Archivi categoria: scrittura

L’ignoranza diffusa su Brexit, Unione Europea, storia e geografia di base

Intervista imbruttita

Esilaranti le interviste che Il Milanese Imbruttito rivolge a passanti, frequentatori e frequentatrici di discoteche, acquapark e altri luoghi di intrattenimento. Testimoniano la pesantissima e diffusissima ignoranza media e ovviamente ottengono molti clic: il livello è infatti talmente basso che ognuno/a può sapere – o fingere di sapere, visto che in sovraimpressione appare la risposta giusta – una risposta in più del/la malcapitato/a di turno, e dunque consolarsi quel tanto che basta per ridere. In realtà, le interviste mettono anche angoscia. È questo lo specchio di un paese che da molti (troppi) decenni non investe in istruzione e educazione. Beccati le (non) risposte estive su Brexit, Europa, storia e geografia di base: Continua a leggere

Compagnie telefoniche: se dici o scrivi parolacce a un servizio di risposte automatiche, riesci a parlare con un essere umano?

compagnie-telefoniche

Diversi amici e conoscenti mi hanno segnalato, negli ultimi mesi, un fenomeno curioso nelle loro relazioni con le compagnie telefoniche: se interagisci con la voce registrata di un call center o con un servizio automatico di risposte sms e non ottieni quel che cerchi, conviene dire o scrivere una parolaccia. D’improvviso, come per incanto, la risposta si fa, da inadeguata e/o priva di senso che era, pertinente e sensata, e in due mosse ottieni l’informazione o il servizio che cercavi. Tanto varrebbe, allora, esordire con una parolaccia? Mi chiedo se stiamo assistendo alla codificazione del turpiloquio – e dell’aggressività che implica – come metodo per ottenere in modo più rapido ed efficace ciò che si vuole. Qui l’esempio di un esilarante scambio con TIM (ringrazio Luca per avermelo passato):

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Com’era Umberto Eco a lezione, nelle aule universitarie, con gli studenti?

L'Espresso 26 febbraio

Sul numero dell’Espresso oggi in edicola, la copertina e molte pagine sono dedicate a Umberto Eco. Questo è il mio contributo:

Com’era Eco a lezione, nelle aule universitarie, con gli studenti? È stato il mio docente di riferimento in tutto – laurea, dottorato, post-dottorato – ed è per me difficile, oggi, condensare un’esperienza che è stata lunga, ricca, abbondante, addirittura strabordante (proprio com’era lui, in aula e fuori). Ci provo con tre parole: Continua a leggere

Premio internazionale per la sceneggiatura MatTador, per giovani da 16 a 30 anni

Premio MatTador

L’Associazione Culturale MATTADOR apre il 7° Premio Internazionale per la Sceneggiatura MATTADOR dedicato a Matteo Caenazzo, giovane talento triestino scomparso prematuramente il 28 giugno 2009, mentre stava studiando e lavorando con l’obiettivo di intraprendere la professione di sceneggiatore. Il Concorso è rivolto a giovani autori italiani e stranieri dai 16 ai 30 anni e prevede queste sezioni: Continua a leggere

Studio, dunque scrivo, di @LuisaCarrada e Claudia Trequadrini

Studio, dunque scrivo

È imperdibile Studio, dunque scrivo, l’ultimo lavoro di Luisa Carrada – che su questo blog non ha bisogno di presentazioni – e Claudia Trequadrini, insegnante all’Istituto Guglielmo Marconi di Pescara. In parte ispirato a Lavoro, dunque scrivo! Creare testi che funzionano per carta e schermi, il libro mostra subito una grande autonomia e originalità rispetto non solo al lavoro che Luisa fa da quindici anni sulla scrittura, ma a qualunque libro su questo tema che sia circolato in Italia negli ultimi tempi. Per niente facile, infatti, scrivere un libro che sia nello stesso tempo: Continua a leggere

Ancora su emozioni e storytelling

Camera dei Deputati 7 maggio 2015

Oggi nessuna storia, nessun racconto – che sia pubblicitario o politico, giornalistico, televisivo o altro – può accedere a un pubblico di massa, può diventare virale in rete e portare attenzione, fama e soldi a chi lo ha prodotto, se non ha Continua a leggere

Cerchi di capire prof, sono vecchia. Ho 26 anni

Oggi pubblico di nuovo uno dei post più cercati, letti e discussi di questo blog. Non è il più letto in assoluto, ma il più durevole, quello che in gergo editoriale si chiamerebbe long seller. Non so bene come in rete le persone ancora oggi ci arrivino (un amico lo segnala? una condivisione sui social media?), ma di fatto ogni giorno le statistiche del mio blog lo includono fra i più letti. Ogni santo giorno da quel lontano 13 settembre 2013 in cui lo scrissi, condensando in un dialogo il vissuto che tanti studenti e ex studenti mi raccontano. Insomma, ancora oggi la “storia di Anna” colpisce lettori e lettrici di tutte le età: 20enni, 30enni, 40enni e perfino 50 e 60enni, come si capisce dai commenti. Il che da un lato conferma quanto la categoria di “giovane” si sia ormai allargata a dismisura, includendo almeno cinque decenni. D’altro lato, ci fa capire che tutti questi “giovani” hanno una curiosa caratteristica in comune: in realtà si sentono “vecchi”. Da subito. Anche a 20 o 30 anni. Accidenti. 😮

D I S . A M B . I G U A N D O

Manga girl

La ragazza è pallida, smagrita. Chiude la porta, siede sulla sedia di fronte alla mia scrivania, piazza il borsone sulle ginocchia. Mi concentro per ricordare chi è: magistrale in Semiotica? Sì, ma non solo. Ha fatto pure il triennio, ecco. È un po’ che non la vedo: un anno? Di più. Metto a fuoco e ci sono: corso di Semiotica dei consumi, gli occhioni attenti in prima fila. Una ragazza seria, concentrata, una che faceva domande intelligenti. E un 30 e lode alla fine. Ecco come la ricordo.

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