Archivi tag: Agcm

Pubblicità ingannevoli su prestiti, mutui e finanziamenti

«Le pubblicità devono indicare elementi utili per identificare le caratteristiche del bene o servizio reclamizzato, a partire dal prezzo: eventuali omissioni possono infatti indurre a fare scelte non pienamente consapevoli, anche nei casi in cui i consumatori e le consumatrici abbiano la possibilità di acquisire altre informazioni in un momento successivo, ad esempio navigando su internet o rivolgendosi direttamente all’impresa. È un principio stabilito dal codice del consumo, e ormai consolidatosi nella giurisprudenza, che vale a maggior ragione quando, per complessità della materia, c’è una forte asimmetria tra l’operatore e il cittadino.

Prendiamo la pubblicità delle aziende nel settore del credito. Ci sono moltissimi esempi di istituti bancari che sono stati sanzionati dall’Antitrust per aver dato informazioni insufficienti o ambigue sui costi di un servizio (apertura e gestione di un conto corrente, carta di credito, mutui).

Un operatore bancario conta i soldi

In moltissimi casi l’inganno viene da piccole finanziarie e società di mediazione creditizia, che promettono condizioni favorevoli per accedere a un prestito o una cessione del quinto, ricorrendo a inserzioni pubblicate su quotidiani locali, sulla free press o suvolantini recapitati nella cassetta delle lettere: anche senza costose campagne pubblicitarie, questi messaggi riescono spesso ad attrarre coloro che sono alla ricerca di piccoli finanziamenti, inducendoli a sottoscrivere un contratto senza poter comparare i costi delle rate con quelli di altri operatori concorrenti.

Di recente il Tar ha ribadito che la semplice pubblicazione di tabelle esemplificative delle rate per prestiti di diversa entità non basta, se non è indicato con precisione il Tasso annuo effettivo globale (Taeg), che permette di calcolare tutti i costi che devono poi di fatto essere sostenuti (polizza assicurativa, spese istruttoria, ecc.), e ha perciò confermato la sanzione a carico di una società di mediazione finanziaria.

Il problema ha purtroppo un impatto sociale rilevante – evidenziato anche da un recente Rapporto di Cittadinanza attiva – perché spesso gli operatori del settore approfittano della situazione di difficoltà economica di chi è alla ricerca di un piccolo finanziamento per far fronte a spese impreviste o bisogni urgenti. Per questo Assoutenti ha realiizzato un video per sensibilizzare i cittadini sul tema e invitarli a segnalare all’Antitrust i casi di pubblicità ingannevole che incontrano.» Giulio Marotta – Assoutenti

Spot ingannevoli: vince la nostra petizione. Ma non basta

Premessa: non amo il clic-attivismo da salotto, quello per cui se ti unisci a qualunque gruppo di indignati su Facebook o clicchi «mi piace» per qualunque causa ti paia buona e giusta, ti senti subito un rivoluzionario. Così, senza nemmeno aver capito se la causa e l’indignazione fossero sensate.

Però è insopportabile anche l’atteggiamento degli apocalittici che se la prendono di principio con qualunque iniziativa parta da una raccolta di firme online. O gridano allo scandalo se, per raggiungere un certo target e un certo numero di adesioni, si usano tecniche di internet marketing (vedi: «Clicktivism is ruining leftist activism»). Insomma la penso un po’ come Ben Brandzel, grande organizzatore di mobilitazioni on line che ha lavorato come dirigente per MoveOn, Avaaz e Organizing for America:

«The value of any tool is only clear when one understands the context, purpose and effect; and while all online organising tactics start on the internet, every good tactic ends with offline, real-world impact.» (The Case for Online Organising)

Perciò il 23 agosto ho fatto il mio primo esperimento di petizione on line,  rivolgendone una all’Agcm (Antitrust) affinché facesse ritirare gli spot ingannevoli del 4.81.82 che giravano sulle reti Mediaset da luglio. E per farlo, ho scelto la sezione italiana di Change.org, aperta da poco, perché sono riuscita a condividere con il direttore Salvatore Barbera e il suo staff la stessa concretezza e serietà che emerge dalle parole di Ben Brandzel.

Change.org Italia

Ebbene, in cinque giorni abbiamo raggiunto 10.000 firme (ora sono quasi 12.000) e venerdì 7 settembre abbiamo ottenuto una risposta dell’Antitrust, che ha ordinato, come richiesto, la sospensione immediata (entro cinque giorni) della campagna. Ora, tenendo conto del fatto che era agosto, quando tutti erano distratti e l’Antitrust era in ferie, non è male.

