Archivi categoria: stage e lavoro

«Sa una cosa, prof? In Italia non fa figo fare figli»

Manga boy

Qui di seguito ricostruisco una conversazione che ho avuto con Luca, 23 anni, piombato nel mio studio dopo aver trascorso sei mesi a Parigi con una borsa Erasmus. Fra i mille dettagli che Luca riesce a comprimere in pochi minuti, d’improvviso emerge un tema che non mi aspettavo: i bambini. Pochi, pochissimi in Italia. Tanti, e secondo lui molto diversi dai nostri, a Parigi. Continua a leggere

Uno stage a Milano per lavorare nel web marketing e sulla pubblicità online

Logo Mail & Brands

Ricevo e volentieri pubblico questa offerta di stage: Continua a leggere

A volte basta poco, a 27 anni, per farsi coraggio e… partire, andarsene. Via dall’Italia

Ragazza con la valigia

Alcuni mesi fa, per la precisione la sera del 9 luglio 2014, ho ricevuto questa mail da Anna (nome di fantasia): «Professoressa Cosenza, buonasera. Sono una studentessa iscritta a una magistrale in Lettere classiche, ma esterna all’ateneo bolognese. Faccio capo all’ateneo XY, e non è per questioni burocratiche che intendo consultarla. Provo solo a chiederle un parere circa una questione “umana”, in qualità di chi apprende rispetto a chi ha più esperienza. Continua a leggere

Lavorare in USA: stipendi, ferie, clausole contrattuali e altri miti

Lavorare_in_USA

Trovo sul blog Vivere in Usa, che ieri ho segnalato fra quelli che possono darti una mano se desideri lavorare all’estero, una interessante lista di miti da sfatare sulle condizioni di lavoro negli Stati Uniti. Eccola: Continua a leggere

Vuoi lavorare all’estero? Alcuni blog per orientarti

Keep Calm and Expat Yourself

Trovo sul blog di Francesca, che si è laureata con me diversi anni fa e oggi vive e lavora a Groningen, una lista di blog (c’è anche un gruppo Facebook) che ti possono essere utili se l’Italia ti sta stretta e vuoi tentare di espatriare. Sono moltissimi (sempre di più) i giovani che ogni giorno mi chiedono consigli su come fare per andarsene da un paese che sembra non lasciare loro più nessuna speranza. Prima regola, ovviamente: conoscere bene (… bene!) l’inglese. Dopo di che, passa qualche giorno a leggere con attenzione questi blog e ne riparliamo. Continua a leggere

Se portare il caffè al capo non è servilismo, ma segno di umiltà e collaborazione

Dipendente che serve il caffè al capo

Ogni volta che do spazio alla storia di qualche studente o ex studente che sta attraversando un’esperienza negativa, puntualmente qualcuno mi accusa di proporre una visione pessimistica e scoraggiante dei giovani, della vita, del mercato del lavoro in Italia. Viceversa, ogni volta che pubblico la storia di qualcuno che ce l’ha fatta ed è felice di ciò che studia, del suo lavoro, di se stesso/a, puntualmente qualcuno storce il naso perché in questo modo starei dando un’immagine edulcorata o idealizzata dei giovani, del lavoro, dell’Italia intera. Bah. Per controbilanciare la storia triste di Marco, pubblico allora la ventata di ottimismo che viene da Matteo, così mi becco subito le lamentele sulla mia presunta visione stucchevole del mondo e non ci penso più. Eccola: Continua a leggere

Sentirsi falliti a ventotto anni, ovvero: quando il lavoro ti ruba i sogni e la vita

Ragazzo triste manga

Mi scrive Marco (nome di fantasia): «Salve Prof, si ricorda di me? Mi sono laureato con lei quattro anni fa, con una tesi sul web semantico. Già allora discutevamo di cose che sono considerate all’avanguardia tutt’oggi, figuriamoci all’epoca. E cercavamo di incrociare la semiotica con l’analisi semantica come la intendono gli informatici, ricorda? Se ci penso, mi vengono i brividi: stavo bene allora, mi sentivo carico, pieno di progetti, proiettato verso il futuro. Dopo la laurea mi presero subito a lavorare Continua a leggere