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L’ignoranza diffusa su Brexit, Unione Europea, storia e geografia di base

Intervista imbruttita

Esilaranti le interviste che Il Milanese Imbruttito rivolge a passanti, frequentatori e frequentatrici di discoteche, acquapark e altri luoghi di intrattenimento. Testimoniano la pesantissima e diffusissima ignoranza media e ovviamente ottengono molti clic: il livello è infatti talmente basso che ognuno/a può sapere – o fingere di sapere, visto che in sovraimpressione appare la risposta giusta – una risposta in più del/la malcapitato/a di turno, e dunque consolarsi quel tanto che basta per ridere. In realtà, le interviste mettono anche angoscia. È questo lo specchio di un paese che da molti (troppi) decenni non investe in istruzione e educazione. Beccati le (non) risposte estive su Brexit, Europa, storia e geografia di base: Continua a leggere

Snapchat, il re dei temporary social media

snapchat-logo

Da qualche anno si moltiplicano le applicazioni che permettono di inviare messaggi che, invece di rimanere archiviati online per sempre, si autodistruggono dopo essere stati ricevuti e visualizzati. La tendenza risponde al bisogno di privacy e intimità che i social media più diffusi al mondo (Facebook e Whatsapp in primis) non soddisfano. Queste applicazioni sono definite temporary o ephemeral social media e la loro diffusione è arrivata al punto che alcuni entusiasti vi hanno visto il futuro dei social network, arrivando a parlare di Ephemeralnet, rete effimera. Al momento il temporary social network più diffuso al mondo è Snapchat, Continua a leggere

Always #LikeAGirl: le ragazzine chiedono emoji senza stereotipi di genere

#LikeAGirl_Girl_Emojis

Dal 2 marzo è online l’ultima puntata della campagna #LikeAGirl (nata nell’estate del 2014) di Always – azienda di prodotti per l’igiene intima femminile della Procter & Gamble. Stavolta Always prende di mira gli stereotipi di genere che si annidano nelle faccine – o emoticone o emoji – che usiamo su Whatsapp, sui social media e in moltissimi testi online. Ancora una volta la campagna dà la parola ad alcune preadolescenti e adolescenti che, mettendo in scena una spontaneità non ancora accecata da convenzioni di genere (fosse vera! sul realismo di queste interviste mi sono già espressa), notano dettagli a cui per abitudine la maggior parte delle ragazze e donne non fanno più caso: Continua a leggere

Potere e bellezza, ovvero: in politica l’avvenenza è un vantaggio o un boomerang?

Cassero luglio 2015

Il 21 luglio 2015, nell’ambito della rassegna “La città delle dame”, ho tenuto al Cassero di Bologna una conferenza su «Il potere della bellezza», in cui ho proposto una riflessione sul ruolo che l’apparenza fisica svolge per donne e uomini che fanno politica, in Italia e all’estero. Un bel volto, un bel corpo sono sempre un vantaggio per chi occupa una posizione di potere o possono creare problemi? Ci sono differenze per donne e uomini? Come è trattata l’immagine del corpo del/la leader nella comunicazione politica italiana? Viene enfatizzata o neutralizzata? E all’estero cosa accade? Che nesso c’è fra l’estetica pubblicitaria e quella politica? Gli esempi che ho discusso sono tanti: da Pierluigi Bersani a Continua a leggere

Storytelling: a furia di nominarlo, non significa più niente. Peggio: sembra una brutta cosa

storytelling

Negli Stati Uniti si parla di storytelling dalla metà degli anni ’90. E lo si fa in moltissimi ambiti: dall’economia al diritto, dal giornalismo alla comunicazione d’impresa, dalla pubblicità alla comunicazione politica, dal marketing alla diplomazia internazionale, dalle scienze cognitive al management. All’epoca la moda fu così pervasiva, che si parlò di narrative turn, “svolta narrativa”. In Italia, che arriviamo sempre tardi, si parla di storytelling da una decina d’anni. Siamo in ritardo, è vero, ma alla fine abbiamo esagerato, perché oggi da noi la parola storytelling, come Continua a leggere

Quando l’ex bravo studente, una volta in azienda, ha gli occhi dell’animale braccato

D I S . A M B . I G U A N D O

Ragazzo manga impaurito

Ne incontro spesso, di ex bravi studenti che oggi lavorano, con stipendi alti e grandi soddisfazioni, in multinazionali dei settori più svariati: dall’informatica alla moda, dalla cosmesi all’alimentazione. Li ricordo svegli, veloci e più che bravi, bravissimi: media di voti alta, diverse attività fuori dallo studio, buone relazioni con i docenti, grandi iniziative. Non a caso, trovano subito lavoro. Non a caso, fanno carriera velocemente. E non diventano squali come Paolo, no. Piuttosto gli accade qualcosa del genere.

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Leopolda, terra degli… uomini?

Leopolda. Terra degli uomini

Non sono una fanatica del politically correct. Credo che il rispetto delle donne e la difesa della parità di genere passino anche dall’uso consapevole e controllato delle parole, non solo da quello. Scrivo questo post, dunque, senza nessuna ossessione pregiudiziale, perché i problemi della mancata parità di genere, in Italia, vanno innanzi tutto risolti sul piano economico, sociale e culturale, non certo (e non solo) su quello linguistico. La lingua rispecchia e contribuisce ad alimentare i problemi, ma certo non può, da sola, risolverli. Detto questo, sono rimasta allibita dalla totale mancanza di sensibilità che traspare dal payoff della Leopolda 2015. Terra degli uomini, dice. Continua a leggere