E tuttavia non basta, perché:

  1. Dato il periodo di ferie, l’Antitrust è intervenuto troppo tardi, quando probabilmente gli spot sarebbero comunque cessati: le aziende che fanno questo tipo di campagne le programmano in agosto proprio per questo. Accadrà di nuovo.
  2. L’Antitrust non ha comminato nessuna sanzione pecuniaria, mentre per legge avrebbe potuto farlo, fino a 500.000 euro.
  3. Le sanzioni previste dalla legge (vedi Codice del Consumo, art. 27) sono comunque troppo basse per essere un deterrente serio. Spesso, quando le grandi aziende decidono di lanciare campagne ingannevoli, mettono in bilancio dall’inizio la probabile multa, perché è irrisoria rispetto ai guadagni che la campagna porterà.

Perché allora ho lanciato la petizione? Perché le 12.000 firme ottenute con Change.org sono comunque meglio, in termini di attenzione diffusa, delle decine di denunce che avevo ottenuto con un articolo QUI e sul Fatto Quotidiano. Perché bisogna tenere alta la guardia (di tutti: consumatori, media, lo stesso Antitrust) contro la pubblicità ingannevole, da cui siamo circondati: dai cosmetici e alimenti che fanno miracoli, alle tariffe telefoniche incomprensibili. E perché se l’attenzione diventasse un po’ alla volta più alta e le firme molte di più, si potrebbe anche far cambiare la legge, rendendola più incisiva. Chissà.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

Gli spot ingannevoli del 4.81.82: come denunciarli all’Agcm

Da luglio vanno in onda a ripetizione su Mediaset alcuni spot truffaldini che Walter, lettore di questo blog, mi ha segnalato mentre ero in vacanza:

«Da circa un mesetto le reti Mediaset trasmettono uno spot assurdo in cui testimonial più o meno noti (tipo Marco Predolin) invitano i telespettatori a partecipare ad un’estrazione che mette in palio un Ipad e 500 euro di ricarica.

Per aderire basta mandare un SMS al 4.81.82 contenente la risposta alla domanda idiota che viene posta dal testimonial di turno (esempio: chi è il miglior amico dell’uomo? Il cane o il gatto?).

Spot 4.81.82 fermo immagine

Il problema è che la demenzialità della domanda spinge i telespettatori “più ingenui” a partecipare senza sapere esattamente a cosa vanno incontro, dato che le condizioni del servizio sono scritte piccole piccole sul lato dello schermo.

Cosa c’è scritto? Che mandando l’SMS non solo si acquisisce il diritto di partecipare all’estrazione, ma si attiva anche (in automatico) un servizio in abbonamento per ricevere suonerie e sfondi per il cellulare all’esorbitante prezzo di 24 euro al mese (!!).

Conosco alcune persone che hanno piccoli limiti cognitivi e che sono cadute nel tranello e che per qualche mese hanno dovuto pagare quella incredibile cifra prima di decidere, con grande fatica e vergogna, di farsi aiutare da qualcuno per disdire l’abbonamento.

Insomma non si tratta di semplice “ingenuità” del telespettatore, come troppo spesso e troppo semplicisticamente si sostiene. Ed evidentemente ci sono davvero molti casi come quello che ho descritto io (ma penso anche agli anziani e ai minori), se si arriva addirittura a fare uno spot su Mediaset all’ora di punta.»

Nel frattempo, gli spot ingannevoli sono già stati segnalati in rete. Vedi per esempio questo articolo del Disobbiediente. Eppure continuano: evidentemente, complice la disattenzione estiva (io stessa ero in vacanza), nessuno li ha ancora denunciati all’Agcm, che è l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, detta Antitrust, a cui dal 2007 vanno segnalate anche le pubblicità ingannevoli e/o scorrette (vedi qui la definizione di «ingannevole» e «scorretta»). A differenza dello Iap (a cui puoi sempre denunciare gli spot ingannevoli), l’Agcm, oltre a imporre il loro ritiro, può comminare sanzioni pecuniarie fino a 500.000 euro (che per una grande azienda sono risibili, lo so, ma questa è la legge).

Denunciamo subito, e facciamolo in molti. Qui c’è il modulo per la denuncia on line. Da qui scarichi anche un pdf compilabile: MODELLO SEGNALAZIONE AGCM PDF COMPILABILE. Non sarebbe male mandare copia di tutto a qualche associazione di consumatori, come Altroconsumo.