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Il bacio e il parto del Pd

Sono usciti ieri i due spot per il Pd che l’agenzia Aldo Biasi comunicazione – la stessa che ha curato i manifesti de “L’Italia Giusta” – ha affidato al regista Luca Miniero (quello di “Benvenuti al sud” e “Benvenuti al nord”). In entrambi c’è una coppia di giovani: uno finisce con un bacio, l’altro con un parto.

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L’Italia Giusta del Pd di Bersani

Non ho ancora commentato le affissioni di questa campagna elettorale e comincio dal centrosinistra. Sull’Italia Giusta del Pd hanno già sparato in molti e non volevo aggiungermi io, avando già scritto molto – qui e in SpotPolitik – sugli annosi problemi di comunicazione del Pd. Avevo peraltro già notato, durante le primarie del centrosinistra, che di recente la comunicazione di Bersani è migliorata, e continuo a pensarlo: è più sorridente, più ironico e autoironico, più chiaro, più incisivo. Lo scossone Renzi gli ha fatto bene.

Anche le affissioni «L’Italia giusta», pur affidate alla stessa agenzia, sono un passo avanti rispetto al «Rimbocchiamoci le maniche». Però va detto: ciò che ne scrive Annamaria Testa è tecnicamente ineccepibile, e perciò a lei rimando. Mi limito ad aggiungere che, dal mio punto di vista, le nuove affissioni sono comunque un (piccolo) passo avanti perché meno patinate ed estetizzanti di quelle con la camicia bianca su fondo bianco, meno concentrate sul corpo del leader. Nel complesso, cioè, danneggiano meno Bersani.

Bersani 2013

Però la foto non gli fa onore, non tanto per ragioni estetiche (dal vivo è meno cupo e rugoso di come appare in foto) ma perché quel sorriso ambivalente (beffardo? perplesso? o solo frenato?) non coglie di lui il tratto di “paternità benevola e rassicurante” che nei comizi e persino in tv Bersani ha ormai imparato a esprimere. E che in tempo di crisi è prezioso, perché aiuta a rassicurare le persone che soffrono le conseguenze della crisi, a cui il centrosinistra, più di tutti i partiti, dovrebbe rivolgersi. Inoltre non funziona l’idea di accostare una posa chiaramente artificiale (con quel braccio appoggiato al tavolo, la mano vezzosa, la fede ostentata, lo sguardo di traverso) alla headline “L’Italia giusta”: che idea di giustizia ed equità può mai rappresentare un signore che si mette in posa col vestito grigio delle buone occasioni in uno studio fotografico?

Berani 2013 verticale

Detto questo, per fortuna il resto della comunicazione di Bersani è migliore di queste affissioni. E per fortuna circolano in rete parodie che, pur volendo metterlo alla berlina, in realtà gli fanno un regalo, perché ne addolciscono e colorano l’immagine. Auguro a Bersani e al Pd che ne fioriscano altre. E proliferino in rete.

Bersani Gargamella

Bersani l'Italia Gusta

Perché la campagna «Rimbocchiamoci le maniche» non funziona

Da quando la campagna del Partito Democratico «Rimbocchiamoci le maniche» è uscita (a quanto pare è di Aldo Biasi Comunicazione), le battute si sprecano.

Alla Festa Democratica Nazionale (Torino, 28 agosto – 12 settembre 2010) lo slogan era completato dalla frase «Cominciamo a sognare». E tutti a domandarsi quando mai la gente si rimbocca la maniche per sognare (clic per ingrandire).

Rimbocchiamoci le maniche. Cominciamo a sognare

Allora hanno messo «Per giorni migliori», ottenendo qualche settimana di decoroso silenzio.

Ora però sono apparse in tutta Italia queste affissioni, e tutti sono di nuovo scatenati: «che c’entrano i giorni migliori con quella faccia incazzata?», «che fa Bersani in quella posa da cowboy?», «e dopo che te le sei rimboccate, che fai?» (clic per ingrandire):

Per giorni migliori. Rimbocchiamoci le maniche Le Tasse sono aumentate e la pazienza è finita

I soldi per l'istruzione sono diminuiti e la pazienza è finita La disoccupazione è aumentata e la pazienza è finita

A parte la lunghezza e l’insensata organizzazione visiva della headline (sono in corpo maggiore e balzano all’occhio parole a caso come «Le maniche», «E la pazienza è finita», «Sono diminuiti», «È aumentata»), il problema fondamentale è l’immagine di Bersani.

È stata scelta, infatti, quella che io chiamo «estetica del corpo isolato su sfondo bianco» per rappresentare un leader politico che – date le maniche rimboccate – si vorrebbe proporre come un leader del fare, competente e combattivo.

Che cos’è l’estetica del corpo isolato su sfondo bianco? Quella che per esempio i marchi di moda usano per pubblicizzare profumi o intimo. Vedi D&G (clic per ingrandire):

D&G David Gandy per D&G

Chiaro che un’organizzazione visiva del genere serve a concentrare l’attenzione sul corpo – inevitabilmente bello – del soggetto umano fotografato, non certo a magnificarne le doti di pragmatismo. Ma concentrare l’attenzione sul corpo di Bersani finisce per sottoporlo a battutacce sulla pelata e le sopracciglia aggrottate.

Inoltre, imitare lo stile visivo dei marchi di moda per pubblicizzare un partito conferisce alla campagna un che di patinato, artificioso, e trasforma il partito in una confezione vuota.

Come non bastasse, è uscito anche lo spot. Che dall’estetica del corpo isolato è passato all’estetica del gesto: quello di rimboccarsi le maniche, appunto. Senza (neanche stavolta) proporre contenuti, perché Bersani non dice nulla e alla fine se ne va. Col risultato che in questi giorni molti blogger si sono effettivamente concentrati sul gesto – come lo spot induceva a fare – ma l’hanno associato a ben altra pratica: quella di iniettarsi eroina in vena. Vedi cosa ne hanno detto Mattina, Gilioli, Sofri.

E con questo, chiudiamo le feste

In questi giorni Angelo mi ha segnalato lo spot natalizio di Conad (firmato da Aldo Biasi Comunicazione), con questo commento (i grassetti sono miei):

«Lo spot mi suggerisce quanto segue: il miracolo (il sogno) di Natale si realizza nel supermercato; all’esterno la gente è sola o comunque vive un’esistenza non del tutto appagante; dentro il supermercato, invece, davanti alle casse – DAVANTI ALLE CASSE! – la gente è felice, radiosa, unita; infatti la canzone dice “Natale è essere meno soli/ scegliere il bene e non il male/ vivere insieme”.

Quindi, solo se spendo faccio la cosa giusta e realizzo l’armonia con gli altri e con me stesso, tanto più che spendere è momento di lievità e allegria; infatti tutti ballano e volteggiano subito dopo aver pagato.

Infine i bambini. I bambini stanno con la bocca aperta incollati alla vetrina del supermercato. Il loro stupore non è rivolto all’esterno, al mondo, a qualcosa di formidabile che magari si rinnova da qualche parte. No, la loro meraviglia è tutta fissata su quei clienti adulti, quei loro genitori, che ballano davanti alle casse sotto la neve. Il miracolo si compie e i bambini (l’ultima inquadratura è per una bimba) hanno imparato qual è l’unica favola – spendere, spendere – cui credere appassionatamente.

Capisco che si debbano incentivare i consumi, soprattutto in periodo natalizio, ma mi sembra comunque eccessivo e “vecchio”. Lei che ne pensa?»

Credo che Angelo abbia ragione, naturalmente: associare il consumo al sogno, alla felicità, all’infanzia è il modo più tradizionale e rassicurante di fare pubblicità destinata al mass market.

Ma credo pure che, in un paese di persone sempre più anziane come il nostro, in un periodo come quello natalizio, per un mezzo come la televisione generalista e un marchio come Conad (che proprio questo voleva), percorrere strade già battute fosse per l’agenzia l’unica soluzione.

Lo spot natalizio

Per completezza, ecco lo spot «Carrello felice» che ci accompagnerà per tutto gennaio 2010 – coerente con quello natalizio e centrato sull’attenzione per la persona del/la consumatore/trice (oltre che sugli sconti).