Archivi tag: 8 marzo

Muratore o muratrice? Allenatore o allenatrice? Perché l’uso del femminile per le professioni svolte da donne dà ancora fastidio?

Emma, muratrice

Quindici anni fa – lo ammetto – se qualcuno insisteva nel proporre l’uso del genere grammaticale femminile nel caso di parole riferite alle donne, laddove la maggioranza usava il maschile per indicare genericamente uomini e donne, consideravo l’insistenza un’esagerazione, una forma di pedanteria, un’attenzione petulante per dettagli in fondo poco rilevanti, visto che i problemi delle donne “sono ben altri”, pensavo, secondo il noto ritornello del più bieco benaltrismo. Quindici anni fa. Sbagliavo. Dal 2007, poi, anche grazie alla diffusione in rete di molte informazioni e riflessioni sulla mancanza di parità di genere in Italia, sono nati Continua a leggere

«Ok Glass!». E accade di tutto, violenza inclusa

Ok Glass!

I filmati in cui qualcuno riprende il mondo in soggettiva indossando Google Glass sono il modo tipico in cui Google pubblicizza i suoi occhiali intelligenti: gente che si butta dal paracadute, genitori che giocano con i bimbi, schiamazzi al luna park, e così via. Uno per tutti, questo: Continua a leggere

Festa della donna con strip maschile

Oggi si terranno manifestazioni, sit in, eventi in oltre 50 città italiane: tutti per protestare contro la mancanza di parità di genere e chiedere soluzioni ai problemi delle donne italiane. Mentre mi chiedo quanto risalto mediatico otterranno – vedi Dieci cose da ricordare quando si scende in piazza – faccio una rapida ricognizione sul modo più diffuso di festeggiare l’8 marzo in Italia, quello che da una ventina d’anni invade centinaia di discoteche, pub, ristopub, discodinner o come si vogliono chiamare: la cena fra amiche con striptease maschile.

Prima osservazione: l’immaginario costruito attorno a queste serate è smaccatamente maschile. Talmente maschile da essere gay.

Seconda osservazione: riti come questi hanno sicuramente contribuito a sedimentare, negli anni, l’illusione che la parità fra uomini e donne sia stata del tutto raggiunta e che le italiane siano autonome, spregiudicate, emancipate. Se si divertono a partecipare a uno strip maschile, vorrà dire che sono proprio come gli uomini, no?

Illusione che sono innanzi tutto le donne a coltivare e difendere: vanno alla festina con strip, mettono una banconota da cinque euro negli slip dello strip-man di turno, ridono come matte fra loro, toccano lo spogliarellista, si fanno toccare e c’è pure chi va oltre, se se lo può permettere. Col che dimenticano, per una sera, di essere pagate meno del collega di pari grado, di non aver mai fatto carriera, di non avere figli perché l’asilo costa troppo o non c’è, di avere un marito che, al contrario, fa sempre tutto quello che gli pare e piace.

Non ho nulla contro questo modo di festeggiare, beninteso: ognuna è libera di divertirsi come crede. E in una società realmente paritetica (Islanda, Finlandia, Svezia e così via) tutto ciò avrebbe un altro senso. Ma in Italia?

Bologna:

Bologna, Italian do it better

Formigine, Modena:

Modena, Mamma Orsa

Milano:

Milano

Napoli:

Napoli

Catania:

Catania

Studenti&Reporter 4 – Il femminismo, che roba è?

Oggi l’inchiesta di Studenti&Reporter su Repubblica Bologna verte su donne e femminismo, collocandone i problemi fra la realtà economica del paese e gli stereotipi negativi che gravitano attorno alla parola «femminismo».

Questa è l’inchiesta di Daniele Dodaro, Valentina Scattolari, Aura Tiralongo, che hanno intervistato ragazze e ragazzi di tutto l’ateneo bolognese:

“Il femminismo? Roba anni ’70”. Anche le ragazze lo rifiutano

Questo è il mio pezzo introduttivo, un po’ più lungo di quello apparso su Repubblica:

Si avvicina l’8 marzo e come sempre si parlerà di donne. Ma quest’anno a Bologna c’è stato il cosiddetto Cinzia-gate, che è arrivato all’attenzione nazionale mescolandosi alle vicende del premier in modi spesso fuorvianti e vischiosi. Il che ha prodotto più gossip e curiosità morbosa che analisi lucide, equilibrate.

Parlare di donne in questo contesto è più difficile, perché da un lato si presta a strumentalizzazioni politiche che non c’entrano nulla con i problemi delle donne, i quali stanno a destra come a sinistra. D’altro canto si presta a stupidaggini del tipo: stai con Cinzia o Flavio? Che non hanno nulla a che vedere, ancora una volta, con i problemi reali.

Vogliamo contribuire alla riflessione in due modi. Innanzi tutto riportando il discorso sulle donne all’ambito economico, che spiega molte cose.

Se le donne vendono il corpo a uomini di potere, e se per le più svariate ragioni – inclusa la vendetta e il risarcimento – chiedono soldi agli uomini più spesso che viceversa, è perché lavorano meno e hanno meno soldi degli uomini.

Nell’agenda di Lisbona del 2000, l’Unione europea si proponeva di portare al 60% l’occupazione femminile; ma i dati Eurostat sull’Italia a marzo 2009 parlavano ancora del 46,3% di occupate, contro il 68,5% di uomini: quasi 14 punti sotto la soglia di Lisbona e circa 12 sotto la media europea.

Vale inoltre la pena ricordare che ogni anno il World Economic Forum classifica 134 paesi sulla base delle differenze di genere in quattro ambiti: economia, politica, educazione, salute. Ebbene, nel Report 2009 l’Italia è al 72° posto. Il che significa non solo che stiamo dietro a Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia, che occupano le prime 4 posizioni, ma dietro a paesi che forse non avremmo detto: dall’Argentina (24°) alla Namibia (32°), dalla Thailandia (59°) alla Romania (70°).

In secondo luogo abbiamo cercato di rispondere a una domanda che ultimamente si sente spesso: se è vero che in Italia le donne sono subalterne, perché non si ribellano come fecero le femministe? Le possibili risposte sono molte. Una radice del problema, credo, sta negli stereotipi negativi che molti oggi associano alla parola “femminismo”. È proprio per snidarli che abbiamo chiesto ai ventenni: “Se dico la parola femminismo, o femminista, cosa ti viene in mente?”. Li abbiamo lasciati parlare.  L’idea di femminismo che emerge non è incoraggiante.

Questo il pezzo su Repubblica:

L’8 marzo degli stereotipi che taglia fuori i veri problemi

——————

Qui le puntate precedenti di Studenti&Reporter:

Studenti&Reporter 3 – Insicurezza reale e precepita, 17 febbraio 2010

Studenti&Reporter 2 – La movida Made in Bo, 3 febbraio 2010

Studenti&Reporter 1 – Presentazione, 20 gennaio 2010