con un bel tweet, in cui saluta tutti davanti a un piatto di pasta, un dolce, una prelibatezza locale.

A volte – più di rado – anche Di Maio fa la voce grossa. Come quando, a fine ottobre 2018, ha accusato ignoti (ma l’insinuazione riguardava la Lega) di aver manomesso a sua insaputa (ricordiamo la presunta “manina”) il testo del decreto fiscale, per ampliare le maglie del condono contro il volere del M5s. In quel caso ogni contrasto è stato subito liquidato come banale “fraintendimento” dallo stesso Salvini, che per l’occasione ha assunto il ruolo rassicurante che di solito tocca a Di Maio o Conte. Per non parlare dell’ultima marcia indietro di Salvini nella polemica con l’Europa, che ha immediatamente fatto calare (almeno un po’) persino lo spread. È sempre un gioco delle parti insomma: ora l’uno ora l’altro, ora forte ora piano.

Ma tutti questi alti e bassi non dovrebbero essere un difetto di comunicazione, invece che un pregio? Non dovrebbero apparire, secondo i casi, come sintomi d’instabilità (gli alleati non vanno d’accordo), di inautenticità (fingono di andare d’accordo, ma non è vero) o di contraddizioni (cambiano continuamente idea)? Non dovrebbero minare la fiducia nel governo, invece di aumentarne il consenso? Come sempre, in comunicazione, tutto ciò che si fa e si dice è relativo non solo a chi lo fa e lo dice, ma al contesto e al momento. Innanzitutto, non dimentichiamo che il governo si trova ancora nella cosiddetta “luna di miele” con l’elettorato: a pochi mesi dal suo insediamento, gli elettori sono disposti a concedergli il credito del “è ancora presto, lasciamoli lavorare”. La luna di miele, fra l’altro, potrebbe durare più che in altri casi, perché Lega e M5s si sono proposti come rottura con il passato, come cambiamento: tutti sanno che cambiare è più difficile che mantenere lo status quo. Perciò, anche se i media e l’opposizione strillano che il cambiamento non c’è, molti preferiscono sperare ancora.

È in questo quadro, dunque, che la polifonia governativa non appare alla maggioranza degli elettori né incoerente né mendace, ma al contrario svolge il ruolo fondamentale – ed è questa la sua novità più interessante – di tenere insieme i tipi più disparati e lontani di elettori: dai più rabbiosi ai moderati, dagli estremisti al centro, da quelli che un tempo votavano Berlusconi a molti ex elettori del Pd. Sono proprio le dissonanze del governo, per ora, ad ampliare il suo consenso, a renderlo ancora più trasversale e acchiappatutti di quanto già non siano (e lo sono) Lega e M5s singolarmente.

Ma non è solo merito della luna di miele. Va ricordato, infatti, che Salvini e Di Maio sono gli unici, in questi anni, ad aver dato voce ai bisogni, ai problemi, alle emozioni delle fasce più disagiate della popolazione: disoccupati, anziani con pensioni basse o bassissime, precari di tutte le età (il precariato in Italia non è solo giovanile, ma coinvolge quarantenni e ultracinquantenni), famiglie che hanno visto il loro tenore di vita abbassarsi inesorabilmente. Dopo la delusione del Pd di Renzi, e in assenza di una sinistra degna di questo nome, il voto alla Lega e al M5S è stato per molti l’ultima spiaggia: se perderanno fiducia anche in loro, a chi mai potranno credere? La speranza, si sa, è dura a morire.

2 risposte a “La comunicazione Salvini-Di Maio-Conte: perché (per ora) funziona

  1. Avevo il sospetto che quanto hai scritto fosse la causa di tanto successo. Tutto ciò non depone a favore dell’elettorato. Vado a farmi di fluoxetina.

  2. Indubbiamente la comunicazione giallo-verde funziona,come si evince anche dal consenso,pur volatile,dei sondaggi.Ed è probabile che le ragioni siano quelle espresse nell’articolo:il gioco delle parti,la ricerca di non urtare le sensibilità degli elettori,il concedere fiducia per farli lavorare.ecc.,in fondo salvini è buono perchè con quella faccia paciosa non può essere altrimenti…Anche i copioni di Di Maio e del (premier) Conte sono descritti convincentemente.Però tutto è narrato come se si trattasse di un gioco,elaborato fin che si vuole,ma sempre un giochetto rispetto al quadro generale delle problematiche europee sulla deindustrializzazione ,della povertà ed esclusione crescente,della contraddizione palese tra due forze che hanno origini e storie diverse con cui alla lunga dovranno fare i conti.
    Io penso che la tenuta del successo comunicativo dipenda invece proprio dal sedimento che si è depositato nell’anima culturale del Paese:spiegherò meglio.La maggior parte gente è irritata perchè non giunge a fine mese,le pensioni sono insufficienti a garantire le tutele dignitose,manca il lavoro,ecc.L’insicurezza dei molti è incrementata dalla ira verso coloro che da questo sistema sono stati per fortuna o per merito avvantaggiati e poichè la politica era uno dei valori dello stesso,i politici sono i più criticati.Dunque a mio modesto parere la forza comunicativa dei giallo-verdi dipende più dallo sfondo dei disagi sociali del contesto nazionale che dalla abilità comunicativa dei protagonisti.La comunicazione del governo, se ritenuta efficiente, farebbe vedere un popolo di anomali condiscendenti,imbambolati, e attratti dalla propaganda non dalla informazione.Non mi sembra che sia così:è vero che molti cittadini sono in estremo disagio,ma non hanno l’anello al naso e non seguono incoscientemente i messaggi dei leader.”Il ti farò vedere io come sistemo le cose” ha e avrà un respiro breve.Infatti il disagio ha una radice più profonda, che si annida in un sistema che finisce per creare degli scarti al crescere dei debiti sovrani dei vari Paesi.Non è efficacia o no di comunicazione,non siamo a questi livelli eccellenti ed alti,ma alla concreta rabbia sociale di chi non ha verso chi è in qualche modo privilegiato.Il vero problema nascerà allorchè anche i gilloverdi saranno percepiti come tutti gli altri perchè sono costretti a fare delle scelte poco radicali.Buh,…forse è solo un mio pensiero assai peregrino…

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