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Il social media marketing che guarda avanti

Mentre in Italia gli stereotipi sui social media insistono a collegarli ai ragazzini, cioè ai maschi adolescenti e postadolescenti, il mondo va da un’altra parte.

A dire il vero anche in Italia l’uso dei social media da parte delle donne e delle persone over 40 è in continuo e rapido aumento, ma tant’è: gli stereotipi se ne fregano.

Hanno invece le idee chiare le aziende americane. Alla fiera Ad:Tech di New York, dov’ero all’inizio di novembre, gli espositori offrivano servizi di social media a tutte le aziende, di tutte le dimensioni e tutti i settori merceologici.

Quanto agli stereotipi, un solo esempio basta a chiarire in che direzione guarda il marketing dei social media più avanzato.

«Marketing forward» era la headline che campeggiava nello stand della multinazionale Experian. E queste erano le immagini (clic per ingrandire):

Marketing Forward 1

Marketing Forward 2

La confezione di Barbareschi e i contenuti di Fini

Sono tornata in Italia ieri mattina dopo cinque giorni trascorsi a New York per Ad:Tech. E ho passato un paio d’ore, ieri pomeriggio dopo lezione, ad aggiornarmi sulle ultimissime vicende politiche italiane.

Seguendo il filo dei commenti sulla stampa di ieri, ho ascoltato il discorso di Fini alla convention di Futuro e Libertà (Perugia, 6-7 novembre): meno emotivo che a Mirabello (vedi Perché Fini sembra di sinistra, anzi meglio), Fini ha ulteriormente rafforzato a Perugia le componenti di buon senso, equilibrio e controllo razionale della sua immagine, per contrapporsi alle intemperanze dell’ultimo Berlusconi.

Nel gioco delle parti, a Perugia l’emotività è toccata tutta a Luca Barbareschi, uno dei principali motori comunicativi di Futuro e Libertà, colui che ne ha prima ideato il nome e ora il Manifesto.

Accompagnato dalle note di Ennio Morricone e da un opportuno gioco di luci, Barbareschi ha mescolato il suo ruolo di attore a quello di politico recitando – più che leggendo – il Manifesto per l’Italia. Sfortunatamente però, la mescolanza non gli è riuscita del tutto: il singhiozzo trattenuto e la voce commossa verso la fine del discorso, per esempio, erano un po’ troppo forzati per essere credibili.

Smagliature a parte, mi ha colpita la scenografia televisiva per cui il Manifesto è stato progettato e in cui di fatto è stato presentato. È lo stesso allestimento, ci sono gli stessi colori e le stesse atmosfere che accompagnavano il primo Berlusconi, quello glorioso della discesa in campo del 1994.

D’altra parte, l’attore Barbareschi è cresciuto nella stessa cultura televisiva berlusconiana che ora pretende di criticare.

Il punto allora è: riuscirà la confezione di Barbareschi a incartare i contenuti di Fini in modo da far dimenticare agli elettori le contraddizioni, gli andirivieni e le ancora persistenti incertezze dell’una e degli altri?

Il Manifesto per l’Italia recitato da Luca Barbareschi:

Un montaggio video realizzato dal blogger Claudio Messora, che evidenzia le origini (e le contraddizioni) di Barbareschi prima attore e conduttore televisivo, ora politico: