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Le classifiche ingannevoli sulle lauree “utili” e “inutili”

Classifica

In questi giorni circolano in rete alcune sedicenti “classifiche” che mettono in graduatoria dal 1° al 10° posto, o giù di lì, le “facoltà” (termine spesso usato in modo improprio) che, a un anno dalla laurea, sfornano più disoccupati. (QUI un esempio.) Gli autori di queste classifichette – che ovviamente mettono all’indice Continua a leggere

Ha senso, in Italia, ripetere che laurearsi non serve a trovare lavoro?

Smiley laureato

Il tormentone circola da tempo sui media e nella politica italiana, ma da un paio d’anni si è fatto più insistente: «Ragazzi, laurearsi non serve a trovare lavoro: meglio andare a lavorare subito dopo il diploma o addirittura dopo la terza media». Ultimo esempio ieri a Radio 24: la puntata di Mix 24, il nuovo programma condotto da Gianni Minoli, si intitolava significativamente «Meno laureati, più idraulici». Io però ogni volta che sento questa cosa salto sulla sedia. Per due ragioni. Continua a leggere

Come laurearsi in Comunicazione e trovare lavoro in sei mesi

Mi scrive Valentina, che si è laureata con me in Scienze della Comunicazione a ottobre 2011 e ha scelto di non iscriversi a nessuna magistrale né master, ma di cercare subito lavoro:

Laurea

Cara prof, ti scrivo per raccontarti di me, perché ho cambiato lavoro da qualche mese e sono contenta di come stanno andando le cose. Forse la mia storia può essere utile a qualche laureando/a o neolaureato/a, chissà.

Dopo essermi laureata con te a ottobre, ho iniziato a distribuire curricula in tutte le agenzie di comunicazione di Bologna e provincia, trovate su internet. Ho realizzato i curricula in modo che avessero un’impostazione grafica carina e un po’ originale (ma non troppo: quanto basta per farsi ricordare) e ho scelto di distribuirli a mano, perché credo che “metterci la faccia” (e il corpo) sia sempre la cosa migliore.

Su 25 agenzie circa, mi hanno risposto in 3, offrendomi tutte stage non retribuiti o con un minimo rimborso spese. Non avendo ricevuto altre proposte, ho scelto di accettare il primo posto che mi era stato offerto, ovvero 6 mesi in un’agenzia di comunicazione di San Lazzaro, a 150 euro al mese. Devo dire che il lavoro non era molto appagante, soprattutto all’inizio (compilazione di database, archiviazione, scansioni e aggiornamento dei portali web), ma fortunatamente lavoravo in un open space e questo mi ha permesso di ascoltare cosa dicevano le altre colleghe (ai clienti, ai giornalisti, ecc) e di apprendere da loro come gestire le diverse situazioni. Dopo qualche mese che lavoravo lì, poi, hanno cominciato a responsabilizzarmi un po’ di più, facendomi scrivere comunicati stampa e mettendomi di supporto a un account senior su un cliente. Nonostante questo, l’ambiente non prometteva possibilità di crescita e io continuavo a monitorare gli altri annunci di lavoro, in cerca di nuove occasioni.

Per darmi più possibilità, a marzo ho iniziato un corso di web design, dopo aver notato che molte offerte si rivolgevano a persone esperte di web e programmazione. Questo per dire che ho provato a rendere più spendibile la mia laurea secondo le esigenze del mercato del lavoro. Oggi ho terminato questo corso e posso dire che, anche se probabilmente non sarò una webmaster nel mio futuro, so come realizzare un sito web base e come ottimizzare i contenuti secondo i principi del SEO.

Ma la vera svolta è stata a fine marzo, quando il mio cv è stato pubblicato su AlmaLaurea. Due o tre aziende mi hanno contattata, e tra queste quella per cui lavoro oggi, che cercava una figura che si occupasse di comunicazione e marketing. Dopo due colloqui, hanno deciso di assumermi con un contratto a progetto di tre mesi per 800 euro netti al mese, che è scaduto a fine giugno ed è stato rinnovato fino a dicembre, con una promessa di contratto a tempo indeterminato.

Almalaurea

Oggi mi occupo di fiere ed eventi (ne ho appena finito di organizzare uno), sito web, brochure, comunicati stampa, contatti con il grafico e pubblicità sulla carta stampata. Dopo un po’ di pressing iniziale, hanno visto che me la so cavare e ora mi danno abbastanza libertà, cosa di cui sono molto contenta.

Come ho fatto a trovare il lavoro che volevo a meno di un anno da una laurea triennale in Scienze della comunicazione? Credo che entrino in gioco diversi fattori: il voto di laurea (110 e lode), la voglia di fare (non mi sono mai seduta aspettando che fosse il lavoro a venire da me) e di mettersi in gioco (vedi il corso di web design), l’umiltà (non mi sono mai proposta come “guru della comunicazione” ma ho accettato di imparare il lavoro da altri, anche se era noioso o poco gratificante) e, perché no, un pizzico di fortuna oltre alla lungimiranza del mio capo, che ha scelto di investire sui giovani (quelli veri, di testa oltre che di anagrafe) per far crescere la sua azienda.

Valentina ho risposto subito che sono felice per lei, raccomandandole però che, va bene l’umiltà, va bene (no anzi, male) la crisi, ma bisogna che lei si faccia valere e punti in fretta a uno stipendio più alto, perché 800 euro netti al mese sono davvero pochi. Così lei infine mi spiega:

So anch’io che 800 euro sono pochi, però tengo in considerazione che è il mio primo lavoro e che l’azienda non ha mai avuto una figura del genere prima, quindi per i primi mesi sono come “in prova” e la paga non può essere troppo alta.

Mi incoraggia anche il fatto che i due soci sono contenti di quello che faccio, e che mirano a darmi un tempo indeterminato a gennaio prossimo, con tutti i benefit che comporta: buoni pasto, cellulare aziendale eccetera.

Basta coi pregiudizi contro Scienze della comunicazione

Venerdì scorso, in un pezzo su Linkiesta, sono tornata sull’annoso problema degli stereotipi negativi che affliggono le lauree del settore della Comunicazione, sulle quali abbondano battute del genere «scienze delle merendine», come quella che fece l’ex ministro Gelmini proprio un anno fa.

In realtà, anche i dati di Almalaurea più recenti (2010), nonostante la crisi,  continuano a non dire affatto che i laureati in Scienze della comunicazione lavorino meno degli altri, anzi: dicono che in media trovano lavoro come gli altri, e senz’altro più di tutti i giovani che hanno un titolo di studio umanistico.

Giovani al computer

Però dicono anche che in media vengono pagati meno e restano più a lungo precari degli altri.

Ora, è chiaro che l’offerta universitaria qualche problema ce l’ha. Basti pensare che in Italia i corsi di laurea nel settore delle Scienze della comunicazione erano 5 nel 1993 (appena nati) e sono circa 150 (fra trienni e magistrali) oggi: l’inflazione, si sa, è sempre un brutto sintomo.

Però l’Italia ha un disperato bisogno di bravi, qualificati e di conseguenza ben pagati comunicatori. Perciò così ho concluso il mio articolo su Linkiesta:

I problemi ci sono, inutile negarlo. Ma non è dicendo ai giovani si evitare come la peste i corsi di comunicazione che si risolvono, specie in un paese come il nostro, in cui la cultura della comunicazione è scarsa in tutti i settori professionali: campagne pubblicitarie banali e volgari, comunicazione sociale inefficace, televisione urlata e politici incapaci di rivolgersi ai cittadini in modo convincente ci mostrano tutti i giorni quanto in basso sia scesa la comunicazione in Italia. Di bravi e qualificati comunicatori il nostro paese avrebbe un disperato bisogno, altro che. Se solo, ovviamente, il mercato non fosse a sua volta condizionato dai pregiudizi di cui stiamo parlando.

È infatti da oltre dieci anni che gli studenti e i laureati in comunicazione sopportano battutine sul loro conto e uscite come quelle degli ex ministri Gelmini e Sacconi: non possiamo pensare che tutto ciò non influisca sulla decisione delle imprese riguardo a stipendi e stabilizzazione del lavoro. È anche a causa di questi pregiudizi infatti che, se un’azienda fa un colloquio a un neolaureato in ingegneria bravo e uno in comunicazione altrettanto (o più) bravo, decide quasi per automatismo di pagarlo meno: l’ingegnere vale di più a priori, non perché «serve di più» all’azienda.

La stessa cosa accade quando un’impresa deve decidere di stabilizzare due precari: a parità di condizioni, si stabilizza prima l’ingegnere (l’informatico, ecc.) perché «altrimenti scappa». È la somma di decisioni come queste che un po’ alla volta ha creato un mercato di stipendi più bassi e di precarizzazioni più frequenti per i laureati in comunicazione. E il circolo vizioso è ormai chiuso.

Un circolo vizioso che sarebbe ora di rompere, una buona volta. Restituendo dignità alle professioni della comunicazione, a partire da come se ne parla. Facendo sempre considerazioni basate su dati e non su stereotipi, pur consapevoli che i dati vanno letti con attenzione e possono essere variamente interpretati. E cominciando a fare tutte queste cose proprio sui media – televisione, stampa, radio, internet – visto che, come dicevo, non si vede perché gli operatori della comunicazione debbano continuare a sminuire ciò che gli dà mangiare.

Per sapere i dati precisi, leggi tutto l’articolo su Linkiesta: «Fai scienze della comunicazione e troverai lavoro».

Sullo stesso tema vedi anche:

Giorgio Soffiato, Mamma voglio fare il comunicatore…, 9 gennaio 2012

Stefano Cristante, Scienze della comunicazione in Italia, tra amenità e simulazione, 31 ottobre 2011

Giovanna Cosenza, La laurea in Scienze della comunicazione è utile: parola di ex studenti, 5 luglio 2011

Giovanna Cosenza, Scienze della comunicazione: sfatiamo i pregiudizi, 17 febbraio 2011

Giovanna Cosenza, Scienze della comunicazione: amenità contro dati, 14 gennaio 2011

Giornalismo partecipativo e università

Oggi alle ore 17.00, nell’aula A del Dipartimento di Discipline della Comunicazione, discuteremo di modelli, opportunità e prospettive del giornalismo partecipativo, nell’incontro «I media del domani: siamo tutti reporter» organizzato in collaborazione con Unibocultura da Ustation.it, il portale dei media universitari.

Questa è la scaletta (ore 17.00-19.00) (l’evento può anche essere seguito in streaming su Ustation.it).

Saluti iniziali e presentazione: Giovanna Cosenza e Romeo Perrotta

L’esperienza di “Studenti&Reporter, Giovanna Cosenza, Aldo Balzanelli e Giovanni Egidio (Repubblica Bologna)

Il macro-mondo delle microweb tv italiane, Giampaolo Colletti (Altra Tv)

Il progetto di City Lab Tv, Barbara Bastianelli (Associazione Ilaria Alpi)

Comunicazione e giornalismo: sbocchi professionali e scenari occupazionali, Andrea Cammelli (Almalaurea)

Giornalismo partecipativo nella televisione pubblica: Citizen Report, Federica Cellini (Rai Educational)

Il case history di “Io reporter”, Marcello Presicci (Sky Tg24)

Il giornalismo partecipativo secondo un reporter, Alberto Nerazzini (Report, Rai3).

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Su questi temi puoi ascoltare qui un’intervista che ho rilasciato ieri per Ustation.it:

Apri un’impresa, trova lavoro

È da tempo che volevo segnalare la sezione «Apri un’impresa/trova lavoro» del sito Nuovo e Utile di Annamaria Testa. Imprescindibile per qualunque studente universitario.

Due assaggi soltanto, per il resto vai al sito.

Come si progetta un’impresa:

Se vuoi avviare un’impresa devi prima di tutto scrivere un business plan, definendo l’obiettivo della tua attività, il mercato, la strategia competitiva, i partner… Il business plan è utilissimo per mettere a punto un progetto e indispensabile per trovare finanziamenti. Trova online esempi di business plan reali, e poi altri esempi ancora. Comincia a costruire il tuo business plan con l’aiuto di 14 semplici schede. Infine leggi i consigli di Paul Graham, specie se hai in mente il web (ma non solo).

E un evergreen su curriculum e annessi:

Trovare lavoro è… un lavoro. Segui le indicazioni di Trent Hamm. Guarda come si fa un curriculum Europass. Leggi i consigli e scarica gli esempi gratis da ilcurriculum.net. Orientati con le mille info di Trovareillavorochepiace, e con l’aiuto della prof. Colucci, che da Salerno ti offre un sito semplice e pieno di buon senso. Con un clic in Jobrapido vedi e confronti offerte di lavoro raccolte da centinaia di siti. Guarda anche Lavoricreativi, Almalaurea e Collegamentoneutro. Dai un’occhiata a Eures se cerchi lavoro all’estero.